Donne testimoni contro la mafia

donne-contro-le-mafieLa mafia uccide solo d’estate è il film di Pif che ha aperto l’incontro organizzato martedì 11 marzo al cinema Gloria dai sindacati comaschi Cgil, Cisl e Uil, che per celebrare la Giornata internazionale della donna hanno scelto la tematica dell’antimafia, attraverso tre differenti testimonianze femminili. Ilaria Ramoni è avvocata e amministratrice giudiziaria dei beni confiscati ed è stata referente per Libera a Milano: «Le donne sempre più spesso, che siano collaboratrici o testimoni di giustizia, trovano il coraggio di denunciare grazie al desiderio di assicurare ai propri figli un futuro diverso rispetto al loro, lontano dalla mafia e dalla violenza. Così è stato per Rita Atria e Lea Garofalo, ma anche per Maria Grazia Trotti, che ha denunciato i suoi usurai dopo che le avevano minacciato di morte per la seconda volta suo figlio». Rosa Palone è la presidente del consiglio comunale di Buccinasco, 27.000 abitanti alle porte di Milano, soprannominata la Platì del Nord: «Buccinasco è purtroppo conosciuta per la presenza della ‘ndrangheta sin dagli anni settanta-ottanta. Come amministrazione siamo consapevoli di questo, ma sappiamo altrettanto bene che la maggioranza dei cittadini onesti non si deve vergognare di dimostrarlo e dobbiamo tutti imparare a parlare in maniera chiara e senza doppiezze della mafia, per combatterla e farla arretrare culturalmente». La tematica dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose e poi destinati al riutilizzo sociale è stata affrontata da due diversi punti di vista: «Il 7 di marzo abbiamo dato inizio alla rassegna Buccinasco contro le mafie – ha spiegato la Palone – e abbiamo scelto questa data perché è l’anniversario dell’approvazione della legge 109 del 1996, che ha introdotto il riutilizzo sociale dei beni confiscati. Nel nostro Comune sono otto gli immobili di questo tipo, tutti destinati tra il 2006 e il 2012; la pizzeria dove negli anni ottanta si organizzavano efferati sequestri di persona oggi comprende anche uno spazio per i bambini». È fondamentale l’importanza dei segnali positivi che vengono dati alla cittadinanza attraverso quei luoghi e quei simboli che permettono di raccontare e conoscere il cambiamento che c’è stato, ma l’analisi attuale sui risultati prodotti dalla legge 109/96 deve essere oggettivo: «Indubbiamente molto è stato fatto grazie a questa norma, ma tante cose ancora non funzionano e vanno risolte – ha affermato Ilaria Ramoni, coatrice del libro Per il nostro bene [Chiarelettere, 176 pp, 12.90 euro, 2013] –. Siamo l’unico paese al mondo in cui è possibile sottrarre dei beni a prescindere dalla condanna penale e l’effetto di quella legge è stato dirompente. Servirebbero però più meccanismi oleati e da riprodurre, come quello positivo di Libera terra, che permettano la condivisione del know-how accumulato e insistano sulle opportunità lavorative e produttive create». La situazione più tragica è quella che riguarda le aziende confiscate e quei beni immobili fatiscenti, non terminati e inutilizzabili che i comuni si rifiutano di prendere in gestione. La terza testimonianza è stata quella di Mara Invernizzi, capitana della squadra di pallacanestro Basket Como 1956: «Quest’anno ci siamo trovate, in circostanze casuali, come società sportiva a poter diventare testimonial di legalità, attraverso la collaborazione con il Progetto san Francesco sostenuto dalla Cisl. Dalla presidente a noi atlete abbiamo scelto di aderire, non mosse da una esigenza di pericolo ma dalla volontà di responsabilizzarci e sensibilizzare l’opinione pubblica con il nostro ruolo, promuovendo un messaggio positivo attraverso lo sport». Invernizzi si dice fiera e orgogliosa della scelta fatta a nome di tutta la squadra, consapevole che la conoscenza permette di reagire e invitando anche altre realtà sportive a seguire il loro esempio per essere a loro volta promotrici positive nella società. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni – Fotografia: Cisl dei laghi]

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