Antonia Barone

2 giugno 1946 – 2 giugno 2010

Il Comitato per la Costituzione di Como e l’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta hanno promosso venerdì 28 maggio un incontro di approfondimento con Filippo Pizzolato e Maria Paola Viviani Schlein sulla Costituzione per la prossima ricorrenza del 2 giugno per rimarcare le necessità delle regole della convivenza civile ricordando la nascita della Carta costituzionale nata dal processo di progressione civile e di maturità politica della Resistenza. (altro…)

Settanta persone per il Cammino della libertà

Sabato 24 aprile ha sustitato grande interesse e la partecipazione di più di settanta persone Il cammino della libertà, un percorso nelle vicende della Liberazione a Como organizzato dall’Istituto Perretta con l’Anpi di Como e l’Associazione culturale Onguf.  La  visita della città tra storia e memoria, parte delle inizitive per la celebrazione del 25 aprile, è iniziata dall’area ex Ticosa di Como con un’introduzione al percorso di Antonia Barone e Fabio Cani, ha toccato diversi luoghi della Resistenza comasca per concludersi al Monumeto della Resistenza europea. In ciascuno di essi sono state offerte informazioni sull’importanza storica dei diversi siti  e i giovani attori dell’assocazione Onguf  hanno letto documenti che hanno fatto vivere ai partecipanti gli eventi che in quei luoghi avvennero. Guarda le foto

Il cammino della libertà. Un percorso nelle vicende della Liberazione a Como

Presentato Il cammino della libertà. Un percorso nelle vicende della Liberazione a Como organizzato da Istituto di storia contemporanea Pier Amato Perretta, Anpi Como e Associazione culturale Onguf. (altro…)

Ci salveranno i fulmini e il deserto?

Ci salveranno i fulmini e il deserto? È l’interrogativo ironico e surreale che dà il titolo al libro di Maria Letizia Grossi presentato alla libreria Punto Einaudi venerdì 11 dicembre per l’iniziativa, aperta da Maria Ambrosoli, presidente dell’Università popolare Auser, con un’introduzione critica di Marco Lorenzini e un dialogo con la scrittrice condotto da Rosa De Rosa.

Si tratta di una raccolta di nove racconti scritti in epoche diverse dall’autrice, insegnante di lettere per oltre un ventennio, redattrice della rivista ècole, impegnata nell’associazione Il Giardino dei Ciliegi di Firenze e nella Società Italiana delle Letterate e animatrice di un corso di lettura e scrittura creativa alla Libreria delle Donne di Firenze. Un orizzonte cupo e chiuso è lo sfondo sul quale si muovono i personaggi che riescono comunque a sognare, a immaginare un futuro risarcimento ai danni del presente. Le protagoniste sono tutte donne vive, quotidiane, creature semplici, ma straordinarie, sono mogli, madri, hanno la gastrite, non hanno terminato gli studi, cercano le ragioni del vivere, non si rinchiudono in se stesse nonostante le difficoltà e le assurdità della vita (la loro che assomiglia moltissimo alla nostra…) e del rapporto con gli altri e il filo conduttore è proprio la modalità in cui le protagoniste femminili si barcamenano nella realtà trovando ciascuna un suo modo personale surreale per sopravvivere nel caos del tempo. Gli uomini ne escono maluccio: aggressivi, gretti, svampiti, superficiali tranne che ne Il Guardiano, unico testo in cui il genere maschile si riscatta nella figura di uno psicoterapeuta tenero e sensibile che sulla tomba della moglie Ines si sforza di ricordare il tono particolare della sua risata, il suo gesticolare o la sua postura consolato dal Guardiano portoghese che afferma con saggezza: «Il tempo se ne va, ma lascia il suo succo, come in una bottiglia. […] La saudade non fa disperare. Ci fa sentire la lontananza, ma anche la persistenza. Conserva il succo. Siamo noi la bottiglia». I luoghi sono i topos della memoria, non un semplice fondale per le vicende degli attori, ma parte di loro stessi e parte corporea della stessa autrice, sono luoghi reali del vissuto (Firenze, Caserta, Altavilla Irpina), del passato e del non ritorno (Lattaquié in Siria), ma anche luoghi dell’anima e del desiderio. Non manca una suggestione tutta comasca con un cenno al Baradello: «È bella la prima mattina in questa parte di Lombardia che si avvicina al lago. Il monte con la torre in primo piano si alza lentamente dalla nebbia e si lascia bagnare dal sole, prima gli alberi in alto, sottili e vibranti dentro il fervore della luce iniziale, poi più giù i pendii folti come una pelliccia verde». Se la specie umana si dimostra inadeguata nel risolvere i problemi ecco gli oggetti animarsi in una sorta di realismo magico che si manifesta in alcuni elementi della natura (il vento del deserto che impedisce una guerra) o il bancomat che vuole riordinare la storia rimediando ai danni del capitalismo. Altri prodigi surreali accadono nel racconto ecologico Moltiplicazioni in cui coltellini da frutta e cucchiaini vagamente sogghignanti sono gli iniziatori di una inquietante autoclonazione di tutti i manufatti umani che, già sovrabbondanti nella normale quotidianità, strabordano e si stratificano in uno scenario apocalittico in cui le persone vanno qua e là come insetti impazziti, urlano, ma non riescono a comunicare nel frastuono assordante. Una creatura riaffiorata da un passato mitologico, come una sorta di coscienza tardiva, osserva: «Gli oggetti erano troppi già da prima, non vi siete accorti che ne stavate fabbricando troppi?» e quando finalmente un tecnico riesce a interrompere World Multiplications, il programma maledetto che ha proiettato le proprie funzioni dalla virtualità alla realtà, l’immondezzaio del troppo, l’enorme bubbone deforme viene sgombrato e convogliato in appositi centri di incenerimento predisposti in prossimità di campi nomadi, mentre le eccedenze vengono spedite al terzo mondo. Attuale anche l’analisi del difficile rapporto nelle coppie di culture diverse in Scambi culturali all’alba del millennio, una sorta di scrittura terapeutica per elaborare dure esperienze autobiografiche dell’autrice: l’innamoramento, la buona disponibilità, la curiosità di conoscere l’altro da sé non sono sufficienti se la barriera da superare è la mancanza di rispetto. Nella postfazione il doveroso tributo ai maestri Domenico Starnone, Elena Gianini Belotti, Antonio Tabucchi, Josè Saramago, Virginia Woolf, Anna Maria Ortese. E la risposta al quesito del titolo: «L’ironia è un utile mezzo per prendere distanza dagli avvenimenti dolorosi, ma anche un modo per calarsi nei fatti e nella politica e attaccare quello che sulla terra è oppressione e violenza dei pochi sui molti. Consapevole che nella realtà né fulmini né il deserto né i computer né i bancomat o le allergie ci toglieranno le castagne dal fuoco, mi dichiaro comunque speranzosa». Maria Letizia Grossi, Ci salveranno i fulmini e il deserto?, Luciana Tufani Editrice, pp. 192, euro 12. [Antonia Barone, ecoinformazioni]

Letteralmente femminista

Rivivere la storia delle donne per un futuro di diritti per tutti. È il messaggio lanciato in occasione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne dalla giornalista Monica Lanfranco, che ha presentato in città il suo libro Letteralmente femminista. Perché è ancora necessario il movimento delle donne.

L’Italia occupa il 72esimo posto su 135 Paesi nel rapporto 2009 Global Gender Gap del World Economic Forum (agenzia specializzata delle Nazioni Unite), che misura la differenza tra uomini e donne per quanto riguarda la partecipazione e le opportunità nel mondo economico (salari, posti altamente qualificati e di responsabilità), l’educazione (di base e superiore), la partecipazione alla politica (rappresentanza in strutture amministrative e legislative) e la salute.
Un dato che deve fare riflettere e che deve servire da stimolo a non abbassare la guardia e a non smettere di rivendicare i diritti delle donne anche nel libero occidente se vogliamo poi riuscire a sostenere le lotte delle donne in altre parti del mondo dove il margine di libertà è spesso minimo o inesistente come sottolinea la scrittrice iraniana Azar Nafisi.
Non è stata quindi una celebrazione della Giornata mondiale per l’eliminazione della violenza contro le donne quella organizzata – una cinquantina le persone presenti – da Donne in nero e Ife (Iniziativa Femminista Europea) mercoledì 25 novembre alla libreria Punto Einaudi di Como bensì, come hanno sottolineato Celeste Grossi e Nicoletta Pirotta, il ripercorrere un pezzo di storia delle donne da condividere con le più giovani per immaginare e costruire insieme il futuro.
E il cammino è stato percorso da numerose comasche presenti all’iniziativa con Monica Lanfranco, giornalista, formatrice sui temi della differenza di genere e sul conflitto, direttora della rivista Marea, attraverso il suo ultimo libro Letteralmente femminista. Perché è ancora necessario il movimento delle donne [Edizioni Punto Rosso, Collana Il presente come storia, pagg. 154, 10 euro]. «Per me è la chiusura di un ciclo di venti anni iniziato con Parole per giovani donne. Diciotto femministe parlano alle ragazze d’oggi  – ha spiegato Monica Lanfranco – . È una lettera alle più giovani al centro della quale sta il racconto dell’unica rivoluzione nonviolenta del secolo breve, cioè il femminismo». Una specie di ponte generazionale che dalla maestra Lidia Menapace, partigiana, impegnata nei movimenti cattolici di base, insegnante, da sempre dalla parte della libertà delle donne passa alle ragazze più giovani perché, come si legge sulla quarta di copertina, «La storia delle donne è dentro ciascuna di noi. Siamo tutte testamenti del passato. Siamo tutte potenziali avvocate del futuro».
Perché parlare di femminismo oggi?
«Ancora si fa fatica a considerare i diritti delle donne come universali e a fare entrare nelle quotidianità il tema della cittadinanza di genere – ha continuato la giornalista  – . Violenza di genere e guerra contro le donne è il titolo di un capitolo del mio libro. Le parole sono pesanti, ma descrivono puntualmente la realtà in cui il maggior numero di atti di violenza maschile sulle donne è compiuto nei luoghi degli affetti generando sangue e sofferenze psicologiche. L’unica via per combatterla è il riconoscimento della violenza, la consapevolezza da parte della donna che i rapporti tra generi possono essere diversi, l’emersione dalla autosvalutazione e dalla mancanza di stima in se stesse: se la violenza non viene riconosciuta è come se non esistesse. E una cultura di violenza genera altra violenza che si perpetua all’interno delle famiglie».
«Le donne cedono il potere perché non si rendono conto di averlo» ha scritto Alice Walker e in effetti «la parola potere nasce come verbo ausiliario – ha detto Lanfranco – , ma è diventata un assoluto, “il potere”, ed è per lo più maschile. Nel senso comune, anche alla luce degli avvenimenti più recenti, abbiamo smesso di pensare alla politica nel suo significato più alto. La politica non è quella dei partiti, bisogna invece ridare corpo alla politica intesa come partecipazione attiva, come relazioni, alimentandola con l’energia della propria differenza critica».
Le femministe di qualche anno fa hanno ottenuto conquiste che le più giovani oggi hanno a disposizione senza neppure conoscere la fatica che ci sta dietro, ma la libertà trovata non è priva di senso di responsabilità per Monica Lanfranco: le giovani donne di oggi non hanno più un destino predeterminato in quanto femmine, ma spesso usufruiscono di una falsa libertà che è quella del mercato, che impone i suoi meccanismi anche nelle relazioni sociali e personali. È la libertà apparente del denaro che diventa la misura di tutte le cose: senza limiti si arriva alla reificazione del corpo femminile fatta passare come scelta, una possibile strada aperta dal femminismo. Significativo a questo proposito il documentario Il corpo delle donne di Lorella Zanardo
«Io sono per il conflitto quando è necessario – ha continuato la direttora di Marea -, non si può essere neutrali su scelte negative delle donne come nel caso della guerra, di atteggiamenti di supremazia e sopraffazione o come l’arruolamento nell’esercito. Esiste anche un femminismo critico».
L’appello finale alle più giovani è chiaro: si può sempre tornate indietro (e i segnali non sono certo rassicuranti) se le conquiste non sono considerate preziose.
Una delle vie da praticare è la narrazione che con la sua forza di fascinazione arriva a sovrastare l’ipnotismo televisivo, l’altra è un lavoro profondo all’interno delle donne perché si arrivi ad espugnare la complicità assurda nei confronti della violenza maschile (indimenticabili le urla delle mamme degli stupratori in Processo per stupro e ma ancora diffusa anche tra le donne l’idea che le vittime di violenza in fondo se la sono cercata) e anche un invito ai maschi ai quali è richiesta una chiara presa di distanza dagli atteggiamenti di violenza all’interno del proprio genere.
In fondo, come sostiene Robin Morgan, amata e citata da Monica Lanfranco in tutti i suoi libri, «Non si tratta di una minoranza oppressa che si organizza su questioni valide ma pur sempre minori. Si tratta della metà del genere umano che afferma che ogni problema la riguarda, e chiede di prendere parola su tutto. Il femminismo è questo». [Antonia Barone, ecoinformazioni]

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