La buona scuola

“La buona scuola” che non paga | Presidio in centro a Como contro l’alternanza scuola-lavoro

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Si è aperto poco dopo le 15 di sabato 21 gennaio, all’incrocio tra via Indipendenza e via Vittorio Emanuele, il presidio organizzato da Unione degli Studenti, Giovani Comunisti e Prc/Se Como per protestare contro “La buona scuola”, nome con cui è più noto il ddl 107. Varato nel luglio 2015, tale provvedimento dà il via alla cosiddetta “alternanza scuola-lavoro”: studenti di scuola superiore, a partire dai 16 anni di età, sono chiamati a svolgere periodi obbligatori di apprendistato non retribuito (200 ore per i licei, 400 per gli istituti tecnici e professionali) presso aziende convenzionate. Tra esse, grandi e famosi (o famigerati) brand come Zara, Eni, Coop, Fiat-Chrysler e McDonald’s che da sola, come deliberato lo scorso ottobre, accoglierà diecimila alunni di scuola superiore, di cui 160 sul territorio di Como e provincia.
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Il maquillage del purcell

scuola-stataleSiamo nell’epoca dei centri di accoglienza che non accolgono, del fertility day dal razzismo cialtrone e idiota. Siamo negli anni della “ buona” scuola, intesa come il peggio possibile per la scuola pubblica e per i diritti di chi la abita. Siamo nel 2016 della ministra dell’istruzione (non più pubblica) Giannini, quello senza insegnanti di sostegno. (altro…)

Video/ La mala scuola di Renzi contro la scuola dell’uguaglianza

malascuolaA guardare il salone Bertolio con una ventina di presenze all’incontro La mala scuola di Renzi e Giannini ci si può chiedere dove siano finiti i più di 700 firmatari della proposta di Referendum contro la “Buona scuola” di Renzi. Schizofrenia politica, settarismo delle sinistre abituate a frequentare solo le occasioni da loro stesse organizzate o difficoltà di comunicazione hanno reso meno efficace di quanto l’autorevolezza dei relatori avrebbe permesso la serata organizzata dal Prc con personalità quali Bruno Moretto, tra i padri della Lip (legge di iniziativa popolare sulla suola della Repubblica), Giovanna Capelli responsabile nazionale dell’area formazione e ricerca del Prc, Rosaria Maietta segretaria della Flc-Cgil di Como e Alice Rossi coordinatrice provinciale dell’Uds di Como.  Nel pubblico pochissimi insegnanti, il coordinatore provinciale di Sel, esponenti del Prc e un nutrito gruppo di giovani. Già on line sul canale di ecoinformazioni tutti i video dell’incontro di martedì 29 settembre.

 

Presidente non firmi la deforma della scuola pubblica

ecoleL’approvazione il 9 luglio della “deforma” della scuola del governo Renzi, osteggiata fino alla fine da pedagogisti, lavoratori della scuola, studenti, cittadini e cittadine, chiama il Capo dello stato ad una decisione estrema in qualità di garante della Costituzione. La scuola della Repubblica invita Sergio Mattarella a non firmare. Leggi su école il testo della lettera al presidente della Repubblica.

9 giugno/ Sel contro la scuola di Renzi

sel comoSel organizza martedì 9 giugno a Inverigo alle 20.45 nella sala consiliare, in via Enrico Fermi 1,  un dibattito contro la pessima scuola di Renzi. Nella serata discuteranno del ddl “la buona scuola” e delle proposte alternative della Lip Federico Brugnani (Sel Como), Rosaria Maietta (segretaria provinciale Flc Cgil), Marco Lorenzini (docente e coordinatore  provinciale di Sel Como), Celeste Grossi (direttrice di ecole e Assemblea nazionale Sel). Leggi il comunicato. (altro…)

Abita le piazze colorate del 496/ Sessantanove pagine da una città dove non succede mai niente

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Qui non succede mai niente? Ma no! I comaschi sono strani, nonostante una certa fama di sobrietà vanno matti per le mascherate. Dopo il travestimento medieval-moderno lungo le mura, hanno partecipato in massa alla ormai tradizionale e coloratissima Parada par tücc che ha percorso le vie della convalle (vedi il nostro “fotoshow”). E rosso è stato il colore del flash mob che ha invaso piazza San Fedele contro la riforma della scuola ed il colore di riferimento di Giovani comunisti e Uds impegnati a rivelare la vera scuola. [Guarda, leggi e ascolta le 69 pagine del 496 di ecoinformazioni].

Nei palazzi del potere, discussioni decisamente meno entusiasmanti. A Palazzo Cernezzi si è parlato di fogne e rifiuti e si è riorganizzata la struttura degli uffici per cercare di renderla più efficiente. Qualche polemica sta suscitando invece la discussione del nuovo Statuto di , mentre a un livello istituzionale ben più alto ci si preoccupa anche per le sorti della Costituzione della Repubblica. Un tema su cui Como non può non prendere posizione, anche perché ospita l’unico Monumento alla Resistenza europea, visitato anche da delegazioni estere, ultima quella cubana. Un simbolo di memoria e impegno giustapposto al tempio del pallone, arma di distrazione di massa, al centro di continui scandali. Tutto in una zona, quella a lago, che si è riempita invece negli anni di luoghi simbolo per la destra cittadina.

La questione lavoro (guardate l’ultimo Cgil In-forma news) registra la firma del primo accordo integrativo per le Cooperative sociali. Le difficoltà sono molte e anche a Como c’è la necessità di un aiuto alle famiglie con fondi appositi, mentre, come vi avevamo già raccontato, prosegue la lenta marcia dei diritti delle persone con disabilità (nonostante l’aumento dei bus con le pedane Asf non ha ancora detto agli autisti cosa debbano fare di preciso quando qualcuno vuole salire).

n questa settimana non sono stati dimenticati i problemi dell’ambiente. Monta la protesta contro l’ennesima “tangenziale” a Cantù, che distruggerebbe un bel pezzo di ambiente rurale, mentre con Intrecci di popoli ci si è interrogati sui modelli di sviluppo, sulle colture, il cibo e la musica in Africa, un tema caro anche a I Bambini di Ornella che hanno appena rinnovato la propria dirigenza. Per fortuna proprio qui, sul “lago più bello del mondo”, è tornato il Lake Como Film Festival, la rassegna di “cinema e paesaggio”. E vi parliamo ( e vi facciamo alcuni brani) anche di musica non comune di donne straordinarie, come Maddalena Laura Lombardini Sirmen. E poi dell’ironia: quella delle opere di Sandro Chia esposte a S. Pietro in Atrio e quella di Stefano Benni, venuto in città a presentare il suo ultimo libro. Speriamo che il sonno della ragione non generi altri mostri che quelli dello scrittore bolognese, perché il dramma è vicino (Oriente) come ci ricorda lo spettacolo all’Arci Xanadù. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

[Guarda, leggi e ascolta le 69 pagine del 496 di ecoinformazioni].

 

Licata e Maietta/ Perché la scuola di Renzi non è buona ed è ideologica

flcAbbiamo chiesto a Giacomo Licata e Rosaria Maietta, rispettivamente segretario uscente e nuova segretaria della Flc della Cgil di Como, di riassume le motivazioni, nel merito delle questioni riguardanti la scuola, che rendono inaccettabile l’attuale proposta del governo già approvata alla Camera e ora al vaglio del Senato.

«Non ci appassionano le battaglie ideologiche. Non ci interessano le dietrologie. Troviamo sbagliato utilizzare strumentalmente la discussione accesa sulla scuola per dichiarare guerra al governo. Il dibattito nazionale sulla scuola merita rispetto, merita l’attenzione e la partecipazione di tutti gli attori coinvolti e l’auspicio è che lo scontro duro tra le lavoratrici e i lavoratori della conoscenza, l’atteggiamento rigido e autoritario del governo, generi comunque una stagione di interesse pubblico per il tema centrale dell’istruzione e della formazione pubblica.

Perdonerete questo preambolo, lo riteniamo necessario perché vorremmo che le riflessioni e le contestazioni al disegno di legge venissero considerate nel merito, senza che vi siano affibbiate valutazioni generate dalla polemica politica.

Il Ddl  non ci convince per ragioni che si vogliono qui sinteticamente analizzare.

Autonomia, Valutazione, Merito. Questi tre concetti vengono utilizzati dalla propaganda filo-governativa per costruire la narrazione attorno al DdL “La buona scuola”. E come si fa a contestare questi tre assi strategici! Potremmo ritrovarci d’accordo nell’individuazione dei tre obiettivi da raggiungere, tuttavia le ragioni della nostra contestazione si affermano sulle modalità con cui questi obiettivi si vogliono perseguire.

L’autonomia scolastica è affrontata nell’art. 2 del DDL e, grazie al lavoro delle commissioni e alle proposte portate dalle organizzazioni sindacali durante le audizioni parlamentari, si è riusciti, in questo unico caso, a migliorare sensibilmente la proposta del governo che ha scambiato l’autonomia scolastica con l’autonomia decisionale del Dirigente scolastico.

Bene l’articolazione in merito all’introduzione dell’organico dell’autonomia funzionale alle esigenze didattiche, organizzative e progettuali delle istituzioni scolastiche come emergenti dal piano triennale dell’offerta formativa. Tuttavia, riteniamo si debba sviluppare e sostenere (cosa non fatta in questi ultimi 15 anni) l’impianto previsto dal Regolamento dell’autonomia (DPR 275/99), ovvero che:

– il Consiglio (con la presenza di tutte le componenti) detta gli indirizzi;

–  il Collegio elabora il Pof per gli aspetti didattici e tecnico professionali;

–  il dirigente scolastico partecipa a entrambi gli organismi e può orientare/influenzare le decisioni;

–  il Consiglio di istituto “adotta” il Pof valutando solo lo scostamento fra indirizzi dettati e Pof elaborato, ma non intervenendo sulle scelte didattiche.

Invece con l’attuale formulazione dell’art. 3 del DdL si declassa la didattica che viene subordinata all’organizzazione, perché le scelte del Collegio Docenti vengono subordinate sia al dirigente scolastico che al Consiglio di Istituto (anche in materia didattica, che è il cuore dell’autonomia).

Sul piano organizzativo, lo spostamento del baricentro sul Consiglio d’Istituto, lungi dal rinforzare la partecipazione della componente genitoriale e docente, in realtà lascia le cose come stanno: per dare voce a genitori e studenti occorre rendere possibile la formazione di organismi che abbiano la facoltà di esprimere pareri obbligatori e vincolanti sul percorso di costruzione del Pof.

Per quanto riguarda i temi della Valutazione e del Merito occorre realizzare un’operazione verità. Il testo del DDL, affronta le due questioni esclusivamente negli articoli 9 e 13. Quello che colpisce è che, dopo decenni di dibattito sulla costruzione di un sistema di valorizzazione professionale e premialità si decide di liquidare questi due importanti temi delegando alla figura del dirigente scolastico ogni scelta. Vengono assegnati al DS nuovi poteri che sostanzialmente gli consentirebbero di scegliere i docenti funzionali all’organico dell’autonomia e di distribuire risorse economiche a un numero residuo di personale (200 milioni di euro da suddividere per le 10 mila istituzioni scolastiche del territorio nazionale).

Siamo di fronte a conseguenze che rischiano di compromettere tutele e diritti fondamentali. Per portare avanti l’offerta formativa della singola istituzione scolastica si vuole affermare il principio che ogni scuola, a dire il vero ogni preside, debba poter scegliere il docente (più capace? più Idoneo? più Adeguato? più asservito).

“Basta graduatorie e punteggi” affermano alcuni renziani straripanti di boria e tracotanza! Ora, il principio sarebbe anche affascinante. Tuttavia occorre necessariamente costruire levelli di intermediazione che prevedano la salvaguardia di diritti fondamentali (ad esempio la legge 104 finalizzata all’assistenza al disabile). O forse si vuole rendere la scuola pubblica un luogo neutro e impermeabile a diritti previsti da norme superiori ed estesi a tutti i lavoratori? Ci preoccupa l’approccio semplicistico, per certi aspetti ideologico, con cui il testo del disegno di legge affronta il tema della mobilità professionale.

E, ovviamente, non possiamo non stigmatizzare la totale assenza di previsione di una fase negoziale relativamente alla mobilità. Oggi il tema della mobilità è squisitamente contrattuale. Si vuole renderlo discrezionale e gestito unilateralmente dall’amministrazione per il tramite del dirigente scolastico.

Per non parlare della cosiddetta premialità. Ancora in questa occasione, con l’articolo 13 (Valorizzazione del merito del personale docente) si delega al preside la facoltà di decidere a chi distribuire il premio ,che consisterebbe comunque in una cifra non superiore alle 20 mila euro per istituzione scolastiche e che al netto delle tasse significherebbero poco più di 10 mila euro.

Anche in questo caso l’approccio è stato ideologico e demagogico. “Mai più fannulloni e assenteisti” oppure “Premi ai più meritevoli” affermano, grondanti di orgoglio, gli esperti governativi. Peccato che lo scenario che si prospetta preveda pochi soldi per pochi eletti e il fannullone prenderà lo stesso stipendio del 95% del personale che non avrà accesso al premio individuale.

La libertà d’insegnamento ed il lavoro docente ne saranno pesantemente condizionati. n questo modo è destinata a deperire la dimensione cooperativa, collegiale e non competitiva del lavoro docente, che è la forza della nostra scuola.

Il Ddl mortifica l’autonomia professionale dei docenti perché la valorizzazione viene ridotta ad un premio erogato da un dirigente che diventa autorità salariale (caso unico nel lavoro pubblico e anche nel privato). Il salario è materia contrattuale e non deve essere trattata in un Ddl. Non è sufficiente e probabilmente rischia di avere conseguenze peggiorative proporre un Comitato di valutazione con genitori e studenti.

Le materie attinenti al rapporto di lavoro (salario, formazione, orario, premialità) debbono essere trattate in sede negoziale. Questa richiesta è stata avanzata a gran voce dai lavoratori e non è stata accolta.

In merito alle stabilizzazioni dei precari, giudichiamo insufficiente e inadeguato il piano assunzioni previsto dal governo perché non fornisce risposte a tutti i precari aventi titolo (quindi iscritti Gae, abilitati Pas, Tfa della seconda fascia, idonei del concorso, laureati in scienze della formazione primaria): coloro che in questi anni hanno garantito il funzionamento delle scuole, hanno conseguito costosi titoli di abilitazione tramite percorsi istituiti dallo stesso Miur e hanno più di 36 mesi di servizio. Devono essere stabilizzati a tempo indeterminato prima di bandire un nuovo concorso. Su questo serve un decreto legge urgente.

Vogliamo un confronto e un dialogo vero, crediamo che molte delle materie trattate dal Ddl vadano ricondotte dentro la loro cornice naturale, il Contratto nazionale. Le nostre proteste non sono un rigurgito conservatore, denotano invece la nostra voglia di partecipazione e codeterminazione alla ricostruzione della Scuola pubblica». [Giacomo Licata e Rosaria Maietta, Cgil Como]

21 novembre/ La buona scuola di iniziativa popolare

buonascuolaVenerdì 21 novembre alle 17.45 nell’ex Circoscrizione 6 in via Grandi 21 a Como si svolgerà l’incontro Legge di iniziativa popolare La buona scuola. Il titolo è lo stesso della proposta di Renzi ma la legge proposta da Sel è pensata per realizzare  una  «scuola di tutti per tutti, è la scuola della Costituzione, è la scuola che alla competizione preferisce la cooperazione, è la scuola che stimola le intelligenze, il pensiero critico e le diverse forme del sapere, senza lasciare nessuno per strada…. È la buona scuola». Interverranno: Alessia Petraglia (senatrice Sel, 7° commissione Istruzione e Beni culturali), Giacomo Licata (segretario provinciale Cgil Flc), Salvatore Anzaldi (segretario provinciale Cub scuola), Anna Toffoletti (dirigente scolastica Istituto comprensivo di Galbiate), Marco Lorenzini (coordinatore provinciale Sel).

 

Renzi truffa la scuola

labuonascuolaPer una buona scuola davvero, l’iniziativa, organizzata da Sel, con Mimmo Pantaleo, segretario Flc-Cgil, Alessia Petraglia senatrice Sel, Tino Magni, presidenza Sel, Anna Toffoletti e tanti altri/ e a Lecco giovedì 16 ottobre nel salone della Cgil di Lecco pieno di lavoratori e lavoratrici della scuola. L’incontro ha messo in luce tutti gli aspetti negativi, anticostituzionali e per certi versi eversivi della proposta di Renzi per la scuola. Particolarmente duro il giudizio di Pantaleo ha  denunciato i disastri che deriveranno dall’applicazione della ricetta iperliberista e paleoaziendalista del governo giudicando «una grande truffa» la cosiddetta consultazione nella quale in realtà nessuno può davvero dichiarasi contrario alle proposte imposte da Renzi. Presto on line su ecoinformazioni tutti gli altri video della serata.

 

Guarda i video di tutti gli altri interventi sul canale di ecoinformazioni.

10 ottobre/ Scioperano gli abitanti della scuola/ Studenti dalle 9 in piazza Cavour

ecole1A Como la mobilitazione degli studenti è in programma dalle 9 di venerdì 10 ottobre in Piazza Cavour.  Il percorso del corteo organizzato dall’Unione degli studenti sarà il seguente: via Plinio, via Vittorio Emanuele, via Giovio, via Cantù, Largo Spallino, via Sauro, via Bertinelli, piazza Verdi, via Manzoni, via Foscolo, piazza Matteotti, L.Lario Trieste e conclusione in piazza Cavour.

école, la rivista comasca dei Idee per l’educazione, non chiama mai gli studenti o i genitori utenti, né definisce  i lavoratori dipendenti, preferisce il termine complessivo di abitanti che chiarisce meglio con una terminologia ambientale come i diversi soggetti della relazione educativa siano parte di un sistema non analizzabile con il lessico aziendalista. Naturale quindi il sostegno della rivista alla mobilitazione del 10 ottobre che si pone con una grande sintonia tra docenti e studenti contro la finarizzazione della scuola del vecchio che avanza di Renzi imposto senza dibattito culturale con gli strumenti ingannatori del populismo mediaticamente truffaldino delle consultazioni on line, supremo strumento di azzeramento di ogni discussione nel merito e di subordinazione al progetto preconfezionato da accettare supinamente in cambio di qualche promessa ingannatoria. Leggi l’editoriale di Celeste Grossi su école.

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