Mese: Novembre 2008

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 27 novembre

cernezzi6Le opposizioni abbandonano l’aula ancora prima di cominciare e va deserto il Consiglio comunale di giovedì 27 novembre sull’assestamento di Bilancio da discutere per legge entro fine mese. Dovrà essere convocato un Consiglio straordinario nel fine settimana.

Nelle preliminari al Consiglio comunale Roberta Marzorati, Per Como, ha denunciato lo stato di trascuratezza della pulizia della piscina Sinigaglia comprovandola con alcune fotografie, che il vice sindaco Cattaneo si è fatto consegnare per vedere il da farsi, e il suo compagno di gruppo Mario Molteni ha ricordato come siano passati 35 giorni dalla su segnalazione per l’illuminazione dei giardini a lago: «forse con l’assestamento di bilancio si troveranno dei soldi per sistemare i lampioni».
Mario Lucini, Pd, ha ricordato di avere chiesto una Valutazione ambientale strategica per il nuovo Villaggio dello sport ed ritornato alla carica forte di un documento delle ditte che dovranno effettuare l’intervento in cui a Palazzo Cernezzi si chiede di avviare con apposito atto il procedimento per la Vas. «Abbiamo verificato questa opportunità con i tecnici – ha risposto Caradonna in una nota del Comune – e interpellato la stessa Provincia. Alla fine in via prudenziale abbiamo deciso di attivare comunque la procedura anche se la vecchia legge che ha identificato il promotore del progetto non prevedeva questo passaggio. Siamo stati noi a consigliare proprio la società di Torino selezionata per realizzare il progetto definitivo, a chiedere di attivare la procedura».
Carlo Ghiri, Gruppo misto, ha lodato l’introduzione delle Guardie ecologiche volontarie e la distribuzione dei libretti esplicativi per la raccolta dei rifiuti: «io li avrei scritti anche in qualche lingua straniera perché anche gli extracomunitari possano capire cosa c’è scritto e sentire la città e amare la città come la sento io che sono comasco».
Prima dell’appello l’assessore D’Alessandro ha preso la parola e assicurato l’assemblea sul fatto che al Collegio di vigilanza milanese era stata accolta la delibera comunale per la salvaguardia del tracciato del primo lotto della tangenziale che non dovrebbe coinvolgere i residenti di via San Bernardino.
L’argomento della serata avrebbe poi dovuto essere la variazione di assestamento generale al Bilancio di previsione 2008, un adempimento da svolgere entro la fine del mese, o quanto meno la cui discussione deve essere incominciata entro il 30 novembre.
Con un rapido colpo d’occhio all’aula i rappresentanti dell’opposizione hanno abbandonato l’assemblea e all’appello si sono ritrovati solo 18 consiglieri e la seduta è stata dichiarata deserta per mancanza del numero legale.
Un altro brutto colpo per il sindaco Bruni, che presenziando un’iniziativa al Politecnico, è arrivato cinque minuti dopo lo scioglimento dell’assemblea. Una cosa che non doveva succedere nei piani della maggioranza anche perché dovendo discutere di un atto fondamentale come il bilancio devono cercare di correre ai ripari: «Già nel week-end verrà convocata una nuova seduta urgente del Consiglio comunale al fine di approvare il documento di assestamento entro il 30 novembre come previsto dalla legge – si legge nel Notiziario comunale – In queste ore il presidente del Consiglio comunale, Mario Pastore, di concerto con i capigruppo, definirà le modalità di convocazione urgente».
La maggioranza dispone di 26 consiglieri su 41 quindi più di uno su tre non si sono presentati in aula per tempo, secondo un malcostume imperante a Palazzo Cernezzi per cui se la seduta viene regolarmente convocata per le 20.15, i lavori, e più precisamente le dichiarazioni preliminari, non vengono mai iniziati prima delle 20.45 e il Consiglio non s’insedia prima delle 21; nella seduta andata deserta l’appello si è concluso alle 21.15, un’ora dopo la convocazione. In molte delle ultime sedute le opposizioni hanno garantito lo svolgersi dei lavori, ma su una tematica importante come quella del Bilancio hanno voluto rimarcare la “disattenzione” della maggioranza nei confronti dell’amministrazione della città. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

100 proposte per un’economia diversa

Più di sessanta persone hanno partecipato a Sbilanciamoci. 100 proposte alternative alla finanziaria di Tremonti per utilizzare la spesa pubblica a favore di un’economia diversa e per un nuovo mondo possibile organizzato dalla Sinistra unita e plurale comasca nella sera di martedì 25 novembre alla Cascina Massée di Albate.

«Con la attuale crisi finanziaria è possibile parlare di forme economiche differenti?» questo l’interrogativo posto da Marco Lorenzini, presentatore della serata, dopo una disamina dei problemi della società attuale: dallo smantellamento del welfare, alla insostenibilità ecologica dell’odierno modello di sviluppo, sino agli allarmanti dati Istat e Caritas sulla povertà in Italia. La risposta è toccata a Giulio Marcon, responsabile campagna Sbilanciamoci!, che ha ricordato come il modello di sviluppo neoliberista abbia comportato non solo un cambiamento ideologico, ma una differente allocazione delle risorse ed uno spostamento della ricchezza, ed ha raccontato la nascita del movimento che propone ogni anno alle forze politiche e del terzo settore una Controfinanziaria. L’ultima delle quali è stata definita provocatoriamente, richiamando uno slogan berlusconiano, «quella delle tre i: insostenibilità ambientale, ingiustizia sociale, inefficacia nello sviluppo economico». La proposta è quella di tagliare spese, come quella militare, e una maggiore giustizia fiscale in cui non siano solo i lavoratori dipendenti a pagare mentre permane un’enorme evasione fiscale e i grandi redditi non vengono tassati adeguatamente. «Anche la Merkel prevede di tassare maggiormente i redditi sopra i 200 mila euro – ha precisato Marcon – e Obama sopra i 250 mila dollari». Per l’esponente di Sbilanciamoci! lo sviluppo deve passare per un modello alternativo a quello produttivistico imperante a questo proposito ha avuto un incontro con i sindacati dei metalmeccanici a Mirafiori, per cercare di mettere in discussione questa visione dell’economia e fare un vero e proprio salto culturale.
Sergio Giovagnoli, responsabile welfare e diritti sociali della presidenza nazionale Arci, ha sottolineato come il cambiamento ideologico neoliberista partito dall’era reaganiana e thatcheriana non si sia ancora esaurito ed anzi abbia formato la nostra narrazione sociale, in cui fenomeni come quello dell’immigrazione vengono rinchiusi nell’uguaglianza immigrato – clandestino – delinquente. «Si è arrivati sino a quello che Wacquant Loïc ha riassunto nel titolo del suo libro Punire i poveri. Il nuovo governo dell’insicurezza sociale, in America negli anni Settanta pensavano a quali prigioni chiudere, ora hanno una delle popolazioni  carcerarie più grandi del mondo».
Mario Agostinelli, consigliere regionale eletto come indipendente nelle liste di Rifondazione comunista, ha definito il lavoro di Sbilanciamoci! «preziosissimo, per la definizione di un uso effettivo delle risorse», un lavoro che attraverso il suo gruppo è filtrato anche in parte del centro-sinistra al Pirellone. Il consigliere regionale ha svelato l’impostura di un discorso pubblico che accredita alla Lombardia il primato dell’efficienza soprattutto per alcuni settori come quello della sanità «ma se andiamo a vedere costi e servizi siamo al quattordicesimo posto in Italia». Anche Agostinelli ha proposto uno scarto rispetto ad una mentalità «che era propria anche del movimento operaio: si cresceva e si ridistribuiva», un processo ora ben più difficile quando la crescita contribuisce alla depauperazione delle risorse future del pianeta. La speranza per il futuro è per il consigliere regionale nella pratica rivendicativa diffusasi nel territorio prima ancora della politica. Un esempio sono i comitati per l’acqua pubblica, una battaglia rivendicata con forza da Agostinelli, che sono riusciti a coinvolgere 140 Comuni lombardi, e si sono diffusi capillarmente sul territorio un esempio di partecipazione che potrà crescere con la creazione di una rete.
Si è così aperto un dibattito con il pubblico, sono sorti differenti spunti ed anche qualche critica; per il segretario della Camera del lavoro, Amleto Luraghi, le grandi opere non sono da condannare aprioristicamente e riferendosi all’Alp Transit, ha chiarito che «in Svizzera le grandi opere danno un indirizzo di sviluppo diverso». Il segretario generale della Cgil comasca ha ricordato i drammatici dati economici che vedono un continuo aumento della cassa integrazione, che è arrivata a toccare 5 mila persone, senza considerare tutto quello che non si può vedere nel sommerso, e posto l’accento sulla questione dei salari e delle pensioni. Da più parti è venuto lo stimolo per un “calarsi nella realtà” e non partire da apriorismi per comprendere lo sviluppo della società con le nuove forme di aggregazione che la contraddistinguono come ad esempio i Gruppi di acquisto solidale. In chiusura Marcon ha ricordato la figura di Alex Langer per cui «un diverso modello di sviluppo non può essere imposto, ma deve essere accolto in maniera volontaria ed essere visto come qualcosa che migliori la qualità della vita». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sbilanciamoci il 25 novembre alla Cascina Masée di Albate

sbilanciamociLa Sinistra unita e plurale invita a partecipare martedì 25 novembre 2008 alle 20.45, nella sala della cascina Massée (Circoscrizione di Albate), via S. Antonino 4 a Sbilanciamoci. 100 proposte alternative alla finanziaria di Tremonti per utilizzare la spesa pubblica a favore di un’economia diversa  e per un nuovo mondo possibile. Interventi di Giulio Marcon, Sergio Giovagnoli e Mario Agostinelli. Conducono il dibattito Danilo Lillia e Marco Lorenzini.

Riportiamo da La manovra finanziaria per noi il capitolo La politica e la crisi finanziaria internazionale elaborato dalla campagna da Sbilanciamoci

«Con la crisi finanziaria internazionale e la grave recessione in arrivo in tutto il mondo, la politica economica – in Italia come in Europa, negli Stati Uniti come a livello globale – si trova ad assumere un ruolo essenziale per governare l’economia, regolamentare i mercati, guidare i comportamenti di banche e imprese. È il ritorno della politica, che deve fondarsi su valori condivisi: il benessere, l’equità, la sostenibilità ambientale, perseguire un interesse generale, tutelare diritti e controllare l’economia. È la fine di quarant’anni di politiche neoliberiste, che hanno imposto la ritirata dello Stato dall’economia e hanno “lasciato fare” a mercati, banche e grandi imprese multinazionali, con risultati devastanti nella finanza come nell’economia reale.

I meccanismi della crisi
La finanziarizzazione di un’economia sempre più globale ha portato alla crescita patologica di attività finanziarie con una logica speculativa: le transazioni annuali di titoli azionari e obbligazionari mondiali sono quattro volte il Prodotto interno lordo (Pil) mondiale, quelle sui mercati dei cambi superano di 15 volte il Pil mondiale.
Si è gonfiato il mercato dei prodotti derivati, (contratti che si appoggiano su altri titoli, scommettendo sul loro prezzo futuro) che è pari a 12 volte il Pil mondiale. Il sistema bancario si è lanciato in operazioni speculative che hanno portato l’esposizione finanziaria a breve termine delle banche (i debiti da pagare entro l’anno) a raggiungere l’86% del Pil in Italia, una volta e mezzo il Pil in Gran Bretagna, due volte il Pil in Islanda – il primo paese europeo a subire un crollo finanziario – quasi tre volte il Pil del Belgio (International Herald Tribune, 11-12 ottobre 2008).
Negli Stati Uniti, la crescita parallela dei valori immobiliari e del mercato dei mutui ad alto rischio ha moltiplicato crediti e strumenti finanziari fortemente instabili. Negli ultimi mesi, una dopo l’altra, le bolle speculative dei mutui sulla casa e della finanza sono scoppiate. Negli Stati Uniti e in Europa sono fallite decine di grandi banche e società finanziarie immobiliari, alcune sono state “salvate”, molte sono state nazionalizzate. La crisi finanziaria ha portato a crolli di Borsa in tutto il mondo. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna gli indici di Borsa di inizio ottobre 2009 sono caduti del 30% rispetto a un anno prima, in Francia, Germania e Giappone il crollo è stato vicino al 40%, in Italia del 42%; uguale il crollo in India, mentre in Cina la caduta è arrivata al 60% (International Herald Tribune, 9 ottobre 2008). In altre parole, il valore delle grandi imprese quotate in Borsa si è ridotto di un terzo o della metà rispetto a un anno fa. In tutti i paesi, infine, l’economia reale dà segni di rallentamento e si annuncia la più grave recessione da quella degli anni trenta. Questo gonfiarsi delle attività finanziarie mondiali è stato reso possibile dalla piena liberalizzazione dei movimenti dei capitali e del mercato dei cambi realizzate a partire dagli anno Ottanta. Ciò ha drasticamente ridotto gli strumenti di politica economica a disposizione dei governi.
Sul piano dei cambi tra le valute, si è aperta la possibilità di attacchi speculativi contro i paesi più fragili, che hanno portato a frequenti crisi finanziarie in Asia, Russia, America latina. Sul piano finanziario, i flussi di capitali speculativi hanno reso impossibile ai governi di governare gli investimenti e le trasformazioni dell’economia reale.

Evasione globale
Sul piano delle politiche fiscali, la libertà di movimento dei capitali ha consentito alle imprese e ai ricchi di tutto il mondo di trasferire denaro dove prometteva guadagni speculativi maggiori e minore tassazione.
Diversi paesi sono diventati dei “paradisi fiscali” (con tasse bassissime o nulle sui profitti delle imprese e sulle rendite finanziarie) e qui sono depositati 11.500 miliardi di dollari detenuti da persone fisiche; si valuta che un quarto della ricchezza generata in un anno sul pianeta finisca nei paradisi fiscali. Si tratta di risorse sottratte all’imposizione fiscale nei paesi dove la ricchezza viene prodotta.
Così in Italia circa tre quarti delle imprese dichiara di non fare profitti e quindi non viene tassata; negli Stati Uniti, secondo il Government Accounting Office, due terzi delle corporations non hanno pagato tasse sui redditi ottenuti tra il 1998 e il 2005. Con i profitti e i redditi più alti “al sicuro” nei “paradisi fiscali”, le politiche nazionali hanno finito per rivolgere l’imposizione fiscale soprattutto sui redditi da lavoro, e anche qui le misure realizzate in tutti i paesi hanno alleggerito le aliquote sui più ricchi. Le risposte alla crisi Le cause della crisi finanziaria attuale sono nell’insostenibilità di un sistema che lascia prevalere la speculazione sulle regole, la finanza sull’economia reale, i mercati sulla politica. Eppure le risposte alla crisi decise finora fanno di tutto per lasciare immutato il sistema; è stato fornito un credito quasi illimitato da parte delle banche centrali, sperando che ciò fermasse la caduta delle Borse; il piano Paulson, approvato negli Stati Uniti, fornisce 700 miliardi di dollari per l’acquisto di “titoli tossici” (quelli che ora sono praticamente senza valore) delle banche, con la possibilità che il governo acquisisca quote azionarie di minoranza delle banche, da rivendere a crisi finita; l’entrata dello Stato nella proprietà delle banche è invece la strada presa in Gran Bretagna.

Proposte alternative
La logica degli interventi realizzati all’inizio di ottobre 2008 resta quella di salvare i responsabili della crisi, facendone pagare i costi a tutti i cittadini. Una serie di proposte alternative sono state avanzate in diversi paesi per dare una risposta alla crisi che ne impedisca l’aggravarsi, eviti una grave recessione per l’economia reale, ridimensioni il ruolo della finanza e della speculazione. Anche l’Italia potrebbe introdurre una serie di misure di questo tipo, e contribuire a spostare le decisioni del Consiglio Europeo e della Banca Centrale Europea in questa direzione.
Ecco un sintesi delle misure possibili.

1. Chi ha speculato, paghi I costi per “salvare” la finanza devono essere a carico di chi ha beneficiato delle rendite finanziarie.
Anche se i benefici della finanziarizzazione sono stati ottenuti da banche, imprese e  persone che operano anche fuori dai confini nazionali, l’Italia può introdurre alcune misure concrete per recuperare le risorse pubbliche necessarie per gli interventi di “salvataggio” di fronte alla crisi finanziaria. Esempi di misure possibili sono i seguenti. – aumento della tassazione sulle rendite finanziarie, almeno in linea con la tassazione prevalente in Europa (una misura già contenuta nel programma del governo Prodi); – nel caso di costi di “salvataggio” particolarmente elevati, valutare la possibilità di un’imposta patrimoniale una tantum sui patrimoni più elevati; – aumento della tassazione sugli immobili e sulle rendite immobiliari, con misure per ridurre l’evasione fiscale da parte dei percettori di redditi da locazione; – forte aumento della progressività dell’imposizione fiscale sui redditi delle persone fisiche, in particolare a partire dagli scaglioni superiori ai 100 mila euro l’anno.

2. Serve un governo pubblico della finanza Nuove istituzioni e regole devono guidare le attività finanziarie in Italia e a scala globale.
Per governare la finanza globale è necessario un nuovo sistema internazionale che definisca regole condivise tra tutti i paesi. L’Italia deve contribuire a questa discussione, contribuendo a modificare l’orientamento fin qui tenuto dall’Unione Europea. Una misura urgente e necessaria in questo campo è l’introduzione della Tobin Tax sulle transazioni valutarie, in modo da ridurre il volume delle attività speculative sui mercati dei cambi e accrescere la stabilità. Inoltre, il Governo italiano può prendere alcune decisioni dirette per quanto riguarda le politiche da realizzare all’interno del paese. Esempi delle misure possibili sono i seguenti: a. I finanziamenti forniti dallo Stato alle banche devono prendere la forma di quote azionarie; un’agenzia pubblica, sul modello dell’Iri, potrebbe detenere tali azioni e svolgere un ruolo anche nell’orientamento delle attività svolte dalle società partecipate. b. È necessaria una forte regolamentazione delle attività finanziarie per limitare le operazioni speculative e aumentare la solidità e la trasparenza; tra queste si può proporre di: – aumentare le riserve necessarie per l’attività degli operatori finanziari – porre forti restrizioni alla vendita e all’acquisto di prodotti finanziari derivati, specie nel settore energetico, ambientale e delle materie prime; inoltre, dovrebbe essere vietato l’uso di derivati da parte di enti pubblici italiani.

3. Limitare la recessione Per ogni euro investito nel salvare il sistema finanziario, ci dev’essere un euro investito per tutelare e riconvertire l’economia reale.
L’Unione Europea e l’Italia dovrebbero impegnarsi a finanziare – con risorse pari a quelle destinate alla finanza – un piano d’investimenti pubblici su tre fronti principali: – infrastrutture e servizi: le “piccole opere” di tutela del territorio, miglioramento di scuole e servizi sanitari pubblici, sistemi di trasporto urbano e regionale, miglioramento della qualità della vita; – un piano di costruzione e ristrutturazione di abitazioni di proprietà pubblica, da assegnare in affitto, con prezzi controllati, a giovani e famiglie a basso reddito; – incentivi pubblici a investimenti privati in energie rinnovabili e attività sostenibili dal punto di vista ambientale. La domanda di beni e di lavoro attivata da un tale programma consentirebbe di evitare (e limitare) la recessione in arrivo, dare una risposta alle emergenze casa in molte città , di compensare le perdite di posti di lavoro prodotte dalla crisi e di riorientare lo sviluppo della nostra economia.

4. Redistribuire risorse e ridurre le diseguaglianze La politiche devono rovesciare l’aumento delle diseguaglianze e il trasferimento di risorse dai poveri ai ricchi associato alla finanziarizzazione.
Negli ultimi vent’anni l’Italia è diventato uno dei Paesi con le peggiori diseguaglianze di reddito e di ricchezza d’Europa. La quota dei profitti e delle rendite finanziarie è aumentata in modo abnorme; le politiche di risposta alla crisi finanziaria devono essere coerenti con la necessità di avviare una redistribuzione di risorse dai ricchi ai poveri. Esempi di misure che possono contribuire a questi obiettivi sono i seguenti. – un aumento dell’imposizione fiscale sulle imprese (l’Ires) in modo aumentare del 30% le entrate in due anni, magari intoducendo una progressività dell’imposta; – reintroduzione della tassa di successione, che consente di redistribuire risorse tra le generazioni e di ridurre le diseguaglianze di ricchezza che derivano dai privilegi familiari; – valutare la possibilità di introdurre un limite al divario tra i superstipendi dei manager e quelli dei lavoratori; si potrebbe individuare l’obiettivo che il rapporto tra il dipendente più pagato e quello meno pagato di un’impresa o di un’amministrazione pubblica sia di 25 a uno. Tale rapporto dovrebbe essere vincolante per le istituzioni pubbliche. Per le imprese private, potrebbero essere introdotte misure che favoriscano scelte coerenti con una tale convergenza dei redditi; ad esempio, le imprese che superino tale rapporto potrebbero essere escluse dall’accesso ad agevolazioni fiscali e incentivi pubblici. Tale proposta è di particolare attualità negli Stati Uniti, dove il Presidente guadagna circa 25 volte il lavoratore del governo federale peggio pagato; anche il “guru” aziendale Peter Drucker ha suggerito che un rapporto di 25 a 1 tra i redditi più alti e più bassi assicura un equilibrato sistema di incentivi e una maggior efficienza produttiva. Misure di questo tipo potrebbero da un lato fornire le risorse necessarie per gli interventi straordinari necessari per far fronte alla crisi finanziaria internazionale, riducendo gli effetti negativi sull’economia reale, l’occupazione, i redditi più bassi; dall’altro lato potrebbero assicurare un’equa ripartizione dei costi del risanamento e porre le premesse per uno sviluppo stabile, equo e sostenibile del nostro Paese».

Giornata internazionale contro la violenza alle donne martedì 25 novembre

violenza-donne«La violenza sulle donne è uno dei crimini più diffusi e spesso nascosti e colpisce almeno il 20 per cento della popolazione femminile a livello mondiale» spiega  Telefono donna «è negazione della parità di diritti e opportunità, violazione, mutilazione o sfregio del corpo, sopraffazione e distruzione dell’identità e della dignità personale, deprivazione economica, segregazione, riduzione in schiavitù, stupro coniugale o di guerra. Negli ultimi anni, nel territorio comasco 2094 donne si sono rivolte a Telefono Donna, 259 solo nel 2007».

L’associazione comasca ha organizzato, insieme all’Unione provinciale commercio turismo servizi la distribuzione, fino ad esaurimento, di migliaia di sacchetti per il pane su tutto il territorio provinciale, in collaborazione: «Sarà un sacchetto di carta per il pane, identico agli altri e con la stessa funzione, ma con una scritta insolita: “Per molte donne la violenza è pane quotidiano”. Insieme allo slogan, vengono riportate indicazioni utili per chiedere aiuto.
Convegno nella Sala Ovale a Villa Gallia, sede dell’Amministrazione provinciale in via Borgovico, per presentare un protocollo d’intesa tra istituzioni comasche e terzo settore per combattere il fenomeno dei maltrattamenti nei confronti delle donne e dei minori «il frutto di un lavoro di dialogo e confronto tra i vari rappresentanti delle istituzioni locali con il mondo associativo e del Terzo Settore – si legge in una nota della Provincia di Como –  l’Amministrazione provinciale, la Prefettura, la Questura, il Comando provinciale dell’arma dei carabinieri, gli ospedali comaschi, il Provveditorato agli studi, l’Azienda sanitaria locale, gli Uffici di piano, le Associazioni di volontariato operanti nel territorio».
Programma:
Alle 10.30, introduzione ai lavori dell’assessore ai Servizi sociali e pari opportunità provinciale Simona Saladini;
Alle 10.40, 25 novembre Giornata Internazionale contro la violenza alle donne, Ierta Zoni, presidente Associazione Telefono donna;
Alle 10.45, Il protocollo, le linee guida e le azioni per l’anno 2009, Paola Della Casa, coordinatrice del tavolo tecnico di lavoro;
Alle 11, interventi a cura dei singoli enti/ associazioni presenti;
Alle 11.30, Il servizio Svs presso la Clinica Mangiagalli di Milano, Donatella Galloni;
Alle 12.15, aperitivo.
Proiezione del film Racconti da Stoccolma di Anders Nilsson, vincitore dell’Amnesty International Film Award, al 57° Film Festival di Berlino (2007), al cinema Astoria di Como, in collaborazione con l’assessorato Solidarietà sociale e pari opportunità della Provincia. Una serata in cui interverranno Simona Saladini e l’assessore alle Pari ppportunità del Comune di Como Anna Veronelli.

Il 29 novembre alle16 in Biblioteca Comunale a Como, piazzetta Lucati, si terrà una conferenza della psicologa Elvira Reale sul tema Prima della depressione. I rischi per la salute delle donne, per la promozione dei gruppi di auto mutuo aiuto Lunaelealtre (progetto finanziato dalla L.R. 1/08 art.36 e approvato dalla ASL di Como).
Il 25 novembre verrà simbolicamente lanciato in tutta Europa l’Appello per la libertà di scelta delle donne promosso da Iniziativa femminista europea per un’altra Europa (Ife) che chiede al Parlamento europeo di garantire il diritto all’interruzione volontaria della gravidanza in tutti i paesi dell’Unione con l’obiettivo della raccolta di un milione di firme. Il primo appuntamento per la raccolta sarà un banchetto venerdì 5 dicembre in piazza San Fedele a Como dalle 15 alle 16.30.

Cara libertà di stampa

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La serata è stata inframezzata dall’accompagnamento musicale della Orchestrina del suonatore Jones e da una pausa di degustazione di vini del circolo Arci Terra e libertà.
Sul palco Valentino Parlato, il manifesto, e Pierluigi Sullo, Carta, hanno dialogato con Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni, sulla crisi che colpisce l’editoria di sinistra in Italia.
«Se siamo ancora vivi lo dobbiamo a voi – ha esordito Parlato – Tremonti ha proposto di tagliare 3-3,5 milioni di euro per la stampa, ma dato che avrebbe colpito anche giornali come Avvenire, il Secolo d’Italia o la Padania hanno prorogato di un anno i tagli». «Non vi chiediamo solo soldi, scrivete critiche anche aspre e cattive, se no corriamo il rischiamo di addormentarci tutti. il manifesto ha bisogno di dialogo anche per crescere e migliorarsi».
«Siamo in un periodo difficile – ha aggiunto il presidente de il manifesto a proposito delle difficoltà della sinistra politica – con il rischio di una notte d’inverno a causa di una crisi come quella del ’29 che, con l’impoverimento delle classi medie, ha portato al fascismo e al nazismo». È andato oltre Sullo che citando Paul Ginsborg ha parlato di fine della democrazia: «Ormai non siamo più in una democrazia, ma in una fiction, ne è un esempio la vicenda della Commissione di vigilanza Rai che è di fatto un vaudeville».
«I media sono totalmente cambiati – ha spiegato il direttore di Carta –, noi, oltre al settimanale, produciamo un quotidiano on-line pubblicato alle 5-6 del pomeriggio sul nostro sito. Il New York Times ha affermato che entro cinque anni non avrà più una versione cartacea e sarà solo on-line. La distribuzione in edicola ci ammazza, dati i costi e l’obbligo di dovere stampare un elevato numero di copie, per questo puntiamo sugli abbonamenti che ci garantiscono delle entrate sicure e anticipate».
«La machina dell’informazione del tipo Murdoch e quindi Sky non ha più come obiettivo la formazione di un’opinione pubblica, il vecchio quarto potere, ma di trovare contatti, clienti per gli investitori pubblicitari — ha proseguito Sullo – l’informazione così come la democrazia non c’è più».
Alla stampa di sinistra è rimasto quindi solo un ruolo di testimonianza? Sullo ha fatto due esempi di silenzio dell’informazione l’Assemblea nazionale degli studenti di Roma, di cui non ha parlato nessun media nazionale, e lo sgombero del presidio contro la Turbogas ad Aprila, di cui non ha parlato neanche la Repubblica, dato che la Sorgenia che dovrà costruire l’impianto è di De Benedetti presidente del Gruppo editoriale l’Espresso. Per il direttore di Carta «il nostro compito è quello di ricostruire quei collegamenti che una volta erano dati da anni di lotte, permettendo un collegamento fra i tentativi di creare una differente democrazia, come in Val di Susa, e altri modi di vivere, che a volte non vengono considerati come politici, come i Gas (Gruppi di acquisto solidale) che sono un po’ come le mutue operaie di fine ‘800».
Il dibattito col pubblico, raccogliendo la richiesta di Parlato, ha toccato i punti i più disparati e avanzato qualche critica partendo dal rapporto con altre testate comuniste come Liberazione.
Per alcuni è stata una scelta assurda quella di pubblicare un altro quotidiano comunista, mentre altri hanno difeso la necessità per un partito come Rifondazione di avere un proprio organo di informazione.
La forma e la sostanza dello scritto del giornale hanno appassionato il pubblico con la richiesta di una scrittura più semplice e vicina alle classi popolari a cui ha risposto Parlato «quando le cose sono difficili e anche più complesso riuscire a spiegarle e a volte l’oscurità nella descrizione deriva anche dal fatto di non avere le idee chiare». Il problema del linguaggio ha anche stimolato Sullo: «Non si può più parlare di un linguaggio, ma di una disintegrazione, ognuno ha un proprio linguaggio». La via per il direttore di Carta è diventare “dei mediatori culturali” che possano fungere da trait d’union tra le esperienze che nascono nei più svariati luoghi d’Italia, dai comitati per l’acqua pubblica alla no Tav. Significativamente la complessità è stata rivendicata anche come stimolo per una crescita personale e un vero approfondimento delle questioni che caratterizza la testata di via Bargoni.
Un acceso dibattito è nato da una richiesta di eliminare dal sottotitolo la definizione di quotidiano comunista, definita «archeologia politica, quando ben poche persone si riconoscono in Italia nella definizione di comunista». Una discussione che si è sviluppata anche sui rapporti che le forze della sinistra cosiddetta radicale, «una definizione del Corriere della sera» ha precisato Sullo, hanno con il Partito democratico. La difesa di una tradizione che si rifà alla rivoluzione francese ed ai tre grandi principi di Liberté, égalité, fraternité è toccata a Parlato, che ha anche ricordato come grandi riforme in Italia siano state fatte quando c’era un Partito comunista all’opposizione più di quando le forze riformiste sono state al Governo.
Una speranza per il futuro sono i 1300 euro di sottoscrizione raccolti durante la serata per le due testate che, come emerso dal dibattito, sono una straordinaria contraddizione non risolta nei confronti del mercato. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Sinistra unita per la scuola a Erba

giulemaniLe voci della politica degli insegnati dei genitori degli studenti e dei ricercatori al dibattito No ai tagli. No al maestro unico organizzato dalla Sinistra unita e plurale mercoledì 19 novembre alla Fondazione Casa Prina di Erba.

E’ durato fino quasi alle 24 l’incontro sulla scuola No ai tagli. No al maestro unico. La scuola pubblica è di tutti, di tutte introdotto da Celeste Grossi nella duplice veste di esponente della Sinistra unita e plurale e direttrice di école il trimestrale di Idee per l’educazione che ha messo in luce l’assonanza tra le caratteristiche del nuovo soggetto politico della sinistra, nato da due anni a Como, e la natura dell’”onda” plurale e capace di creare condivisione di obbiettivi e innovazione nelle forme di lotta per perseguirli.
Ben sette i relatori e le relatrici che hanno scandagliato i diversi aspetti dell’attacco alla scuola pubblica che il governo Berlusconi sta svolgendo svelando anche i molti inganni che l’informazione asservita al potere politico delle destre ha diffuso.
Alla puntale disamina degli effetti dei tagli all’investimento pubblico nel settore fatta con da Maria Chiara Acciarini, già sottosegretaria alle politiche per la famiglia nel governo Prodi, è seguito un approfondimento del tema dal punto di vista della Lombardia di Luciano Muhlbauer, consigliere regionale eletto nelle liste del Prc, dove 15 anni di formigonismo hanno determinato non solo un sempre crescente finanziamento della scuola privata, con i famigerati buoni, ma anche più recentemente l’intervento a spese della collettività persino per la costruzione delle scuole private.
Una genitrice, Oriana Fusi, e una maestra, Patrizia Spreafico, hanno quindi evidenziato l’assurdità dell’attacco alla scuola primaria, segmento più qualificato dell’intero sistema scolastico nazionale, denunciando che nella proposta di ritorno al maestro unico non si deve leggere solo l’intenzione devastante della riduzione degli investimenti a qualsiasi costo, ma anche la rinuncia al tentativo avviato proprio nella scuola primaria di comprensione della complessità del bambino e della necessità di assicurargli occasioni formative adeguate alla complessità della realtà.
Scoraggiante il quadro presentato da Luca Foggetta cercatore universitario all’Istituto di fisica nucleare che con argomentazioni ineccepibili sul piano scientifico ha smontato alcuni dei luoghi comuni sul costo della scuola e della ricerca in Italia dimostrando che, nonostante l’entità degli investimenti per cui si debba parlare più di volontariato che di occupazione retribuita, la ricerca italiana produce ancora idee e innovazione.
La parola è passata quindi agli studenti, con l’intervento di Stefano De Agostini universitario dell’Iskra di Cantù che ha chiarito che le strutture universitarie sono già fatiscenti e che un’ulteriore diminuzione degli investimenti produrrà la paralisi, e con la relazione di Michele Bianchi del Magistrale di Como, Iskra di Cantù, che ha dimostrato come la riduzione dei curricoli nella media di secondo grado e la privatizzazione delle scuole produrrà danni incalcolabili all’intera società e si è riferito al famoso intervento di Calamandrei del 1950 per ricordare come le destre attacchino la scuola pubblica per preparare una dittatura.
La serata si è conclusa con un breve dibattito e con la lettura di alcuni slogan dell’”Onda” che hanno permesso ai circa settanta partecipanti di lasciare la sala con il sorriso della speranza.

Salvare il servizio civile

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Per la prima volta il servizio civile nazionale a rischio chiusura un appello lanciato al mondo dell’associazionismo, agli enti locali e ai singoli cittadini per una raccolta firme on-line su www.arciserviziocivile.it

«Con il taglio drastico del 42% delle risorse economiche a disposizione per il Servizio civile nazionale, si passa dai 299 milioni stanziati per il 2008 dal precedente esecutivo ai 171 previsti nella finanziaria per il 2009, il peggiore della storia recente del Servizio civile nazionale.
Cifre che mettono addirittura a rischio la possibilità per i giovani italiani di partecipare nel 2009 a questa importante opportunità.
Già quest’anno il servizio civile ha avuto una battuta d’arresto rispetto al 2007 scendendo da 50.000 a 32.000 volontari.
A nulla sono valsi gli appelli che ormai da anni gli Enti continuano a lanciare sulla necessità di stanziamenti pubblici complessivi di almeno 400 milioni l’anno per avere un sistema di servizio civile nazionale che ne faccia un ‘opportunità per i giovani, invece che un privilegio, oltre che una risorsa per le comunità locali.
Tutte le ricerche effettuate in questi anni hanno dimostrato la positiva efficacia nei risultati educativi, sociali e economici. Ogni euro di denaro pubblico investito ci sono ritorni per 2 euro.
Ci sono molti aspetti del servizio civile nazionale che vanno riformati, e da tempo il Terzo Settore ha avanzato proposte a riguardo, ma l’abbattimento delle risorse è un errore che ha come unico effetto l’aggravamento dei nodi esistenti e non la loro risoluzione.
Siamo favorevoli ad aprire un tavolo per la revisione delle regole, ma siamo contrari a che questo significhi ripensare il sistema in funzione di risorse così limitate, sancendo l’idea di un servizio civile di nicchia e sul piano culturale sminuendone alcune finalità e la sua storia (l’educazione dei giovani, la difesa della Patria e il legame con la nonviolenza). Criteri questi in antitesi con un servizio civile popolare e di reale impatto educativo e culturale sulla società civile.
Per questo chiediamo che siano introdotti emendamenti alla legge finanziaria dando al Servizio Civile Nazionale nel 2009 le stesse risorse del 2008 e che siano superati gli impieghi inutili di risorse statali oggi esistenti (Inps e Irap).
Per questo chiediamo che entro il mese di Gennaio 2009 siano definiti, con un percorso di piena consultazione dei giovani e degli enti, i contenuti della riforma legislativa per avere dal 2010 un nuovo quadro di certezze».

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 17 novembre 2008

cernezzi5Approvata la fusione di Agam e Acsm. A Camnago Volta manca ancora l‘acqua. Triplicano i costi della bonifica della ex Ticosa.

 

Camnago senz’acqua
«Amministrazione scandalosa! Si diletta in azzardi finanziari mentre lascia i cittadini senz’acqua» questo il testo di uno dei cartelli mostrati dai cittadini di Camnago Volta che continuano ad essere senz’acqua e si sono presentati al Consiglio comunale del 17 novembre. «Domenica l’acqua non c’è stata praticamente per tutto il giorno – ha affermato Mario Lucini, Per Como, nelle preliminari – la mancanza d’acqua manda in blocco anche le caldaie del riscaldamento!». «Gli oneri di urbanizzazione sosno stati pagati – ha concluso il consigliere di Per Como – nel 2008 l’acqua è un diritto!».
Vittorio Mottola, Pd, ha chiesto l’introduzione di un tavolo permanente sulla sicurezza per i bus, che ha già chiesto con una lettera al prefetto, alla luce dell’incidente tra Porleza e Menaggio in cui un automezzo ha perso le ruote.

Bonifica Ticosa
«Non costringeteci ad andare in Procura» ha chiesto Mario Lucini, Pd, per la bonifica dell’area ex Ticosa. Per il consigliere democratico l’amministrazione deve trasmettere copia delle indagini agli enti di controllo competenti, anche per evitare l’eventualità che avvengano blocchi del cantiere una volta avviato. Lucini ha rivelato al Consiglio che Multidevelopment ha prodotto un documento in cui stima che per i punti da bonificare individuati dal Comune le spese saranno superiori di 270 mila euro, inoltre ha in aree non considerata dal Piano di bonifica, ma di cui è già stato riscontrato l’inquinamento, per altri 2.250.000 euro. Secondo gli accordi il Comune «promettente venditore si accollerà le spese di bonifica» e la prima stima, da parte di Palazzo Cernezzi, di 1.329.000 euro triplicherebbe, sommando le spese aggiuntive proposte, per raggiungere i 3.849.000 euro.

Fusione
Iniziato il Consiglio, con all’ordine del giorno la delibera di fusione di Acsm e Agam, Marcello Iantorno, Pd, ha posto una questione pregiudiziale sulla «validità del Consiglio di amministrazione di Acsm» con la richiesta di presentare i decreti di nomina dei suoi membri, iniziando una vivace discussione con i consiglieri di Forza Italia Rallo e Lombardi. Per l’avvocato Fabiano non ci sono problemi procedurali e l’esponente del Partito democratico ha chiesto così una sospensiva della delibera che è stata bocciata dalla maggioranza.
Gli ultimi quattro emendamenti presentati dalle opposizioni, sulla nomina di un comitato esecutivo e di suoi compiti, sulla possibilità del rinnovo dei patti parasociali e sull’amministratore delegato, sono quindi stati bocciati dalla maggioranza consiliare.
Alcuni consiglieri di maggioranza sono stati colpiti dalla lettura, da parte di Luca Gaffuri, Pd, di un emendamento approvato dal Comune di Monza che vincola «all’integrale rispetto del patto parasociale», una clausola che potrebbe entrare in contrasto con i due emendamenti della maggioranza, approvati nella seduta precedente, sulla possibilità del mantenimento del vincolo del 4 per cento, oltre la fine del 2009, sulla proprietà salvo che per le due amministrazioni comunali coinvolte e la nomina di un Comitato esecutivo.
Finiti gli emendamenti si è passati agli ordini del giorno tutti bocciati.
Il primo, proposto da Donato Supino, Prc, chiedeva lo scorporo del settore acqua da Acsm per la tutela di un bene fondamentale che, per il consigliere comunista, dovrebbe essere gestito da una società pubblica a salvaguardia di operazioni affaristiche.
Il terzo, proposto da Gaffuri, prendendo spunto dai documenti presentati dai Cgil e Cisl, chiedeva la tutela occupazionale e la presentazione di un progetto industriale, l’invito ad unirsi alle altre aziende del settore della provincia di Como e un maggiore coinvolgimento dei lavoratori nella scelta degli indirizzi aziendali. Contrario il sindaco per cui «si chiede di fare qualcosa che già si farà, un’azienda quotata in borsa vive di piani aziendali»; «e dov’è allora?» ha urlato qualcuno dai banchi della minoranza.
La seduta s’è incagliata sul secondo ordine del giorno sugli indirizzi di nomina dei rappresentanti del Comune nelle partecipate per cui le minoranze hanno chiesto una votazione a scrutinio segreto data la presenza in aula del presidente di Acsm e coordinatore provinciale di Fi Pozzi. Ne è nato un acceso dibattito per Corengia, An sintomo di «una maggioranza debole se si devono impiegare tre quarti d’ora per decidere se votare con voto segreto oppure no». Sulla interpretazione del regolamento e dello statuto comunale, nonché della giurisprudenza, è nato un serrato confronto fra gli avvocati Iantorno e Fabiano, che ha affermato l’inconsistenza della richiesta. Al voto, palese, per protesta il Pd e Per Como hanno abbandonato l’aula, mentre Gaffuri ha prospettato un voto di sfiducia nei confronti del presidente del Consiglio Mario Pastore: «Lei da quando è stato eletto rappresenta l’intero Consiglio comunale, questa sera non è stato così e questo ci porterà a chiedere una mozione di sfiducia nei suoi confronti».
«Diventiamo azionisti di minoranza, minoritari rispetto a Monza e Milano – ha affermato nelle dichiarazioni di voto finali Dario Valli di Area 2010 – non ho capito come possa essere ritenuto vantaggioso per Como, data anche la mancanza di un paino industriale». Un voto contrario come quello di Supino che all’ilarità della maggioranza quando ha affermato la sua contrarietà alla delibera, considerata scontata, ha rivendicato: «il mio voto è libero, non so quanto lo sia il vostro!» e a proposito dell’influenza di Pozzi ha ribadito quella che ha definito come «incompatibilità morale».
Per il Gruppo misto Ghiri ha parlato di alcune perplessità ma ha dichiarato un voto favorevole «come atto di solidarietà politica per la costituzione del gruppo unico del Popolo delle libertà». A favore anche Lega, An e Fi oltre che Vincenzo Sapere del Gruppo misto di minoranza per cui la presenza pubblica è tutelata, anche perché A2A è a maggioranza di capitale pubblico. Per l’astensione Bruno Magatti di Paco, che ha definito la fusione «un’operazione aziendale che allontanerà sempre più i cittadini dall’azienda» e la speranza del ritorno ad una gestione pubblica dell’acqua dato lo scarso vantaggio economico che ha per ora il settore, e per il Pd Gaffuri.
L’incorporazione di Agam è per Luca Gaffuri «giustificabile, il soggetto che ci perde è Monza e ci guadagna molto A2A. Como ne esce bene; rafforzeremo le nostre partecipazioni», ma per il capogruppo del Pd è «il bilancio delle tre serate di dibattito che non va bene. Il sindaco ha trattato il Consiglio con fastidio, il cui ruolo è stato svilito». «Tra tre anni probabilmente l’obiettivo sarà vendere» ha concluso Gaffuri prima di lasciare l’aula.
Al voto finale la maggioranza ha approvato la fusione con i soli voti contrari di Area 2010 e Rifondazione. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Ma cos’è questa crisi?

bimbo-logoL’incontro organizzato dal Prc giovedì 13 novembre alla Circoscrizione 6 sul rapporto tra capitalismo finanziario ed economia reale, tra crisi e mondo del lavoro e la capacità di rappresentanza della sinistra.

Il dibattito organizzato dalla Federazione provinciale di Como di Rifondazione comunista dal titolo Ma cos’è questa crisi? Finanza, banche, lavoro, salari e pensioni è stato animato da una cinquantina di persone.
Nicoletta Pirotta, segretaria provinciale del Prc, Giovanna Vertova, economista e docente all’università di Bergamo, Amleto Luraghi, segretario generale della Cgil di Como, Rosy Rinaldi, della direzione nazionale Prc e sottosegretaria al lavoro nell’ultimo governo Prodi, hanno discusso sull’origine della crisi finanziaria e sugli effetti della stessa nell’economia reale.
Le relazioni e il dibattito successivo hanno messo in evidenza tre ragionamenti di fondo. Il rapporto tra capitalismo finanziario ed economia reale non è evidente soltanto in questa crisi che scarica i costi sui cittadini globali e sul lavoro, ma è un intreccio costruito negli ultimi trent’anni per tenere alta la domanda di beni e servizi a pagamento, cioè per gonfiare il debito privato e delle istituzioni locali, a favore delle banche e degli enti finanziari. A fronte dell’ideologia neoliberista reganiana del meno stato più mercato, ciò che è accaduto è lo smantellamento del welfare e una diversa spesa dello stato (sicurezza e spesa militare), mentre l’industria avviava una fase post-fordista di delocalizzazioni tesa a tenere alti i guadagni con bassi investimenti produttivi e sull’innovazione.
Il secondo ragionamento è quello del rapporto tra crisi e lavoro che ha effetti preoccupanti sulla qualità della vita dei ceti economicamente deboli e soprattutto su chi non ha garanzie sufficienti. In provincia di Como sono 4500 i lavoratori in Cassa integrazione, ma è incalcolabile la cifra di coloro che pagheranno veramente la crisi: lavoratori stranieri, giovani precari e donne. Quando tra fine anno e inizio del nuovo scadranno i contratti a termine, che rappresentano il 60 per cento dei nuovi occupati, la crisi raggiungerà il suo apice secondo Luraghi.
Il terzo ragionamento suggerito da Pirotta e sviluppato da Rinaldi è sulla capacità di rappresentanza della sinistra che in questa fase di crisi dovrebbe riconquistare il proprio ruolo di ascolto e di proposta generale. [Marco Lorenzini, ecoinformazioni]

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