ristorni

Il Ticino versa i ristorni

FRONTALIERI ALTRI«Nonostante premesse difficili» sottolineano in un comunicato del Consiglio di stato del Cantone.

 

«Il Consiglio di stato ha deciso a maggioranza di effettuare anche quest’anno il versamento dei ristorni relativi all’imposta alla fonte dei lavoratori frontalieri – si legge nello scritto –. Nonostante premesse oggettivamente difficili nei rapporti con la vicina Italia e disaccordi sulla gestione di taluni dossier di primaria importanza per il Cantone da parte della Confederazione, il Consiglio di stato ha dato prova di ragionevolezza e pragmatismo. In una lettera al Consiglio federale, il Governo cantonale formula l’auspicio che questa decisione possa facilitare l’adozione di precisi provvedimenti a favore del Cantone, che tengano conto della particolare situazione a sud delle Alpi».

«Il Consiglio di stato ha dato disposizione al servizio competente dell’Amministrazione cantonale di procedere entro il termine di scadenza previsto dall’Accordo italo svizzero del 3 ottobre 1974 al versamento alla parte italiana dell’importo concernente la quota d’imposta alla fonte sul reddito 2014 dei lavoratori frontalieri – si precisa –. Il Governo ticinese reputa che questa decisione non può essere vista e letta come fine a se stessa. Ha pertanto scritto di comune accordo al Consiglio federale, evidenziando diverse criticità nei rapporti con la vicina Italia, segnatamente in ambito del traffico transfrontaliero. Per trasparenza ha soggiunto che la discussione sul tema del blocco dei ristorni include anche delle riflessioni critiche nei confronti della Confederazione concernenti la gestione di taluni dossier di primaria importanza per il nostro Cantone». [md, ecoinformazioni]

Tutti con i frontalieri

FRONTALIERI ALTRIRegione Lombardia e i deputati del Pd comaschi e varesini contro le aziende svizzere che si rivalgono sui lavoratori italiani per il franco forte.

«L’ultima vicenda che ha coinvolto i lavoratori della Exten Sa di Mendrisio è un ulteriore segnale preoccupante dell’atteggiamento di alcune aziende oltre confine che sempre più spesso adottano comportamenti discriminatori e ricattatori nei confronti dei lavoratori frontalieri» affermano i deputati Pd comaschi, Chiara Braga e Mauro Guerra, e varesini, Maria Chiara Gadda, Daniele Marantelli e Angelo Senaldi.

«È inaccettabile che gli effetti del super franco svizzero vengano fatti ricadere sul trattamento dei lavoratori, con un particolare accanimento su quelli frontalieri, senza che ci sia nessun coinvolgimento delle organizzazioni sindacali in un’eventuale trattativa – proseguono i parlamentari democratici –. Proprio mentre si stanno definendo nuovi accordi di grande rilevanza tra Italia e Svizzera, chiediamo che ci sia la massima attenzione del nostro Governo anche su episodi di questo genere, a tutela della dignità dei nostri lavoratori e a garanzia di un rapporto fondato sul rispetto e la reciproca dignità dei due Paesi».

Per questo i cinque deputati hanno scritto anche una lettera ai ministri del Lavoro e delle Politiche sociali, Giuliano Poletti, degli Affari esteri e della Cooperazione internazionale, Paolo Gentiloni e dell’Economia e delle finanze, Pier Carlo Padoan, per chiedere di: «Voler prestare, proprio mentre il Governo italiano si appresta oggi a definire i nuovi accordi bilaterali in materia fiscale tra Italia e Svizzera, la massima attenzione affinché la dignità dei lavoratori frontalieri venga tutelata e garantita, in un quadro di rispetto reciproco tra gli Stati nazionali».

«Riteniamo ingiustificabile che le conseguenze dell’apprezzamento del franco, deciso dalla Banca Nazionale Svizzera, vegano fatte ricadere dai datori di lavoro svizzeri sui lavoratori e, con particolare accanimento, sui lavoratori frontalieri che sono colpiti non solo dalle misure di contenimento dei costi operate da parte delle aziende svizzere – scrivono nella lettera –, ma sempre più spesso anche da veri e propri atti di prevaricazione che si traducono in tagli indiscriminati ai salari, applicati senza alcun criterio né negoziato a livello sindacale, spesso di importo molto superiori ai differenziali di cambio. Oltre al fenomeno del c.d dumping salariale si assiste al rischio, di far arretrare di decenni le condizioni di migliaia di lavoratori e lavoratrici, italiani e svizzeri» (la lettera).

Anche Regione Lombardia si attiva per i frontalieri e Francesca Attilia Brianza, presidente Commissione speciale per i rapporti tra Lombardia, Confederazione elvetica e Provincie autonome, intervenuta alla firma del Protocollo tra Italia e Svizzera in materia fiscale, siglato in Prefettura a Milano dal ministro Padoan e dal capo Dipartimento federale delle finanze della Confederazione Svizzera Eveline Widmer-Schlumpf, afferma: «Il nostro impegno è rivolto a tutelare gli oltre 60mila lavoratori frontalieri e le loro famiglie e salvaguardare i comuni di frontiera. Continueremo a vigilare sull’evoluzione di questi accordi e in particolare sulle azioni che saranno intraprese da parte di governo e parlamento italiani, ma è fondamentale che i nostri concittadini non siano penalizzati, soprattutto nella attuale situazione di particolare criticità legata alla liberalizzazione del cambio del franco svizzero».

«Ci siamo mossi in questi mesi con interrogazioni, mozioni e interpellanze per sollecitare il governo, abbiamo anche ascoltato in audizione in Consiglio regionale Vieri Ceriani, capo negoziatore da parte italiana, e ci sono state date rassicurazioni: ma noi anche oggi ribadiamo che lavoriamo per evitare i nostri frontalieri possano essere penalizzati da questo accordo – ha sottolineato Brianza –. Noi non abbiamo partecipato attivamente alla predisposizione di questi accordi, ma negli incontri avuti con il negoziatore Ceriani abbiamo chiesto e ottenuto assicurazioni relative al fatto che il trattamento fiscale nei confronti dei frontalieri non subirà variazioni nell’immediato e per questo vogliamo tenere la situazione costantemente monitorata».

Il protocollo, spiega la Regione: «Prevede lo scambio automatico di informazioni tra le autorità fiscali dei due Paesi (a regime dal 2017), un nuovo sistema di tassazione dei lavoratori transfrontalieri italiani, ma anche l’uscita della Confederazione elvetica dalla Black List dei Paesi che l’Italia considera non collaborativi in materia fiscale. Questo passaggio è fondamentale per la piena applicazione della Voluntary Disclosure, il provvedimento varato dal governo italiano che ha l’obiettivo di spingere i contribuenti ad autodenunciare i redditi detenuti illecitamente oltreconfine con il pagamento delle imposte dovute e di sanzioni penali e amministrative ridotte».

«Il testo del Protocollo siglato a Milano prevede l’assoggettamento dei lavoratori frontalieri ad una imposizione limitata nello Stato in cui esercitano la loro attività lavorativa e anche all’imposizione nello Stato di residenza, mediante suddivisione del gettito fiscale derivante in ragione di un massimo del 70 per cento del totale dell’imposta prelevabile alla fonte da parte dello Stato del luogo di lavoro. Per quanto concerne la tassazione – è stato sottolineato dai ministri italiano e svizzero – il carico fiscale totale sui frontalieri non sarà né inferiore né superiore a quello attuale. L’allineamento con la legislazione domestica dovrà essere molto graduale».

Saltano quindi le erogazione dalla Svizzera ai Comuni di frontiera: «Prima avevano i ristorni da parte Svizzera ma il governo ha detto che ora ci saranno trasferimenti da parte italiana – ha terminato Brianza –. È indispensabile che gli impegni del governo siano garantiti anche in futuro». [md, ecoinformazioni]

«Garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino»

regionelombardia2Questo l’obiettivo di Maroni dopo un incontro con il presidente del Cantone Beltraminelli: «Partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».

«Quello con il presidente ticinese Beltraminelli è stato un incontro molto utile e peraltro già programmato da tempo – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni sull’incontro avuto a Varese con il presidente del Consiglio di stato della Repubblica e Cantone del Ticino Paolo Beltraminelli in una conversazione con i giornalisti all’inaugurazione del Milan Club “LombarDiablo” al 19° piano di Palazzo Pirelli martedì 18 febbraio –: è stata un’occasione per discutere, scambiarci delle opinioni su quanto successo e sulle iniziative da prendere per garantire rapporti di buon vicinato tra la Lombardia ed il Canton Ticino, partendo dal presupposto che non è detto che Roma e Berna abbiano i nostri stessi interessi».

«Insieme al Canton Ticino vogliamo sviluppare un’iniziativa comune – ha proseguito Maroni –. Per quanto ci riguarda, a tutela dei frontalieri e dei Comuni di confine che ricevono i ristorni; mentre il Canton Ticino deve dare soddisfazione alle richieste che arrivano dai cittadini ticinesi. Sembrano posizioni in contrasto le une con le altre ma il nostro compito è quello di trovare una soluzione che sia utile e soddisfacente sia per noi che per loro. Non è facile ma ci vogliamo riuscire». [md, ecoinformazioni]

Maroni: i nostri lavoratori non sono ratti

roberto maroniIl presidente lombardo chiede rispetto per i lavoratori italiani in Svizzera e chiede il coinvolgimento della Regione sui ristorni.

«Abbiamo ottimi rapporti di buon vicinato con il Cantone Ticino, ma gli Svizzeri non possono considerare i lavoratori lombardi come dei topi – ha detto il presidente della Regione Lombardia Roberto Maroni riferendosi ai frontalieri, nell’assemblea dell’Alleanza delle cooperative italiane – Lombardia di mercoledì 5 febbraio, con particolare riferimento alla campagna xenofoba ticinese Bala i ratt e al referendum proposta dall’Udc per il 9 febbraio per una rinegoziazione dei trattati con l’Unione europea sulla libera circolazione delle persone –. Sono lavoratori che operano oltre confine, hanno una dignità che va rispettata. Si tratta di persone che svolgono la loro professione, rendendo un servizio alla società ticinese. Senza questi lavoratori, di là, non so cosa potrebbe accadere».

«In casa propria ciascuno è libero di decidere come meglio crede, ma i nostri lavoratori hanno una dignità, che va rispettata – ha proseguito Maroni –. Noi li sosteniamo, come sosteniamo le nostre imprese, creando le condizioni affinché scelgano di restare in Lombardia invece di delocalizzare altrove. Vogliamo un rapporto di leale collaborazione fra Istituzioni, altrimenti ognuno seguirà la propria strada e prenderà le proprie decisioni».

«Noi siamo determinati a far valere le nostre ragioni, sia con gli amici ticinesi sia con il Governo di Roma – ha aggiunto Maroni, che – non può pensare di mettere mano agli accordi di carattere finanziario sui ristorni della Svizzera verso i Comuni lombardi senza coinvolgere la Regione Lombardia. Oggi e domani [5 e 6 febbraio] sarò a Roma, incontrerò diversi esponenti dell’Esecutivo, fra i quali il ministro Saccomanni, al quale dirò esattamente questo».

«Fa bene ad andare a Berna a trattare – ha concluso il presidente lombardo – ma siccome questo accordo ha un impatto diretto sulla nostra regione, sui Comuni frontalieri e sui cittadini lombardi che lavorano in Svizzera, prima di prendere le decisioni deve coinvolgere anche la Regione Lombardia». [md, ecoinformazioni]

Una interrogazione alla Camera sui ristorni

frontalieri«No a forme di pressione che fomentino sentimenti di avversione nei confronti dei lavoratori frontalieri» dicono i deputati comaschi Braga e Guerra.

 

L’interrogazione presentata alla Camera, prima firmataria Maria Chiara Gadda, sottoscritta dai deputati democratici comaschi Chiara Braga e Mauro Guerra, chiede ai ministri degli Esteri e dell’Economia: «Quali forme di tutela il Governo intende attuare per salvaguardare il quadro normativo che disciplina l’imposizione fiscale dei lavoratori frontalieri, con particolare riguardo alla questione dei ristorni».

Una richiesta di chiarimento: «A seguito dell’approvazione quasi unanime, lo scorso 29 gennaio 2014, da parte del Gran consiglio dell’iniziativa cantonale in materia di imposizione fiscale con la quale il Canton Ticino chiede all’Assemblea federale svizzera l’abrogazione unilaterale dell’accordo fiscale sui frontalieri in vigore dal 1974».

Roma ha: «Approvato un decreto legge che prevede la cosiddetta voluntary disclosure, una richiesta spontanea del contribuente che permetterà di regolarizzare i capitali non dichiarati all’estero per i quali dunque non sarà più previsto l’anonimato, le imposte dovute verranno pagate per intero attraverso un meccanismo di riduzioni diversificate delle sanzioni, mentre sono previste importanti attenuazioni del carico penale».

«Il provvedimento appena varato dal Governo ha come obiettivo quello di garantire una nuova base giuridica di partenza per arrivare ad un accordo fiscale tra il nostro Paese e la Confederazione elvetica – precisa la nota dove i deputati comaschi sottolineano come – L’iniziativa ticinese è stata lanciata proprio come forma di pressione nei confronti del Governo elvetico in occasione delle trattative su un nuovo accordo fiscale tra Italia e Svizzera sulla tassazione dei capitali esportati illecitamente».

«A questo si accompagna il referendum elvetico del prossimo 9 febbraio promosso dal partito conservatore dell’Udc, sintetizzato nello slogan “Basta con l’immigrazione di massa”, per limitare appunto l’accesso ai lavoratori stranieri in territorio svizzero, che soprattutto in Ticino rischia di peggiorare la situazione, accrescendo le ostilità in un clima già abbastanza teso – concludono Braga e Guerra –. La speranza è che, come purtroppo già avvenuto negli anni passati, non si fomentino sentimenti di avversione inutili soprattutto in un periodo di forte crisi come quello attuale, agendo sulle paure dei cittadini e dei lavoratori, e soprattutto non si utilizzino i frontalieri come strumenti di scambio o peggio di ritorsione sui quali far pesare gli esiti di importanti negoziazioni e accordi futuri» (l’interrogazione). [md, ecoinformazioni]

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