Mese: Marzo 2010

Il 21 marzo Invasioni a Como

Presentata la kermesse Invasioni. La poesia tra alfabeti e utopie che si terrà al Teatro sociale di Como per la Giornata mondiale della poesia domenica 21 marzo.

«Vogliamo invadere pacificamente il teatro – ha dichiarato Lorenzo Morandotti – al di là della dimensione accademica, in cui trovare la massima condivisione e trasversalità». Infatti tutti gli ambienti del teatro verranno coinvolti dai portici in piazza Verdi al foyer, dal palcoscenico alla platea. Una mezza giornata non stop ad ingresso libero che partirà dalle 14 e proseguirà sino alla mezzanotte, spaziando fra interventi teatrali, musica, letture di poesie, proiezioni, installazioni video. Un nutrito programma per adulti e piccini che potranno partecipare ad un laboratorio estemporaneo di poesia. Per i bibliofili sarà allestito un bookshop poetico. L’iniziativa prende il nome da un raccolta di poesie dello scomparso Antonio Porta (pseudonimo di Leo Paolazzi), uno degli esponenti del Gruppo 63, che verrà omaggiato dal Teatro artigiano e ricordato dalla moglie con la lettura della poesia Come se fosse un ritmo, che lancia anche un appello: «Cerchiamo volontari per leggerlo, solo il lettore sa dare un ritmo a questa che è una partitura musicale».

Parte il Concorso di idee per la riprogettazione del lungolago comasco.

Infrastrutture Lombarde ha spedito in giornata le lettere di invito al concorso per la progettazione del nuovo lungolago comasco a 11 studi professionali italiani ed europei e non solo. «Sono chiamati – ha spiegato il presidente della Regione Roberto Formigoni – a offrire idee stimolanti e innovative per il futuro di questo luogo straordinario, a presentare le soluzioni più moderne ancorate tuttavia al carattere del patrimonio naturale, storico e architettonico e improntate al criterio della bellezza». Il Concorso internazionale d’idee per la valorizzazione del Lungolago del capoluogo lariano vuole, come si legge in una nota, «elementi di indirizzo generali – un masterplan – sulla intera fascia di lungolago da Villa Olmo a Villa Geno e, più specificamente, per disegnare la radicale risistemazione della sua parte centrale, in termini di arredo urbano e di attrezzature per la vita sociale dei cittadini». Le proposte dovranno pervenire entro il 10 giugno e, non oltre il 15 luglio, una giuria di esperti sceglierà il progetto ritenuto migliore, che vincerà un premio di 50mila euro. Ma il percorso, con tempi di realizzazione sempre più lunghi, non si interrompe qui poiché: «A partire dal “concept” scelto con questo concorso sarà possibile attivare una seconda fase, e cioè ulteriori progetti sui singoli temi e le singole aree del Lungolago di Como (ad esempio Stadio, Giardini di Ponente, Chilometro della conoscenza, ecc.)».

La Ca’ d’industria è pubblica

«È il momento di chiedere alla politica di esprimere chiaramente “da che parte sta”» questo l’appello lanciato da Paco a proposito della Cà d’industria comasca.

Il movimento della rondine in un comunicato alla stampa interviene nel dibattito cittadino sul futuro della Cà d’industria che «non è una struttura privata. È una realtà pubblica cui è stata attribuita una figura giuridica di diritto privato (Fondazione), ma è e rimane “pubblica” nel significato più esteso del termine».
Forte la contrarietà all’esternalizzazione del servizio cucine «che noi giudichiamo senza mezzi termini inaccettabili e premessa di ulteriori possibili azioni di indebolimento e sostanziale privatizzazione».
Dato che il Cda della struttura è espressione di Comune e Provincia di Como, oltre che della Regione, per Paco i rappresentanti lì nominati «non possono esimersi dall’impegno di portare a compimento il “mandato” socio-politico per la cui attuazione sono stati individuati».
Da qui la richiesta a Bruni: «Dica il Sindaco se questo si vuole; lo dicano coloro che hanno indicato e nominato i membri del Cda: lo affermino con chiarezza, sarà meglio per tutti».
Al primo cittadino di Como chiedono risposte anche i lavoratori della Cà d‘industria: «L’assemblea dei dipendenti della Cà d’industria – ha dichiarato alla stampa Matteo Mandressi, segretario Fp Cgil di Como – ha ratificato ieri la decisione di scioperare per l’intera giornata del 19 marzo. In quella giornata si svolgerà un presidio presso la sede di via Brambilla e successivamente un corteo che raggiungerà il Comune, per consegnare un documento al sindaco».
Lo scontro con i sindacati si è fatto sempre più aspro e la Cgil ha denunciato che giovedì 11 marzo «è giunta inoltre una nota di Domenico Pellegrino, presidente della Fondazione, nella quale, giudicando immotivata la giornata dello sciopero, si invita il prefetto di Como e la Commissione di garanzia ad intervenire per scongiurare l’azione sindacale».
Un passaggio che ha scaldato gli animi in tutti e tre i sindacati confederali e che getta ombre sulla vertenza in corso che potrà essere il preludio a grandi cambiamenti a 7 anni dal bicentenario della fondazione di una struttura che ha fatto la storia di Como.

Il vizio della memoria

L’ex pm Gherardo Colombo in città incontra i giovani e parla delle resistenze italiche alla piena attuazione della Costituzione. I cittadini non devono cedere al lamento o delegare, ma partecipare alla vita politica in prima persona.

Martedì 9 marzo 2010, l’ex giudice Gherardo Colombo lo ha trascorso a Como. Nel corso della mattinata insieme a don Gino Rigoldi, cappellano del carcere minorile Beccaria di Milano, ha incontrato allo Spazio Gloria le scuole superiori della provincia, mentre nel pomeriggio, in biblioteca, c’era ad aspettarlo un pubblico più variegato per età. I due incontri lariani sono stati organizzati, nell’ambito del progetto Memoria e Verità 2008-2010, dall’Università Popolare Auser di Como, dall’Associazione Memoria condivisa Bari di Como e da Nodo Libri con la partecipazione di Istituto Storia contemporanea Perretta di Como, Associazione familiari delle vittime Strage di Bologna, Fondazione Carlo Perini Milano, Associazione Casa della Memoria di Brescia, Istituto Pugliese per la Storia dell’ Antifascismo dell’Italia Contemporanea.
L’incontro del pomeriggio, che è stato registrato e sarà a disposizione di chiunque lo desideri presso la mediateca della biblioteca comunale, ha avuto come tema Il vizio della memoria: l’eversione, lo Stato, la Giustizia: dove sono i cittadini?
Gherardo Colombo ha ricordato, interloquendo, quasi giocando con il pubblico, gli eventi del ventennio di sangue che va dal 1974, anno in cui entra in magistratura, al 1996, anno in cui viene pubblicato il suo libro Il vizio della Memoria (1996), saggio in cui ripercorre le proprie esperienze professionali, in modo particolare quella del ritrovamento dei documenti riguardanti la Loggia Massonica P2 a Castiglion Fibocchi, mentre con il collega Giovanni Turone sta indagando sul finto rapimento di Michele Sindona, mandante del tragico omicidio di Ambrosoli.
Il sangue degli italiani onesti ed innocenti, però, inizia a scorrere già cinque anni prima, il 12 dicembre del 1969, giorno della strage di Piazza Fontana. Quel giorno Gherardo Colombo si trova al Comando del Corpo d’Armata, poiché impegnato nel servizio militare. Lasciando il Corpo e dirigendosi con altri commilitoni verso la caserma di via Vincenzo Monti, lo raggiunge la notizia della strage. È l’inizio di una lunga stagione di stragi che terminerà con quella di Bologna del 2 agosto 1980: l’elenco è lunghissimo e non sempre si riesce a tenerne la completa contabilità: Peteano, 31 maggio 1972, tre morti; Milano, 19 maggio del 1973, quattro morti; Brescia, Piazza della Loggia, 28 maggio 1974, 8 morti; Italicus 4 agosto del 1974, 12 morti.
Dopo il tempo delle stragi subentra il tempo del terrorismo rosso e nero, degli omicidi di personaggi scomodi e irreprensibili, come Ambrosoli ed è poi il momento delle stragi di mafia.
Perché la scia di sangue delle stragi e del terrorismo degli anni Settanta e Ottanta, la Loggia P2 ed i depistaggi? Secondo Colombo, tutto questo è avvenuto perché non si procedesse verso il compimento dei valori sanciti nella Costituzione italiana. Le resistenze sono state e sono tante.
Un esempio che riguarda le donne: sono dovuti trascorrere più di venti anni perché l’articolo 3, quello relativo all’uguaglianza fra i cittadini, fosse soddisfatto pienamente per quanto riguarda le relazioni tra i coniugi. Bisogna infatti aspettare la riforma del diritto di famiglia del 19 maggio del 1975 perché venga attuata l’uguaglianza tra marito e moglie. Ventisette sono invece gli anni che separano la Costituzione dalla riforma del Codice civile, mentre il Codice penale non è stato ancora completamente adeguato ai principi costituzionali.
Nella storia della Repubblica italiana sono sempre presenti, infatti, due tendenze: una che spinge verso la realizzazione dei principi della Costituzione, una che preme per il ritorno ad una sistema strutturato in senso gerarchico e immobile. Nel primo caso l’aspirazione è nella direzione di una società in cui la Costituzione sia pienamente realizzata nei fatti, dove i diritti e le pari opportunità siano per tutti e dove il potere venga delimitato e controbilanciato affinché non pregiudichi i diritti acquisiti. Nel secondo caso la spinta è verso una limitazione dei principi costituzionali per tornare ad una società immobile e autoritaria. Le stragi ed il terrorismo sono i sintomi che lo scontro tra queste due tendenze è degenerato, si è inabissato nel regno oscuro della paura per creare ostacoli e resistenze al fine di paralizzare la società e le coscienze.
Alle resistenze si aggiunge, spesso, l’incapacità da parte dei cittadini di sentirsi “Stato”, di essere responsabili, di non cedere al lamento, ma di impegnarsi e partecipare in prima persona alla vita della nostra nazione. Vi è una tendenza, tutta italica, ad affidarsi a qualcuno, a cedere potere alla rappresentanza, se non per aperto opportunismo per semplice comodità. È assente, di frequente, il senso di essere una collettività: l’individualismo, alla lunga, influenza, permea e imbriglia tutta la vita civile del paese.
Il vizio della memoria, in questo contesto di violenza ed indifferenza, è difficile da coltivare poiché è proprio l’opposto: è educazione, è sforzo di capire i fatti, gli eventi, è approfondire per voler comprendere. [Patrizia Di Giuseppe, ecoinformazioni]

Congresso regionale Arci a Como

Si svolgerà a Como sabato 13 marzo il Congresso Arci Lombardia. I lavori si svolgeranno allo spazio Gloria del circolo Arci Xanadù in via Varesina 72 dalle 9,30. Sarà presente e interverrà Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci.  Il programma della giornata.
 
Alle 9,30 Apertura dei lavori, nomina della presidenza del Congresso e delle Commissioni, comunicazioni della presidenza, saluto degli ospiti.
Alle 10 Tavola rotonda Il modello di welfare lombardo – il ruolo dei corpi intermedi – l’iniziativa antirazzista. Partecipano: Nino Baseotto (Cgil Lombardia), GianBattista Armelloni (Acli Lombardia), Fabrizio Tagliabue (Forum del Terzo settore Lombardia), Sergio Veneziani (Auser Lombardia), Sergio Silvotti e Emanuele Patti (ArciLombardia) e i candidati al Consiglio regionale Mario Agostinelli, Arianna Cavicchioli, Luciano Muhlbauer.
Alle 13 Pausa buffet
Alle 14 Presentazione e discussione del Documento organizzativo. A seguire relazioni delle Commissioni e adempimenti congressuali.
Alle 18 Insediamento del Consiglio direttivo, Relazione dei saggi, nomina del presidente, altri adempimenti.
Durante la giornata sarà presente ed interverrà Paolo Beni, presidente nazionale Arci.

Venerdì 12 marzo sciopero generale

«Lavoro, fisco, cittadinanza. Cambiare si può». Sciopero generale di 4 ore venerdì 12 marzo indetto dalla Cgil, alle 10 presidio davanti alla Prefettura di Como.

La Cgil nazionale ha indetto uno sciopero generale venerdì 12 marzo al grido di: «Lavoro, fisco, cittadinanza. Cambiare si può».
Diverse le rivendicazioni del sindacato di Epifani per affrontare la crisi: fermare i licenziamenti, affrontare le vertenze (per impedire le chiusure delle aziende), ridurre le tasse per lavoratori e pensionati.
La Cgil chiede di «garantire la prosecuzione della Cassa integrazione in deroga, raddoppiare la durata dell’indennità di disoccupazione e aumentare i massimali della Cassa integrazione, sostenere il reddito e prevedere gli ammortizzatori per i precari, prevedere periodi di formazione durante la Cassa integrazione, per affrontare la riorganizzazione e e incentivi per l’assunzione stabile di lavoratori disoccupati o in mobilità, estendere i contratti di solidarietà».
Viene chiesta anche la «restituzione di quanto lavoratori e pensionati hanno pagato in più» ovvero 500 euro per il 2010.
L’impegno è anche, per «un futuro per il paese», l’avvio di «politiche di accoglienza e lotta alle nuove schiavitù», regolarizzando i migranti che lavorano, sospendendo la Bossi-Fini per quelli che cercano un impiego, abolendo il reato di clandestinità, estendendo «l’art. 18 del Testo unico sull’immigrazione equiparando il reato di caporalato a quello di tratta sugli esseri umani».
A Como l’appuntamento è alle 10 con un presidio davanti alla Prefettura in via Volta. Al presidio ha aderito l’Arci di Como.

Il Consiglio comunale di Como di lunedì 8 marzo 2010

I lavoratori della Cà d’industria tornano a Palazzo Cernezzi. Salta la seduta di lunedì 8 marzo per la mancanza dell’intero gruppo della Lega e di altri esponenti della maggioranza.

Cà d’industria al centro delle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 8 marzo, dopo il presidio, davanti alla Prefettura, dei dipendenti e di alcuni parenti avvenuto nella stessa mattinata contro l’esternalizzazione delle mense, che potrebbe essere il preludio ad altri interventi simili e che ha messo in allarme i 32 dipendenti del settore.
«Abbiamo avuto la disponibilità ei vertici della Cà d’industria per un incontro» ha annunciato Emanuele Lionetti, Liberi per Como. Bruno Magatti, Paco, ha affermato «rispetto al Consiglio di amministrazione radicale e sostanziale difformità». «Perché per delle responsabilità di altri devono pagare i lavoratori?» ha chiesto Donato supino, Prc, domandando l’intervento del sindaco come mediatore.
Il sindaco si è quindi sentito in dovere di intervenire sottolineando la propria «attenzione assoluta e totale – anche se – non possiamo influenzare le decisioni della Fondazione». Comunque ha rassicurato «incontrerò il presidente Pellegrino nei prossimi giorni e parteciperò alla Commissione che discuterà della questione, dopo, se lo riterrò opportuno, prenderò delle iniziative».
«L’assessore Molinari può fare un’inchiesta sulla via Milano alta – ha chiesto Roberta Marzorati, Per Como – per verificare il numero di veicoli che si fermano per andare nei negozi?»; per la consigliera solo l’1 per cento si arresta per frequentare i negozi dirimpetto e per questo spera in una futura pedonalizzazione o inversione del senso di marcia.
«Le strade della città sono pinene di buche – è intervenuto Luigi Bottone, Liberi per Como – non si possono chiedere i danni alle ditte che hanno fatto male i lavori?».
Anche le elezioni regionali hanno fatto capolino «in via Castelnuovo ci sono cartelloni abusivi della Lega!» ha denunciato Silvia Magni, Pd, chiedendo l’intervento dei vigili, seguita da Magatti «ormai è una consuetudine, le regole valgono solo quando si appartiene ad un dio minore».
Molte le assenze fra i banchi della maggioranza, tra cui spiccava quella dell’intero gruppo della Lega. Per questo all’appello, uscite le minoranze, è mancato il numero legale (solo 20 i presenti compreso il sindaco).
La seduta è stata dichiarata deserta ed aggiornata a giovedì prossimo, quando dovrà riprendere la discussione sull’intervento nell’area ex Frey di Albate.
Nel frattempo i lavoratori e parenti della Cà d’industria presentatisi in Consiglio, una settantina, hanno preso posto in Sala stemmi dove hanno esposto le loro ragioni e relazionato sull’incontro avuto col prefetto in mattinata ai consiglieri comunali presenti «sono state dette delle falsità, le mense del S. Anna sono in gestite in forma diretta» ha chiarito Matteo Mandressi della Funzione pubblica Cgil. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Presidio per la legalità domenica 7 marzo alle 10,30 in piazza San Fedele

I partiti che sostengono la candidatura di Filippo Penati in regione organizzano a Como un presidio In difesa del rispetto della legalità per protestare contro il decreto legge interpretativo varato ieri dal Governo. La nota che indice la mobilitazione.

«Scendiamo in piazza per difendere un principio di legalità. Le norme non possono essere cambiate in corsa per favorire un giocatore. Esistono delle norme per la presentazione delle liste che prevedono tempi e modi. A Milano e a Roma il Pdl non le ha rispettate, probabilmente perché la situazione al suo interno ha portato a cambiare la composizione delle liste oltre il tempo dato per la presentazione. Ora il Consiglio dei Ministri ha deciso di sanare questa situazione stabilendo un precedente pericolosissimo. Contro questi metodi chiamiamo al presidio i cittadini».

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 4 marzo 2010: Ca’ d’industria

La seduta di giovedì 4 marzo è stata sospesa per un’ora per sentire le ragioni di un’ottantina di lavoratori della Ca’ d’industria contrari all’esternalizzazione del servizio di preparazione dei pasti.

Mentre si svolgevano le preliminari un’ottantina di lavoratori, con i rappresentanti sindacali confederali, di tutti i diversi servizi della Cà d’industria hanno fatto capolino in consiglio, con cartelli, magliette, casacche bianche e uno striscione con scritto «Giù le mani dalla Cà d’industria».
Emanuele Lionetti, Liberi per Como, ha così chiesto una sospensiva per poter sentire le ragioni dei dipendenti della Fondazione creata dal Comune di Como.
L’ente comasco ha una piena autonomia economica e finanziaria rispetto al Comune ma nel suo Consiglio di amministrazione quest’ultimo esprime 5 dei 7 rappresentanti (gli altri due sono di nomina regionale e provinciale).
Supino e Vincenzo Sapere, Gruppo misto – socialisti, si sono associati alla richiesta posta dal consigliere ex leghista, accolta dalla Giunta che ha permesso una sospensione e invitato tutti a trasferirsi nella vicina Sala stemmi, dove a rappresentare il sindaco ci sarebbero stati l’assessore al patrimonio Cenetiempo e la vicesindaca Ezia Molinari.
«Il presidente Pellegrino aveva promesso in Consiglio comunale un anno fa di non dare n gestione nessuno dei servizi della Fondazione» hanno ricordato i rappresentanti sindacali che hanno denunciato il comportamento scorretto del Consiglio di amministrazione nell’affidamento della preparazione dei pasti ad una ditta esterna «non hanno rispettato i termini di legge, non siamo stati avvisati del bando quando c’è una tempisti precisa».
I lavoratori hanno fatto presente che la ditta che prenderà in gestione la preparazione dei pasti ha avuto un primo approccio informale garantendo i posti di lavoro per due anni, ma forte è la paura di non avere una prospettive oltre quella data e che questo sia un primo passo verso la esternalizzazione anche di altri servizi.
Il confronto fra amministratori e lavoratori è durato per più di un’ora, e sono intervenuti anche i consiglieri di amministrazione della Cà d’industria Romolo Vivarelli e Franco Mercuri, con momenti di forte tensione, anche con l’assessore Cenetiempo che ha giustificato dati i vantaggi economici le esternalizzazioni.
La vicesindaca ha concluso la riunione promettendo un incontro del Consiglio con il cda dell’ente, una richiesta presentata formalmente in serata da Liberi per Como.
L’assemblea di Palazzo Cernezzi ha così affrontato la deliberazione sul recupero dell’area ex Frey, un intervento che convince poco anche fra le file della maggioranza. «Il quartiere di Albate è stato violentato negli ultimi anni – ha dichiarato Stefano Rudilosso, Pdl – con una cementificazione selvaggia».
Molte le critiche sulle altezze, mentre la consigliera Magni ha ciesto lumi sul Pgt e la relazione promessa dal sindaco, ma anche sulla piazza prospettata, «è impossibile definirla piazza» ha dichiarato l’architetto Dario Valli, Area 2010.
La discussione si è protratta sino alla mezzanotte quando sono stati presentati tre emendamenti e un ordine del giorno, che verrano discussi nella prossima seduta. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Il Consiglio comunale di Como di venerdì 4 marzo 2010: le preliminari

Nelle preliminari della seduta di giovedì 4 marzo micropolveri, traffico, segnaletica e rifiuti nelle preliminari.

«L’atteggiamento dell’assessore all’ambiente è di arroganza – ha dichiarato Donato supino, Prc, durante le preliminari al Consiglio comunale di giovedì 4 marzo – non dà il necessario supporto affinché si chiarisca la faccenda dell’appalto dei rifiuti».
Attenzione per i problemi del PM10 anche per le periferie ha chiesto Luigi Bottone, Liberi per Como, dopo il posizionamento della nuova attrezzatura, che dovrebbe abbattere le micro polveri, sul tetto di Palazzo Cernezzi.
Mario Lucini, Pd, ha invece posto all’attenzione del Consiglio l’apertura di un nuovo cantiere in via Cardina, con disagi per i residenti, dato il traffico di mezzi pesanti e i rischi per la stabilità della strada, oltre ad un caso di abusivismo poco distante, in via Cascina Marii, un cantiere già segnalato in cui sarebbero ripresi i lavori. Silvia Magni, Pd, ha chiesto di migliorare e sistemare la segnaletica in piazzale Anna Frank all’ingresso dell’autostrada,
Marcello Iantorno, Pd, ha attaccato la Giunta per la gestione del’appalto per la raccolta dei rifiuti: «Pare che assessori e sindaco vogliano restituire la cauzione lasciata da Econord». Una cifra dell’ordine di 1,7 milioni di euro già incassati dal Comune che per l’avvocato comasco possono in parte rimanere nelle casse dell’amministrazione. Contrariato il sindaco che è intervenuto a margine dell’assemblea: «non sa di cosa sta parlando…». [Michele Donegana, ecoinformazioni]

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