Giornata internazionale della donna 2014

Lorella Zanardo/ Manifestare, protestare, indignarsi

DSC00029Protesta civile e pacifica, cittadinanza attiva ed educazione per uscire dalla gabbia del modello unico di donna oggetto proposto dai media nel nostro paese. Queste le importanti proposte emerse ieri sera a Villa Olmo dall’incontro con Lorella Zanardo Il corpo delle donne: guarda la tv con occhi consapevoli. L’appuntamento, organizzato in occasione della Giornata Internazionale della donna, si inserisce in un percorso che il Comune di Como ha avviato con l’adesione alla campagna Città libere dalla pubblicità offensiva promossa dall’Udi, Unione donne italiane.

La tv può essere spenta, i manifesti o volantini con pubblicità offensive no. E laddove non arrivano le istituzioni opera un vero e proprio esercito di attiviste anonime che con le loro azioni riescono ad ottenere grandi risultati, come nel caso citato ieri dalla Zanardo: il supermercato fai-da-te Bricomatt di Torino alcuni anni fa aveva diffuso dei volantini per pubblicizzare i suoi nuovi materiali sanitari in cui la donna non solo veniva presentata in pose sexy associate a una presunta stupidità, ma ciò che è peggio, era raffigurata china sul wc nell’atto di indursi il vomito associata allo slogan Liberati dal peso dei rifiuti. Un uso strumentale e odioso di una malattia come la bulimia, presentata sfacciatamente come stereotipo femminile e persino incitata. Qualcosa di inaccettabile che ha subito mobilitato moltissime donne, ma anche associazioni ed istituzioni, che con le loro proteste hanno ottenuto la chiusura della campagna pubblicitaria e le scuse dell’azienda.
Manifestare, protestare, indignarsi, questo l’invito della scrittrice ad un paese ancora troppo pregno di cultura maschilista e che troppo spesso chiude gli occhi o reputa normale l’oggettivizzazione del corpo della donna. Durante la serata è stata riproposta la visione del documentario Il corpo delle donne (visibile in versione integrale sul sito www.ilcorpodelledonne.net) di cui la Zanardo è coautrice insieme a Marco Chindemi e Cesare Cantù. Un filmato di circa venticinque minuti in cui l’utilizzo manipolatorio del corpo delle donne in tv risulta fin da subito evidente, e che sottolinea come spesso una visione distratta di tali immagini da cui veniamo quotidianamente bombardati, ci impedisca di notare che le riprese dei corpi femminili sono il più delle volte legate solo alla sessualità. La donna ridotta a oggetto sessuale o bambolina che non parla ed è priva di intelletto. Un atteggiamento discriminatorio che non solo svilisce la donna , ma la depotenzia privandola inevitabilmente di autorevolezza. Nessun perbenismo o proibizionismo nelle parole della Zanardo, che coinvolgendo molto il pubblico, ha spiegato come da parte sua non ci sia accusa né verso le donne della tv, né verso il nudo in sé. Ha anzi illustrato come il nudo, se adeguatamente veicolato, possa essere un potentissimo strumento di espressione in grado di aumentare l’impatto di parole forti, come nello spettacolo teatrale La merda, che ha ottenuto il primo posto al prestigioso Fringe festival di Edimburgo. Lo spettacolo, monologo scritto da Cristian Ceresoli, è interpretato da Silvia Gallerano che si presenta in scena totalmente nuda per raccontare in modo viscerale e sofferente le miserie del maschilismo becero e volgare che domina la società di oggi. Non è il centimetro di pelle a fare la differenza ma come il corpo viene mostrato. L’unica speranza, spiega Zanardo, è una buona educazione all’immagine da dare soprattutto alle nuove generazioni e a cui l’autrice dice: «Non aspettate, ragazzi. Non attendete istruzioni, ragazze, perché non arriveranno o forse arriveranno troppo tardi, e il tempo è prezioso. Alcuni tra noi adulti vi daranno una mano, il tempo necessario per costruire ponti sulle macerie prodotte dai crolli di questo mondo in disarmo. Voi percorreteli. Poi sarà ora. Non attendete oltre. Tocca a voi. Senza chiedere il permesso». Durante la serata nessun accenno è stato fatto al ruolo politico della Zanardo che è in testa alla lista L’altra Europa con Tispras nella circoscrizione centro. [Federica Dell’Oca, ecoinformazioni]

Donne testimoni contro la mafia

donne-contro-le-mafieLa mafia uccide solo d’estate è il film di Pif che ha aperto l’incontro organizzato martedì 11 marzo al cinema Gloria dai sindacati comaschi Cgil, Cisl e Uil, che per celebrare la Giornata internazionale della donna hanno scelto la tematica dell’antimafia, attraverso tre differenti testimonianze femminili. Ilaria Ramoni è avvocata e amministratrice giudiziaria dei beni confiscati ed è stata referente per Libera a Milano: «Le donne sempre più spesso, che siano collaboratrici o testimoni di giustizia, trovano il coraggio di denunciare grazie al desiderio di assicurare ai propri figli un futuro diverso rispetto al loro, lontano dalla mafia e dalla violenza. Così è stato per Rita Atria e Lea Garofalo, ma anche per Maria Grazia Trotti, che ha denunciato i suoi usurai dopo che le avevano minacciato di morte per la seconda volta suo figlio». Rosa Palone è la presidente del consiglio comunale di Buccinasco, 27.000 abitanti alle porte di Milano, soprannominata la Platì del Nord: «Buccinasco è purtroppo conosciuta per la presenza della ‘ndrangheta sin dagli anni settanta-ottanta. Come amministrazione siamo consapevoli di questo, ma sappiamo altrettanto bene che la maggioranza dei cittadini onesti non si deve vergognare di dimostrarlo e dobbiamo tutti imparare a parlare in maniera chiara e senza doppiezze della mafia, per combatterla e farla arretrare culturalmente». La tematica dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose e poi destinati al riutilizzo sociale è stata affrontata da due diversi punti di vista: «Il 7 di marzo abbiamo dato inizio alla rassegna Buccinasco contro le mafie – ha spiegato la Palone – e abbiamo scelto questa data perché è l’anniversario dell’approvazione della legge 109 del 1996, che ha introdotto il riutilizzo sociale dei beni confiscati. Nel nostro Comune sono otto gli immobili di questo tipo, tutti destinati tra il 2006 e il 2012; la pizzeria dove negli anni ottanta si organizzavano efferati sequestri di persona oggi comprende anche uno spazio per i bambini». È fondamentale l’importanza dei segnali positivi che vengono dati alla cittadinanza attraverso quei luoghi e quei simboli che permettono di raccontare e conoscere il cambiamento che c’è stato, ma l’analisi attuale sui risultati prodotti dalla legge 109/96 deve essere oggettivo: «Indubbiamente molto è stato fatto grazie a questa norma, ma tante cose ancora non funzionano e vanno risolte – ha affermato Ilaria Ramoni, coatrice del libro Per il nostro bene [Chiarelettere, 176 pp, 12.90 euro, 2013] –. Siamo l’unico paese al mondo in cui è possibile sottrarre dei beni a prescindere dalla condanna penale e l’effetto di quella legge è stato dirompente. Servirebbero però più meccanismi oleati e da riprodurre, come quello positivo di Libera terra, che permettano la condivisione del know-how accumulato e insistano sulle opportunità lavorative e produttive create». La situazione più tragica è quella che riguarda le aziende confiscate e quei beni immobili fatiscenti, non terminati e inutilizzabili che i comuni si rifiutano di prendere in gestione. La terza testimonianza è stata quella di Mara Invernizzi, capitana della squadra di pallacanestro Basket Como 1956: «Quest’anno ci siamo trovate, in circostanze casuali, come società sportiva a poter diventare testimonial di legalità, attraverso la collaborazione con il Progetto san Francesco sostenuto dalla Cisl. Dalla presidente a noi atlete abbiamo scelto di aderire, non mosse da una esigenza di pericolo ma dalla volontà di responsabilizzarci e sensibilizzare l’opinione pubblica con il nostro ruolo, promuovendo un messaggio positivo attraverso lo sport». Invernizzi si dice fiera e orgogliosa della scelta fatta a nome di tutta la squadra, consapevole che la conoscenza permette di reagire e invitando anche altre realtà sportive a seguire il loro esempio per essere a loro volta promotrici positive nella società. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni – Fotografia: Cisl dei laghi]

13 marzo/ Giornata della donna/ Lorella Zanardo: Il corpo delle donne

 zanardocorpoIn occasione della Giornata Internazionale della donna, il Comune di Como, con il patrocinio della Consigliera di Parità della Provincia di Como, organizza giovedì 13 marzo alle 20,30 a Villa Olmo a Como  l’incontro con Lorella Zanardo Il corpo delle donne: guarda la tv con occhi consapevoli.

Lorella Zanardo, attivista, documentarista e scrittrice, è coautrice del documentario Il corpo delle donne (disponibile in versione integrale sul sito www.ilcorpodelledonne.net).  Zanardo è anche candidata alle elezioni europee nella Circoscrizione Centro in testa alla lista L’altra Europa con Tsipras.

Dall’esperienza del documentario è nato il percorso educativo Nuovi occhi per la tv che propone l’educazione all’immagine per i giovani come strumento di cittadinanza attiva.

L’incontro si inserisce in un percorso che il Comune di Como ha avviato con l’adesione alla campagna Città libere dalla pubblicità offensiva promossa dall’Udi, Unione donne italiane. La campagna prende impulso dal Parlamento europeo che, tramite la risoluzione n. 2038 del 3 settembre 2008, ha evidenziato come la pubblicità contribuisca ad alimentare e a consolidare gli stereotipi di genere, determinando un impatto negativo sulla parità tra i sessi e come la percezione del corpo femminile in quanto oggetto da “possedere” possa incentivare i comportamenti violenti.

Per attivare un vero cambiamento culturale è necessario innalzare il livello di consapevolezza – anche e soprattutto dei più giovani – perchè le immagini pubblicitarie e televisive di cui siamo fruitori passivi, spesso apertamente lesive della dignità femminile, contribuiscono a rafforzare ruoli di genere stereotipati e limitanti.

La serata è aperta a chiunque fosse interessato ad approfondire questi temi, ma è particolarmente utile per genitori, docenti, formatori, educatori e tutti coloro che quotidianamente si confrontano con l’universo giovanile.

12 marzo/ Come l’Araba fenice… donne del ‘900… non spettacolo ma incontri

mirianaronchettiMercoledì 12 marzo alle 20,30 al centro civico di Camerlata-Como Come l’Araba fenice… donne del ‘900… non spettacolo ma incontri, serata a cura di Miriana Ronchetti, autrice teatrale, regista e docente di recitazione. Parteciperanno come lettrici: Anna Scialoja, Cinzia Sforzini, Franca Finazzo, Alessandra Gerosa, Silvia Botta, Emanuela Anzani, Valeria Ferrario, Miriana Ronchetti. Guarda il video. Leggi nel seguito l’invito all’iniziativa.

«In occasione della Giornata internazionale della donna, ho pensato di riproporre una serata di “conoscenza” per approfondire l’operato di alcune donne del ‘900 che hanno lasciato una traccia nei vari ambiti.

Emozioni, impegno, studio e creatività di grandi donne del secolo appena finito,aperte al mondo nuovo e nello stesso tempo custodi dei valori fondanti della vita.
Pioniere, in un mondo quasi esclusivamente maschile. In questo recital vengono presentati alcuni ritratti di donne del Novecento che hanno contribuito al mutamento della società, entrando a buon diritto nella storia dell’umanità.
Donne che hanno contribuito a dare, nei diversi settori, la loro impronta sono passate, seguendo percorsi diversi, spesso difficili, quasi mai lineari. Spazi abitati anche dagli uomini, soprattutto da uomini che ne hanno definito le regole.
Le donne del Novecento hanno “invaso” questi spazi, facendosi largo a fatica, e cercando, attraverso un lento processo di maturazione, l’individuazione di un’identità propria, originale, sganciata da un’arida emulazione degli stereotipi maschili.
La lunga marcia della difficile affermazione dei diritti di cittadinanza delle donne non è terminata e non tutte le donne ne sono consapevoli.
Per questo è importante richiamare la memoria del passato: perché ricordando ciò che è stato non si torni indietro; perché analizzando la storia delle donne e degli uomini si possano favorire processi di piena affermazione della donna in tutti gli spazi, pubblici e privati, della vita sociale, evitando pericolosi “ritorni al passato”.

In ordine di presentazione
Edith Piaf – Camille Claudel – Eleonora Duse – Ada Negri- Anna Kuliscioff – Joan Baez – Isadora Duncan – Maria Cumani – Madre Teresa – Marilyn Monroe- Anna Freud – Rita Levi Montalcini – Sibilla Aleramo – Dolores Ibarruri – Maria Montessori – Marie Curie – Goliarda Sapienza- Maria Callas – Antonia Pozzi- Simon De Beauvoir – Virginia Woolf – Marguerite Yocenaur

La serata è aperta a tutti, ma soprattutto a quanti credono che le strade  tracciate da altri, si possano ripercorrere traendo esempio dalla volontà e dalla tenacia applicate». [Miriana Ronchetti, www.teatroarte.it]

11marzo/ Giornata internazionale della donna / Cgil, Cisl e Uil per la legalità

cgilcisluilMartedì 11 marzo in occasione della Giornata internazionale della donna i sindacati comaschi Cgil, Cisl e Uil organizzano un’iniziativa sulla tematica della legalità e dell’antimafia. Alle 16 allo Spazio Gloria in via Varesina 72 a Como verrà proiettato il film La mafia uccide solo d’estate, regia di Pif Pierfrancesco Diliberto. A seguire, tavola rotonda alla quale parteciperanno Mara Invernizzi, atleta Basket Como 1956, la sindaca di Olgiate Comasco Maria Rita Livio, la presidente del consiglio comunale di Buccinasco Rosa Palone, l’avvocata e amministratrice giudiziaria Ilaria Ramoni e la testimone di giustizia Mariagrazia Trotti. L’encontro si concluderà alle 19 con un aperitivo. [Presto on line su ecoinformazioni]

8 marzo/ Giornata internazionale di lotta per la liberazione delle donne

virginia wolfIn memoria di Clara Zetkin, il Centro di ricerca per la Pace e i Diritti umani di Viterbo suggerisce tre riflessioni. Leggi nel seguito il testo del comunicato.

«Un giorno di lotta, non di festa. L’8 marzo non è la festa consumista e narcotica cui pretende ridurlo la società dello spettacolo. L’8 marzo è la giornata internazionale che convoca l’umanità alla lotta per la liberazione delle donne.
L’8 marzo è la giornata internazionale che convoca l’umanità alla lotta contro la violenza maschilista e patriarcale. E quindi l’8 marzo non è il piccolo carnevale che per un giorno all’anno rovescia i rapporti di forza del mondo capovolto e conferma che tutti gli altri giorni vige ancora la violenza dei poteri dominanti, la violenza maschilista e patriarcale, la violenza del potere autoritario, gerarchico, militarista, sfruttatore, segregatore, assassino.

No. L’8 marzo è la giornata internazionale che convoca l’umanità alla lotta per la liberazione delle donne. E quindi l’8 marzo non è il momentaneo sollievo ed il falso risarcimento che il potere maschile concede tra uno stupro e un femminicidio, il giorno di vacanza dei carnefici. No. L’8 marzo è la giornata internazionale che convoca l’umanità alla lotta contro la violenza maschilista e patriarcale. Senza la liberazione delle donne in tutto il mondo, l’intera umanità resta schiava. * 1. La prima radice La prima radice di ogni altra violenza e oppressione è la dominazione maschilista e patriarcale che spezza l’umanità in due e nega piena dignità e uguaglianza di diritti a metà del genere umano e cosi’ disumanizza l’umanità intera. Solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale si puo’ sconfiggere la violenza che opprime, dilania, denega l’umanità. Solo abolendo la dominazione maschilista e patriarcale l’umanità puo’ essere libera e solidale.

Non solo l’8 marzo è l’8 marzo (una meditazione del 2013)

Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre lottare contro il femminicidio e la violenza sessuale. Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre lottare contro il maschilismo e il patriarcato. Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre lottare in difesa della vita, della dignità e dei diritti di tutti gli esseri umani. Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre lottare contro tutte le violenze e tutte le complicità con la violenza e tutte le ideologie della violenza. Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre che siano l’8 marzo. Vi è questa ineludibile evidenza: che la violenza maschile contro le donne è la prima radice di ogni altra violenza. Vi è questa ineludibile evidenza: che la violenza maschile contro le donne è il primo nemico dell’umanità. Vi è questa ineludibile evidenza: ne discende il tuo primo dovere. La lotta delle donne per la liberazione dell’umanità è la corrente calda della nonviolenza in cammino. Questo significa l’8 marzo. Sostenere la lotta delle donne per la liberazione dell’umanità è il primo dovere di ogni persona decente. Questo significa l’8 marzo. Ogni volta che fai la cosa giusta per contrastare la violenza maschilista, quel giorno è l’8 marzo. Non solo l’8 marzo, ma tutti i giorni dell’anno occorre che siano l’8 marzo.

Dal femminismo molti doni (una meditazione del 2011)

Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che vi è una sola umanità, composta di persone tutte differenti le une dalle altre e tutte eguali in diritti. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che sfera personale e sfera politica non sono separate da un abisso: sempre siamo esseri umani. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza del partire da sè. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza dell’incontro con l’altro. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che è la nascita, l’esperienza e la categoria che fonda l’umana convivenza, l’umano sapere. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che la pluralità, e quindi la relazione, è la modalità di esistenza propria dell’umanità. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che i corpi contano, che noi siamo i nostro corpi. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che ogni forma di autoritarismo, ogni forma di militarismo, ogni forma di dogmatismo reca già la negazione dei diritti umani di tutti gli esseri umani. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che la prima radice dell’organizzazione sociale e della trama relazionale violenta è nel maschilismo e nel patriarcato. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che solo la nonviolenza contrasta la violenza, che solo il bene vince il male, che solo l’amore si oppone alla morte, che solo l’ascolto consente la parola. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che compito comune è generare e proteggere la vita, prendersi cura delle persone e del mondo per amore delle persone e del mondo. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che compito comune è opporsi ad ogni oppressione, ad ogni sfruttamento, ad ogni ingiustizia, ad ogni umiliazione, ad ogni denegazione di umanità, ad ogni devastazione della biosfera. Dal femminismo tutte e tutti ricevemmo la coscienza che solo l’arte della compassione fonda la lotta di liberazione. Il femminismo che è il massimo inveramento storico della nonviolenza. Il femminismo che è la corrente calda della nonviolenza. Il femminismo che è il cuore pulsante del movimento di autocoscienza e di liberazione dell’umanità. E diciamo femminismo e sappiamo che dovremmo dire femminismi, che dovremmo dire pensiero delle donne e movimenti delle donne. Ma diciamo femminismo e pensiamo a una tradizione che lega infinite donne che hanno praticato l’etica della responsabilità e della liberazione, da Saffo a Vandana Shiva, da Simone Weil (nella foto di copertina) a Virginia Woolf (nella foto), da Edith Stein a Milena Jesenska, da Etty Hillesum a Ginetta Sagan, da Rosa Luxemburg ad Hannah Arendt, da Germaine Tillion ad Anna Politkovskaja, da Simone de Beauvoir a Franca Ongaro Basaglia, da Olympe de Gouges a Luce Fabbri. Dal femminismo molti doni tutte e tutti abbiamo ricevuto. In questo otto marzo di ascolto, di memoria, di lotta, diciamo anche la nostra gratitudine.

E quindi Occorre opporsi al maschilismo e al patriarcato, ed opponendosi al maschilismo e al patriarcato ci si oppone anche al razzismo, alla guerra, alla devastazione dell’ecosistema, a tutti i poteri criminali, a tutte le forme di sfruttamento ed oppressione. Occorre riconoscere, difendere e promuovere i diritti umani di tutti gli esseri umani. E quindi: occorre sostenere i centri antiviolenza e le case delle donne. E quindi: occorre la parità di rappresentanza di genere ovunque si decide cio’ che tutte e tutti riguarda. E quindi: occorre applicare subito pienamente la Convenzione di Istanbul sulla prevenzione e la lotta contro la violenza nei confronti delle donne e la violenza domestica. Vi è una sola umanità».  [Centro di ricerca per la Pace e i Diritti umani di Viterbo]

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