Giorno: 5 Settembre 2009

Dal petrolio alle energie rinnovabili a Sbilanciamoci!

sbilanciamoci«Solo cambiando aree di investimento non passeremo dalla dipendenza del petrolio a quella di tecnologie per la produzione di energie rinnovabili e questa può essere una via per combattere la crisi» secondo Roberto Romano di Sbilanciamoci!

Gli indicatori economici nazionali hanno senso solo se sono inseriti nel panorama europeo  e in Italia la crisi, vista con questi parametri, si rivela essere più grande e sfuggente.

Dal 1995 al 2008 infatti il Pil italiano è diminuito del 12 per cento e non si è riusciti ad agganciare il trend europeo.

«Si dice che la ragione sia un investimento insufficiente delle imprese – ha spiegato Roberto Romano di Sbilanciamoci! – , ma questo non è vero: gli investimenti sono stati cospicui, ma non si sono tradotti in crescita e occupazione e questo è dovuto al fatto che mentre la specializzazione europea ha privilegiato la produzione di beni strumentali ad alta tecnologia, l’Italia è rimasta ancorata ai beni di consumo».

E la produzione di beni strumentali porta con sé buon lavoro e high tech come conseguenza di investimento in ricerca e con maggiore reddito da lavoro, che in questo caso è ad alta specializzazione.

Una produzione basata sui beni di consumo, come quella dell’Italia (e fra i beni di consumo ci sono anche i mobili, il tessile e le automobili…) risente maggiormente i contraccolpi della crisi, periodo in cui la domanda non può che contrarsi.

«In Italia ogni incentivo per la protezione ambientale si traduce in “lavoro buono” fuori dall’Italia – ha continua Romano – a causa del nostro tessuto produttivo vecchio e inadeguato che non riesce ad agganciare il cambiamento. Nel prossimo futuro la domanda per le tecnologie ambientali potrà arrivare fino al 15 – 20 per cento del Pil e l’Italia in questo campo non ha nessuna competenza perché nessuna competenza ha accumulato nel pregresso.»

Se non produciamo tecnologie per energie alternative queste ci costeranno di più.

«La via per uscire dalla crisi non può che essere quindi quella di investire in energie rinnovabili – ha concluso Romano – dal momento che la domanda è già nel sistema, ma l’offerta viene solo dall’estero. Se non ci pensiamo subito passeremo dalla dipendenza dal petrolio a quella di tecnologie per la produzione di energie rinnovabili».

Quali interventi per la crisi economica di Alfonso Gianni

sbilanciamoci«Il problema non è l’incremento del debito e del deficit pubblico – ha esordito Alfonso Gianni, ex sottosegretario allo sviluppo economico al Forum di Sbilanciamoci! – negli Stati Uniti ed in Francia c’è una lievissima inversione di tendenza e sono i Paesi che più hanno speso in interventi pubblici per contrastare la crisi».

Per Gianni «il problema non è la quantità della spesa bensì la sua qualità e sostenibilità nel tempo», interventi che ormai non sono più un tabù, come poco tempo fa, «nessuno li mette più in discussione, quando Obama, se ci riuscirà, progetta una riforma sanitaria che interverrà profondamente nel sistema economico americano».

Ma come definire gli interventi necessari?

Con una programmazione dialettica, portatrice di scontro, conflitto e confronto fra gli agenti sociali. Una forma di governo diversa che possa fare tesoro delle esperienze dei bilanci partecipati ed estenderla ad altri livelli.

Un nuovo stato sociale per l’economista Fumagalli

sbilanciamoci«Due concezioni di welfare si confrontano – così Andrea Fumagalli  dell’Università di Pavia al Forum Sbilanciamoci! – quella demoliberale dello stato sociale minimo, con anche il contributo del singolo, alla Blair, che ha sostituito quella universalistica introdotta alla fine della Seconda guerra mondiale».

Per lo studioso, i partiti della sinistra sono rimasti al palo sull’analisi della crisi senza capacità propositiva, salvo il tentativo di gestione dell’immediato. Ricordando le politiche keinesiane degli anni ’30 del secolo scorso per uscire dalla Grande crisi ha poi sottolineato la mancanza di dibattito e analisi sulle scelte da attuare per uscire da quella attuale.

Di qui Fumagalli ha mosso verso la proposta di un welfare differente, che intervenga sulla distribuzione diretta del reddito e non su una redistribuzione a posteriori dello stesso, con uno spirito universalistico come con l’introduzione di un reddito minimo per tutti di mille euro al mese.

Paolo Beni interviene a Sbilanciamoci!

sbilanciamoci«Gli effetti della crisi si esplicano in un contesto di squilibri economici e sociali fra le varie parti d’Italia – ha detto il presidente nazionale Arci Paolo Beni intervenendo al Forum di Sbilanciamoci!– inasprendo in situazioni già precarie lo scollamento sociale con un vero e proprio imbarbarimento culturale».

Per Beni è urgente contenere gli effetti della crisi finanziando lo stato sociale usando la leva fiscale: «è fondamentale investire in diritti e reti sociali e creare un welfare strumento di partecipazione» per dare una prospettiva alla società italiana dal momento che «le persone hanno bisogno di un’altra visione di idea di società».

Mario Agostinelli a Sbilanciamoci!

sbilanciamoci«Non ci si preoccupa del nucleare in Italia pensando che non verrà realizzato, ma il progetto è ormai molto avanzato e diverse regioni, tra cui la Lombardia, sono disponibili ad accogliere le nuove centrali» è chiaro il messaggio lanciato da Mario Agostinelli di Un’altra Lombardia al Forum di Sbilanciamoci!.

Le notizie sul nucleare sono davvero allarmanti, ma l’opinione pubblica sembra non preoccuparsene pensando: tanto non si farà, invece il meccanismo si è messo in moto ed è in una fase ormai avanzata per esempio con l’approvazione di un decreto legge che aggiunge il nucleare alle fonti di energia rinnovabili e la casa depositi e prestiti sta già finanziando gli interventi dei privati attratti dal business.

«Se l’antinomia sole/atomo all’inizio del nuovo millennio era scontata, certo non scontata è la scelta del nucleare che sostiene l’Italia, una scelta politica precisa» ha continuato Agostinelli.

Modello per le nuovi installazioni italiane, ma made in Francia, è la centrale nucleare finlandese di Olkiluoto, già in perdita, realizzata appunto con l’intervento diretto dei privati che acquistano in anteprima l’energia che verrà prodotta.

Le giustificazioni di questa scelta sono il rispetto del protocollo di Kyoto e un minore costo dell’energia, ma entrambe non rispondono a verità dal momento che i tempi di realizzazione vanno ben oltre il termine del 2012 fissato da Kyoto e che, per esempio, un chilowattora prodotto dall’eolico costa un quattordicesimo di quello nucleare senza calcolare le conseguenze ambientali per esempio nella zona dell’asse del Po, una delle sicure candidate ad ospitare gli impianti, locations che ovviamente non verranno rese note prima delle prossime elezioni regionali.

Informazioni più dettagliate sul sito http://www.marioagostinelli.it.

Si è aperto il Forum Sbilanciamoci!

sbilanciamociCon la proposta di 15 mosse per uscire dalla crisi e 10 esempi e 15 bluff di politiche insufficienti e sbagliate si è aperto oggi, sabato 5 settembre a Cernobbio, il Forum di Sbilanciamoci! il convegno alternativo e critico al Forum Ambrosetti, che si sta svolgendo in contemporanea nella prestigiosa sede di Villa d’Este, sempre nello stesso paese sulle sponde del Lario.

Dopo un’introduzione di Danilo Lillia, per le associazioni comasche che hanno supportato l’iniziativa, che ha aperto la giornata di lavori, è intervenuto Giulio Marcon, Sbilanciamoci!, che ha esposto le 15 mosse per uscire dalla crisi con un nuovo modello sviluppo alla settima edizione del Forum che in passato si è svolto in altri luoghi significativi come Bagnoli, Marghera e Mirafiori.

«La crisi ha dei responsabili che stanno a poche centinaia di metri da qui» ha affermato Marcon che ha poi definito come «operazioni di marketing le misure di Tremonti e del Governo contro la crisi».

La proposta di Sbilanciamoci!, presentata ad un pubblico attento e interessato di più di 150 persone, è l’investimento di 40 miliardi nel biennio 2010-2011. «Bisogna cambiare strada! Avere più coraggio» con un ruolo diverso dell’intervento pubblico che «deve dare regole all’economia e farle rispettare» per far prevalere il bene comune, la responsabilità sociale e l’interesse collettivo. Un nuovo modello di sviluppo che possa avere una sostenibilità ambientale, incentivando, ad esempio, il fotovoltaico, non il nucleare, garantendo una qualità sociale con un equilibrio diverso fra consumi collettivi e individuali, sviluppando la cooperazione.

Cinque sono le cosiddette politiche concrete proposte: allargare lo spettro degli ammortizzatori sociali, un piano nazionale di piccole opere (nel campo energetico, della mobilità), che potranno creare posti di lavoro, allargamento delle politiche del welfare («non con interventi come i bonus bebè, ma garantendo gli asili»), sostegno alla ricerca per le imprese, e al potere di acquisto per i lavoratori e le famiglie (con la 14ª per i pensionati sotto i mille euro lordi mensili, restituzione fiscal drag ai lavoratori dipendenti, reintroduzione del reddito minimo d’inserimento.)

Come recuperare le risorse finanziare per attuare queste politiche?

Marcon propone un inasprimento della lotta all’evasione fiscale, l’introduzione di una tassa una tantum per i grandi patrimoni, sopra i 5 milioni di euro, la riduzione delle spese militari, la rinuncia al programma delle grandi opere, come il ponte sullo Stretto o il programma nucleare e la riduzione della spesa pubblica, con per esempio il passaggio all’open source, e non a programmi elettronici privati, della pubblica amministrazione.

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