Giornata nazionale di Cristoforo Colombo

Cristoforo ColomboSabato 12 ottobre ingresso gratuito in Pinacoteca a Como e laboratorio creativo per bambini dai 7 agli 11 anni

«Il Governo ha designato nel 2004 la giornata del 12 ottobre Giornata nazionale di Cristoforo Colombo, per celebrare il ricordo della storica impresa che condusse il navigatore genovese alla scoperta dell’America – spiega una nota di Palazzo Cernezzi –. I Musei civici di Como, per favorire l’informazione e la valorizzazione del contributo sociale, culturale ed economico recato dall’esploratore italiano, offrono, per tutta la giornata, la possibilità di ammirare il ritratto di Colombo, da molti ritenuto l’archetipo dell’iconografia colombiana, esposto nella sala della Pinacoteca civica dedicata ai ritratti degli Uomini illustri».

«Per i più piccoli è stato organizzato un laboratorio creativo In viaggio con Cristoforo Colombo – per bambini dai 7 agli 11 anni, con prenotazione obbligatoria, dalle 15 alle 16 –. I bambini si cimenteranno nella realizzazione di biglietti pop-up: con carta, pennarelli, colla, forbici e tanta fantasia creeranno delle catene di caravelle per accompagnare Cristoforo Colombo nel suo lungo viaggio. Dopo il laboratorio i bambini porteranno i biglietti realizzati nella sala dove è conservato il ritratto di Cristoforo Colombo per mostrare al celebre navigatore le loro creazioni».

«Il ritratto di Cristoforo Colombo, che faceva parte della collezione di Uomini illustri dell’umanista Paolo Giovio, pervenne ai Musei civici di Como nel 1935, dopo essere passato per linea di successione alla famiglia De Orchi – prosegue lo scritto –. Tornato alla ribalta, come già avvenne un secolo fa, in occasione delle celebrazioni per il quinto centenario della scoperta dell’America, è ora esposto in Pinacoteca civica. A partire dalla scoperta del “Nuovo Mondo” l’interesse per la resa artistica delle fattezze di Colombo, che coinvolse pittori, incisori, scultori e perfino ricamatrici, si è costantemente mantenuta molto intensa, arrivando a produrre una quantità tanto vasta di immagini da rendere “impossibile il tentarne un repertorio completo”. Date pertanto le dimensioni non misurabili della produzione relativa all’iconografia colombiana, il criterio di lettura deve essere quello di individuarne il filo di collegamento. Questo filo può essere rappresentato “dall’uso simbolico che di Colombo è stato fatto nel corso dei secoli”. I brani che seguono, stralciati dal testo di Rosanna Pavoni Colombo – Immagini di un volto sconosciuto ed. Sagep, si riferiscono al ruolo attribuito all’ammiraglio nel XVI secolo: “Nei ritratti riferibili alla prima metà del XVI secolo, quelli che verranno poi recuperati dagli studiosi e storici ottocenteschi per riconoscervi le vere sembianze colombiane, l’ammiraglio viene rappresentato come una sintesi di eroismo, forza, ingegno, determinazione. Tra essi, il ritratto appartenente alla collezione di Paolo Giovio, da molti ritenuto l’archetipo dell’iconografia colombiana, fu salutato nel XIX secolo come il vero, l’originale, quando fu ufficialmente riproposto all’attenzione mondiale dopo secoli di eclissi […] di questo ritratto si hanno notizie dal 1556, anno in cui appare inserito nel gruppo delle opere da cui Cristofano dell’Altissimo trasse, su incarico di Cosimo de’ Medici, le copie da inviare a Firenze”. Paolo Giovio accompagna il ritratto con un elogium, mediante il quale insiste sull’indiscutibile ruolo del genovese quale exemplum. Ma in effetti: “l’immagine fisica che accompagna quella morale (l’elogium) può apparire contraddittoria rispetto al confronto con gli “antiche eroi”, suggerito nel testo; infatti non vi è nulla di eroico nel dipinto gioviano, del tipo cioè consono all’ideologia di corte primo-cinquecentesca: il volto rappresentato è quello di un uomo in età avanzata, il capo scoperto su cui l’accentuata calvizie ha risparmiato solo radi capelli bianchi, il volto segnato, lo sguardo rivolto verso il basso […] Gli occhi, l’assenza dello sguardo, dello “specchio dell’animo”, creano disagio e quasi disappunto: eppure il volto è minuziosamente indagato, basti osservare il leggero rigonfiamento sopra la narice sinistra e l’attenta descrizione delle labbra, ma manca qualcosa, manca la vita, o forse la speranza. Indubbiamente l’ipotesi avanzata da De Vecchi, della derivazione da una medaglia, giustificherebbe l’incapacità dell’anonimo pittore di qualificare con uno sguardo veritiero il proprio personaggio. Anche una maschera funeraria, un calco di gesso del volto dell’ammiraglio usato come modello potrebbe ugualmente motivare la passività del volto ritratto, un volto che a stento ci convince che potesse appartenere a un uomo sulla cinquantina (Colombo morì a 55 anni)”». [md – ecoinformazioni]

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