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Leu/ Ricostruire la sinistra/ Appello al voto di Mdp-articolo 1, Sinistra italiana, Possibile, Socialisti in movimento

Lo Spazio Parini a Como ha ospitato l’incontro conclusivo della campagna elettorale di Liberi e Uguali sul territorio della provincia e la presentazione dell’Appello al voto. Davanti a un pubblico di circa settanta persone, Marco Lorenzini, coordinatore (insieme a Paolo Sinigaglia, Emilio Russo e Sergio Simone) di Liberi e Uguali  Como, ha tirato le somme di questi ultimi tre mesi, introducendo gli interventi di altri candidati e candidate. Gli interventi di Laura Boldrini e Anna Falcone, registrati a Lecco nel pomeriggio, sono stati proiettati. 

Hanno invece partecipato  i candidati e candidate di LeU alla Camera dei Deputati (Aurora Longo, Marco Malinverno), al Senato (Domenico Tammaro, Giuseppe Nigro, Tino Magni) e alla Regione Lombardia (Alberto Buccino, Daria Doria, Gianluca Leo, Guido Rovi, Licia Viganò; mentre ha dovuto assentarsi la candidata regionale Ida Angela Sala).

Della campagna elettorale in conclusione, Lorenzini e i candidati traggono un bilancio positivo, benché segnato da sfide importanti: innanzitutto quella di «ricostruire un pezzo di sinistra» che sia attenta ai diritti, all’ambiente e al futuro, in contrapposizione a un assetto di tipo liberista che, a parere degli esponenti di LeU, i governi di centrosinistra degli ultimi cinque anni hanno mantenuto, e in alcuni casi perfino rafforzato: è per esempio il caso del lavoro, che le riforme post-crisi hanno reso più precario nella durata, nella retribuzione e nelle tutele, come denuncia con durezza Tino Magni, candidato al Senato per il collegio uninominale di Como – Lecco (sua città d’origine) – Sondrio. Lorenzini riferisce che il 52 per cento dei lavoratori italiani è interessato da una situazione di precarietà, problema che nel caso dei giovani (una categoria sovra-rappresentata nel precariato) si combina a un alto tasso di abbandono scolastico e a un basso numero di laureati. «A Pietro Grasso – riferisce Lorenzini – va il merito di avere restituito centralità alla scuola come diritto: l’impegno di una sinistra che sia degna di questo nome sarà quello di restituire speranza ai giovani, oltre che agli operai e agli altri lavoratori e lavoratrici. Al tempo stesso, intendiamo fornire aiuti più concreti, capaci di guardare al di là della dimensione nazionale e di leggere le trasformazioni in atto nel presente».

Anna Falcone, intervenuta nel pomeriggio a Lecco,  entra più nello specifico riguardo ai punti del programma nazionale di Leu: la ricostruzione di un welfare universale, un significativo investimento sull’educazione (pubblica e di alta qualità) e sulla salute, una ricostruzione di un lavoro sicuro e dignitoso, attenzione ai diritti di tutti e di tutte. Come la presidente uscente della Camera dei Deputati, che molto si è spesa per garantire un maggiore rispetto dell’equità di genere, Falcone ribadisce infatti la centralità del ruolo femminile nel percorso svolto da Liberi e Uguali e, a priori, dai partiti da cui esso trae origine: Articolo 1 – Mdp, Possibile, Sinistra italiana, Socialisti in movimento.

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«Una politica diversa, più attenta alla diversità e ai “deboli”, passa proprio dalla partecipazione di questi ultimi – nella loro diversità – alla cosa pubblica; un attacco a qualcuno che è svantaggiato, come una violenza misogina, costituisce un attacco a tutti i deboli, spesso strumentalmente indotti a combattersi gli uni con gli altri: condizione a cui vogliamo mettere fine,  dando centralità agli “ultimi” per costruire una società di cittadine e cittadini realmente “liberi e uguali”» riassume l’avvocata e candidata alla Camera. Questo obiettivo come sottolinea Magni, «è necessariamente legato a una radicale revisione degli investimenti italiani e a un recupero della centralità economica dello Stato, fortemente ridimensionata dallo stesso modello neoliberista che ha subordinato i diritti a una logica di tipo aziendale. Situazione dalla quale nemmeno i governi che si dicevano “di centrosinistra” non hanno saputo, o voluto, prendere le distanze».
Alla sinistra che si presenta a queste elezioni politiche spetta perciò il non facile compito di recuperare credibilità, non solo rispetto a quelle forze che sono apertamente lesive dell’uguaglianza e dei diritti, o che non fanno mistero di un certo “dilettantismo”, ma in primo luogo rispetto a se stessa, rifiutando  – come chiarito da Boldrini – alleanze incoerenti con i propri valori: impegni, questi, riassunti anche dall’Appello al voto letto a nome di tutte le forze politiche di Leu da Paolo Sinigaglia.

Senza sottovalutare l’alta posta in gioco e la congiuntura fortemente critica che il nuovo governo si troverà ad affrontare, candidate e candidati di LeU esprimono ottimismo e fiducia verso la campagna elettorale appena conclusa, riconoscendo in questo recente esperimento politico la capacità di ricostruire realmente la sinistra e una società che risponda ai suoi principi. Percorso che, beninteso, dovrà uscire dal recinto istituzionale per rieducare la cittadinanza al riconoscimento, al rispetto e alla difesa dei propri stessi diritti. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Già on line sul canale di ecoinformazioni i video di Alida Franchi della serata e quelli dell’iniziativa con Boldrini, Magli e Falcone del 28 febbraio a lecco.


Rosalba Benzoni sul decreto legge del ministro Gelmini

Un intervento sul decreto legge del ministro Gelmini, sul maestro unico, della ex deputata Rosalba Benzoni: «I territori forti, dove il tempo pieno è generalizzato, sapranno difendersi a scapito di quelli già penalizzati».

«Sul ritorno al maestro unico nella scuola primaria si è aperto per fortuna un dibattito nell’opinione pubblica e sulla stampa che mi auguro possa sensibilizzare il mondo della politica e la società civile, di solito troppo distratte e condizionate da pregiudizi ideologici rispetto ai temi che riguardano la scuola.
Vedo tuttavia che anche molti autorevoli opinionisti esprimono i propri giudizi o guidati da antiche memorie personali (la propria maestra delle elementari, così brava) o addirittura senza il sostegno di vere argomentazioni (mi sembra davvero troppo poco dirsi personalmente d’accordo come ha scritto Salvatore Settis su Repubblica a proposito del maestro unico).
Ho insegnato per molti anni nella scuola elementare e per dieci ho ricoperto il ruolo di dirigente, vivendo in prima persona le riforme del 1985 (nuovi programmi) e del 1990 (L.148 che ha introdotto i moduli e un tempo scuola più lungo). Mi sento, sulla base di questa esperienza, di proporre alcune schematiche riflessioni.
1)L’introduzione del modulo (due insegnanti su tre classi o tre insegnanti su quattro classi) seguita ad un periodo di importanti sperimentazioni condotte dalle scuole, rispondeva a tre diverse esigenze:
a) potenziare il tempo scuola (da 24 ore settimanali a 27 per prima e seconda e a 30 per le altre classi) estendendolo alle ore pomeridiane e integrandolo con il servizio di mensa a cura dei Comuni o delle stesse scuole, per rispondere sia ad esigenze didattiche e di potenziamento dell’offerta formativa dopo l’adozione dei nuovi programmi, sia alle necessità delle famiglie, sempre più caratterizzate dalla attività lavorativa di entrambi i genitori;
b) rispondere all’esigenza posta dai nuovi programmi di una maggiore competenza disciplinare dei docenti, con la suddivisione dei compiti relativi all’insegnamento delle diverse materie di studio e di quelle di nuova introduzione;
c) superare l’autoreferenzialità e la soggettività del maestro unico che, nel bene e nel male, decideva, programmava, si relazionava con gli alunni, valutava, in totale solitudine e conseguente discrezionalità.
2) La collegialità e corresponsabilità che la riforma ha introdotto non sono state facili da praticare e hanno incontrato anche resistenze nel mondo della scuola, ma credo si possa affermare che hanno prodotto una grande maturazione professionale dei docenti, sia disciplinare che relazionale. La scuola elementare italiana, della quale le analisi internazionali danno valutazioni molto positive, è la scuola dei moduli come si è configurata in questi 20 anni.
3) Si è lamentata la presenza di un eccesso di figure docenti nelle classi determinata da una articolazione e specificazione delle competenze: l’inserimento degli alunni disabili (con relativi insegnanti di sostegno), l’integrazione di alunni stranieri con la presenza di facilitatori, l’insegnamento della lingua straniera e della religione cattolica hanno effettivamente ampliato il numero di insegnanti operanti su ogni classe e frammentato l’attività didattica. A questa maggior complessità della scuola primaria, divenuta comunque più ricca e più inclusiva, occorreva dare una risposta alta, attraverso: risorse di organico funzionale; diverso profilo e status degli insegnanti di sostegno; formazione di nuove competenze negli insegnanti di modulo; figure “tecniche” operanti a supporto dei docenti; organizzazione innovativa della didattica e delle attività amministrative che liberasse gli insegnanti da incombenze non pertinenti.
4)Il ritorno al maestro unico, invece, se il provvedimento non sarà corretto nell’iter parlamentare, costituirà un impoverimento e un arretramento drammatico per la nostra scuola primaria sia sul piano del tempo scuola (insisto: si torna alla scuola del mattino) che su quello della qualità didattica. Hanno scritto Gianni Gandola e Federico Niccoli su http://www.scuolaoggi.org: «Sarà un ritorno secco ad un passato non certo esaltante nel quale non c’era posto per il successo formativo di tutti e di ciascun alunno Val la pena di ricordare che, nell’era della mitica e retorica esaltazione della maestra “unica”, almeno due ragazzi su dieci, iscritti in prima elementare, non arrivavano in tempo utile al traguardo della licenza elementare. Certo, c’erano “rigore, voti e pagelle”, ma chissenefregava di integrazione, di strategie di pedagogia compensativa e di tutto il patrimonio che ha fatto grande, nel panorama internazionale, la scuola elementare italiana a differenza degli altri ordini di scuola?»
5)Infine una annotazione di carattere locale: Sarà colpita soprattutto la scuola delle nostre province pedemontane, dove il tempo pieno è quasi inesistente e gli Istituti riuscivano, con l’organizzazione a modulo e il supporto dei Comuni, a fornire un servizio quasi equivalente con il 25 per cento di organico in meno (un insegnante e mezzo per classe contro i due del tempo pieno).
È facile prevedere che i territori forti (provincia di Milano in Lombardia), dove il tempo pieno è generalizzato sapranno difendersi – giustamente lo hanno sempre fatto – a scapito di quelli già penalizzati. Anche gli Enti Locali dovrebbero far sentire la loro voce».

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