Noi italiani neri

L’Italia sta affrontando la realtà dei nuovi italiani, i figli di immigrati stranieri nati nel nostro paese, che si trovano ad affrontare situazioni paradossali e assurde, con negazioni di diritti e crisi d’identità. Nel suo libro Noi italiani neri, Pap Khouma racconta questo fenomeno visto dagli occhi dei protagonisti, chiedendoci di riflettere sul futuro di un popolo e di una nazione che saranno differenti da quelli odierni.  Pap Khouma vive in Italia dal 1984 dopo essersi trasferito dal Senegal, dove è nato nel 1957, ed è giornalista dal 1994. È cittadino italiano, ma il colore della sua pelle gli ha causato non pochi problemi in questi 26 anni di residenza dentro i confini nazionali. Il suo ultimo libro, Noi italiani neri, comincia raccontando l’aggressione subita nel 2005 a Milano da parte di quattro controllori di biglietti di un tram, mentre camminava sul marciapiede vicino ad una fermata. Da questo evento realmente accaduto, Pap Khouma narra le storie di giovani emigrati di seconda generazione, raccolte in Francia, Inghilterra, Germania e Italia, mescolando il romanzo alla realtà e proponendo una serie di interrogativi sul futuro dell’integrazione. Giovedì 20 Gennaio alla libreria Colombre di Erba, assieme a Kossi Komla-Ebri, medico e scrittore italiano e nato in Togo, Pap Khouma ha raccontato come sia nato questo libro: «immigrati di seconda generazione è un termine assurdo, perché i figli degli immigrati non sono tali, anzi si sentono italiani a tutti gli effetti. I problemi nascono nel momento in cui scoprono di poter richiedere la cittadinanza solamente dopo aver compiuto il diciottesimo anno d’età». Questo tipo di crisi identitaria nei ragazzi esplode nel momento in cui entrano nel mondo del lavoro, quando capita di venire rifiutati per il colore della pelle o per il proprio nome, pur avendo compiuto lo stesso precorso scolastico di un connazionale bianco ed essendo cresciuti nella stessa società. «A livello macroscopico non sembrano esserci problemi d’integrazione in Italia – ha spiegato Kossi Komla-Ebri – ma in realtà si sta perdendo una grossa opportunità, perché anziché imparare dagli errori di Francia, Gran Bretagna e altri paesi europei in cui l’immigrazione é arrivata prima, la politica sta facendo errori peggiori e invece che facilitare il passaggio al multiculturalismo sta creando ostacoli». I ragazzi che raccontano le loro storie nel libro fanno notare come si sentano a tutti gli effetti italiani, ma le persone con cui si confrontano non li considerano tali; da questo nascono le crisi identitarie, che fanno scoprire come «l’identità sia una gabbia che la società ti mette per come vuole che tu sia». L’integrazione per gli italiani di pelle nera ha un ostacolo in più rispetto a tutti gli altri immigrati di pelle bianca: «la differenza tra greci, albanesi e rumeni è che piano piano si mescoleranno al resto della popolazione, mentre per i neri il problema è che rimarranno diversamente visibili agli occhi di tutti». Analizzando paesi come Canada, Francia, Senegal, Pap Khouma si è accorto di come tutti questi abbiano un concetto e regole chiare riguardo alla cittadinanza, più o meno condivisibili; «l’Italia invece non ha nemmeno un progetto, oltre ad avere assurdità legislative che peggiorano la situazione». Le leggi non risolvono tutti i problemi, ma trovarsi clandestini nel paese in cui si nasce e vive porta all’alienazione, per questo lo stato dovrebbe garantire i diritti di questi ragazzi, sin dalla loro nascita: «il futuro dei figli di immigrati nati in Italia è l’Italia stessa. Loro non hanno il sogno di una patria ideale in cui tornare, perché l’Italia è la loro patria». Al di là delle apparenze, bisogna capire che dietro ad ogni nome sta una persona, con la sua vita e il suo coraggio, le speranze e le paure di non essere accettati in quella società in cui si è nati e si vuole continuare a vivere. Pap Khouma, Noi neri italiani B.C. Dalai editore, p. 160, 2010, 16 euro.  [Tommaso Marelli, ecoinformazioni

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