Basta con il consumo di suolo

cementificazioneLa Coldiretti lariana chiede di: «Invertire la rotta e dare spazio alla crescita dell’agricoltura».

 

«Troppo cemento minaccia la sopravvivenza dell’agricoltura nelle due province lariane. Tema noto, che torna d’attualità dopo la pubblicazione da parte dell’Ispra del report sul consumo di suolo, un fattore di rischio molto importante per il territorio italiano, particolarmente vulnerabile ad una numerosa serie di minacce causate proprio da questo processo di degrado – dichiara una nota di Coldiretti Como Lecco, che ricorda –. Pericolose conseguenze del consumo di suolo possono essere, infatti, fenomeni quali l’erosione, la diminuzione di materia organica (perdita di fertilità), la contaminazione locale o diffusa, l’impermeabilizzazione (ovvero la copertura permanente di parte del terreno e del relativo suolo con materiale artificiale non permeabile), la compattazione, la perdita della biodiversità, la salinizzazione, frane, alluvioni e la desertificazione, ultima fase del degrado del suolo».
Tabelle_consumo_di_suolo«Nelle province lariane, la sottrazione di suolo agricolo ha già privato il nostro territorio di terreni considerati fra i migliori sia in termini di produttività che di localizzazione – rilevano Fortunato Trezzi e Francesco Renzoni, presidente e direttore Coldiretti Como Lecco –. Terreni fertili e siti soprattutto nella fascia di pianura, soprattutto che sono facilmente accessibili ed hanno caratteristiche ottimali per la lavorazione agricola. Un fenomeno che minaccia, dunque, l’organizzazione del territorio, il paesaggio, gli ecosistemi e la produttività aziendale. La crescente crescita del “made in Lario” agroalimentare, fatto di eccellenze produttive che reclamano il giusto spazio territoriale di coltivazione, rischia di essere minacciata o ridimensionata dalla difficoltà sempre maggiore nel reperire gli “spazi rurali di coltura” da parte delle imprese agricole».

Secondo i dati dell’Ispra (Istituto superiore per la ricerca e la protezione ambientale) dal dopoguerra ad oggi sono stati consumati in Italia 70 ettari al giorno: «Si tratta di un consumo di suolo pari a circa 8 metri quadrati al secondo che continua a coprire, ininterrottamente, il territorio della penisola con asfalto e cemento».

«A livello nazionale, la perdita complessiva di suolo è passata dal 2,9% degli anni ’50 al 7,3% del 2012, con un incremento di più di 4 punti percentuali ed in termini assoluti, si stima che il consumo di suolo abbia intaccato ormai quasi 22.000 chilometri quadrati in Italia – prosegue e conclude il comunicato –. Ma quali sono le diverse tipologie di copertura artificiale che devono essere considerate come principali cause di consumo di suolo? La classifica vede in testa le infrastrutture di trasporto, che rappresentano ben il 47% del totale (28% dovuto a strade asfaltate e ferrovie, 19% dovuto a strade sterrate e altre infrastrutture di trasporto secondarie), seguono le aree coperte da edifici, che costituiscono il 30% del totale del suolo consumato. Altre superfici asfaltate o fortemente compattate o scavate, come parcheggi, piazzali, cantieri, discariche o aree estrattive, costituiscono il 14% del suolo consumato». Le stime del suolo consumato in percentuale a livello comunale per anno sono impressionanti per Como, con un 22,8 dal 1949 al 1973, 34,2 nel 1988, per passare al 35,3 nel 1997, 36,4 nel 1999, 37,4 nel 2007 e 37,9 nel 2012, ponendosi fra le prime dieci città in Italia maggiori consumatrici di suolo, sulla cinquantina prese in considerazione. (il rapporto Ispra 2014). [md, ecoinformazioni]

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