Giorno: 26 Febbraio 2010

Abrogare la privatizzazione dell’acqua

Sala Noseda piena il 25 febbraio, per l’incontro sulla «Gestione pubblica dell’acqua in provincia di Como» promosso dal Comitato comasco per l’acqua pubblica. Al centro della discussione le iniziative verso i tre referendum abrogativi delle norme che hanno privatizzato l’acqua, per rendere possibile la gestione pubblica di questo bene comune.

Grande partecipazione da parte dei cittadini *giovedì 25 febbraio all’incontro sull’acqua pubblica che si è svolto presso la Sala Noseda della Camera del Lavoro. La serata è nata per fare il punto della situazione sul quadro normativo sul quale si inserisce il referendum nazionale per l’acqua pubblica e sulla situazione a livello locale. Per quanto riguarda i referendum, sono stati presentati i tre quesiti (non ancora depositati definitivamente) per i quali ad aprile inizierà la raccolta firme. Il primo quesito, il più sostanziale, chiede l’abrogazione totale dell’articolo della legge votata a novembre 2009 che contiene il principio della privatizzazione dell’acqua. Il secondo quesito è contro l’introduzione di altri elementi alla privatizzazione, legati all’affidamento a società di capitali dell’acqua; il terzo quesito referendario infine concerne la rilevanza economica a chi gestisce l’acqua.
Il dibattito di ieri sera, al quale hanno preso parte anche alcuni amministratori locali, si è focalizzato molto su quest’aspetto, come spiega Roberto Fumagalli, presidente del Circolo ambiente “Ilaria Alpi”, ovvero sul «principio secondo il quale la tariffa deve coprire tutti i costi». Secondo i movimenti e le associazioni impegnate contro la privatizzazione dell’oro blu, questo principio va assolutamente contrastato: «spetta alla fiscalità generale risanare le opere e la rete idriche, i fondi non vanno coperti attraverso la tariffa». Come dire, basterebbe una “grande opera” inutile in meno, per riqualificare il sistema idrico nazionale.
A livello locale, nel frattempo, le acque sono ferme, è il caso di dirlo. La situazione di stallo attuale riguarda il percorso avviato a livello di ATO in merito alla suddivisione del servizio in due parti – gestione ed erogazione – da affidare a due società diverse, con l’obbligo di mettere a gara – e quindi di privatizzare – il servizio di erogazione: le associazioni comasche avevano paventato ai Comuni il rischio di incostituzionalità, così è stato e dunque tutto è stato azzerato. «I sindaci hanno sentito solo le sirene della Regione a favore della privatizzazione dell’acqua e hanno ignorato le mille voci della società civile che chiedevano che l’acqua restasse pubblica: abbiamo avuto ragione noi» commenta Fumagalli.
Si muove invece qualcosa sul fronte della mobilitazione verso il referendum, anche a Como. Ieri sera alcuni cittadini presenti all’incontro si sono presi l’incarico di seguire la raccolta firme sul territorio, organizzando iniziative, banchetti ma anche eventi e serate ad hoc. La campagna inizierà dopo le elezioni regionali e in particolare dal 10 aprile; in concomitanza di quella data si terrà a Como un’altra iniziativa pubblica per lanciare la raccolta firme verso il referendum per l’acqua pubblica. [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 25 febbraio 2010

Bocciata la mozione pro Haiti. I dipendenti della Cà d’industria vanno in Consiglio comunale.

Donato Supino, Prc, ha attaccato nuovamente, chiedendone le dimissioni, l’assessore al verde Peverelli per la gara d’appalto per la raccolta sui rifiuti da rifare dopo che l’unico partecipante, Econord, non ha raggiunto i requisiti minimi. Per il consigliere comunista il problema fondamentale è stato mettere la disponibilità della piattaforma ecologica già all’interno del bando: «qualcuno ha parlato di poter dare al vincitore della gara via Somigliana, ma è un deposito non una piattaforma ecologica».
Roberta Marzorati, Per Como, ha rilevato una situazione di possibile pericolo per la salute dei residenti nei pressi di un palazzo tra viale Masia e via Recchi da cui stanno per essere asportati pannelli di eternit.
Marcello Iantorno, Pd, ha segnalato alcune zone, come in via Dante, dove non funzionano gli impianti di illuminazione.
L’inizio della seduta è stata movimentato dalla presenza di una trentina di dipendenti della Cà d’industria con uno striscione, prontamente riavvolto dopo l’indicazione del presidente del Consiglio Pastore, con scritto «Giù le mani dalla Cà d’industria».
Nessun consigliere ha riportato nella preliminari la presenza dei lavoratori, che si sono spostati in Sala stemmi, assieme ad alcuni esponenti delle minoranze e il rappresentate per le opposizioni nel Consiglio di amministrazione dell’ente assistenziale comasco Romolo Vivarelli, che era stato interpellato dai consiglieri per alcuni chiarimenti.
Una riunione parallela a quella consiliare molto accesa che ha visto in alcuni momenti in difficoltà l’esponente del Cda aziendale quando ha riferito come altre realtà abbiano esternalizzato il servizio mensa «in realtà come l’Ospedale S. Anna è stato già fatto» ha dichiarato, «e come si fa senza cucina nel caso in cui un anziano soffra di dissenteria e abbia bisogno di un piatto di riso in bianco mettiamo alle quattro del pomeriggio?» è stata la risposta di uno dei lavoratori che temono per il proprio posto di lavoro (potrebbero essere 32 gli esuberi).
Il Consiglio comunale ha invece affrontato la mozione, presentata da Iantorno, che prevedeva di impegnare nel futuro Bilancio di previsione 2010 «un importo fino all’0,80 per cento della somma dei primi tre titoli delle entrate correnti per sostenere i programmi di cooperazione e gli interventi di solidarietà internazionale in favore della popolazione haitiana».
La maggioranza su pressione di alcuni suoi componenti in primis Massimo Serrentino, Pdl, si è ritirata per discutere il da farsi.
Rientrato in aula ha preso la parola Luigi Bottone, Liberi per Como, per dissentire dalla decisione presa, il voto contrario, «restituirò il gettone di presenza e me ne vado» ha dichiarato lasciando l’aula.
Marco Butti, Pdl, ha giustificato il voto contrario citando un documento «condiviso all’unanimità» dalla Commissione terza sulla solidarietà internazionale e gli interventi della protezione civile comasca, lasciando aperta una possibilità «un domani quando stileremo il Bilancio di previsione potremo sicuramente dare continuità a questa linea» oltre alla formazione di un tavolo di confronto.
«Io faccio parte di quella Commissione – ha recisamente comunicato Franco Fragolino, Pd – ma non ho messo la firma su nessun documento! Non è mai stato definito nessun documento…».
Iantorno ha presentato quindi un paio di emendamenti, bocciati entrambi.
Arrivati al voto finale, senza dichiarazioni, la mozione per Haiti, sostenuta dalle minoranze, è stata bocciata dalla maggioranza, salvo un paio di astensioni. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Agnoletto presidente

Presentati nella Sala stemmi del Comune di Como i quattro comaschi nella lista della Federazione per la Sinistra. Il candidato presidente Vittorio Agnoletto si è dichiarato ottimista: «Supereremo il 3 per cento!».

I quattro rappresentanti comaschi della lista che sostiene Vittorio Agnoletto alle prossime elezioni regionali saranno lo studente universitario Edoardo Spolidoro, che si è espresso contro la cementificazione del lago e i tagli alla scuola pubblica, Marco Tenconi, segretario provinciale Pdci comasco, «è stato chiuso il Gandhi a Milano e aperte tre nuove scuole private di Cl a Crema, questo è il piano per la scuola formigoniano», Eugenio Morandi, consigliere comunale a Cermenate, che ha ricordato la tragica situazione dei precari, e Lina Annoni, segretaria provinciale di Rifondazione comunista, che ha posto in primo piano il problema della sanità. «L’obiettivo non è più la salute dei cittadini ma l’incasso – ha spiegato a proposito delle tariffe e i rimborsi per le prestazioni – molte persone non proseguono le indagini diagnostiche perché non hanno soldi per pagare i ticket» ha denunciato. Il consigliere comunale comasco Donato Supino ha invece messo in risalto il diverso approccio rispetto al Partito democratico in ambito locale mettendo dei distinguo sia sull’affaire muro «il Pd fa la campagna elettorale sull’abbattimento del muro, per me solo grazie al concorso dei cittadini e alle loro manifestazioni si è riusciti ad ottenere questo risultato, con la sola opposizione in Consiglio comunale non ce la si sarebbe fatta». Altro punto di rottura l’esternalizzazione della mensa della Cà d’industria «il rappresentante del Pd nel cda è a favore noi non siamo d’accordo sul risparmio a discapito della qualità e della tutela dei cittadini». «Il nostro avversario è Formigoni – ha chiarito Vittorio Agnoletto che ha però aggiunto –, in cosa si differenzi da lui Penati non siamo riusciti a capirlo. Il nostro obiettivo è che in Lombardia continui ad esserci una forza di sinistra». Il candidato presidente ha presentato il proprio listino formato da esponenti del mondo culturale lombardo spaziando da Dario Fo a Moni Ovadia, sino a Paolo Rossi e Margherita Hack, oltre a rappresentanti delle lotte operaie e dei movimenti sociali (le loro videointerviste sono sul sito http://www.youtube.com/vittorioagnoletto). Candidature per la nascita di un unico contenitore di tutto quanto si muova a sinistra del Pd. Quattro i punti principali del programma. La difesa della sanità pubblica, della suola pubblica, «il 95 per cento delle risorse investite dalla regione vanno agli studenti delle scuole private con redditi fino a 200 mila euro, si tratta di selezione di classe», una maggiore difesa del lavoro. «Dall’inizio della crisi ci sono stati quasi 200mila posti di lavoro in meno nella nostra Regione – ha affermato Agnoletto – chiediamo garanzie per tutti, anche per i lavoratori a tempo determinato e a progetto, con un salario di cittadinanza che permetta di poter sostenersi durante il passaggio da un lavoro ad un altro». Anche la difesa dei luoghi di lavoro è importante per il candidato presidente della federazione della sinistra oltre che la salvaguardia dell’ambiente. «L’Expo si ridurrà ad una serie di grandi opere su gomma – sottolineato il candidato presidente della Federazione della Sinistra – noi vogliamo trasporti pubblici più efficienti, lo sviluppo delle linee ferroviarie. Qui al contrario mettono l’alta velocità e i treni per Malpensa ma tagliano quelli per i pendolari!». L’impegno è anche per la difesa dei beni comuni come l’acqua e contro il nucleare «non solo in Lombardia ma in tutta Italia». Recuperare quindi la disillusione a sinistra e quelli che non vanno più a votare è la meta prefissata «supereremo lo sbarramento del 3 per cento, la soglia minima, e potremmo avere 2-3 consiglieri in Regione». «Un presidio necessario – dopo gli scandali e gli arresti in Regione – in un momento in cui non ci sono solo delle mele marce, ma un sistema marcio servono delle sentinelle che possano dare l’allarme, una cosa che non succederebbe in un sistema consociativo alla Penati». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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