Mese: Marzo 2010

Poetry Slam

Un successo la serata di Poetry Slam che si è svolta giovedì 18 marzo nella libreria di via Volta, dove si sono presentati diciotto concorrenti di tutte le età, dai 17 agli oltre 70 anni, che si sono  sfidati di fronte ai settanta presenti.

L’appuntamento fa parte della rassegna Poesia di voci – Invenzioni Letture Confronti Suoni organizzata da Università Popolare con La Casa della poesia di Como e NodoLibri. Lo slam-master Simone Savogin ha spiegato le regole ai partecipanti, ognuno dei quali aveva a disposizione tre minuti per leggere e recitare una o più poesie originali da lui composte, che venivano poi valutate da una giuria di cinque persone estratte a sorte dal pubblico.
Sono arrivati in finale Fabio Fusi, Maria Grazia Duval, Maddalena Frigerio, Alfonso Maria Petrosino e Marco Bin, giovane autore milanese che si è aggiudicato il premio della competizione. Il clima di gioia e rispetto che si è creato nelle tre ore di rime e versi ha davvero eletto la poesia come vera vincitrice della serata.

Flex-insecurity

Luci e ombre della flessibilità. Ne abbiamo parlato con Stefano Sacchi, docente del Dipartimento di Studi del Lavoro e del Welfare dell’Università degli Studi di Milano, uno degli autori del libro Flex-insecurity. Perché in Italia la flessibilità diventa precarietà (Il Mulino), che sarà al centro di un incontro pubblico in programma giovedì 18 marzo alle 21 alla Cascina Massèe, moderato da Andrea Di Stefano, direttore della rivista Valori e organizzato dall’Associazione per la Sinistra Como.

Nel 2008 circa 4,8 milioni di lavoratori e lavoratrici italiani erano occupati con un contratto atipico. Nel 1996 gli occupati con contratti a termine erano 1,5 milioni. A fronte di tale crescita numerica non è però oggettivamente corrisposta un’estensione del welfare e delle garanzie per i lavoratori senza contratto a tempo indeterminato. Com’è stato possibile? «L’aumento sostanziale del numero dei lavoratori atipici – spiega Stefano Sacchi – non è percepito come tale. In Italia il lavoro atipico è certamente cresciuto soprattutto negli ultimi dieci anni. Oggi il 13% dei lavoratori è a durata prefissata, una percentuale inferiore alla media europea che è 14%, ma il fenomeno non si è ancora manifestato appieno. In realtà i due terzi delle persone che entrano nel mondo del lavoro vi accede attraverso queste forme contrattuali: ma non sono dei trampolini verso contratti più stabili. Dunque il fenomeno interessa molto i giovani. Ed è stato sottovalutato da parte dei policy makers, che ritengono, senza nessuna evidenza empirica (dati empirici che invece nel nostro libro forniamo per la prima volta, a seguito di uno studio di tre anni), che i lavori atipici costituiscano solo una fase del percorso lavorativo: sempre più non accade questo».
Uno dei nodi del dibattito su cococo, cocopro, lavoro somministrato &c. è il sussidio di disoccupazione. «Il meccanismo che regola oggi questi sussidi –chiarisce Sacchi – nel nostro Paese fa riferimento a regole del 1919, in sostanza norme di un’epoca passata che “tagliano fuori” dalla possibilità di ricevere i sussidi tantissimi lavoratori. Infatti i dipendenti con contratti di durata prefissata (somministrati, a termine, eccetera) hanno diritto in via teorica al sussidio,  ma nella pratica spesso non riescono a ottenerlo perché a causa delle interruzioni lavorative e dei bassi salari
non maturano tutti i requisiti richiesti (mentre per i cococo e i lavoratori a progetto il sussidio non c’è tout court)».
Perché dunque non vi è mai stata una riforma dei sussidi di disoccupazione? «Perché per i lavoratori “forti”, ovvero i lavoratori standard, con contratto a tempo indeterminato in aziende con più di 15 dipendenti, ci sono altri ammortizzatori: cassa integrazione, cassa integrazione straordinaria e indennità di mobilità. Abbiamo un pilastro del sussidio di disoccupazione ipotrofico rispetto agli altri stati europei: ma grandi imprese, governo e sindacati non avevano alcun interesse a riformarlo perché il consenso era ottenuto attraverso gli strumenti speciali per i lavoratori forti».
In Italia, infatti, il provvedimento più rilevante posto in essere per superare le difficoltà della crisi è stato l’estensione in deroga degli ammortizzatori suddetti (Cig, Cigo e mobilità): «una deroga su requisiti settoriali, di dimensione delle imprese e riguardo il tipo di contratto; ora anche chi ha un contratto a tempo, di durata prefissata, in determinati contesti può godere di quelle forme di ammortizzatori».
Ma il problema principale resta ed è sostanziale, per il docente dell’Università degli Studi di Milano: «diversamente dal resto d’Europa nel nostro Paese questi strumenti di risposta alla crisi non sono diritti soggettivi, gli ammortizzatori in deroga sono altamente discrezionali, dipendono da vari fattori, variano ad esempio da regione a regione: non sono diritti ma prestazioni variabili».
In questo quadro, è evidente che a farne le spese, in un certo senso, sono i lavoratori che in Italia hanno più difficoltà ad accedere al mondo del lavoro, oltre che quasi sempre condizioni salariali peggiori a parità di mansione: le donne. «La flessibilità – continua Sacchi – ha molte accezioni, nella sua accezione di organizzazione flessibile, appunto, del tempo e del luogo di lavoro, dovrebbe significare forme contrattuali, come il part time o il telelavoro, che in teoria possono consentire l’ingresso delle donne nel mercato del lavoro e la conciliazione delle esigenze famigliari con quelle professionali. Ma in Italia il vero problema è che la flessibilità è stata introdotta soprattutto come forma di riduzione dei costi del lavoro da parte delle imprese, ovvero per pagare meno i lavoratori e sfruttare la flessibilità numerica. Mancano le dimensioni dei diritti, nella versione italiana della flessibilità: per tanto possiamo anche dire che la flessibilità può promuovere una maggiore partecipazione femminile al mondo del lavoro ma occorre analizzare come ciò accade. Due terzi dei precari sono donne: allora è evidente che per loro la flessibilità si declina con lavori di bassa qualità e poco protetti».
Cosa fare quindi per invertire questa tendenza, per mettere in luce gli aspetti positivi della flessibilità che in Italia non sono ancora emersi? Come agire politicamente, vista anche la prossima tornata elettorale regionale? «A livello nazionale occorre una riforma degli ammortizzatori sociali, mentre Province e Regioni dovrebbero investire sui serizi pubblici per l’impiego, fulcro delle politiche attive del mercato del lavoro. È necessario migliorare l’informazione (banche dati etc) per promuovere l’incontro tra domanda e offerta, investire dunque nelle infrastrutture dei centri per l’impiego, e finanziare iniziative di formazione. Allontaniamoci dalla logica degli ammortizzatori in deroga». Infine, l’art.18 e la polemica sull’arbitrato. «Ichino e altri autorevoli giuslavoristi ritengono che l’impatto di tale riforma sarà inferiore a quello paventato dalla Cgil. Secondo me – conclude Sacchi – l’articolo 18 così com’è è iniquo: iper-tutela alcuni, mentre altri tutti gli sono sottotutelati: in caso di licenziamento o di non rinnovo del contratto, in Italia il lavoratore non ha diritto a nulla.  Meglio sarebbe abolirlo, introducendo però un’indennità di terminazione (un pagamento monetario proporzionale al monte salari maturato in azienda) applicabile a tutti i lavoratori indipendentemente dal tipo di contratto (quindi anche per i lavoratori a termine e quelli a progetto nel caso in cui il contratto non venga rinnovato). In ogni caso, anziché “scannarsi” sull’art.18 sarebbe meglio equalizzare il lavoro e creare un pavimento di diritti che valgano per tutti. Il ricorso all’arbitrato darà invece luogo a decisioni differenti in presenza di situazioni simili, poiché il collegio arbitrale decide secondo equità e non secondo diritto Si va insomma verso un diritto del lavoro in deroga, a macchia di leopardo, ed è questo ciò che temo maggiormente: ci si allontana sempre più dalla concezione di diritti applicabili a tutti». [Barbara Battaglia, ecoinformazioni]

21 marzo Invasioni al Sociale con L’incredibile storia del cardellino dipinto

Teatro Sociale, Invasioni la poesia tra alfabeti e utopie.

Primo giorno di primavera, e rinascita simbolica della vita dopo i rigori dell’inverno, il 21 marzo è la Giornata Mondiale della Poesia istituita in tutto il mondo dall’Unesco fin dal 1999 per promuovere, divulgare e celebrare questa insostituibile forma di espressione.
Per l’occasione il Teatro Sociale, via Bellini 3 Como, verrà “abitato”  dalle 14 alle 22 da un happening multimediale, a più voci, per tutte le età e per tutti i gusti, all’insegna appunto della poesia nelle sue varie accezioni: parola, testo, suono, voce, ritmo, immagine, metafora.
Tra le proposte della serata L’incredibile storia del cardellino dipinto
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Il consiglio comunale di Como di lunedì 15 marzo

I lavoratori della Cà d’industria vanno ancora in Consiglio. L’ostruzionismo delle minoranze blocca l’approvazione del Documento di inquadramento.

«Quale è il risultato del suo impegno per la Cà d’industria?» ha chiesto Donato Supino, Prc, nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 15 marzo. «Ho già incontrato il presidente Pellegrino – ha risposto Bruni – e lo incontrerò ancora premo dell’incontro in Commissione mercoledì. Non escludo in maniera assoluta le esternalizzazioni – ha aggiunto il primo cittadino – o il suo contrario, ma punto alla qualità del servizio e alla garanzia dei posti di lavoro».
Nel frattempo una settantina di lavoratori si è presentata in Consiglio e si è trasferita in Sala stemmi a fare il punto sulla situazione con alcuni rappresentanti sindacali.
«Abbiamo raccolto 142 firme in 2 ore ad Albate per la provocatoria petizione separazione da Como – ha spiegato Alessandro Rapinese, Area 2010 – volevo ricordarlo per riportare il disagio e il malcontento dei cittadini comaschi»
«Le strade sono una vergogna!» si è accalorato Emanuele Lionetti, Liberi per Como «dovremmo vergognarci tutti, noi consiglieri, e se i cittadini avessero il coraggio di sputarci in faccio, io questo sputo non lo riceverò».
Il suo capogruppo Luigi Bottone ha invece attaccato sulla convenzione, stipulata con l’Enel nel ’95, per la gestione dei punti luce «su 11 mila 9 mila sono dell’Enel, siamo vincolati», ed ha aggiunto, leggendo il testo, «qui si parla di sostituzioni settimanali? Cosa è stato fatto? Il Comune ha segnalato i guasti?». Il consigliere ha quindi chiesto delucidazioni sui fondi Fas utilizzati per la Navigazione laghi.
L’assemblea di Palazzo Cernezzi ha quindi affrontato il Documento di inquadramento presentato dal sindaco.
«Un quadro prodromico al Pgt – ha affermato Bruni – si cominciano a capirei criteri e i contenuti del lavoro». Con un «metodo concertativo di sussidiarietà urbanistica e collaborazione fra pubblico e privato che si devono parlare».
«Ci sono tanti appartamenti invenduti – ha ammesso il sindaco – ma siamo comunque di fronte ad una emergenza abitativa e bisogna pensare all’housing sociale». Per questo è fondamentale per Bruni l’intervento in tre aree con dei Programmi integrati di intervento (Pii): l’area ex Trevitex, l’ex Tintoria Lombarda e l’ex Seminario.
Finito il discorso introduttivo del sindaco Mario Lucini, Pd, ha chiesto un voto pregiudiziale sul documento, perché non passata al vaglio delle Circoscrizioni; con i voti della maggioranza, astenuti Liberi per Como e Arturo Arcellaschi, Pdl, la proposta è stata respinta.
Il documento proposto andava approvato entro il 31 di marzo ed è stato interpretato da alcuni come un escamotage per poter far passare altri interventi edilizi prima del Pgt che potrebbe bloccare le possibilità di edificazione in città, uno dei motivi per la sequela di Piani attuativi presentati in Consiglio negli ultimi mesi, ancora possibili grazie al Piano regolatore in vigore. Un argomento piuttosto complicato che nell’ordine dei lavori doveva essere affrontato in una serata con un provvedimento d’urgenza.
Per questo le minoranze hanno fatto ostruzionismo prendendo la parola e utilizzando tutto il tempo a loro disposizione, anche perché non è un provvedimento da attuare obbligatoriamente ed il Comune di Como non è obbligato ad adottarlo.
Molte le critiche piovute sull’elaborato.
«Sono molto deluso dai contenuto di questo documento – ha dichiarato Lucini – che è raffazzonato e frutto di un taglia e incolla», un’affermazione suffragata dall’elencazione di alcuni refusi nel testo. Il presidente della Commissione urbanistica ha anche chiesto: «dove sono i dati aggiornati sulle proposte urbanistiche?». Un confronto è stato fatto con i documenti consimili di altri Comuni lombardi come Milano, Monza e Lissone che per il consigliere democratico sono molto più precisi nei termini della definizione delle linee guida con riferimenti precisi che mancano nell’elaborato proposto.
«S vuole smaltire una serie di progetti in sospeso – ha attaccato Silvia Magni, Pd – non si ha a cuore il bene della città». «Stiamo guardando da due anni tanti piccoli pezzi separati – ha aggiunto la consigliera, che ha nuovamente chiesto al sindaco di relazionare sullo stato di avanzamento del Pgt – senza uno sguardo d’insieme sulla città».
«Davvero deludente la proposta di campus al S. Martino», uno dei punti citati nel documento, per Bruno Magatti, Paco, «non sono neanche previste strutture sportive».
«Se si parla di housing sociale perché non vengono sistemati i 78 appartamenti vuoti del Comune – ha chiesto Mario Molteni, Per Como – prima di fare nuovi interventi?». «Il Pgt doveva già essere approvato – ha proseguito e concluso – va cercata la colpa della sua mancata approvazione una colpa politica. Prima venga fatto il Pgt e poi andremo avanti».
Data l’ora tarda la seduta è stata sospesa senza che sia stata finita la discussione sul documento. [Michele Donegana, ecoinformazioni

I lavoratori della Cà d’industria vanno ancora in Consiglio. L’ostruzionismo delle minoranze blocca l’approvazione del Documento di inquadramento.
«Quale è il risultato del suo impegno per la Cà d’industria?» ha chiesto Donato Supino, Prc, nelle preliminari del Consiglio comunale di lunedì 15 marzo. «Ho già incontrato il presidente Pellegrino – ha risposto Bruni – e lo incontrerò ancora premo dell’incontro in Commissione mercoledì. Non escludo in maniera assoluta le esternalizzazioni – ha aggiunto il primo cittadino – o il suo contrario, ma punto alla qualità del servizio e alla garanzia dei posti di lavoro».Nel frattempo una settantina di lavoratori si è presentata in Consiglio e si è trasferita in Sala stemmi a fare il punto sulla situazione con alcuni rappresentanti sindacali.«Abbiamo raccolto 142 firme in 2 ore ad Albate per la provocatoria petizione separazione da Como – ha spiegato Alessandro Rapinese, Area 2010 – volevo ricordarlo per riportare il disagio e il malcontento dei cittadini comaschi»«Le strade sono una vergogna!» si è accalorato Emanuele Lionetti, Liberi per Como «dovremmo vergognarci tutti, noi consiglieri, e se i cittadini avessero il coraggio di sputarci in faccio, io questo sputo non lo riceverò».Il suo capogruppo Luigi Bottone ha invece attaccato sulla convenzione, stipulata con l’Enel nel ’95, per la gestione dei punti luce «su 11 mila 9 mila sono dell’Enel, siamo vincolati», ed ha aggiunto, leggendo il testo, «qui si parla di sostituzioni settimanali? Cosa è stato fatto? Il Comune ha segnalato i guasti?». Il consigliere ha quindi chiesto delucidazioni sui fondi Fas utilizzati per la Navigazione laghi.L’assemblea di Palazzo Cernezzi ha quindi affrontato il Documento di inquadramento presentato dal sindaco.«Un quadro prodromico al Pgt – ha affermato Bruni – si cominciano a capirei criteri e i contenuti del lavoro». Con un «metodo concertativo di sussidiarietà urbanistica e collaborazione fra pubblico e privato che si devono parlare».«Ci sono tanti appartamenti invenduti – ha ammesso il sindaco – ma siamo comunque di fronte ad una emergenza abitativa e bisogna pensare all’housing sociale». Per questo è fondamentale per Bruni l’intervento in tre aree con dei Programmi integrati di intervento (Pii): l’area ex Trevitex, l’ex Tintoria Lombarda e l’ex Seminario.Finito il discorso introduttivo del sindaco Mario Lucini, Pd, ha chiesto un voto pregiudiziale sul documento, perché non passata al vaglio delle Circoscrizioni; con i voti della maggioranza, astenuti Liberi per Como e Arturo Arcellaschi, Pdl, la proposta è stata respinta.Il documento proposto andava approvato entro il 31 di marzo ed è stato interpretato da alcuni come un escamotage per poter far passare altri interventi edilizi prima del Pgt che potrebbe bloccare le possibilità di edificazione in città, uno dei motivi per la sequela di Piani attuativi presentati in Consiglio negli ultimi mesi, ancora possibili grazie al Piano regolatore in vigore. Un argomento piuttosto complicato che nell’ordine dei lavori doveva essere affrontato in una serata con un provvedimento d’urgenza.Per questo le minoranze hanno fatto ostruzionismo prendendo la parola e utilizzando tutto il tempo a loro disposizione, anche perché non è un provvedimento da attuare obbligatoriamente ed il Comune di Como non è obbligato ad adottarlo.Molte le critiche piovute sull’elaborato.«Sono molto deluso dai contenuto di questo documento – ha dichiarato Lucini – che è raffazzonato e frutto di un taglia e incolla», un’affermazione suffragata dall’elencazione di alcuni refusi nel testo. Il presidente della Commissione urbanistica ha anche chiesto: «dove sono i dati aggiornati sulle proposte urbanistiche?». Un confronto è stato fatto con i documenti consimili di altri Comuni lombardi come Milano, Monza e Lissone che per il consigliere democratico sono molto più precisi nei termini della definizione delle linee guida con riferimenti precisi che mancano nell’elaborato proposto.«S vuole smaltire una serie di progetti in sospeso – ha attaccato Silvia Magni, Pd – non si ha a cuore il bene della città». «Stiamo guardando da due anni tanti piccoli pezzi separati – ha aggiunto la consigliera, che ha nuovamente chiesto al sindaco di relazionare sullo stato di avanzamento del Pgt – senza uno sguardo d’insieme sulla città».«Davvero deludente la proposta di campus al S. Martino», uno dei punti citati nel documento, per Bruno Magatti, Paco, «non sono neanche previste strutture sportive».«Se si parla di housing sociale perché non vengono sistemati i 78 appartamenti vuoti del Comune – ha chiesto Mario Molteni, Per Como – prima di fare nuovi interventi?». «Il Pgt doveva già essere approvato – ha proseguito e concluso – va cercata la colpa della sua mancata approvazione una colpa politica. Prima venga fatto il Pgt e poi andremo avanti».Data l’ora tarda la seduta è stata sospesa senza che sia stata finita la discussione sul documento. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

400 in difesa di cedri e cascata

Più di 400 persone domenica 14 marzo 2010 al concerto – protesta dei Sulutumana ad Asso contro la costruzione di un supermercato nell’area della Vallategna.

«Un concerto che non avremmo mai voluto fare». Con questa parole Gian Battista Galli dei Sulutumana ha aperto il Vallategna day, pomeriggio di pacifica protesta contro l’abbattimento dei cedri  di via Matteotti e la costruzione di un punto vendita della catena Iperal in uno spazio verde ai piedi della cascata della Vallategna al quale hanno partecipato più di 400 persone.
Tra le prime canzoni proprio Liberi tutti con quadri di vita assese: il baccano della cascata grossa dopo che ha piovuto,  le biciclette tutte sgangherate e il viale con i tigli, la fontana le panchine ed il cippo del soldato che nessuno lo conosce.
«La cascata è di tutti – ha spiegato uno dei promotori del comitato locale -, vogliamo poterci avvicinare, sederci a guardarla, tutelare il ponte vecchio e il sito di archeologia industriale».
«Questa è una strada molto trafficata – ha continuato Roberto Fumagalli del Circolo Ambiente Ilaria Alpi di Merone – immaginatevi cosa potrà diventare dopo la costruzione di un centro commerciale, magari aperto anche la domenica. I terreni sotto la cascata non avevano nessun valore e adesso dopo la delibera assurda del consiglio comunale il prezzo è salito alle stelle: questo si chiama speculazione edilizia. Vogliamo sperare che i consiglieri abbiano preso un abbaglio, siamo ancora in tempo per fermare tutto e la forza sono le persone come voi».
Una battaglia anche per i bambini, che hanno il diritto di continuare a vedere i cedri nel loro futuro e in loro onore ecco il gemellaggio dei possenti alberi valassinesi con «la più enorme di tutte le piante», cioè il Baobab del Piccolo Principe, che ha coinvolto adulti e piccini in una forma di protesta divertente: «Chi non fa la lepre vuole abbattere i cedri».
«Questo momento non è che l’inizio della lotta per salvare i cedri e la cascata – ha concluso Teodoro Margarita, uno degli animatori della protesta insieme al Gruppo naturalistico della Brianza e alla lista civica Asso Viva –, il movimento si deve irrobustire perché non si tratta di una questione solo assese, ma riguarda tutta la valle, la provincia, tutte le persone che sono sensibili al concetto di bellezza. Questo è un frammento di bellezza da lasciare intatto e consegnare alle generazioni future. Quando arriveranno le ruspe (si parla di pochi mesi) non ci faranno paura perché saremo in migliaia, anzi se saremo in migliaia le ruspe non arriveranno».
Per il futuro sono già in programma numerose iniziative: il 21 marzo, inizio della primavera e Giornata internazionale della poesia, una lettura di poesie sugli alberi proprio ai piedi dei cedri, poi la proiezione del film L’uomo che piantava gli alberi tratto dal celebre libro di Jean Jono e un ciclo di letture itineranti in tutta la valle.
Nel frattempo il Gruppo Ilaria Alpi ha avviato una raccolta fondi per finanziare perizie tecniche e pareri legali e per proseguire con la sensibilizzazione alla difesa dell’ambiente. [Antonia Barone, ecoinformazioni]

 

Mattia Palazzi presidente dell’Arci della Lombardia

 Al Congresso di Arci Lombardia sabato 13 marzo allo Spazio Gloria del’Arci Xanandù Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci ha affermato l’impegno «di un’associazione viva e vitale capace di agire e reagire alla situazione politica attuale». Eletto il Consiglio regionale nel quale il Comitato di Como è rappresentato da Enzo D’Antuono, Celeste Grossi e Laura Molinari. Scontata l’elezione, voluta  dai Comitati di tutte le province, di Mattia Palazzi, presidente dell’Arci di Mantova,  a presidente lombardo del sodalizio.

«Siamo qui consapevoli di fare un omaggio all’Arci di Como – ha detto Mongelli presidente regionale uscente Arci – in uno spazio che non è diventato un ipermercato o un parcheggio, ma uno spazio per il dibattito sociale e culturale cittadino». Un ruolo rivendicato dal presidente provinciale Arci Enzo D’Antuono che ha chiesto di sostenere queste realtà: «perché se in territori come questi arretriamo in futuro arretreremo anche in quelli in cui ci consideriamo solidi». «Per questo stiamo chiedendo anche alla città e se il Gloria chiudesse? È un problema di tutti e non solo dell’Arci».
Per una giornata i delegati della maggiore rete organizzativa provenienti da tutta la Lombardia hanno affrontato i temi del Congresso nazionale e nominato i propri rappresentanti regionali.
Nella mattinata insediatasi l’assemblea è intervenuto Diongue Mbaye, dell’Associazione 3 febbraio di Erba, per rappresentare il mondo dell’emigrazione. «Ci consideriamo nuovi cittadini, io sono in Italia da dieci anni, ora la nostra presenza è messa in questione non solo come migranti, ma cone essere umani». «La nostra situazione è sempre più dura in un clima in cui via Padova non è un fatto isolato» ha aggiunto Mbaye che ha lodato l’Arci «per il percorso storico di umanità che la contraddistingue».
Un tema ripreso anche nella tavola rotonda su Il modello di welfare lombardo – il ruolo dei corpi intermedi – l’iniziativa antirazzista, con Fulvia Colombini, Cgil Lombardia, Giambattista Armelloni, Acli Lombardia, Fabrizio Tagliabue, Forum del Terzo settore Lombardia, Sergio Veneziani, Auser Lombardia, Sergio Silvotti e Emanuele Patti, Arci Lombardia, Antonio Iannetta Uisp Lombardia, e i candidati al Consiglio regionale Mario Agostinelli, Arianna Cavicchioli e Luciano Muhlbauer.
Mongelli ha posto in risalto le “tre eccellenze lombarde”: «il welfare, dei voucher e non dei diritti, che porta ad una dismissione della sanità pubblica» a cui si aggiunge la «forma di corruzione organizzata», il binomio Comunione liberazione e Compagnia delle opere «un’organizzazione confessionale che occupa il potere in Regione Lombardia e dà lavoro ed appalti con una struttura da Confindustria confessionale». Ultimo punto di “pregio” lombardo la deriva razzista.
«Welfare non è solo sanità – ha esordito Silviotti – anche scuola e cultura contribuiscono allo stare bene delle persone», uno stato sociale che è mutato dalla salvaguardia di diritti a servizi e prestazioni «con un assistenzialismo al mercato grazie alla legge 3». La politica per il rappresentante di Arci Lombardia è arretrata rispetto alla realtà «si parla di inclusione, in una comunità di persone che stanno bene, adesso la precarietà è così diffusa che si deve parlare di coesione e gli interenti non sono orientati in quel senso». Per Silviotti la risposta della politica è la reclusione nelle Rsa, nelle Rsd o nella negazione del problema dell’immigrazione ridotto ad un problema di ordine pubblico.
«Un sistema che mette al centro la malattia e non la salute» per Muhlbauer interessato al business e che porta alle privatizzazioni, un sistema dopato a favore del privato come a Crema dove un polo scolastico privato è stato costruito con i fondi regionali per l’edilizia pubblica.
«O ragioniamo su un welfare statalista con risorse illimitate oppure dobbiamo fare un ragionamento diverso – ha dichiarato Veneziani – il welfare senza sussidiarietà, mutualismo o il protagonismo dei soggetti sociali, a parole garantisce tutto, nei fatti niente», anche se «non bisogna pensare alla sussidiarietà come cavallo di Troia per le privatizzazioni».
«Da vent’anni interi settori sociali stanno scivolando nella povertà – ha spiegato Armelloni – un ceto medio impoverito e rancoroso che fa si che il lavoro non crei più solidarietà che afferma: prima di me loro!». Per invertire la rotta  determinare un cambiamento «serve la partecipazione e dare peso e qualità alla dimensione territoriale rendendo visibili i problemi creando un legame fra le forze reali e quelle della politica».
Un rapporto compromesso per Cavicchioli, «siete tutti uguali voi politici, ci dicono «Hanno dovuto prolungare i termini per la presentazione delle domande per il bonus famiglia – ha denunciato Tagliabue – perché non ci sono richieste. Lo stesso è avvenuto con il contributo per le badanti. Fanno leggi slegate dalla realtà e dalle esigenze delle persone». Per il rappresentante del Terzo settore bisogna tornare a parlare di «diritti non solo di prestazioni, definire i criteri di partecipazione alla spesa dei cittadini e fare un’operazione culturale dal basso per cambiare la percezione dello stato sociale che non sia inteso come spesa sociale bensì un investimento, così com’è stato nel 1978 con l’introdzione del Sistema sanitario nazionale».
Per Colombini la cirsi non è fnita ed è entrata in una nuova fase quando finiranno gli ammortizzatori sociali e le aziende devono
«Una situazione di potere che si protrae da 15 anni – ha affermato Agostinelli – ha portato alla eliminazione di uno spazio pubblico di confronto con Cdo; Formigoni e Lega che hanno una matrice escludente. Per questo al contrario l’Arci è un punto di riferimento straordinario».
«Spero in una nuova intesa fra Arci e Uisp – ha dichiarato Iannetta – due associazioni che hanno già fatto un percorso in comune», un invito accolto favorevolmente da Mongelli, un lavoro di prevenzione e di coesione sociale che vede le due organizzazioni su delle linee contigue. Soprattutto sull’inclusione e l’antirazzismo. Un tema caro e fondamentale per l’Arci.
«Non si può più prescindere dal fatto che la Lombardia è una comunità plurale – ha chiarito Patti, dopo aver dichiarato la vicinanza ai famigliari del ragazzino morto nell’incendio del campo in via Novara a Milano – e nonostante l’allarmismo di gran parte della stampa, che spesso promuove modalità esplicite di esclusione i clandestini non sono criminali ma lavoratori che subiscono l’insicurezza nel e sul posto di lavoro». «Essere cittadini non dipende da dove sei nato ma dalla partecipazione alla vita sociale ed al suo arricchimento» ha concluso  di qui la lotta al razzismo, anche istituzionale, in Lombardia.

Nei lavori del pomeriggio con l’intervento di Paolo Beni, presidente nazionale dell’Arci, è stata ribadita la funzione politica essenziale dell’associazione con l’invito a «recuperare la capacità di indignarsi  per la mortificazione del senso civico e della cultura civile che vine determinata dall’attuale azione del governo». Con l’intervento di Enzo D’Antuno è stata presentata la proposta di mettere al centro dell’azione dell’Arci la questione della lotta la razzismo.  Sono state approvate dai delegati la proposta di nuovo assetto organizzativo, una mozione sulla libertà di comunicazione su Internet e un documento del gruppo Politiche di genere.  Eletto il nuovo consiglio regionale nel quale sono stati eletti  tre i rappresentanti dell’Arci di Como. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Concerto per cedri e cascata

L’appello del gruppo musicale dei Sulutumana per la partecipazione al concerto – protesta domenica 14 marzo alle 16 alla sala consiliare del Comune di Asso contro la costruzione di un supermercato nei pressi della cascata della Vallategna.

«Al confine tra Brianza e Vallassina c’è la cascata della Vallategna, è un angolo di natura suggestivo che non lascia indifferente l’occhio del viandante, che spesso si ferma per osservare il tuffo dell’acqua che di lì a pochi metri confluisce nel Lambro, per ascoltarne lo scroscio e magari per scattare qualche bella foto.
Per ragioni che ci riesce impossibile comprendere e condividere, l’Amministrazione comunale di Asso sta procedendo alla costruzione di un supermercato accanto alla cascata Vallategna, e, siccome i mezzi pesanti carichi di merci destinate al suddetto supermercato avranno bisogno di potervi accedere comodamente, l’Amministrazione comunale di Asso sta procedendo alla realizzazione di una rotonda nuova di zecca per realizzare la quale verranno abbattuti due cedri secolari meravigliosi posti all’imbocco del centro storico.
Noi siamo determinati a difendere la bellezza e vogliamo esprimere in modo chiaro e pacifico il nostro dissenso. Per questa ragione abbiamo deciso di regalare un concerto alla cascata e ai cedri, nella speranza che accada il miracolo!
L’evento è reso possibile grazie alla collaborazione dei consiglieri di minoranza del Comune di Asso, all’associazione Circolo Ambiente Ilaria Alpi di Merone, all’associazione naturalistica di Canzo e a un mucchio di bella gente che vuole unirsi a noi in questa battaglia.
Ovviamente chiamiamo a rapporto tutti voi e vi aspettiamo per un pomeriggio di festa e protesta in cui, oltre al concerto dei Sulutumana, ci sarà lo spettacolo di burattini organizzato dal gruppo Fata Morgana ed altre sorprese per grandi e piccini».

Il Consiglio comunale di Como di giovedì 11 marzo 2010

Bruni incontra per la prima volta i lavoratori della Cà d’industria a cui non promette nulla salvo di «sentire anche l’altra campana». Nella notte il Pdl approva i nuovi condomini, alti quasi sino a 20 metri, all’ex Frey di Albate, la Lega e Liberi per Como si smarcano.

La Cà d’industria ha occupato le preliminari al Consiglio comunale di giovedì 11 marzo ha iniziato Donato Supino, Prc, chiedendo al sindaco di «far di tutto per far revocare lo sciopero, tenendo presente che 5 dei 7 membri del cda sono nominati dal Comune e che la legge dà diritto al prefetto ed al sindaco di intervenire per raffreddare le vertenze». Un affondo poi contro la consigliera Flavia Farina «se gestisce la Cà d’industria come ha gestito la Spt, svendendo il noleggio…». «Non può essere che una società pubblica abbia come contraente una società anonima, dovrà rivelare i nomi» ha incalzato Marcello Iantorno, Pd, riferendosi alla ditta contraente l’appalto per le mense, «per tutelare le persone anziane va garantito un rapporto costante, non cambiare quelle che sono diventati i loro punti di riferimento» ha aggiunto Roberta Marzorati, Per Como. «Bisogna andare oltre l’incontro di mercoledì prossimo, serve un’iniziativa politica» ha quindi dichiarato Bruno Magatti, Paco, raccogliendo il plauso dei lavoratori presenti.
La seduta è stata quindi sospesa, ancor prima di cominciare, per dar modo di fare un incontro fra amministratori e lavoratori della Cà d’industria in Sala stemmi.
Quasi 120 persone hanno occupato la sala attigua e il sindaco ha per la prima volta incontrato i dipendenti della struttura assistenziale comasca e i loro rappresentanti sindacali.
«L’esternalizzazione è stata attuata in una maniera molto criticabile – ha esordito il segretario generale della Cgil Alessandro Tarpini – non sono state rispettate le procedure, ci sarà sicuramente un peggioramento della qualità e non c’è chiarezza su quelle che sono le prospettive del medio periodo».
«La Fondazione ha totale autonomia» ha precisato il sindaco Bruni che ha ammesso «non c’è chiarezza neanche per me», che non si è impegnato a favore delle richieste dei lavoratori ma ha assicurato che incontrerà il presidente Pellegrino per «sentire entrambe le campane».
Ripresa la seduta consiliare è ripreso il dibattito sul progetto di riqualificazione dell’area ex industriale della Frey.
Contrarietà all’opera sono arrivate, come nelle sedute precedente, sia dai banchi della maggioranza, con Emanuele Lionetti, Liberi per Como, o Guido Martinelli, Lega, «se questi Piani attuativi sono permessi dal Paino regolatore, allora il problema è il Prg», sia dalle minoranze.
Una breve discussione è sorta sull’interpretazione dell’intervento, se considerarlo in deroga al Prg oppure no, così come interpretato dagli uffici competenti.
Una seduta sempre più stanca e sfilacciata sino alla replica del sindaco come assessore competente.
«Tutto ciò che può essere fatto in attuazione del Prg è legittimamente atteso dall’operatore – ha affermato il primo cittadino di Como – noi abbiamo indotto in lui delle aspettative, tutto ciò che è in più dobbiamo rinegoziarlo». Per la questione della deroga ha chiarito: «Non si tratta di questo ma ci si mette a un tavolo e si definisce una possibilità di pattuizione diversa».
Un intervento comunque positivo quello di Albate per Bruni anche perché «si è sostituito un edificato vecchio con uno di dimensioni minori, con una sostanziale diminuzione delle volumetrie, ancorché disposte in un’altra maniera».
È iniziata così la discussione di 6 emendamenti alla deliberazione e di 3 ordini del giorno. Una discussione che si è protratta nel cuore della notte, dopo l’approvazione della prosecuzione ad oltranza della seduta voluta dal Pdl, contrari gli altri gruppi di maggioranza, oltre alle opposizioni.
Tutti bocciati tranne quello proposto da Liberi per Como che chiede «qualora non si giungesse alla stipula della convenzione tra costruttori e Comune entro sei mesi dalla data di approvazione del piano di recupero, il Consiglio Comunale pretenderà l’integrale riesame della stessa allo scopo di adeguarla al quadro normativo vigente e adeguandone i valori a quelli correnti al momento della stipula».
Parere favorevole anche a 2 degli ordini del giorno. Sono stati approvati quello proposto dalla maggioranza che inviata il sindaco a spingere l’amministrazione provinciale a creare il nuovo collegamento Como – Cantù – Mariano Comense, per alleggerire il traffico ad Albate, e quello proposto dalla Lega perché i proventi degli oneri di urbanizzazione vengano investiti nel quartiere di Albate.
Vista la stanchezza e le defezioni raggiunte le 2 e 20 di notte, Supino ha chiesto una verifica del numero legale. Non avendolo raggiunto la seduta è stata aggiornata dopo un quarto d’ora quando è stato approvato l’intervento dal solo Pdl, mentre le opposizioni, la Lega e Liberi per Como hanno votato contro. [Michele Donegana, ecoinformazioni]

Giù le mani dalla Ca’ d’industria

Alcune centinaia di persone hanno partecipato davanti alla Prefettura di Como venerdì 12 marzo dalle 10 al presidio organizzato dalla Cgil nell’ambito dello sciopero generale «Lavoro, fisco, cittadinanza. Cambiare si può».

Lavoratori, pensionati esponenti sindacali di tutte le categorie hanno animato venerdì 12 marzo dalle 10 avanti alla prefettura di Como  il presidio della Cgil. Del tutto assenti gli studenti che pure in analoghe manifestazioni in corso in tutti i capoluoghi italiani hanno dato pieno sostegno alla proposta del maggiore sindacato italiano.
Il segretario dell Cgil di Como in un breve discorso ha richiamato i temi al centro della mobilitazione ricordando in particolare l’attacco ai dirtti dei lavoratori ed il modo particolarmente subdolo e antidemocratico con il quale ancora si pongono ostacoli all’applicazione dell’articolo 18. Alessandro Tarpini ha inoltre citato due questioni relative alla realtà comasca sulle quali il sindacato  chiede l’intervnto del prefetto: la drammatica situazione delle scuole ormai prive delle risorse indispensabili ad assicurare il diritto allo studio dei giovani e l’attacco alla Ca’ d’industria, patrimonio pubblico frutto delle donazioni che da due secoli i cittadini hanno assicurato, oggi colpita da un processo pericolossisimo di esternalizzazione.
Gli hanno fatto eco i lavoratori che hanno scandito lo slogan «Giù le mani dalla Ca’ d’industria».

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