Giorno: 2 Aprile 2014

5 aprile/ Web generation. Nuove tecnologie della comunicazione e crisi della scuola

ecoleLa Rivista comasca di Idee per l’educazione école, Cemea, Cidi, Fnism, Mce organizzano a Torino il 5 aprile 2014 al Cemea in via Sacchi 26 dalle 10 alle 13.30 Web generation. Nuove tecnologie della comunicazione e crisi della scuola. Le nuove tecnologie sono un’opportunità importante, ma anche un terreno scivoloso. Esse stanno cambiando il nostro modo di vivere, ma hanno un impatto contraddittorio sia sui processi di apprendimento che sulle emozioni e sulle relazioni. Si può leggere la crisi della scuola anche alla luce di questi cambiamenti?

Intervengono: Andrea Bagni (insegnante) Riflessioni di un insegnante; Edoardo Chianura (docente e giudice onorario) Nuove tecnologie ed apprendimento; Marilena Giuliacci (psicologa) Chi ha paura del lupo cattivo? Introduce Stefano Vitale. Conclusioni Celeste Grossi. Sono previsti contributi di insegnanti delle associazioni promotrici.

Gappismi, resistenze e protagonisti dell’antifascismo

borgomaneri

«Una distrazione storiografica su uno dei temi centrali della lotta resistenziale» così Luigi Borgomaneri ha definito la scarsa attenzione dedicata ai GAP (Gruppi di Azione Patriottica) fino a tempi molto recenti.
I GAP, o meglio i «gappismi» come Borgomaneri tiene a sottolineare per rendere conto delle tante diversità che si riconoscevano in quell’unica sigla, sono stati oggetto di un incontro di approfondimento all’Istituto di Storia Contemporanea, nel quadro del percorso di avvicinamento al 70° della Liberazione. Cosa sono i GAP? Una sorta di “corpi scelti” della lotta armate resistenziale, basati sul modello francese dei Francs-Tireurs partisans, voluti dal Partito Comunista per l’esecuzione di azioni particolari di grande rischio, come l’eliminazione di personaggi autorevoli del regime fascista e attentati ai luoghi più rischiosi. Con una prospettiva più ampia, i GAP avevano la funzione di creare le condizioni per sviluppare la lotta di liberazione di massa e di spezzare la pace sociale, così da creare difficoltà allo sforzo industriale bellico tedesco (che per circa il 10-12% faceva leva sul contributo italiano), avevano cioè una funzione di «detonatore». Ma proprio in questa loro funzione risiede, secondo Borgomaneri, il loro carattere «scomodo», che li ha condannati al parziale oblio. Le loro azioni, basate sulla «violenza di piccoli gruppi» e sulla separatezza rispetto alla gente e persino agli altri gruppi partigiani, apparivano agli occhi della storiografia “ufficiale” della Resistenza inconciliabili con l’unità di popolo e con la “nobiltà” degli obbiettivi. Eppure Pietro Secchia, all’inizio della lotta di liberazione, aveva chiaro la portata del problema, e nell’autunno del 1943 scriveva: «siamo costretti ad applicare metodi che fino a ieri avremmo ritenuto ripugnanti», cioè usare i metodi del terrorismo.

Il quadro delineato da Borgomaneri è un quadro estremamente articolato, reso ancor più complicato dalla diversità dei singoli GAP, sia per composizione sia per organizzazione, e dalla rimozione, quando non proprio dalla distruzione, dei documenti necessari alla ricostruzione delle vicende. Molte delle questioni si riescono a intuire sulla base di scarsi indizi, ma sfuggono le reali proporzioni dei diversi problemi. Per questo, cioè per cominciare a orientarsi in questo quadro, che ha molteplici agganci con la situazione comasca, l’Istituto ha organizzato l’incontro con Borgomaneri, invitandolo ad anticipare le sue ricerche che a breve verranno pubblicate in un volume dedicato proprio ai «gappismi».

Quasi senza soluzione di continuità, Borgomaneri ha poi presentato il suo ultimo libro Lo straniero indesiderato e il ragazzo del Giambellino. Storie di antifascismi. È stato Gabriele Fontana ad aprire la presentazione elogiandone il merito:« Un libro di storia che racconta storie, ma che permette alla fantasia del lettore di andare oltre», continuando: «È come un romanzo dove non si perde mai il filo del discorso». Borgomaneri racconta le motivazioni che lo hanno spinto a ricercare e scrivere la storia dei due personaggi: Carlo Travaglini e Lamberto Caenazzo. Fu proprio quest’ultimo che, all’Istituto di Sesto San Giovanni, iniziò a ricercare materiale sull’89a brigata: lui, che era stato partigiano del Giambellino, ricordava il suo comandante di distaccamento come un diavolo scatenato: una figura non nota alla storiografia resistenziale. Intellettuale di origine tedesca, espulso dalla Germania dopo essere stato internato in un lager, arrivò a Milano, dove aiutò ebrei e operai fino a quando, costretto ad allontanarsi dal capoluogo, entrò a far parte della brigata lecchese. La testimonianza di Lamberto viene accolta, in un primo momento, con diffidenza, data la scarsa fama della brigata; ma Travaglini, che non ha mai rivendicato nulla nel dopoguerra, aveva conservato tutti i documenti che dimostravano il suo operato; che li abbia tenuti per sé o per le figlie poco importa, sono documenti inediti, ricchi di testimonianze, e ci si interroga sul perché nessuno dei protagonisti della Resistenza ne abbia parlato.
Quello che emerge è una figura scomoda, in grado di rispondere solo alla propria coscienza, che resta ai margini della vita dei partiti politici. Questi protagonisti rappresentano lo spaccato di figure comuni. Finalmente i resistenti acquistano un volto umano: «Tutti i partigiani onesti hanno avuto paura», questo emerge dalle oltre cento di testimonianze raccolte da Borgomaneri. Vivono in modo profondo la loro scelta, anche nei casi in cui la vita partigiana non trova esiti eroici. Quelle che sono state brigate con ruoli minori non vanno dimenticate: sono state costituite da uomini che hanno preso una decisione, che hanno corso rischi ed hanno messo a disposizione la propria vita per qualche cosa di grande. È stata la loro coscienza a determinare le loro scelte, più che il credo politico: non a caso, secondo Borgomaneri, accade che il partigiano diventi comunista durante il periodo della lotta antifascista, mentre l’essere comunista non è un frequente requisito dei partigiani. La ricerca storica, oggi, deve quindi indirizzarsi verso i percorsi che hanno intrapreso queste persone: come la casualità della vita quotidiana si trasformi in scelta, una scelta per il bene di tutti. [Fabio Cani, Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

ecoinformazioni 441/ settimanale

441È on line il numero 441 di ecoinformazioni. In primo piano: Como ci prova con l’Unesco, La vera Europa è un’Altra Europa, Incontro con Paul Ginsborg, Como verso Avviso pubblico, Arci Campi legalità, Lutto nella Cgil, Addio a Camillo Monti Segue la vasta sezione cronache, la cultura e il video della settimana che è l’ultima edizione del Cinegiornale in proiezione al Gloria. Per sfogliare on line la rivista clicca qui.

Il Terragni di Olgiate nel Land Nordrhein-Westfalen

IMG_0342Dal 22 al 28 marzo si è svolta la seconda parte dello scambio tra il Sankt-Ursula-Gymnasium di Brühl, nel Land Nordrhein-Westfalen, e il Liceo Terragni di Olgiate Comasco. L’esperienza, iniziata lo scorso anno scolastico, ha visto la partecipazione di undici studenti tedeschi e di sedici studentesse italiane, accompagnati dai loro docenti.

Il soggiorno in Germania, ha rinforzato i legami tra le due scuole, nella prospettiva di una collaborazione che supera i pregiudizi verso l’altro e apre ad uno scambio culturale che passa attraverso l’esperienza quotidiana in famiglia, la frequenza delle lezioni, la conoscenza del territorio e della sua storia e il confronto con alcuni aspetti economico-sociali della Germania, tra cui,  cosa stranissima per i tedeschi, lo sciopero di più giorni dei mezzi di trasporto.

Il duomo di Aachen (Aquisgrana), milleduecento anni dopo la morte di Carlo Magno, e la bella cittadina olandese di Maastricht ci hanno indotto a percorrere a ritroso la storia dell’Europa, dal Trattato che ha segnato una nuova tappa nell’integrazione europea alle radici del Sacro Romano Impero.Colonia e Bonn, entrambe situate sul Reno, sono state caratterizzate da alterne vicende di ricchezza, distruzione e rinascita: il Museo HausderGeschichte, a Bonn, che ripercorre la storia della Germania dal 1945 ai giorni nostri, e la splendida cattedrale di Colonia, ultimata nel 1880, secondo i progetti di qualche secolo prima, hanno offerto l’opportunità di confrontarci con alcuni aspetti storico-politici e artistici della Germania. Infine, la visita allo SchlossAugustusburg a Brühlha evidenziato i legami tra la Germania e il nostro territorio, considerato che alcuni ambienti del castello sono stati decorati dai Maestri del Lago.

Lo scambio tra le due scuole, che si inserisce tra i progetti di mobilità internazionale che l’istituto di Olgiate offre ai propri studenti, è stato molto  positivo: una bella occasione e un’esperienza interessante, fatta anche di grande accoglienza da parte delle famiglie tedesche. Certamente, da ripetere con nuovi gruppi di studenti. [as per ecoinformazioni]

4 aprile/ Il disastro sociale della Grecia e le prospettive per l’Italia

Laltra-europa-con-TsiprasAl Centro civico Cascina Massèe di Como-Albate, in via S. Antonino 2 venerdì 4 aprile alle 21 L’altra Europa con Tsipras invita all’incontro Il disastro sociale della Grecia e le prospettive per l’Italia. Le responsabilità di Unione europea e governi. La risposta de L’altra Europa con Tsipras.

Partecipano le candidate alle elezioni europee per la circoscrizione Nord Ovest:

Anita Giuriato  

Assessora comunale, femminista, del Coordinamento europeo FAE. Testimone della disperata situazione sociale in Grecia, ha promosso, con Donne nella crisi e IFE Italia, la Campagna di solidarietà con le donne greche per il diritto alla salute, che ha attraversato nel 2013 molte città italiane.

Daniela Padoan

Scrittrice e saggista, da anni si occupa di razzismi, dei totalitarismi del Novecento, di pratiche di resistenza femminile ai regimi. “..La povertà, parola impro­nun­cia­bile, è diven­tata … una que­stione di atti ammi­ni­stra­tivi, nor­ma­tivi, una mate­ria di diret­tive: una poli­tica… che in Gre­cia si è con­cre­tiz­zata nel fatto che i malati muo­iono di can­cro senza più assi­stenza ospe­da­liera, che le uni­ver­sità chiu­dono, che il tasso di mor­ta­lità neo­na­tale giunge alle per­cen­tuali di quello che eravamo soliti chia­mare Terzo Mondo..” – da “Povertà, razzismo d’Europa”, Il Manifesto, 26 marzo 2014.

Interviene in collegamento Skype:

Argyris Panagopoulos, candidato circoscrizione Nord Ovest.

Portavoce di Alexis Tsipras in Italia, membro del Dipartimento di politica europea di Syriza, il partito greco di Alexis Tsipras che ha ottenuto alle ultime elezioni il 26,89% dei voti, e giornalista nel quotidiano dell’organizzazione, corrispondente da Atene per il Manifesto. Nato ad Atene, ha studiato e vissuto in Italia. Ha partecipato da sempre ai movimenti europei per la pace, l’ambiente e la giustizia sociale e, nella Grecia sconvolta dalle misure anticrisi dalla UE, all’opposizione solidale, resistente e unitaria organizzata da Syriza.

Introduce e modera Bruno Saladino, del Comitato Como per Tsipras.

Scarica e diffondi la locandina.

4 aprile/ Bande Nere a Cantù

bande nereAnpi sezione Mariano-Cantù e Arci Virginio Bianchi, con il patrocinio del comune di Cantù, promuovono venerdì 4 aprile alle 21 nel salone convegni di piazza Marconi a Cantù, un incontro con Paolo Berizzi, scrittore di Repubblica ed autore del libro Bande Nere. Dove vivono, chi sono e chi potregge i nuovi nazifascisti [ed. Bompiani, 288p, 17,50 euro]

Niente fondi per il Campus

univercomoFondazione Cariplo ha deciso per Villa Olmo il presidente di Univercomo scorato ammette: «Non ce l’abbiamo fatta. Non siamo stati capaci di convincere che questa scelta fosse la vera priorità su cui puntare ».

 

«Abbiamo appena appreso la decisione del Consiglio della Fondazione Cariplo.Non possiamo che prenderne atto con profondo rispetto – dichiara il presidente di Univercomo, Mauro Frangi –.Abbiamo cercato di mettere in campo una proposta di sviluppo per il nostro territorio. Il comunicato di Cariplo è chiaro e ha giudicato inadeguato il nostro progetto. Non ci resta che prendere atto che la nostra idea non è risultata convincente. Che non siamo riusciti a raccontarla in modo chiaro. E, soprattutto, non siamo riusciti a dimostrare che fosse per davvero praticabile e realizzabile».

«Abbiamo molte ragioni per compiacerci del grande lavoro svolto.Da 20 anni Como discute di realizzare il Campus universitario – prosegue Frangi –.In pochi mesi abbiamo provato a rendere quest’idea davvero percorribile. Sapevamo dall’inizio che sarebbe stato difficile. Sapevamo che non era facile trovare un punto di equilibrio tra quattro Enti pubblici, due Università, Azienda ospedaliera e Azienda sanitaria. Lo sapevamo, ma ci abbiamo provato con convinzione. Nonostante le polemiche e nonostante un po’ di tifo contro. Nonostante molti si siano accodati al progetto solo all’ultimo momento o, comunque, con poca convinzione. Noi il Campus volevamo farlo per davvero. E non ce l’abbiamo fatta».

«Ovvio che ci sia molta delusione, perché è un’occasione persa che difficilmente potrà ricapitare, perlomeno nel breve periodo.Se questa è stata la decisione finale, sicuramente qualcosa abbiamo sbagliato – conclude il presidente di Univercomo –.Non siamo riusciti ad entusiasmare il territorio attorno a questo grande progetto. Abbiamo raccolto consensi larghissimi. Tutto il mondo economico e sindacale ha fortemente condiviso il progetto ed il percorso. Ma non siamo stati capaci di coinvolgere e di “fare sognare” il territorio attorno all’idea del Campus. Non siamo stati capaci di convincere che questa scelta fosse la vera priorità su cui puntare. L’unica capace di dare nuovo slancio allo sviluppo economico e sociale della provincia. L’idea di fare di Como per davvero una “città universitaria”, capace di attrarre talenti e competenze, di farne il motore fondamentale della propria ripartenza. Il dibattito su questi temi non è mai decollato per davvero. Per questo, credo, alla fine sono prevalse le considerazioni sui tempi di avvio dell’intervento, sulla coerenza del piano finanziario o le preoccupazioni sulla capacità di realizzare l’intera riqualificazione dell’ex San Martino e non solo il “primo lotto”». [md, ecoinformazioni]

Fondazione Cariplo finanzia Villa Olmo/ Bocciato il Campus

villaolmoCinque milioni di euro per riqualificare la Villa e il suo parco. Non passa invece il progetto Campus universitario a San Martino.

 

«È stato premiato il lavoro di squadra e il progetto, del resto, rappresenta una proposta strategica per tutto il territorio» ha detto il sindaco di Como Mario Lucini. Fondazione Cariplo con il bando Interventi emblematici ha deciso il finanziamento di 5 milioni di euro al progetto Tra ville e giardini del lago di Como. Navigare nella Conoscenza.

ristrutturazione parco e serre villa olmo«È un risultato che ci riempie di soddisfazione – prosegue il primo cittadino comasco, che promette –. Adesso altrettanto impegno e attenzione dovranno essere riversati nell’esecuzione dei lavori». «Si tratta davvero di un’ottima notizia e per Villa Olmo si apre ora la possibilità di un nuovo futuro – aggiunge l’assessora all’Edilizia pubblica e al verde Daniela Gerosa –. Avremo la possibilità di attuare un progetto di conservazione di un patrimonio culturale che è tra i simboli della nostra città. Quello che davvero sarà innovativo è l’intervento sul parco, che andrà ben oltre il restauro. Villa Olmo sarà così inserita nel circuito delle ville del lago e in quello degli orti botanici della Lombardia, offrendo una nuova opportunità culturale e turistica».

«Il progetto, condiviso con l’amministrazione provinciale e la Camera di Commercio, prevede la riqualificazione del parco storico di Villa Olmo, la realizzazione di un orto botanico con una collezione di piante tipiche dei giardini storici del lago, la ristrutturazione delle serre comunali – ricorda Palazzo Cernezzi –. Gli interventi sulla Villa riguardano, invece, l’eliminazione delle barriere architettoniche (con la realizzazione anche di un ascensore) ed il recupero degli interni (piano terra, primo), dei pavimenti in legno, delle facciate, degli impianti, delle due palazzine di servizio e del ristorante. Nell’ambito del progetto, che prevede anche il recupero dei giardini e di alcune sale al piano terra di Villa Saporiti, sede dell’amministrazione provinciale, sarà inoltre proposto l’ormeggio permanente del Patria davanti a Villa Olmo. A Villa Olmo troverà posto anche il centro di documentazione sui giardini e le ville del Lario e della Brianza».

«Per il Comune di Como, il responsabile del procedimento è l’ingegner Antonio Ferro, direttore dell’Area opere pubbliche e servizi per la città – precisa e conclude la nota –; alla stesura del progetto, coordinato dall’ingegner Ferro insieme all’architetto Piera Pappalardo, hanno contribuito i tecnici del settore Opere pubbliche; per quanto riguarda i professionisti esterni, hanno partecipato gli architetti Roberto Segattini, Matteo Motta, Paolo Brambilla, Elisabetta Orsoni e Corrado Tagliabue; per l’orto botanico e il parco il progetto è stato curato da Erica Ratti e Emilio Trabella; per Villa Saporiti il progetto è stato curato dagli ingegneri Bruno Degrada e Guido Ortolani e dall’architetto Oscar Bonafé. L’architetto Marco Leoni, infine, ha curato e sviluppato gli aspetti relativi alla sostenibilità finanziaria dell’intervento e le linee programmatiche del piano di gestione». [md, ecoinformazioni]

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