Un progetto europeo per il Politecnico

politecnico di milanoIl progetto Graphene vuole: «Sviluppare le potenzialità del grafene e altri materiali bidimensionali, producendo nuove tecnologie rivoluzionarie»

«Graphene,  insieme a Human Brain, è uno dei due  progetti bandiera vincitori delle FET (Future and Emerging Technologies) Flagship, scelti tra una rosa di sei proposte da una giuria di esperti che include scienziati di fama, professori, premi Nobel e rappresentanti del mondo industriale. Coinvolge 126 gruppi di ricerca in 17 paesi europei – spiega una nota del Politecnico di Milano –. I ricercatori del Politecnico di Milano saranno coinvolti in due delle quindici attività strategiche del progetto, in particolare nei settori della fotonica e della nano elettronica».

«La fotonica si occupa della generazione, trasmissione e rivelazione della luce con applicazioni in campi svariati quali le telecomunicazioni, il fotovoltaico, i display e la diagnostica biomedica – spiega Giulio Cerullo, Dipartimento di fisica – Politecnico di Milano –. Con le sue straordinarie proprietà ottiche ed elettroniche, il grafene costituisce una piattaforma rivoluzionaria che consente di migliorare le prestazioni dei dispositivi fotonici esistenti e di crearne di interamente nuovi, che funzionino con velocità finora impensabili».

«L’ambizioso obiettivo a lungo termine di questo progetto – aggiunge Roman Sordan, Laboratorio LNESS – Polo di Como del Politecnico – è superare le limitazioni imposte dalla legge di Moore sulla potenza di calcolo dei computer, rimpiazzando nei circuiti integrati i semiconduttori convenzionali quali il silicio con il grafene».

Infatti: «I ricercatori del Politecnico lavoreranno anche allo sviluppo di dispositivi nanoelettronici ad alta frequenza per applicazioni alle comunicazioni a larga banda e all’elettronica flessibile».

Un progetto di respiro europeo che coinvolge molti degli stati dell’Unione: «Coordinato dal Cnr italiano, dalle università di Chalmers, Manchester, Lancaster e Cambridge, dalle aziende AMO GmbH e Nokia, dall’Istituto Catalano di Nanotecnologia e dall’European Science Foundation. Di altissimo livello anche il comitato scientifico, che include quattro premi Nobel – Andre Geim, Konstantin Novoselov, Albert Fert e Klaus von Klitzing – oltre a rappresentanti di aziende come Nokia e di Airbus. Per l’Italia sono partner del progetto il Politecnico di Milano, l’Università di Trieste, il Politecnico Torino, l’Istituto Italiano di Tecnologia, la Fondazione Bruno Kessler, ed STMicroelectronics». [md – ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: