giornata della memoria

Shoah, l’infanzia rubata

shoah l'infanzia rubataMostra fotografica a S. Pietro in Atrio, in via Odescalchi 3 a Como, dal 23 gennaio al 3 febbraio organizzata dal Collegio Gallio con l’associazione Figli della Shoah, aperta da lunedì a venerdì dalle 15 alle 18, sabato e domenica dalle 9.30 alle 12 e dalle 15 alle 18.

 

«La mostra, promossa dal Collegio Gallio, che nel corso del secondo conflitto mondiale fu anche luogo di rifugio e salvezza per un bambino di origine ebraica Roberto Furcht, ripercorre idealmente la negazione dei diritti fondamentali dei bambini ebrei durante gli anni della persecuzione nazifascista – spiega la presentazione –. Le piccole vittime innocenti della Shoah furono un milione e mezzo. Attraverso la negazione dei diritti fondamentali dell’infanzia, quali il diritto al gioco, alla dignità, alla salute, all’identità, all’istruzione, alla libertà, alla tutela e, per ultimo, alla vita, la mostra mette in evidenza le dure condizioni e le terribili costrizioni alle quali furono sottoposti i bambini e i ragazzi di religione ebraica durante quegli anni. Si contrappone a tale orrore la grande figura del pedagogo polacco Janusz Korczak, ispiratore dell’attuale Convenzione internazionale dei Diritti dei bambini, che lottò fino all’ultimo per alleviare le sofferenze dei bambini del suo orfanotrofio, situato nel ghetto di Varsavia». Per informazioni Internet www.figlidellashoah.org. [md – ecoinformazioni]

Gli anni rubati: Giornata della memoria

gli anni rubatiAlla Cooperativa moltrasina, in via Raschi, con il patrocinio del Comune di Moltrasio in occasione della Giornata della memoria domenica 26 gennaio alle 18.30, voci recitanti Giancarlo Pagani e Marta Scotuzzi, musiche a cura di Alberto Donegani, filmati a cura di Vittorio Bernasconi. Segue una frugale cena tradizionale ebraica (a offerta libera). Per informazioni tel. 031.290316.

Memoria di Auschwitz e vergogna


imagesAuschwitz ci riguarda, non è solamente passato o un futuro da scongiurare. È presente, anche in chi 
non ha vissuto in quegli anni, ma se li trova consegnati in eredità dalla Storia. Come rapportarsi allora ad Auschwitz, e quali contenuti scegliere per dare senso alla giornata della memoria? Sabato ventisei febbraio si è cercato di rispondere a queste domande, proponendo una chiave di lettura e condividendo un momento di riflessione all’associazione ex libris in via Borgo Vico attraverso la presentazione del libro La neve nell’armadio. Auschwitz e la vergogna del mondo di Enrico Mottinelli. La presentazione è stata racchiusa dalle letture di Gabriella Bianchini e dall’esecuzione di alcuni brani klezmer interpretati da Tommaso Latis (violino) e Andrea Lietti (pianoforte e fisarmonica) [guarda il video]. La serata, seguita da circa cinquanta persone si è conclusa con un aperitivo.

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Per non dimenticare

migrandoRiproponiamo nella Giornata della Memoria, dal libro Migrando nel terzo millennio [Atti del Convegno del 1999 del Coordinamento comasco per la Pace, edizioni ecoinformazioni], gli interventi di Lilliana Segre deportata a Auschwitz e di Roberto Camerani, partigiano deportato a Mauthausen.  Leggi gli interventi.

Dopo l’ultimo testimone. La memoria e il suo uso pubblico

La difficile trasmissione delle memoria e i pericoli del suo uso pubblico sono stati al centro dell’incontro con David Bidussa organizzato giovedì 21 gennaio dall’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Peretta alla biblioteca comunale.

 Più di 70 persone, quasi la metà giovani, hanno partecipato alla serata Dopo l’ultimo testimone. La memoria e il suo uso pubblico con David Bidussa organizzata dall’’Istituto di Storia Contemporanea Pier Amato Perretta in collaborazione con Punto Einaudi alla Biblioteca comunale giovedì 21 gennaio.
Dopo una breve introduzione di Fabio Cani, vicepresidente dell’Istituto e una presentazione di Antonia Barone, responsabile della didattica dell’Istituto, che ha ricordato come alcuni dei giovani presenti avrebbe partecipato a Un treno per Auschwitz grazie alla loro scuola «uno dei luoghi di fondamentali di trasmissione della memoria», ha preso la parola Bidussa, storico sociale delle idee attualmente impegnato alla Fondazione Feltrinelli di Milano.
Dalla presentazione del libro a cui era dedicata la serata l’autore ha preso lo spunto per articolare un ragionamento più ampio sulla memoria e «l’uso politico della storia che è ben visibile nel discorso pubblico italiano».
Lo stesso Giorno della Memoria per l’autore difficilmente avrà una lunga vita, «non diventerà mai maggiorenne!», è un prodotto di un determinato contesto storico e bisogna interrogarsi sul motivo e sul momento della sua istituzione.
Per Bidussa la ricorrenza si è imposta contestualmente alla nascita dell’Unione europea con la ricerca di un calendario civile comune per tutto il continente che superasse i particolari delle singole ricorrenze nazionali: «Ad esempio il 25 aprile a Londra non dice niente a nessuno».
Era necessaria una data che superasse, anche nei singoli stati, le ricorrenze di un calendario «che parlano solo ad una parte del paese, che sostengono una memoria corporativa».
Il 27 di gennaio è accolto poi in Italia con una certa freddezza «anche perché se ne parla oggettivamente come di un evento avvenuto a 2.400 km di distanza, dimenticandosi che l’ultima disposizione di un articolo delle leggi razziali del ’38 è stata abrogata solo nell’aprile del 1987».
L’incapacità degli storici di intervenire nel dibattito e di formare un’opinione al riguardo è data anche dalla loro inadeguatezza nell’utilizzo e analisi dei nuovi e meno recenti media, in primis il cinema: «L’analisi di un film non si riduce alla sola trama». Non si può ridurre il giudizio ad un generico apprezzamento o meno, ma è fondamentale analizzare con gli strumenti adeguati il prodotto che nelle sue proprie modalità di costruzione determina un orientamento ed il passaggio di messaggi definiti.
L’obbligo a confrontarsi con l’evoluzione inderogabile del presente e con la scomparsa dei testimoni diretti di avvenimenti storici impone per Bidussa un impegno ulteriore: «Devo rispondere con le risorse che ho in prima persona, ho un obbligo di riflessione». Una presa in carico di quanto prima era “naturalmente” considerato patrimonio dei testimoni con il conseguente bagaglio di conoscenze ed esperienze.
Per l’autore il lavoro dello storico è principalmente quello di porre domande, da confutare e verificare sul campo.
Rispondendo alle domande dei giovani del pubblico, Bidussa ha spiazzato l’uditorio mettendo in causa la percezione di elementi del comune senso storico come l’inno nazionale, incredibilmente ufficiale solo dal 2006 e la figura del suo autore, Goffredo Mameli, considerato un nume tutelare della Repubblica, ma il cui corpo è stato bistrattato nel corso degli ultimi 150 anni e trasferito periodicamente da un luogo di sepoltura ad un altro senza ancora aver trovato una “collocazione”.
Uno slittamento dalle certezze consolidate che dovrebbe coinvolgere anche altri ambiti storici tradizionalmente occidentali. «Per noi la fine della seconda guerra mondiale è data dalla liberazione dei campi di concentramento, ma ci si può aggiungere lo spostamento di milioni di persone da est a ovest nell’Europa centrale e nessuno pensa al maggio del ’45 in Algeria, quando la popolazione festante è scesa in piazza sperando l’indipendenza dopo aver contribuito alla lotta per la libertà stando con gli Alleati, mentre la Francia metropolitana sosteneva l’Asse: le stime della repressione vanno da 15 a 40 mila morti».
La storia per Bidussa non ha un fine, uno sviluppo teleologico o una giustizia intrinseca, si basa invece su rapporti di forza: «L’esempio viene dalla Palestina, dove in un unico territorio due movimenti nazionali, quello palestinese e quello israeliano, cercavano di diventare stato. Israele ha avuto la forza, creando delle strutture che si sono poi evolute nel moderno stato, per nascere, al di là di ogni giudizio di merito, mentre la Palestina no». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Guarda il video Ansa sul viaggio della Memoria, organizzato da Cgil e Cisl, al quale hanno partecipato anche studenti di scuole comasche.

Giornata della memoria in biblioteca a Como

willi_graf_e_la_rosa_bianca_lineIn occasione della Giornata della Memoria 2009 l’assessorato alla Cultura del Comune di Como e la Rosa bianca di Como invitano, nella serata di  martedì 27 gennaio alle 20.30, presso la Biblioteca Comunale di Como  Via Indipendenza 87, alla presentazione del libro di Paola Rosà Willi Graf. Con La Rosa Bianca contro Hitler ed. Il Margine, 2008.

Interverrà Paola Rosà, autrice del libro; introduce Grazia Villa, presidente della Rosa bianca italiana.

«Se un uomo non ha più la forza di reclamare i propri diritti, allora sì che egli deve inevitabilmente perire. Meriteremmo di essere dispersi per il mondo , come polvere al vento , se non ci sollevassimo in questa ultima ora, ritrovando finalmente il coraggio che ci è mancato fino ad oggi. Non nascondete la vostra viltà sotto il velo della prudenza. Ogni giorno in cui indugiate ad opporvi a questo mostro infernale, aumenta sempre più, come una curva parabolica, la vostra colpa».  [dal terzo volantino Weisse Rose]

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