Mese: Novembre 2008

Bruni instabile

bruniLe prime reazioni all’impasse della maggioranza che per le minoranze non c’è più. L’agonia della giunta Bruni nuoce alla città e sarebbe meglio prendere atto del suo fallimento e voltare pagina.

«Dopo la riprova data dal consiglio comunale di giovedì 13 novembre, i consiglieri dell’opposizione hanno sentito l’esigenza di denunciare lo stato di crisi della maggioranza – si legge in una nota del Pd – Nonostante non si abbia voluto sospendere i lavori proprio per arrivare al voto che avrebbe sancito la fusione tra Acsm e Agam, l’assenza di sei consiglieri della stessa maggioranza ha fatto mancare il numero legale».
Per Luca Gaffuri, capogruppo del Pd, bisogna avere il «coraggio di aprire una crisi politica. Il sindaco, che in passato ha già minacciato i suoi di dare le dimissioni, dovrebbe permettere di uscire dalla situazione di immobilismo in cui è precipitato il Consiglio comunale di Como, dove è la minoranza a proporre i temi, come sulla Cittadella sanitaria, e cercare il consenso della maggioranza per portare avanti i provvedimenti che interessano la città», mentre per Donato Supino, capogruppo Prc, «il Consiglio comunale viene offeso ogni volta che viene chiamato a deliberare su proposte dove la maggioranza non è compatta».
Il capogruppo democratico a Palazzo Cernezzi ha chiosato: «Il sindaco Bruni, che vorrebbe essere muscolare, ha una maggioranza che si disperde al primo soffio di vento».

Il Consiglio comunale di giovedì 13 novembre 2008

cernezzi3Al consiglio comunale di giovedì 13 novembre nel cuore della notte la maggioranza non riesce a garantire il numero legale. Rimandata a lunedì 17 novembre l’approvazione della fusione fra Acsm e Agam.

Nelle preliminari del Consiglio comunale del 13 novembre Vittorio Mottola, Pd, ha espresso la speranza di poter vedere iniziare prima della fine dell’anno i lavori per l’allargamento del cimitero di Monte Olimpino, Pasquale Buono, Fi, ha riproposto il problema degli odori del depuratore comasco che disturbano i vicini e che già un anno fa fecero una raccolta firme chiedendo lo spostamento della struttura, Mario Molteni, Per Como, ha ricordato che sono trascorsi ventuno giorni dalla sua denuncia della mancanza di illuminazione ai giardini a lago senza che sia successo nulla. Per ultimo Alessandro Rapinese, Area 2010, ha chiesto di implementare il sito dl Comune per il pagamento delle bollette, così com’è stampato sulle stesse.

In memoria
Appena aperta la seduta il sindaco ha ricordato la figura del vescovo emerito di Como, Alessandro Maggiolini, per lui un «gigante», un punto di riferimento in un periodo storico in cui, «a causa di un malinteso senso della modernità, molti hanno rinunciato alla testimonianza». Per il primo cittadino comasco Maggiolini «ha saputo cogliere e documentare la deriva dei tempi, regalandoci pagine al tempo stesso liriche e dure, sicuramente magistrali dal punto di vista dell’indagine filosofica e dell’ortodossia cattolica». Inoltre ha aggiunto Bruni: «La sua analisi sul rapporto con le altre confessioni religiose su cui ruota l’attualità internazionale, come sempre, è stata condotta con impareggiabile onestà intellettuale, rilevando che il vero seme dell’intolleranza si sviluppa proprio nel momento in cui si rinuncia al proprio patrimonio etico e spirituale».
Finito il discorso l’assemblea di Palazzo Cernezzi e il pubblico si sono raccolti in un minuto di silenzio.

Fusione
La seconda serata di dibattito sulla fusione Agam – Acsm è così incominciata con l’intervento di Pierangelo Gervasoni, Gruppo misto, che ha ribadito la sa perplessità sullo spostamento della sede legale da Como a Monza, e ha poi esclamato, a proposito dell’inceneritore comasco: «Diciamolo ai nostri cittadini che andiamo a bruciare i rifiuti di Monza».
«Logiche che stanno allontanando l’azienda del territorio» per Molteni, per cui «spesso dopo queste operazioni ci si trova con le tariffe aumentate». Il consigliere di Per Como ha difeso i beni primari e chiesto di «abbandonare le logiche della convenienza finanziaria e borsistica».
Luca Gaffuri, Pd, ha chiesto di sapere il nome della futura società lasciato nella delibera ancora in sospeso e difeso gli emendamenti delle opposizioni, migliorativi di una situazione che vede il pericolo, «allo scadere dei patti di sindacato, tra tre anni, della vendita completa di Acsm».
«Noi siamo qui a discutere – ha affermato animatamente Bruno Magatti di Paco – ciò che i Consigli di amministrazione di Acsm e Agam hanno già deliberato!». Per il consigliere della rondine la capacità del Consiglio comunale di dettare un indirizzo alle proprie partecipate è ormai una battaglia persa e «queste società, nate da investimenti pubblici, stanno andando gradatamente verso la totale privatizzazione».
Magatti si è quindi scagliato contro un sistema di designazioni politiche che «fa impallidire il socialismo reale dell’Unione sovietica», riferendosi a Giorgio Pozzi, presidente di Acsm, designato a tale incarico dal sindaco di Como, nonché commissario provinciale di Forza Italia e quindi “superiore” politico del primo cittadino comasco.
Un’affermazione che ha avuto una pronta risposta dal coordinatore cittadino del partito, Stefano Rudilosso, per cui «nessuno ha fatto pressioni sui consiglieri comunali di Forza Italia che sono convinti della necessità di questa operazione ben studiata».
Nella replica il sindaco ha ribadito che «gli allegati della delibera non sono modificabili, perché vengono votati così come sono anche dal Consiglio comunale di Monza». L’unica possibilità di modifica è alla delibera in cui possono essere espressi degli indirizzi. Il primo cittadino si è espresso contro la possibilità dell’introduzione di un diritto di prelazione proposto dalle minoranze all’interno del patto sociale che a suo parere garantisce già così come formulato il ruolo dei capoluoghi del Lario e della Brianza e ha chiarito che non ci sono problemi di conflitto di interessi per il suo ruolo e quello di Pozzi.
Qualche sfilacciamento nella maggioranza, una parte della quale avrebbe forse potuto essere favorevole a qualche emendamento presentato dalle opposizioni, ha richiesto una sospensione. Tornata in aula ricompattata ha però iniziato a subire alcune defezioni, con diversi consiglieri che hanno lentamente abbandonato la seduta.
Data l’ora e l’elevato numero di emendamenti, dodici, e ordini del giorno, tre, il Consiglio ha deciso di proseguire la seduta ad oltranza anche perché l’impegno del sindaco con il Comune di Monza, in assemblea contemporaneamente a quello di Como, era di raggiungere il risultato della fusione entro la fine della serata.
Sono stati accolti i primi due emendamenti presentati dalla maggioranza. Il numero uno presentato da Alleanza nazionale e sub-emendato dall’opposizione, con il solo parere negativo di Donato Supino, Prc, impegna il Cda della nuova società a creare un Comitato esecutivo a cui saranno demandate alcune decisioni di sua competenza. Il secondo impegna il sindaco a sondare le parti per vedere la loro disponibilità di togliere i limiti temporali per il blocco al 4 per cento per l’acquisto di azioni per i soggetti che non siano i due Comuni interessati nella fusione. In caso contrario il sindaco avrà il mandato per riproporre la questione a fusione avvenuta cercando di modificare lo statuto.
Bocciati sette degli altri emendamenti proposti dalle minoranze, mentre il numero dei consiglieri della maggioranza e della minoranza con l’avanzare della notte ha cominciato lentamente a scemare.
Un accalorato Marcello Iantorno ha accusato i consiglieri di maggioranza di avere poco rispetto di se stessi e di ratificare senza autonomia di giudizio scelte prese da altri.
«Perderemo il controllo di Acsm, allo scadere dei patti parasociali, senza guadagnarci nulla – ha dichiarato Rapinese abbandonando l’aula per protesta – forse era meglio fare come Varese, che ha venduto, e ha portato a casa un po’ di soldi, mentre i comaschi non incasseranno un centesimo».
Dopo che le minoranze hanno garantito la votazione, e la bocciatura, di quattro dei loro emendamenti hanno abbandonato l’aula facendo mancare il numero legale alla seduta. La maggioranza si è ritrovata con solo 19 consiglieri più il sindaco e alla una e mezza di notte la seduta è stata dichiarata deserta. Facce nere e tirate fra i rappresentanti della maggioranza e dei forzisti in particolare che hanno subito fatto capannello attorno al commissario Pozzi, mentre alcuni inveivano sommessamente contro i collegi che hanno abbandonato l’aula facendo rimandare l’operazione di fusione. La discussione riprenderà lunedì prossimo senza più bisogno di un numero legale qualificato. [Michele Donegana, eco informazioni]

Libera stampa il 20 novembre allo Sapzio Gloria a Como

manifesto1Cara libertà, una serata di incontro, festa e sottoscrizione a sostegno della stampa indipendente. Giovedì 20 novembre alle 21 allo spazio Gloria in via Varesina 72 a Como. Organizzano: Arci provinciale e i circoli Arci Terrà e Libertà, ecoinformazioni e Xanadù.

L’attacco delle destre alle libertà e alle radici stesse della nostra civiltà è multiforme. La parte più retriva della politica, purtroppo premiata dal consenso della maggior parte degli elettori, sta intensificando la sua azione per annullare la Carta costituzionale aggirandone principi e precetti. Così nel nostro territorio, a Cantù, trova spazio l’idea razzista e fascista di chiedere a cittadini di denunciare anonimamente al telefono stranieri, persone colpevoli solo di esistere.
Così, impedendo perfino al Parlamento di discuterne e minacciando repressione per chi si oppone, Tremonti, Gelmini e Berlusconi avviano un organico e articolato percorso di distruzione della scuola pubblica.
Così, mentre nel nostro territorio la destra guadagna un nuovo quotidiano e la Giunta Bruni si regala un mensile di autopromozione (a nostre spese), si modificano le leggi sulla stampa per impedire alle poche testate libere residue di esistere.
La bolla informativa e le sue balle, altrettanto pericolose e assassine del disastro finanziario che da essa è stato alimentato e sostenuto, regge e viene difesa dalle destre che fondano proprio sulla disinformazione, sulla paura costruita ad arte con notizie drogate diffuse Porta a Porta la sua stessa possibilità di esistere e di gestire il potere.
Per questo l’idea di Berlusconi è togliere ogni agevolazione, ogni finanziamento, ogni possibilità di vita a chi non lo sostiene e non propaganda quel pensiero unico liberista e guerrafondaio che, sconfitto persino nei mercati tanto da indurre i governi a statalizzare le perdite di scelte economiche dissennate, può guadagnare consenso solo con l’intensificarsi della propaganda e la negazione sistematica della verità.
È l’intero sistema della stampa non asservita al potere che soffre e per questo contiamo sulla partecipazione più ampia all’iniziativa sulla libertà di stampa organizzata il 20 novembre alle 21 allo Spazio Gloria a Como a sostegno de il manifesto e di Carta.
All’incontro partecipano Valentino Parlato – Il manifesto, Alessandro Robecchi – Il manifesto, Gigi Sullo – direttore di Carta. Coordina Gianpaolo Rosso – Arci/ ecoinformazioni. La serata prevede un momento di musica dal vivo e degustazioni di vini con raccolta fondi a sostegno de il manifesto e Carta.

Il consiglio comunale di Como di lunedì 10 novembre 2008

cernezzi2Fusione Acsm e Agm – A2A. D’Alessando imita Berlusconi e da del coglione a chi si oppone.

Sicurezza a Monte Olimpino al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 10 novembre. Marco Butti, An, ha segnalato «un tentativo di violenza nei pressi del bar Eden nei confronti di una donna quarantenne da parte di due giovani» venerdì 7 novembre alle 22 e chiesto quindi maggiore sicurezza, invitando il sindaco a farsi promotore di un’iniziativa nei confronti del Comitato provinciale per la sicurezza. Anche Mario Molteni, Per Como, ha citato episodi di vandalismo vicino alla chiesa di San Zenone di Monte Olimpino: «Alcuni giovani bivaccano sul sagrato, sporcando, nel giorni di Ognissanti hanno spaccato bottiglie gettandole contro la facciata della chiesa, e il 7 sera hanno distrutto la bacheca informativa della parrocchia».
Donato Supino, Prc, ha parlato delle dichiarazioni dei redditi dei consiglieri comunali: «Posso anche capire chi si è dimenticato di presentarle, ma non» – ha aggiunto – «quelli che si credono al disopra della legge, come l’assessore D’Alessandro che sulla stampa locale ha detto di rivolgersi all’Agenzia delle entrate». Quanto meno icastica la risposta dell’interessato che ha dato del coglione al consigliere dell’opposizione.
Luigi Bottone, Udc, ha ribadito la sua segnalazione dell’inquinamento a Villa Olmo, dopo gli ultimi versamenti di gasolio.
Vittorio Mottola, Pd, a seguito di un incontro fra cittadini e rappresentanti dell’amministrazione, ha chiesto certezze sul finanziamento delle ristrutturazione della palestra di Ponte Chiasso.
Emanuele Lionetti, Lega, ha chiesto «la pulizia della tomba di Alfredo Gaffuri, il mecenate che ha donato ala città il teatro Politeama».
Vincenzo Sapere, Gruppo misto, ha preso le difese degli otto inquilini morosi delle case popolari comunali che sono stati sfrattati dall’amministrazione. Pronta la reazione dell’assessore Cenetiempo: «Si tratta di un provvedimento nato dopo che negli ultimi anni, dopo ripetute comunicazioni, non si sono mai degnati di telefonare o presentarsi in Comune per concordare un piano di rientro, così come è avvenuto per altri. Noi non vogliamo buttare fuori di casa nessuno».
Dopo un applauso unanime per la nomina del consigliere Enrico Gelpi, Fi, già presidente dell’Automobile Club d’Italia, nel Consiglio mondiale dello sport automobilistico, massimo organo istituzionale dello sport su quattro ruote in seno alla Federazione internazionale dell’automobile, è cominciato l’assemblea sulla decisione di fusione fra Acsm e Agam, azienda simile di Monza.
Acsm – Agam: Lo stato delle cose.
Attualmente Acsm è per il 40,5% del Comune di Como, per il 20% di A2A (azienda nata dalla fusione di Aem e Amsa di Milano e di Asm di Brescia, che controlla al 100% la Bas di Bergamo, la più grande multiutility italiana), per il 3,2% di Edison (controllata per il 61,3% da Transalpina di energia, a sua volta controllata da Delmi per il 50%, di cui A2A detiene con il 51%), la quota restante è sul mercato.
Agam si divide fra un 75,01% del Comune di Monza, un 24,99% di A2A, il resto sul mercato.
Alla fusione delle due aziende, Agam scomparirà venendo inglobata in Acsm, con un rapporto di cambio delle azioni da un minimo di 0,62 ad un massimo di 0,66 con quelle di Acsm, la proprietà verrà ripartita per il 29,1% al Comune di Monza, 24,8% a Como, 21,9% a A2A, 1,9% a Edison e 22,2% al mercato.
A2A è per il 27,5% del Comune di Milano e per una quota identica del Comune di Brescia; ha messo sul mercato il 35,1% e, come dichiarato dal sindaco di Como, è «100 volte più grande di Acsm e Agam messe assieme».
Per garantire una forma di controllo da parte dei due Comuni interessati per i primi tre anni varrà un patto parasociale che impone a Monza di non scendere sotto il livello azionario di Como e a A2A di non superare quello comasco.
Fino al 31 dicembre 2009 poi ad altri soggetti, che non siano il Comune di Como e di Monza, non sarà permesso di possedere più del 4%.
Nel Consiglio di amministrazione della nuova azienda il Comune di Como avrà 3 rappresentanti, così come Monza, contro i 2 di A2A e 2 della minoranza. L’azienda milanese avrà l’amministratore delegato, che proporaà al consiglio i piani industriali, mentre i Comuni a nord del capoluogo lombardo si spartiranno la presidenza e la vicepresidenza a rotazione con, nei primi due anni, Como nel ruolo di vice.
Per la segreteria Cgil, Filcem – Cgil, Fp – Cgil per Acsm «la scelta effettuata due anni fa, di scendere al di sotto del 50% di proprietà pubblica, risulta oggi, anche alla luce di questa ulteriore trasformazione, inadeguata». Un passaggio definito dai firmatari come una «mera strategia prevalentemente finanziaria» senza «adeguate ricadute positive per i cittadini utenti». Segreteria Cisl, Femca – Cisl e Rsu Cisl Acsm hanno ribadito in un loro documento «la necessità di avere un progetto per l’aggregazione, attorno ad Acsm, di tutte le piccole aziende municipalizzate nel nostro territorio». La centrale sindacale di via Brambilla ritiene in ogni modo «positivo e da sostenere il progetto di fusione ed aggregazione».
D’accordo i due sindacati sulla difesa dell’occupazione, la richiesta della presentazione di un piano industriale e il mantenimento dei presidi e delle sedi operative.

Il sindaco di Como Bruni ha giustificato la fusione per «la situazione del mercato, con le norme sulla crescente liberalizzazione» che richiederebbero «grandi investimenti in una situazione di crescente difficoltà». Per il primo cittadino comasco Acsm è «un’azienda piccola, brillante in molti settori, con alcune perdite nel settore dell’acqua, ma con utili interessanti». Per Bruni il mercato renderà sempre più difficile la vita alle piccole aziende che rischiano di venire mangiate dalle grosse compagnie e la fusione fra le due società servirà a rafforzare Acsm con «una operazione a carattere industriale non finanziaria», un tentativo che, ha aggiunto il sindaco, era stato tentato con Bas di Bergamo, ma che, abortito, si è risolto con l’incorporazione della ditta bergamasca nella bresciana Asm. Un’altra via è stata scelta da Varese che ha venduto il 90% delle proprie azioni ad A2A. In conclusione il sindaco ha esplicitato tre possibilità per la ex municipalizzata comasca: rimanere fermi e perdere competitività, vendere o unirsi con un’altra realtà per non scomparire.
Per il primo cittadino comasco, dopo la fusione e la garanzia delle prerogative comasche con i patti parasociali, ognuno sarà libero di fare le proprie scelte, avendo in ogni modo i due Comuni il controllo del 49% della società.
Molte critiche sono piovute sulla gestione della questione da parte della amministrazione. Prima fra tutte quella sulla documentazione, necessaria a poter valutare l’argomento trattato. La relazione della società di revisione è stata consegnata solo nel pomeriggio della seduta e le altre carte sono arrivate nel corso della settimana precedente in ondate successive. Tutto per arrivare ad un paio di sedute che si tengono in contemporanea nel capoluogo della Brianza e ottenere un’approvazione entro giovedì prossimo.
«Il Consiglio comunale deve ratificare la volontà di qualcun altro?» si è chiesto Alessandro Rapinese, Area 2010, che ha ricordato come l’assemblea di Palazzo Cernezzi «stia valutando, la fusione non è imposta», e si è lamentato del poco tempo per lo studio degli incartamenti.
«Oggi Acsm è una società piccola gestita da noi consiglieri, sana, che produce utili, con alcuni punti di debolezza identificati» ha aggiunto il consigliere di Area 2010, che ha espresso la paura, allo scadere dei patti parasociali, di perdere il controllo della società, anche perché dopo tre anni «A2A e Monza avranno il 51% della proprietà». In una situazione in cui «noi siamo quotati in borsa e abbiamo un inceneritore» caratteristiche che Monza non ha.
Per Supino, che con Rapinese è stato l’unico a votare contro la proposta nelle Commissioni prima di andare in aula, si tratta di una «scelta avventata per i suoi aspetti sociali», e ha portato l’esempio di Asf in cui la nomina dell’amministratore delegato lasciata al privato ha portato a politiche contrarie a quando la gestione era pubblica. «Non si prevede un piano industriale» ha aggiunto il consigliere comunista che ha anche rivendicato il ruolo centrale dell’acqua come bene pubblico primario.
«Perché la sede amministrativa sarà a Monza?» si è chiesto Emanuele Lionetti, Lega, che comunque ha espresso fiducia nell’operato del sindaco.
Marco Butti ha parlato di «perplessità sulla governance» chiedendo «di evitare l’annullamento della soglia del 4%» per mantenere al Comune un ruolo nelle strategie del futuro dell’azienda.
«In Commissione abbiamo chiesto di vedere il piano industriale e ci è stato risposto che non c’è – ha denunciato Marcello Iantorno, Pd, che ha chiesto – una serie di modifiche agli accordi che sono negativi per Como». Il consigliere democratico ha poi attaccato, presente in aula Pozzi, presidente Acsm, «la palese incompatibilità sul piano etico – politico della presenza di vertici di partito ai vari livelli provinciale, regionale e nazionale nelle partecipate».
La discussione riprenderà giovedì 13 novembre. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 6 novembre 2008

cernezzi1A Palazzo Cernezzi si spreca energia. Nella seduta del 6 novembre si è discusso di tangenziale e si è istituita la commissione Paesaggio.

In un caldo torrido, il riscaldamento a Palazzo Cernezzi certamente funziona, giovedì 6 novembre durante le preliminari al Consiglio comunale Donato Supino, Prc, ha posto all’attenzione dell’assemblea gli ultimi fatti di cronaca che hanno coinvolto l’azienda di trasporti Asf, con le dimissioni di Umberto Isella, direttore tecnico, e la vicenda delle intercettazioni ambientali nell’ufficio dell’amministratore delegato Annarita Polacchini. «Questa vicenda va chiarita – ha chiesto il consigliere comunista – si tratta pur sempre di un’azienda pubblica al 51 per cento».
Mario Molteni, Per Como, ha invece ricordato, con un nuovo cartello, che sono trascorsi 14 giorni dalla sua prima segnalazione sull’illuminazione guasta ai giardini a lago e ha chiesto all’assessore dove possano conferire i materiali inerti prodotti dalle piccole ristrutturazioni i semplici cittadini «che non vengono più ricevuti dalla discarica alla Guzza».
L’assemblea di via Vittorio Emanuele ha quindi iniziato i lavori riprendendo la discussione sulla delibera inerente il peduncolo della tangenziale comasca fra via Tentorio e via Canturina. In sostanza il Consiglio ha discusso del progetto preliminare approvato dal Comitato interministeriale per la programmazione economica (Cipe) che deve essere recepito nel Piano regolatore.
Fin qui tutto bene, ma le voci che parlavano di un cambiamento del tracciato a ridosso delle abitazioni di via San Bernardino hanno preoccupato l’intera assise che ha fatto propri all’unanimità gli emendamenti e l’ordine del giorno proposti per garantire il tracciato attuale e non quello prospettato da Concessionaria autostrade lombarde (Cal) e Pedemontana, le due aziende che al 50 per cento concorrono alla realizzazione dell’opera. «Questa è l’ultima occasione che ci rimane – ha spiegato Mario Lucini, Pd – per evitare che ci siano sviluppi in direzione difforme dalla volontà del Consiglio comunale».
Tutti convinti anche sullo spostamento di un’attività produttiva che si ritrova sul tracciato, un problema posto dal consigliere del Gruppo misto Carlo Ghirri, alla proprietà è stato concesso il cambio di destinazione d’uso di alcuni terreni boschivi a poche centinaia di metri dalla sede attuale, di sua proprietà, su cui può trasferire l’attività, mentre verrà risarcito per l’esproprio del terreno su cui passerà la nuova strada. «Non c’è l’intenzione di vessare nessuno – ha precisato l’assessore D’Alessandro – già dal 2001 il privato era conoscenza del progetto e ha fatto le sue osservazioni, accolte dal Comune, al Prg».
Al voto la delibera ha ricevuto l’astensione di Pd e Per Como «perché abbiamo qualche perplessità per il tracciato del secondo lotto – ha chiarito Lucini – soprattutto per quanto riguarda l’apertura del tratto in galleria che va ad intaccare un’area paesaggisticamente importante», con un raccordo all’aperto nella zona di via Frisia.
Contrario all’opera Supino per cui la tangenziale «non migliorerà la viabilità pubblica ed è uno scempio del paesaggio», per il consigliere di Rifondazione «queste risorse andavano investite per il miglioramento del trasporto ferroviario» e ha aggiunto: «Quando tutti in Europa sviluppano le ferrovie noi facciamo all’incontrario». Parole che hanno irritato l’assessore D’Alessandro che è sbottato in un: «Lei è ideologicamente contro le infrastrutture che portano ricchezza!».

Il secondo argomento della serata, al posto del piano di zonizzazione acustica, è stata l’approvazione della Commissione paesaggio, che sostituirà l’attuale Commissione edilizia, una deliberazione in tutta fretta per rispettare la normativa regionale che impone la sua approvazione entro il 14 novembre.
Accordo di massima fra maggioranza e minoranze, tranne che per un emendamento sulla nomina dei commissari presentato da Marcello Iantorno, Pd, ritenuto illegittimo dalla Segreteria generale. L’esponente democratico ha proposto di affidarne l’incarico al Consiglio comunale, mentre la delibera prevede che sia un atto di competenza della Giunta. Ai voti l’emendamento non è passato.
La delibera approvata istituisce così una Commissione di tecnici esperti nei più vari settori, dalla geologia, alla tutela dei beni architettonici, all’urbanistica, che resterà in carica tre anni e che sostituirà in toto la vecchia Commissione urbanistica, definita dall’assessore Faverio «un doppione inutile». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Da Merone in Centroamerica per l’acqua

acquaParte la Carovana centroamericana dell’Acqua una iniziativa di solidarietà con i movimenti a difesa dell’acqua del Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras. «Porteremo in Italia le esperienze di lotta contro la privatizzazione dell’acqua» afferma Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente Ilaria Alpi di Merone e consigliere nazionale del Contratto mondiale sull’acqua.

Partirà dall’Italia l’8 di novembre la Carovana centroamericana dell’acqua, organizzata da associazioni e Ong impegnate in progetti di cooperazione internazionale, in particolare in America Latina.
«La Carovana – si legge in un comunicato del Circolo ambiente di Merone – nel periodo che va dall’8 al 22 di novembre toccherà molte città e villaggi di quattro Paesi dell’America Centrale: Nicaragua, Guatemala, El Salvador e Honduras».
Luoghi in cui il 58 per cento delle persone che vivono nelle campagne e il 13 per cento nelle città non hanno accesso all’acqua, pur avendo 120 bacini idrografici, di cui 23 internazionali, il 10,7 per cento dei bacini del pianeta.
L’iniziativa, a cui parteciperanno anche parlamentari europei ed italiani, consiglieri comunali e provinciali, responsabili di aziende pubbliche dei servizi idrici, rappresentanti di associazioni e Ong, è «uno strumento di solidarietà e di sostegno alle mobilitazioni messe in atto dalle comunità dell’America Centrale impegnate nella difesa delle proprie risorse idriche dai processi di privatizzazione e di mercificazione della loro gestione» oltre che «un’occasione di incontro per i rappresentanti di movimenti italiani ed europei e per gli eletti di enti locali, impegnati a difesa dell’acqua, per costruire una rete anche in preparazione al Forum Sociale Mondiale di Belem, Amazzonia, che si terrà a gennaio 2009 e al Forum Mondiale dell’Acqua di Istanbul nel marzo 2009».
Roberto Fumagalli, che ha già avuto modo di conoscere comunità locali in lotta a difesa dell’acqua in precedenti viaggi in America Latina, ha precisato che «Anche da noi in Italia, e in particolare in Lombardia, l’acqua rischia di essere privatizzata. Esistono infatti nuove leggi nazionali e regionali che obbligano a mettere a gara la gestione degli acquedotti. Al contrario l’acqua è un bene comune e come tale deve essere gestito solo a livello pubblico. Per questo ci alleeremo con i movimenti centroamericani per far fronte comune contro la privatizzazione dell’acqua».
Per sostenere la Carovana dell’Acqua si può inviare un contributo a: Italia – Cuscatlan Banca di Legnano Ag. Turbino; Causale: Progetto Carovana; Iban: IT46 O 03204 33940 000000008365.

Il Consiglio comunale di como di martedì 4 novembre

cernezziCamnago Volta senz’acqua, giardini a lago al buio. Le opposizioni garantiscono nuovamente il numero legale al Consiglio di martedì 4 novembre. Rimandate le votazioni su zonizzazione acustica e tangenziale di Como.

Residenti di Camnago Volta senz’acqua al Consiglio comunale di martedì 4 novembre per protestare contro una situazione che si protrae «da circa due anni» per un approvvigionamento che «è andato via via scemando fino a raggiungere nel corso dell’ultimo anno livelli del tutto insufficienti», come si legge nella lettera indirizzata al sindaco di Como, alla presidente della Circoscrizione 4, al prefetto e alla direzione Acsm. Una situazione che ha costretto i residenti delle vie Zampiero, Aquileia, Maestri Campionesi «a fare scorta di acqua (quando c’è) in bottiglioni e taniche per soddisfare il minimo fabbisogno giornaliero».
Gli abitanti di Camnago Volta Superiore si sono presentati con sacche di plastica di acqua per le emergenze distribuiti da Acsm e il loro problema è stato portato a conoscenza del Consiglio tramite Mario Molteni, Per Como, che nelle preliminari ha ricordato come la mancanza «sia soprattutto nelle fasce mattutine e serali quando tutti usano l’acqua» per una quarantina di famiglia con anche situazioni di criticità per le fasce più deboli.
Il capogruppo di Per Como ha anche inscenato una protesta per la mancata sistemazione dell’illuminazione ai giardini a lago presentandosi con un cartello con scritto i giorni, dodici, da quando ha fatto la prima segnalazione a Palazzo Cernezzi.
Luigi Bottone, Udc, ha invece attaccato il dirigente dell’Ufficio scolastico provinciale Benedetto Scaglione per le dichiarazioni, che lo hanno lasciato stupefatto, sulle droghe leggere.
«È indispensabile che si usino le procedure corrette» ha dichiarato Mario Lucini, Pd, per il piano di recupero dell’area ex Danzas, vicino alla stazione di Como San Giovanni, pur non dichiarandosi contrario alla riqualificazione dell’area, il consigliere ha affermato che «non si tratta di un ampliamento di attività» e essendoci la possibilità di costruire alberghi anche in altre zone del territorio comunale non si dovrebbe passare attraverso lo Sportello unico per le attività produttive, una procedura semplificata che porta solo ad una ratifica in Consiglio e non a una discussione sugli sviluppi edilizi della città.
Dopo uno screzio tra Donato Supino, Prc, e l’assessore Peverelli a proposito di dichiarazioni fatte dal sindaco a Esansione Tv è iniziata la seduta consiliare.
L’assessore Veronelli ha spiegato il progetto Como in tempo 2, finanziato da Regione Lombardia, che si pone come obiettivo una migliore accessibilità degli uffici pubblici, con anche il potenziamento dei Mercoledì del cittadino, l’apertura ad orario continuato degli uffici pubblici in città, per un piano territoriale degli orari, soprattutto per le scuole, per cui sono in corso contatti con Asf per l’introduzione di scuolabus. I previsione l’implementazione di strumenti informatici per la creazione di un calendario degli appuntamenti che possa essere d’aiuto per un migliore programmazione degli sessi e di attività di supporto.
Una relazione che non ha entusiasmato i consiglieri tanto che i pochi presenti in aula per lo più discutevano dei fatti propri, una situazione che ha fatto chiedere da Lucini la verifica del numero legale. Uscite le opposizioni questo è venuto a mancare e dopo i quindici minuti a regolamento si è andati alla seconda conta. Qui le minoranze, in 9 su 26 presenti, hanno permesso la continuazione della seduta rientrando in aula.
Il nuovo piano di zonizzazione acustica è stato così presentato da Elena Lolli della Oikos, la ditta che ha vinto l’appalto per le rilevazioni, che ha anche spiegato la genesi della legislazione nell’ambito acustico. Per l’esperta Como non affronta «una situazione drammatica» anche se sulle arterie principali i parametri vengono sempre superati, infatti l’unico problema acustico segnalato dai cittadini è quello del traffico automobilistico.
Approvato il Piano potranno partire i piani di risanamento delle zone che più soffrono dell’inquinamento acustico. Sulla zonizzazione qualche perplessità è stata sollevata dalle minoranze per alcune aree ed è stato chiesto qualche chiarimento. Anche Gianpiero Ajani, Lega, ha espresso la paura «di avere documenti zoppi che non si possono applicare».
Sul piano sono stati proposti due ordini del giorni e otto emendamenti e, in attesa dei pareri dei tecnici, il voto finale è stato rimandato a giovedì 6 novembre.
Nell’ultima parte del Consiglio si è discusso del peduncolo via Tentorio – via Canturina della tangenziale di Como. Il Consiglio avrebbe dovuto approvare il progetto preliminare approvato dal Cipe nel 2007, ma sono intervenute le indiscrezioni raccolte da alcuni residenti che hanno espresso il timore di ritrovarsi la strada sotto le finestre di casa.
Le voci di un cambiamento di tracciato per il progetto definitivo hanno fatto esprimere a Lucini la propria perplessità e contrarietà dato che tali notizie non sono state date ai consiglieri e per questo è stato presentato un emendamento che chiede al Consiglio di ritenere vincolante il progetto preliminare e quindi di non avvicinare il tracciato alle case nella stesura definitiva. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

No mobbing

images1Mobbing: Lavoro… Perché mi perseguiti? Nella sala della Biblioteca comunale di Como, davanti ad una platea di oltre cento persone si è svolta, lunedì 3 novembre, la prima serata, moderata dal dottor Antonio Paddeu, organizzata dalla neonata associazione No-mob di Como.

Dopo la presentazione dell’avvocato Mario Lavatellli degli scopi statutari dell’Associazione, tra cui quello di offrire un aiuto psicologico e giuridico a tutti coloro che si ritengono vittime di tale fenomeno in crescente diffusione, l’avvocata Grazia Villa ha introdotto il tema della serata: Mobbing: Lavoro… Perché mi perseguiti?
In particolare è stata illustrata la scelta necessaria di mettere a confronto le due principali competenze idonee ad affrontare il fenomeno complesso del mobbing: quella giuridica e quella psicologica.
La dottoressa Carla Gaffuri, psicologa, con grafici molto efficaci, ha delineato quali sono oggi le caratteristiche delle patologie e dei probabili danni alla salute derivanti da tutte quelle vessazioni, discriminazioni, persecuzioni plurime e reiterate nel tempo subite, di norma nel luogo di lavoro (anche se da qualche tempo si parla anche di mobbing familiare) da soggetti messi nelle condizioni di non reagire dal datore di lavoro, dai dirigenti o dai colleghi, che vanno a configurare il c.d. mobbing.
Nell’illustrare i dati che portano i medici alla diagnosi psicologica è stata evidenziata l’evoluzione negli ultimi anni degli strumenti di indagine, unitamente ai possibili rimedi: primo fra tutti la non così ovvia rimozione dei comportamenti dannosi messi in atto nei confronti delle vittime (più donne che uomini!).
Su questa possibile rimozione e, più in generale, sui rimedi giuridici si è soffermato l’altro relatore, l’avvocato Alberto Guariso, giurislavorista, del Foro di Milano.
Oltre a confermare la nota assenza di un supporto normativo specifico in materia di mobbing, il fatto che non esista in Italia una legge che disciplini il fenomeno del mobbing, Il legale si è soffermato sia sugli attuali possibili strumenti di tutela giudiziaria, sia su alcune ipotesi di normativa futura.
Guariso, infatti, ha suggerito al legislatore di allargare a questa fattispecie giuridica quelle norme già entrate in vigore nel nostro ordinamento, anche se poco conosciute e poco utilizzate, a seguito di ratifica delle direttive europee, in materia di discriminazione di razza, di genere, di religione.
Norme efficaci, almeno sulla carta, perché supportate da un impianto sanzionatorio anche penale, ma soprattutto perché impongono al datore di lavoro di rimuovere tutte le condotte illecite, portando a quella eliminazione dei comportamenti che feriscono la dignità della persona e la sua integrità psicofisica.
In attesa dell’accoglimento di questi suggerimenti, pur non nascondendo le difficoltà a veder riconosciuto dal giudice un danno da mobbing, il legale ha sostenuto che partendo dalle leggi esistenti è possibile ritrovare singoli pezzi di tutela.
Dopo aver brevemente ricordato le sempre più voluminose sentenze in materia, sono stati evidenziate le motivazioni del perché non sempre siano favorevoli al mobbizzato, ciò principalmente a causa delle difficoltà collegate al problema di provare davanti al giudice, non tanto l’esistenza del danno alla salute sempre più facilmente accertabile, tramite le Cliniche del lavoro specializzate, ma che questo danno sia stato determinato nel luogo di lavoro e attraverso atteggiamenti persecutori.
Queste gravi difficoltà, ampiamente in evidenza dagli interventi del pubblico, legati ad esperienze di sofferenza personale, sono determinate dal vuoto che si crea introno alla vittima, dalle omertà e dai silenzi complici, dal timore di offrire una testimonianza, e non da ultimo dalla fatica di trovare dentro il dolore delle vittima l’energia e la forza di intraprendere una “battaglia legale” con tali margini di incertezza.
Altri interventi hanno sottolineato ulteriori strumenti di tutela giuridica, compresa quella penale, o di aiuto psicologico offerto anche dalle strutture sanitarie pubbliche.
Il bilancio della serata, pur caratterizzato da sano realismo, è stato positivo perché ha aperto non solo speranze di tutela attuale, ma prospettive di cambiamento sulle quali l’associazione No-mob potrà continuare a lavorare. [Grazia Villa, per ecoinformazioni]

Non festa, ma tragedia

pace4 novembre 1918-2008. La grande guerra fu una grande carneficina, editoriale di Mao Valpiana direttore di Azione nonviolenta.

«La “festa” militarista del 4 novembre è stata voluta ed istituita dal fascismo. E ora che gli eredi culturali del ventennio sono arrivati al potere, quella festa vogliono rilanciare. Non solo caserme aperte, esposizione pubblica di carri armati, parate in divisa, ma anche militari nelle scuole a raccontare ai giovani l’epopea della “grande guerra”. Alla festa per la vittoria si è aggiunta quella per l’unità nazionale ed anche la Giornata delle Forze Armate. Ogni anno, in ogni città, le autorità civili, militari, religiose, si ritrovano tutte unite per legittimare eserciti e guerre. Stiamo assistendo ad un arretramento culturale. Le parole perdono il loro significato. Non si dice più “carneficina di uomini”, ma “intervento militare per portare la pace”. La guerra ormai è entrata nelle coscienze di molti, per annullarle. Ed ora si vuole persino riscrivere la storia!
Alle iniziative militariste del ministro La Russa dobbiamo rispondere con una campagna culturale che ristabilisca la verità storica, che valorizzi il dettato costituzionale: “L’Italia ripudia la guerra”. Il Movimento Nonviolento, Beati i costruttori di pace e Peacelink hanno proposto di trasformare il 4 novembre in una giornata di studio e di memoria, in una giornata di ripudio della guerra, invitando ogni persona di buona volontà e di buon senso (soprattutto gli insegnanti) a dire pubblicamente la verità storica, invitando i cittadini ad esporre dai loro balconi le bandiere della pace e della nonviolenza… Bisogna diffondere la voce di chi si è opposto alla guerra perché voleva la pace. Oramai in tutte le scuole i libri di storia hanno rivisto il tradizionale giudizio positivo sulla prima guerra mondiale e oggi prevale una netta disapprovazione di una guerra che fu una carneficina e che poteva essere evitata portando all’Italia Trento e Trieste mediante una neutralità concordata con l’Austria. Ci chiediamo per quale oscura ragione il livello di consapevolezza raggiunto dalla cultura venga demolito dalla retorica governativa. Non comprendiamo come possa essere che una guerra venga celebrata in piazza, e quella stessa guerra sia disapprovata nei libri di scuola. Ecco perché ci dobbiamo dissociare dalle cerimonie ufficiali. Il popolo della pace – in nome della nonviolenza – deve dire ancora una volta no alla guerra. In nome della pace e della Costituzione. In nome di tutti quegli italiani pacifici che furono condotti a combattere e a morire perché costretti. In nome di tutti i disertori che non vollero partecipare a quella che il papa Benedetto XV definì “un’inutile strage”. La realtà storica ci dice che i veri costi umani di quella guerra furono per l’Italia: 680.071 morti; 1.050.000 feriti di cui 675.000 mutilati. Per l’Austria – Ungheria: 1.200.000 morti; 3.620.000 feriti. I morti di tutti i paesi coinvolti furono quasi 10 milioni. Queste le conseguenze di una folle decisione del re e del governo contro la volontà del Parlamento (450 su 508 deputati erano contrari); furono uccisi, feriti, mutilati 2.405.000 italiani, contadini e poveri, e 4.820.000 austriaci e ungheresi, per conquistare all’Italia terre che si potevano ottenere per via diplomatica, come voleva Giolitti. Bisogna ricordare che chi non combatteva veniva fucilato dai carabinieri italiani. Il sentimento di pace degli italiani venne violentato da un militarismo spietato, che avrebbe poi aperto le porte al fascismo. Noi ricordiamo con rispetto e con pena profonda le vittime civili e militari di tutte le guerre. Piangiamo tutti i morti della prima e della seconda guerra mondiale, ed oggi delle guerre in Afghanistan, in Iraq, in Israele, in Palestina, in Cecenia, in Congo, in Tibet, siano essi civili o militari, uomini o donne, italiani o di qualsiasi altra nazionalità. Rende vero onore alle vittime soltanto chi lavora tenacemente per rendere illegittima ogni guerra ed escluderla dai mezzi della politica, per sciogliere gli eserciti ed istituire i corpi civili di pace per una polizia internazionale sotto egida dell’Onu. Non gli eserciti hanno diritto a render omaggio alle vittime (di ieri e di oggi), ma chi alle guerre si oppone; solo chi è costruttore di pace e si batte affinché mai più ci siano guerre domani, può ricordare le vittime delle guerre di ieri senza offenderle ancora. Noi pensiamo che perseverando in questa azione rigorosamente nonviolenta, anno dopo anno riusciremo a rendere sempre più partecipate le nostre iniziative di memoria, e rendere sempre più evidente l’ipocrisia e l’immoralità dei militari scandalosamente in festa innanzi alle tombe delle vittime. Noi pensiamo che il 4 novembre possa e debba diventare una giornata di memoria contro tutte le guerre e di impegno per la pace».

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