Esa casa amarilla

Traumi, donne, case gialle: il cinema racconta l’interruzione volontaria di gravidanza

I traumi sono come nodi: stringono forte, sono difficili da sciogliere, stanno lì, ingarbugliati, ad occupare una protuberanza del vissuto, creando spesso e volentieri un ostacolo mutevole e ostinato verso orizzonti (forse) sereni. Le persone si adattano, «vanno avanti» si dice, crescono intorno al trauma inglobandolo fino a renderlo parte del proprio bagaglio di vita, seppellendolo insieme a tanti altri scatoloni nella soffitta della propria mente con la speranza di averlo reso innocuo. Quando invece non succede – e continua a dolere nel retro di molti pensieri, molteplici sono i percorsi intrapresi, più o meno accidentati, per allentare le maglie strette di quel nodo.
Quello di Valeria Ciceri e Marina Vota passa attraverso un film, Esa casa amarilla (“quella casa gialla”, in italiano): un racconto contemporaneo, corale e intimo, sull’esperienza dell’aborto nella vita di una donna.

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