Libreria Plinio il Vecchio

Arte/ Black lives, black ink

Se Black lives matter comincia a dare forma all’arte, forse una speranza c’è: quella che cambi la percezione della situazione, che le ovvietà cedano progressivamente il passo a sensazioni più articolate, che le emozioni evolvano in consapevolezza. Non sarebbe poco.

Che a Como queste istanze vengano messe in mostra è fonte di ulteriori speranze: se si muove la periferia dell’impero, forse i tempi stanno davvero cambiando (Times they are a-changing, tanto per citare).

Alla libreria Plinio il Vecchio, in via Vittani a Como, è allestita da qualche giorno una mostra: Hands of protest è il titolo, Disegni ispirati al movimento “Black lives matter” il sottotitolo, Richard Tosczak l’autore. Sono alcune opere (gli spazi sono ridotti) che hanno al centro le persone, e soprattutto le loro mani. Con un segno potente, fluido, vibrante (e persino sensuale) l’autore (originario del Belgio, dov’è nato nel 1966, formatosi in Canada, dove ha studiato ad Alberta, e approdato a Como non si sa come) racconta uno spaccato delle proteste di queste settimane: segni tracciati su cartoni di recupero, espressioni dirette su materiali poveri.

Sono, come s’è detto, soprattutto mani: più spesso arrabbiate (pugni chiusi e dita medie alzate), qualche volta più dolci (di fronte all’ingresso ne spicca una che offre un fiore). Colore nero, pastoso (si direbbe quasi inchiostro da stampa), ma anche biacca a illuminare i volumi. Poi, nella seconda stanza, una grande presenza centrale con figure intere o quasi: da un lato un uomo, dall’altro una donna (in piano americano), e il cartello ormai iconico “I can’t breathe”.

È una piccola mostra: non cambierà il mondo, certo, ma potrebbe cambiare la nostra attenzione, per un momento almeno. E poi restare.

Grazia all’amica Pia, che l’ha proposta, e all’amico Alberto, che l’ha accolta. E a voi, se la vorrete vedere. E capire.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Arte/ Tullio Pericoli in libreria

Alla Libreria Plinio il Vecchio in via Vittani a Como è possibile vedere fino al 1° giugno una piccola e stimolante mostra dedicata a incisioni, disegni e acquerelli del grande disegnatore (più noto, forse, un tempo, come vignettista e illustratore) Tullio Pericoli.

Pochi pezzi, ma molto interessanti, che affiancano ad alcuni ritratti di autori famosi (tra cui ben tre Samuel Beckett assolutamente eccezionali) alcuni paesaggi, spinti fino all’astrazione. Interessante anche verificare come le tecniche di incisione utilizzate (dall’acquaforte all’acquatinta alla puntasecca, a volte colorate all’acquerello, ma altre realizzate a colori già con le lastre) contribuiscano a diversificare e ad arricchire il linguaggio comunicativo.

L’esposizione consente così un approccio ravvicinato a uno dei generi che hanno maggiormente contribuito, negli ultimi decenni, ad avvicinare il grande pubblico al linguaggio artistico.

[FC, ecoinformazioni]

La democrazia spiegata facile facile

Il titolo del libro è difficile: Ominiteismo e demopraxia. La spiegazione del suo contenuto è facile: si tratta di rendere operativa la democrazia. Detta così, chi non sarebbe d’accordo?

Un po’ più difficile esserlo dopo la spiegazione ascoltata alla libreria Plinio il Vecchio, in un incontro organizzato dal Premio letterario Città di Como giovedì 5 aprile. Secondo un sistema di affermazioni apodittiche: la democrazia è il “potere” del popolo, ma il “popolo” non può governare nel suo complesso perché è composto di individui, quindi bisogna passare dalla democrazia alla demopraxia, ovvero alle pratiche degli individui del popolo, cioè a tutte quelle forme di partecipazione che producono “buone pratiche”. Il problema – come si capisce facilmente – è nel passaggio dal “governo” alle “pratiche”: fatto fuori il sistema della rappresentanza, le pratiche faticano a sostituire il governo, potrebbero semmai arricchirlo. Infatti: nella spiegazione si trasforma la democrazia in una sorta di gioco di società intorno ai tavoli, sempre più piccoli, in nome di interessi – condivisi nella quotidianità – sempre più particolari. È il trionfo del corporativismo, anzi del particolarismo. E insieme alla politica si sono gettati via tutti i diritti e i doveri.

Se ci si aggiunge un po’ di affermazioni tranchant (del tipo che ci sono solo due partiti: il comunismo – leggi: il socialismo reale – e il capitalismo), qualche ulteriore contributo del pubblico (del tipo che le corporazioni hanno governato Como: ma quando? forse alla storia del medioevo è meglio dare una ripassatina!, oppure che quella di Atene era una democrazia diretta e anche qui sarebbe meglio uno studio non proprio sui bigini), e una certa visione millenaristica (riassunta nello slogan dei tre paradisi: il primo quello dell’eden, il secondo – che sarebbe poi un inferno o, nella più ottimistica delle interpretazioni, un purgatorio – quello della condanna al lavoro e il terzo quello della realizzazione della demopraxia), la confusione regna sovrana.

Michelangelo Pistoletto è un artista importante, ma come teorico politico lascia un po’ a desiderare. Ma forse non abbiamo capito bene. Ed era una performance, in stile politica dell’assurdo.

Potete sempre controllare sul libro.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

5 aprile/ Michelangelo Pistoletto presenta “Ominiteismo e demopraxia”

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Domenica 18 marzo alla trasmissione di Fabio Fazio Che tempo che fa, l’astronauta italiano Paolo Nespoli ha spiegato le peculiarità del simbolo della missione spaziale Vita, dove figura Il terzo Paradiso di Michelangelo Pistoletto. Nella visione dell’artista, il “Terzo Paradiso” è la fusione tra il primo paradiso, quello in cui gli uomini erano in totale armonia con la natura, e il secondo paradiso, quello artificiale, creato dall’intelligenza umana. Il Terzo Paradiso è dunque una nuova fase dell’umanità, un terzo tempo in cui natura ed artificio trovano un equilibrio e dove l’arte gioca il ruolo fondamentale di promuovere il cambiamento sociale. Tre cerchi orizzontali, riconfigurazione del segno matematico dell’infinito, ne sono il simbolo ormai noto in tutto il mondo. (altro…)

Flauto magico 2/ La mostra alla Libreria Plinio il Vecchio

In occasione della prima mozartiana si è aperta, alla Libreria Plinio il Vecchio di via Vittani (recentemente riaperta con rinnovato entusiasmo) una piccola mostra dedicata alla reinterpretazione del Flauto magico da parte di Emanuele Luzzati (1921 – 2007), disegnatore e scenografo, che al capolavoro ha riservato un’attenzione particolare.

Le elaborazioni per il Flauto magico, cui Luzzati ha dedicato un film a disegni animati (ovviamente disponibile in libreria), sono di una tale fantasia inventiva e – soprattutto – di una tale delicatezza, che pochi disegni valgono interi trattati. Per molti, anzi, i personaggi dell’opera hanno ormai inevitabilmente le “faccette” e i colori dei fogli luzzatiani.

Accanto ad alcuni originali, che permettono di apprezzare il modo di lavorare dell’autore (con una personalissima interpretazione del collage), sono in mostra anche alcune serigrafie, che rappresentano una forma di “riproduzione” ancora dalla forte valenza autoriale in grado di divulgare opere di grande valore.

Non sfigurano alcuni altri pezzi estratti dalla vasta produzione dell’autore genovese: tra gli altri, una ricchissima serigrafia di Adamo ed Eva nel paradiso terrestre.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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