Arte: Angelo Tenchio e la classicità
Al Museo archeologico di Como, in palazzo Giovio, si inaugura sabato 21 aprile una mostra particolare: accanto ai reperti archeologici dell’epoca classica sono infatti collocate alcune sculture di Angelo Tenchio, artista comasco prematuramente scomparso nel 1994.
Non sono sculture scelte a caso. Si tratta di opere che in qualche modo intrattengono con l’arte classica (o, più in generale, arcaica) un rapporto di ispirazione o di relazione o di contaminazione. In un artista profondamente segnato dalla dialettica fra tradizione e modernità, un tale rapporto non può che essere complesso, ovviamente non di semplice derivazione e men che meno di copia (significativamente, il titolo della mostra richiama Una classicità immaginaria). Il gioco è sottile e altalenante tra allusione e contenuti: a volte basta un nome (Nike o Era, ma anche Totem) per sollecitare un’immagine o un ricordo, altre volte questo stesso titolo serve a ribaltare delle conoscenze che sembravano assodate. Del resto, per quel che ho imparato frequentando Angelo Tenchio al tempo dello studio di via Borgovico, non tutti i titoli erano scelti per affermare riconoscimenti certi: molto spesso l’intenzione era assai più labile e “giocata di sponda”, e molte delle Nike sono più intime che bellicose. Ma le certezze non sono obiettivo dell’arte. Persino la Nike per eccellenza, la Nike di Samotracia che oggi fa bella mostra di sé al Louvre, è opera complessa, contraddittoria e tutt’altro che “classica” in senso pacificante.
Non sono nemmeno sculture collocate a caso. La mostra si inserisce nelle sale espositive del museo con ritmo pausato ed estremamente significativo. Intrattiene con il contesto (cioè con i reperti archeologici, ma anche con le decorazioni originali di palazzo Giovio) un confronto aperto, davvero stimolante. Il punto d’arrivo è, non a caso, una scultura collocata tra i dadi scolpiti provenienti da via Cinque Giornate (forse appartenuti un tempo alla biblioteca donata da Plinio il giovane alla città) e sullo sfondo del grande rilievo dei Cavalieri. In pochi metri duemila anni di cultura visiva trovano un momento di sintesi.
La mostra, organizzata dal Museo Archeologico Paolo Giovio insieme con The Art Company Como, e frutto dell’attenta cura di Roberto Borghi, è un bell’esempio di quello che si può fare, con misura e intelligenza, per valorizzare il patrimonio culturale e artistico del territorio.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]
Angelo Tenchio
Una classicità immaginaria
Como, Museo Archeologico Paolo Giovio, piazza Medaglie d’Oro
21 aprile – 3 giugno 2018
orari: martedì-domenica 10-18; lunedì chiuso
Ingresso al museo: euro 4; ridotto per gruppi di più di 15 persone: euro 2
Inaugurazione sabato 21 aprile 2018 alle ore 17



La seconda giornata di Parolario offre una lunga serie di iniziative per tutte le età dislocate tra le ville del lungolago che collega Como a Cernobbio. Nel primo pomeriggio saranno proposti due laboratori a Villa Olmo: Arm Knitting per gli adulti alle 15,30 e Festa dei bambini con origami alle 16, per bambini e bambine dai 7 ai 12 anni. Alle 17 avrà luogo l’intervento Le nuove tecnologie: etica, società e potere a cura di Paolo Bellini. A seguire La sinfonia dell’infinitamente piccolo, con cui Michela Prest ci invita a concepire la fisica da un punto di vista completamente nuovo grazie alla collaborazione di Teatro Sociale di Como AsLiCo. Sempre alle 17, a Villa Sucota si parlerà di valorizzazione dei beni culturali nello sviluppo economico attraverso un dialogo tra Cludia Taibez della Fondazione Antonio Ratti, la direttrice del museo di Palazzo Reale a Genova Serena Bertolucci e il direttore della Reggia di Caserta Mauro Felicori. Alle 18 poi, all’Ordine degli Architetti di Como in via Sinigaglia sarà presente Alberto Ferlenga con l’intervento Città e memoria: come strumenti del progetto. Di nuovo a Villa Olmo sarà messo in scena alle 18,15 uno spettacolo dal titolo Si calvi chi può. Commedia d’amore surreale in atto unico, proposto da Andrea Vitali e dagli ospiti della comunità riabilitativa di Piario in val Seriana. Presso lo spazio The Art Company di via Borgovico 163 
