In provincia più di mille lavoratori senza futuro

LavorosospesoAlla conferenza stampa organizzata dalla Cgil i protagonisti sono stati i lavoratori che hanno raccontato ai giornalisti le loro storie. Il quadro emerso è disperato: oltre mille lavoratori comaschi sono senza futuro.

Senza stipendio né cassa integrazione. Per molti il paradosso di non essere “ufficialmente” licenziati, con la conseguente difficoltà nel trovare un’occupazione nuova.  Questa la situazione in cui sono finiti più di mille lavoratori nel comasco. E il numero, con il perdurare della crisi, è destinato a salire.

«La colpa da una parte è del decreto Sviluppo Italia, che ha modificato la norma che prima dava accesso in forma automatica all’anno di cassa integrazione straordinaria –ha spiegato Alessandro Tarpini, segretario provinciale Cgil – adesso per disporre degli ammortizzatori è necessario avere la garanzia della prospettiva della continuità. Dall’8 agosto stiamo ancora aspettando le circolari applicative. A questo – ha aggiunto Tarpini – si delinea una situazione che rischia di fare esplodere il fenomeno. La nuova legge sul diritto fallimentare ha introdotto il meccanismo del concordato in continuità. Il rischio è che si scarichino i debiti delle aziende grosse su quelle piccole. Molti stabilimenti stanno intraprendendo questa strada: è il pesce piccolo che mangia quello grosso». «La situazione sta diventando ingestibile e preoccupante– ha commentato Francesco di Salvo, sgretario provinciale Filctem Cgil – Per il 2013 i finanziamenti per la “cassa in deroga” sono in discussione. Si prevede saranno un terzo rispetto a quelli del 2012. Quindi si prospetta un futuro a tinte fosche»

 La parola è poi passata ai lavoratori. Una trentina quelli presenti in Salone Noseda, provenienti da alcune aziende del territorio come la Genesi di Albavilla, la Tamburini di Carugo, la S.L.P. Di Villa Guardia, la Mectex di Erba, la Star di Oltrona San Mamete e la Manufatti Plastici Traversa di Lurate Caccivio. Chi se l’è sentita di raccontare la propria esperienza ha testimoniato una situazione di grande disagio e sconforto: «ho dovuto mandare mio figlio di 21 anni dai nonni perchè io non posso mantenerlo» ha detto una dipendente della S.L.P. «la banca mi ha rifiutato l’anticipo di cassa, ma non è colpa loro, non sanno cosa fare di fronte a queste nuove norme» ha sottolineato un lavoratore della Genesi. «Se non sei in mobilità non puoi cercare lavoro. Noi non abbiamo né “cassa”, né mobilità» spiegano i lavoratori della Tamburini. Molti di quelli che sono intervenuti alla conferenza stampa sono in attesa di arretrati che tardano ad arrivare. A questo si aggiunge in alcuni casi l’impossibilità di trovare un’altra occupazione. E le spese non mancano mai, specie per chi ha famiglia. Una situazione che ha portato alcuni a ritenersi dei “falliti”: «mandi migliaia di curriculum per il lavoro che hai fatto per vent’anni e ti rispondono che non sei adatto per quell’occupazione. Ti senti inutile, specie per i tuoi cari».

Come possibile uscita dal tunnel la Cgil ha proposto alcune soluzioni: «il governo deve emanare al più presto circolari applicative del decreto – ha concluso Tarpini – far funzionare ancora per il momento le vecchie norme e posticipare l’applicazione delle nuove al 1 gennaio 2016. Il rischio è alto e la situazione rischia di esplodere»[Andrea Quadroni,ecoinformazioni]

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