Giorno: 12 Marzo 2014

Gioco solidale a Como/ Caffè sospeso: io pago, tu bevi

ceffe sospesoArriva anche a Como Il caffè sospeso, l’antica usanza napoletana che consisteva nel pagare un caffè in più per una persona che non poteva permetterselo, lasciando appunto “un caffè sospeso”. L’iniziativa, da Napoli è stata già esportata in altre città italiane ed estere e vuole essere un segnale di solidarietà verso le persone che vivono in una condizione di disagio che certamente si vedono negati diritti più significativi, ma simbolicamente trovano un aiuto almeno per il “diritto al caffè”. In occasione della Giornata internazionale dei Diritti umani, la Rete del caffè sospeso ha così invitato tutti i bar e i locali italiani a riprendere la prassi solidale partenopea ricevendo numerose adesioni.

Il caffè sospeso è già una realtà in molte altre città italiane ed estere, in particolare in Svezia, Brasile e Spagna:  un elenco dei bar che vi aderiscono è disponibile sul sito web della Rete del caffè sospeso.

Nel Comasco l’idea rimbalza da Cadorago dove Andrea Bozzetti, venuto a conoscenza dell’iniziativa tramite Facebook, ha deciso di raccogliere l’invito e, sempre tramite il social network, di provare a estenderlo anche a Como. L’idea ha suscitato immediatamente l’entusiasmo di numerose persone e sono già sei i bar che hanno deciso di aderire.

Ecco un primo elenco di partecipanti a Como: Bar Snack22, via Leoni11, Bar Tandem, via P. Paoli 37, London cafè, via Leoni10, Bar Il ristoro, Via Perlasca 8, Bar Jolly blue, via Mentana 13. A Olgiate Comasco partecipa il Bar Paninoteca Boscone, in via Boscone 30.

I locali aderenti esporranno la locandina della Rete del Caffè sospeso e l’elenco verrà costantemente aggiornato sulla pagina Facebook dell’iniziativa.

«Ho deciso di proporre questa iniziativa a Como con la voglia di ricredermi su tanti pregiudizi e luoghi comuni che vogliono Como una città chiusa, senza sbocchi lavorativi o sociali, retrograda e bigotta e che non ci consenta in nessun modo di esprimerci – afferma Bozzetti – Volevo contribuire in qualche modo a cambiare ciò che non mi piace di Como e quindi ho proposto questa idea: una piccola cosa che però ha smosso parecchie persone in poche ore e spero ne smuoverà altre ancora». [Roberta Altamura, ecoinformazioni]

12 marzo/ A.A.A. lavoro cercasi

acliLe Acli di Como propongono mercoledì 12 marzo alle 20.45 in via Brambilla 35 a Como, un incontro rivolto a studenti e giovani disoccupati tra i 18 e i 30 anni volti a presentare la dote lavoro di Regione Lombardia ed a confrontarsi sulle nuove sfide per i giovani nel mondo del lavoro. Per confermare la partecipazione scrivere a direfarelavorare@gmail.com. Info: 338. 5924174,  346.5925523.

Donne testimoni contro la mafia

donne-contro-le-mafieLa mafia uccide solo d’estate è il film di Pif che ha aperto l’incontro organizzato martedì 11 marzo al cinema Gloria dai sindacati comaschi Cgil, Cisl e Uil, che per celebrare la Giornata internazionale della donna hanno scelto la tematica dell’antimafia, attraverso tre differenti testimonianze femminili. Ilaria Ramoni è avvocata e amministratrice giudiziaria dei beni confiscati ed è stata referente per Libera a Milano: «Le donne sempre più spesso, che siano collaboratrici o testimoni di giustizia, trovano il coraggio di denunciare grazie al desiderio di assicurare ai propri figli un futuro diverso rispetto al loro, lontano dalla mafia e dalla violenza. Così è stato per Rita Atria e Lea Garofalo, ma anche per Maria Grazia Trotti, che ha denunciato i suoi usurai dopo che le avevano minacciato di morte per la seconda volta suo figlio». Rosa Palone è la presidente del consiglio comunale di Buccinasco, 27.000 abitanti alle porte di Milano, soprannominata la Platì del Nord: «Buccinasco è purtroppo conosciuta per la presenza della ‘ndrangheta sin dagli anni settanta-ottanta. Come amministrazione siamo consapevoli di questo, ma sappiamo altrettanto bene che la maggioranza dei cittadini onesti non si deve vergognare di dimostrarlo e dobbiamo tutti imparare a parlare in maniera chiara e senza doppiezze della mafia, per combatterla e farla arretrare culturalmente». La tematica dei beni confiscati alle organizzazioni mafiose e poi destinati al riutilizzo sociale è stata affrontata da due diversi punti di vista: «Il 7 di marzo abbiamo dato inizio alla rassegna Buccinasco contro le mafie – ha spiegato la Palone – e abbiamo scelto questa data perché è l’anniversario dell’approvazione della legge 109 del 1996, che ha introdotto il riutilizzo sociale dei beni confiscati. Nel nostro Comune sono otto gli immobili di questo tipo, tutti destinati tra il 2006 e il 2012; la pizzeria dove negli anni ottanta si organizzavano efferati sequestri di persona oggi comprende anche uno spazio per i bambini». È fondamentale l’importanza dei segnali positivi che vengono dati alla cittadinanza attraverso quei luoghi e quei simboli che permettono di raccontare e conoscere il cambiamento che c’è stato, ma l’analisi attuale sui risultati prodotti dalla legge 109/96 deve essere oggettivo: «Indubbiamente molto è stato fatto grazie a questa norma, ma tante cose ancora non funzionano e vanno risolte – ha affermato Ilaria Ramoni, coatrice del libro Per il nostro bene [Chiarelettere, 176 pp, 12.90 euro, 2013] –. Siamo l’unico paese al mondo in cui è possibile sottrarre dei beni a prescindere dalla condanna penale e l’effetto di quella legge è stato dirompente. Servirebbero però più meccanismi oleati e da riprodurre, come quello positivo di Libera terra, che permettano la condivisione del know-how accumulato e insistano sulle opportunità lavorative e produttive create». La situazione più tragica è quella che riguarda le aziende confiscate e quei beni immobili fatiscenti, non terminati e inutilizzabili che i comuni si rifiutano di prendere in gestione. La terza testimonianza è stata quella di Mara Invernizzi, capitana della squadra di pallacanestro Basket Como 1956: «Quest’anno ci siamo trovate, in circostanze casuali, come società sportiva a poter diventare testimonial di legalità, attraverso la collaborazione con il Progetto san Francesco sostenuto dalla Cisl. Dalla presidente a noi atlete abbiamo scelto di aderire, non mosse da una esigenza di pericolo ma dalla volontà di responsabilizzarci e sensibilizzare l’opinione pubblica con il nostro ruolo, promuovendo un messaggio positivo attraverso lo sport». Invernizzi si dice fiera e orgogliosa della scelta fatta a nome di tutta la squadra, consapevole che la conoscenza permette di reagire e invitando anche altre realtà sportive a seguire il loro esempio per essere a loro volta promotrici positive nella società. [Tommaso Marelli, ecoinformazioni – Fotografia: Cisl dei laghi]

Cuneo fiscale/ Non facciamoci incantare dai suonatori di pifferi

Gianpiero testaGian Piero Testa, il segretario storico del sindacato scuola della Cgil di Como, riflette sulle questioni relative alla scala mobile, alla flessibilità, all’euro, al cuneo fiscale  per contrastare molti luoghi comuni come quello che vede nelle tasse il male assoluto e tende a considerare positiva qualunque riduzione dell’Irpef anche se ad essa è connessa lo smantellamento dello stato sociale che dal prelievo fiscale si alimenta e nei decenni scorsi, nonostante tante mostruosità e ruberie, ha alimentato qualche speranza di mobilità sociale. Leggi il testo nel seguito del post.

«Questo non è un tweet.

Ho assistito più di una volta, nella vita, a lanci di programmi politico-economici governativi sostenuti in grande stile da tutto il consensuale corredo di “analisi tecniche” svolta dai media, in modo che i presupposti e le proposte diventassero opinione comune. Raramente mi è capitato di doverli riconoscere pertinenti ed efficaci rispetto al “bene comune” che promettevano. Magari, al bene di qualche più ristretta cerchia: ma non a quello comune.
Tra quelli che, forse, devo riconoscere efficaci, e che fieramente nel mio piccolo contrastai, fu il collegamento tra l’inflazione degli anni Ottanta e la scala mobile. Credevo che essa fosse generata, non tanto dal meccanismo di adeguamento automatico e posticipato delle retribuzioni dei lavoratori dipendenti, ma principalmente dal debito e dalla spesa pubbliche in vertiginosa espansione, dal gran stampare che si faceva di cartamoneta, dalle silenziose ma frequenti svalutazioni della medesima per aiutare le esportazioni, ecc. In effetti, la curva dell’inflazione discese dopo i famigerati provvedimenti craxiani di san Valentino. Non so se concorsero altri fattori o altri concomitanti provvedimenti: in ogni caso la faccenda sembrò funzionare (anche se, in teoria, non doveva…).
Poi ci fu il battage – che investi anche l’istruzione nel suo segmento professionale – per trasformare in ovvio luogo comune la superiorità della flessibilità dei mestieri e del mercato del lavoro su ogni altra forma più rigida e garantita. L’imminente integrazione europea, che poi diventò mercato globale, voleva nuove professioni, nuova disponibilità all’innovazione tecnologica, nuove tipologie di mestieri, di competenze: un discorso che si poteva condividere in rapporto all’istruzione. Si trattava di consolidare gli aspetti cognitivi affinché quelli pratici fossero più agili ad adeguarsi ai mutamenti. In fondo si volevano, nel futuro, lavoratori più intelligenti, più colti, più comunicativi, in definitiva più dotati di strumenti critici: perché allora non starci?
Ma poi finì che il dissodamento del campo scolastico per preparare i frutti adeguati alla nuova Era Magnifica e Progressiva in gestazione nel profondo seno della Storia, si esaurì per scarsità di irrigazione e di concimi. Restò in piedi, energica e determinata, la frantumazione del mercato del lavoro, delle sue regole, dei diritti faticosamente conquistati. Questa cosa riuscì piuttosto bene sul versante normativo. Fu, ed è, un disastro gigantesco e sconvolgente su quello dell’occupazione, soprattutto di quella dei giovani. I media tendono a tacerlo, perché il risultato della flessibilità del lavoro è fallimentare: ne parlano con la loro facile lacrima, ma preferibilmente quando si tratta di preparare il campo a nuove destrutturazioni. Perseveranza diabolica.
Poi ci fu l’euro, l’appuntamento irrinunciabile con la Storia e il Destino. Era rinunciabilissimo, invece, e forse anche doveroso per rispetto delle regole europee, perché ci mancavano diverse sufficienze nella pagella. Ma Noi, non si poteva mancare. I paesi potenti e gattovolpini ci accolsero nell’eurozona non per benevolenza nei nostri confronti, ma per l’amore che portavano a se stessi. Loro, forti su tutta la linea. Noi, deboli e forti a un tempo: una magnifica preda, da cui succhiare il buono e a cui lasciare le bucce e le rogne.
Poi l’allargamento dell’Unione, una delle operazione più ciniche e spietate mai viste dopo gli orrori della seconda guerra mondiale, che ripeté, ripete e ripeterà (con il nostro caloroso assenso) sui «deboli – e – basta» la succosa operazione perpetrata su di noi, i «deboli ma forti». Gli presti soldi, e loro comprano. Gli sfrutti la manodopera quasi a gratis, e la nostra in cassa integrazione. Gli fai e gli fai fare grandi opere pubbliche. Poi gli chiedi indietro i soldini prestati, perché ci sono i Polacchi e magari un giorno (magari oggi stesso) gli Ucraini, a cui prestarli, per un altro giro. Ed eccoci noi nella situazione tipica del debitore: se non restituisci sei morto, e se restituisci sei morto lo stesso. Tanto battage politico e mediatico per un funerale comunque inevitabile, una volta passato il Rubicone! I nostri industriali si buttarono allora sulla finanza, e la finanza sull’economia virtuale, e l’economia virtuale su di noi, gli unici ad avere carne ed ossa, reali e non virtuali, da spolpare.
No, non è stato un successo.
E oggi il cuneo fiscale. Io rischio nell’imminente futuro di trovarmi un centinaio (dicono) di euro in più nella pensione. Non male: li spenderò e farò girare il commercio, l’industria e magari anche l’agricoltura. Andrò al cinema, al teatro, ai concerti e alle mostre, e farò girare la cultura. Che bello. Magari potrò anche fare un viaggio.
Ma poi mi viene in mente la storia mia e dei miei vecchi, umili briciole dei banchetti d’Italia. Il nonno contadino, che, di quattro figli che aveva, uno solo ne può mantenere agli studi. E quello prescelto, mio padre, mandato in guerra a 17 anni, alla fine si diploma e fa il salto di classe. Impiegato di banca. Poi direttore di banca. Anche lui ha tre figli, ma non deve sceglierne uno perché studi: lui può sceglierli tutti e tre. E’ dura: ma tre sono, e tre studiano, i maschi e la femmina per lui sono uguali.
E come ci è riuscito? Primo, amministrando bene, da vecchio piemontese contadino e frugale, le sue entrate, che non sono misere ma – nelle condizioni date – neppure laute. Ma soprattutto ci riesce, perché c’è quello che oggi chiamano il cuneo fiscale, il detestabile colpevole di tutti i mali. Mio padre paga le imposte, la ricchezza mobile e l’imposta di famiglia, e paga la mutua: e in cambio lo Stato e il Comune (pur discretamente ladri e iniqui e democristiani) danno ai suoi figli la scuola, l’università, i trasporti; mentre la Mutua (sarà poi il Ssn) dà le analisi, i medici, le medicine, le operazioni, le degenze, le convalescenze, le riabilitazioni, quando arriva il momento delle malattie, che sempre arriva in tutte la famiglie.
Certo, se avesse avuto nella busta tutto quanto, senza detrazioni fiscali e contributi sociali, si sarebbe pavoneggiato di una paga più degna. Ma come poi pagare, sull’unghia, la scuola e l’università per tre figli, le cure per la moglie, per se stesso? Io non ce l’ho affatto con il cuneo fiscale. Mille euro al mese in meno in casa, ma istruzione, salute, sicurezza fuori: io ci ho messo la firma e ancora ci sto a mantenerla. (E, soprattutto, non potrei non starci…).
Non ci sto, se quei 1000 che ho versato ogni mese vengono mal spesi, se vengono dilapidati, se vengono rubati, se vengono sprecati, se servono a mantenere ladri e prostitute, fannulloni e mafiosi.
Questo è un altro discorso: ma è il VERO discorso. Quindi, io odio e respingo la demonizzazione del cuneo fiscale.
M’incavolo se solo se ne parla.
Io voglio che si parli di come vengono spesi, non di come vengono presi i nostri soldi.
Smettiamola una buona volta di incantarci dietro i suonatori di pifferi». [Gian Piero Testa per ecoinformazioni]

13 marzo/ Dalla parte buona della vita/ Congresso Arci

congresso arciPrenderà il via nel pomeriggio di giovedì 13 marzo per concludersi domenica 16 marzo a palazzo Re Enzo nel centro di Bologna il XVI congresso nazionale Arci. Lo slogan Dalla parte buona della vita. Il valore dell’associazionismo al tempo della crisi accompagnerà quattro giorni intensi di lavoro e confronto che porteranno anche all’elezione della nuova o del nuovo presidente nazionale dell’associazione. I candidati alla guida dell’Arci sono Francesca Chiavacci, presidente uscente del comitato di Firenze e Filippo Miraglia, responsabile nazionale immigrazione. I delegati comaschi al congresso di Bologna sono Celeste Grossi, Jlenia Luraschi ed Enzo D’Antuono.

Lorella Zanardo/ Bloccare l’Italicum al Senato

lorellazanardoLorella Zanardo, la capolista alle europee nel collegio centro di L’altra Europa con Tsipras che terrà giovedì 13 marzo alle 20,30 a Villa Olmo  a Como una conferenza organizzata dal Comune di Como sul tema della violazione dei diritti delle donne, interviene e con una lettera aperta alle parlamentari determinata dall’Italicum. La legge elettorale anticostituzionale approvata alla Camera dei deputati grazia all’unità di intenti di Renzi e Berlusconi e con la  riproposizione in aula della fronda di coloro che avevano affossato la candidatura Prodi a presidente della Repubblica deve trovare per Zanardo un’adeguato contrasto delle donne: «Ogni mezzo è lecito: si tratti di bloccare l’Italicum al Senato, di occupare il Parlamento o di rinnegare i compagni di partito: la missione a cui sono chiamate è un salto culturale definitivo per il Paese che dia giusta rappresentanza a quell’enorme numero di donne, la maggioranza della popolazione, che sono ingiustamente sottorappresentate in Parlamento». Leggi l’articolo

ecoinformazioni 435/ Inverno

435Come promesso, ecco il primo numero del nostro trimestrale. Inverno, stampato su carta, sarà spedito ai soci che hanno scelto di sostenere l’associazione aderendo alla campagna Partecipa con una sottoscrizione di almeno 50 euro. La rivista è sfogliabile on line cliccando qui. Leggi nel seguito l’editoriale Aumentare il volume senza alzare la voce.

Abbiamo deciso di ancorarci alle stagioni, tutte e quattro, nonostante la scomparsa delle mezze. Con questo numero d’inverno avviamo la nuova serie trimestrale su carta di ecoinformazioni, integrata con il settimanale web, con gli speciali (“infra stagionali”) su carta e con gli altri strumenti della nostra impresa editoriale: blog, radio, video.

Siamo contenti di registrare una entusiasmante crescita della nostra comunità di lettori e redattori, e abbiamo ricevuto, durante la Campagna Partecipa, molti incoraggiamenti sinceri a proseguire in un’impresa che sembrava improbabile, nel panorama assai poco accogliente dell’informazione comasca. E lo faremo nel nostro solito modo: aumentando il volume senza alzare la voce.

In questa nostra prima edizione trimestrale parliamo del futuro della città di Como, della necessità di ridefinire il rapporto tra politica, amministrazione e diritti delle persone. Un’idea di città che può nascere solo da sensate esperienze – come quella in corso nel quartiere Como Borghi – centrate sulla partecipazione degli abitanti, la consapevolezza della storia dei luoghi, la capacità di progetto e azione.

Siamo fiduciosi, nonostante il dibattito politico locale si attardi, anche nella maggioranza di centrosinistra, su questioni contabili, senza affrontare come vorremmo i temi dei diritti, del lavoro, della salute che tanti ritengono non centrali o addirittura estranei all’arte di amministrare la polis.

Siamo fiduciosi, nonostante il contesto nazionale proponga sempre più spregiudicatamente l’idea compromissoria che il potere vada conquistato anche con i peggiori compagni di strada.

Siamo fiduciosi e guardiamo con interesse alla proposta di Tsipras che seppure viziata in Italia da un eccessivo protagonismo dei promotori e in parte basata sull’anacronistica manichea divisione tra “società civile” e partiti, potrebbe avviare un percorso di reale ricostruzione di quella sinistra oggi ancora marginale nel paese.

Siamo fiduciosi e riconfermiamo ai lettori il nostro impegno a essere disincantati e aperti al dibattito libero e alla critica anche di ciò che noi stessi contribuiamo a costruire. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

La rivista è sfogliabile on line cliccando qui

 

13 marzo/ Giornata della donna/ Lorella Zanardo: Il corpo delle donne

 zanardocorpoIn occasione della Giornata Internazionale della donna, il Comune di Como, con il patrocinio della Consigliera di Parità della Provincia di Como, organizza giovedì 13 marzo alle 20,30 a Villa Olmo a Como  l’incontro con Lorella Zanardo Il corpo delle donne: guarda la tv con occhi consapevoli.

Lorella Zanardo, attivista, documentarista e scrittrice, è coautrice del documentario Il corpo delle donne (disponibile in versione integrale sul sito www.ilcorpodelledonne.net).  Zanardo è anche candidata alle elezioni europee nella Circoscrizione Centro in testa alla lista L’altra Europa con Tsipras.

Dall’esperienza del documentario è nato il percorso educativo Nuovi occhi per la tv che propone l’educazione all’immagine per i giovani come strumento di cittadinanza attiva.

L’incontro si inserisce in un percorso che il Comune di Como ha avviato con l’adesione alla campagna Città libere dalla pubblicità offensiva promossa dall’Udi, Unione donne italiane. La campagna prende impulso dal Parlamento europeo che, tramite la risoluzione n. 2038 del 3 settembre 2008, ha evidenziato come la pubblicità contribuisca ad alimentare e a consolidare gli stereotipi di genere, determinando un impatto negativo sulla parità tra i sessi e come la percezione del corpo femminile in quanto oggetto da “possedere” possa incentivare i comportamenti violenti.

Per attivare un vero cambiamento culturale è necessario innalzare il livello di consapevolezza – anche e soprattutto dei più giovani – perchè le immagini pubblicitarie e televisive di cui siamo fruitori passivi, spesso apertamente lesive della dignità femminile, contribuiscono a rafforzare ruoli di genere stereotipati e limitanti.

La serata è aperta a chiunque fosse interessato ad approfondire questi temi, ma è particolarmente utile per genitori, docenti, formatori, educatori e tutti coloro che quotidianamente si confrontano con l’universo giovanile.

12 marzo/ Come l’Araba fenice… donne del ‘900… non spettacolo ma incontri

mirianaronchettiMercoledì 12 marzo alle 20,30 al centro civico di Camerlata-Como Come l’Araba fenice… donne del ‘900… non spettacolo ma incontri, serata a cura di Miriana Ronchetti, autrice teatrale, regista e docente di recitazione. Parteciperanno come lettrici: Anna Scialoja, Cinzia Sforzini, Franca Finazzo, Alessandra Gerosa, Silvia Botta, Emanuela Anzani, Valeria Ferrario, Miriana Ronchetti. Guarda il video. Leggi nel seguito l’invito all’iniziativa.

«In occasione della Giornata internazionale della donna, ho pensato di riproporre una serata di “conoscenza” per approfondire l’operato di alcune donne del ‘900 che hanno lasciato una traccia nei vari ambiti.

Emozioni, impegno, studio e creatività di grandi donne del secolo appena finito,aperte al mondo nuovo e nello stesso tempo custodi dei valori fondanti della vita.
Pioniere, in un mondo quasi esclusivamente maschile. In questo recital vengono presentati alcuni ritratti di donne del Novecento che hanno contribuito al mutamento della società, entrando a buon diritto nella storia dell’umanità.
Donne che hanno contribuito a dare, nei diversi settori, la loro impronta sono passate, seguendo percorsi diversi, spesso difficili, quasi mai lineari. Spazi abitati anche dagli uomini, soprattutto da uomini che ne hanno definito le regole.
Le donne del Novecento hanno “invaso” questi spazi, facendosi largo a fatica, e cercando, attraverso un lento processo di maturazione, l’individuazione di un’identità propria, originale, sganciata da un’arida emulazione degli stereotipi maschili.
La lunga marcia della difficile affermazione dei diritti di cittadinanza delle donne non è terminata e non tutte le donne ne sono consapevoli.
Per questo è importante richiamare la memoria del passato: perché ricordando ciò che è stato non si torni indietro; perché analizzando la storia delle donne e degli uomini si possano favorire processi di piena affermazione della donna in tutti gli spazi, pubblici e privati, della vita sociale, evitando pericolosi “ritorni al passato”.

In ordine di presentazione
Edith Piaf – Camille Claudel – Eleonora Duse – Ada Negri- Anna Kuliscioff – Joan Baez – Isadora Duncan – Maria Cumani – Madre Teresa – Marilyn Monroe- Anna Freud – Rita Levi Montalcini – Sibilla Aleramo – Dolores Ibarruri – Maria Montessori – Marie Curie – Goliarda Sapienza- Maria Callas – Antonia Pozzi- Simon De Beauvoir – Virginia Woolf – Marguerite Yocenaur

La serata è aperta a tutti, ma soprattutto a quanti credono che le strade  tracciate da altri, si possano ripercorrere traendo esempio dalla volontà e dalla tenacia applicate». [Miriana Ronchetti, www.teatroarte.it]

ecoinformazioni 437/ settimanale

437È on line il numero 437 di ecoinformazioni. In primo piano: Partecipa, la campagna per ecoinformazioni (si partecipa associandosi a Arci-ecoinformazioni e si ricevono le nostre edizioni); l’incontro per la presentazione di Inverno del 19 marzo alle 18 all’Asilo Sant’Elia di Como; Alessandro Tarpini,  segretario della Cgil di Como; Spinelli: Nessuna vocazione minoritaria, in Europa per cambiarla;  l’Arci spazio aperto per la democrazia. segue la vasta sezione cronache, la cultura e il video della settimana. Per sfogliare on line la rivista clicca qui.

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