L’informazione è un arma contro le mafie

Mercoledì 18 aprile nel centro sociale di Senna Comasco si è parlato di mafia e criminalità organizzata, nella terza serata sul tema della giustizia organizzata dal Comune di Senna, dal Laboratorio culturale e dal Coordinamento comasco per la pace. I relatori presenti erano Massimo Brugnoli, esperto di criminalità organizzata, il vicedirettore di Antimafia duemila Lorenzo Baldo, coautore del libro “Gli ultimi giorni di Paolo Borsellino” e Sergio Salerno, capitano in congedo della Guardia di finanza.

 Massimo Brugnoli ha introdotto la serata con una panoramica che ha spiegato come non si possa più parlare di infiltrazione ma di radicamento delle mafie al Nord, in Lombardia e nel comasco. Episodi come l’omicidio di Antonio Tedesco nel maneggio di Bregnano nel 2009 e l’operazione Crimine-Infinito del luglio 2010 dimostrano questa realtà e hanno portato ad una reazione della società civile, mentre le istituzioni ancora stentano a riconoscere il fenomeno.

Sergio Salerno, ex capitano della Guardia di finanza a Milano, Roma e Vibo Valentia, attualmente lavora in un ufficio privato che collabora con vari Stati a livello di movimenti di denaro sospetti, corruzione e criminalità organizzata. Per lui la mafia è innanzitutto un processo mentale, è l’humus della nostra società: «Il generale di Napoleone, Gioacchino Murat , dopo aver girato tutta Italia si fermò in Calabria e in una lettera scrisse “l’Italia è un popolo servo dove si fa a gara per far vedere chi è il servo migliore”». Facendo riferimento a reati di riciclaggio di denaro sporco, Salerno ha spiegato come questi non siano collegati solamente a illeciti penali tradizionali come il traffico di stupefacenti, ma anche a reati come il falso in bilancio e l’evasione fiscale: «In Italia la sensibilità rispetto a fenomeni di corruzione è più basso che in altri paesi. L’indice di percezione della corruzione (in inglese Corruption perception index) è un indicatore pubblicato annualmente a partire dal 1995 da Transparency International: troviamo al primo posto la Danimarca, al secondo la Finlandia e l’Italia al sessantanovesimo posto. Serve un cambio di rotta nella percezione di questi fenomeni che non possiamo più ignorare. In Italia oggi non esistono reati come l’autoriciclaggio e la corruzione tra privati, mentre negli Usa stanno capendo che combattere corruzione e criminalità organizzata significa creare maggiore benessere e integrità per l’intera società, rendendo in questo modo i cittadini più liberi».

Antimafia Duemila è una redazione nata nel 2000 nelle Marche con l’intento di contribuire al raggiungimento della verità sulle stragi del 1992-93. Lorenzo Baldo ne è vicedirettore: «Oggi a venti anni di distanza dalle stragi di Capaci e via D’Amelio, ci sono le Procure di Palermo e Caltanissetta che stanno provando a risolvere il mistero della cosiddetta trattativa che ci fu tra Cosa Nostra ed esponenti politici e istituzionali. Viviamo in una democrazia sotto ricatto – ripete Baldo nel corso del suo intervento – troppe sono le ombre, i depistaggi, i misteri irrisolti che ruotano attorno a quegli anni. Che paese è quello in cui personalità hanno le mani macchiate di sangue, in cui c’è assenza totale di verità?. Il ruolo della società civile, nell’esprimere vicinanza a questi magistrati e ai familiari delle vittime che ancora non hanno ottenuto giustizia, è indispensabile e fondamentale: noi dobbiamo pretendere la verità, per questo riteniamo importante il compito dell’informazione e crediamo che ciascuno di noi debba essere un ricercatore, senza mai accontentarsi. Ci raccontano i magistrati che oggi siamo ad un bivio: ora o mai più. Difficilmente ci sarà un’altra opportunità come questa per provare a riportare a galla la verità. Noi abbiamo un obbligo morale che ci spinge ad andare avanti, una responsabilità che va oltre il proprio lavoro, perché quando conosci quei familiari che a distanza di anni chiedono giustizia per le loro vittime innocenti, non puoi fermarti».

Rispondendo alle domande dei presenti, che erano più di sessanta, Sergio Salerno ha sottolineato l’importanza di diffondere una cultura di legalità di fronte all’abbassamento della consapevolezza dei cittadini sui diritti che spettano loro in quanto tali e non come “concessioni”: «Oltre a combattere ogni sopruso, occorre far capire i diritti e gli obblighi dei singoli cittadini. Dobbiamo eliminare quei sintomi della società “mafiosizzata”, in cui la segnalazione di un fatto illecito viene vista come delazione e non come un dovere. Lo “stato di bisogno” nel quale si accrescono le mafie crea anche la possibilità di controllare l’opinione pubblica». Lorenzo Baldo ha risposto così a chi gli chiedeva se la mafia oggi fosse al potere: «Le archiviazioni nei confronti di Marcello Dell’Utri e di Silvio Berlusconi hanno in realtà basi di partenza molto solide, raccontano i contatti avvenuti tra uomini della Fininvest e Cosa nostra, con il dato oggettivo che le stragi siano concluse nel 1994, anno della nascita del partito Forza Italia. In questi anni alcuni dei punti contenuti nel “papello” sono stati esauditi da governi politicamente trasversali. In Italia purtroppo si ha una reazione forte solamente dopo grandi shock, come le stragi di inizio anni novanta, e solamente la società civile può risvegliare tutti per creare un ambiente sfavorevole alle bombe». «La lotta alla mafia è soprattutto un processo mentale – ha concluso Massimo Brugnoli – e la sensibilizzazione su questi temi nella società è fondamentale. L’informazione è il cuore della democrazia, la spinta popolare riesce a cambiare le cose anche a livello politico e istituzionale».

[Tommaso Marelli, Ecoinformazioni]

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