(This is not a) Rock documentary

mfs-poster-hugeIntenzione: creare un documentario sul tour mondiale dei The National. Risultato: un lungometraggio che parla poco del gruppo e molto della complessità dei rapporti fra le persone, in particolare se fratelli. Protagonisti: Matt (il cantante del gruppo) e Tom Berninger (il regista), una telecamera sempre accesa e la musica meravigliosa della band newyorchese.
Tutto questo è Mistaken for a Strangers, trasmesso il 24 luglio in centinaia di città nel mondo, tra cui Montano Lucino

Alfa e omega. Matt Berninger è un personaggio affermato nell’ambiente dell’indie rock. Elegante, sofisticato, con una voce che ricorda molto quella di Ian Curtis. Tom invece è più piccolo di nove anni, ha gusti più “terra terra”, è un regista amatoriale di film horror ed è parecchio maldestro. Il primo è il cantante dei The National, il secondo invece non è nulla. Non stupisce quindi che il fratello maggiore aiuti il minore, invitandolo a seguire lui e il gruppo nel tour legato all’album High Violet e chiedendogli di girare scene per poi montare un documentario, il primo nella vita ormai decennale della band newyorchese.
Una telecamera sempre accesa, dialoghi surreali, richieste bizzarre (accolte con perplessità dalla band) e una continua ricerca da parte di Tom d’attirare l’attenzione del fratello, perfino quindici minuti prima dall’inizio di un concerto.  Attraverso imabarazzi, situazioni grottesche e disastri (e l’inevitabile licenziamento) si dipana il racconto di un rapporto complesso tra fratelli, fatto d’invidia ma anche di grande affetto e stima. A prima vista, la vicenda sembra scollegata dalla storia della band. Ma, in realtà, riveste un ruolo centrale poiché il gruppo è composto da due coppie di fratelli (Bryce e Aaron Dessner, Bryan e Scott Devendorf).
Lontano dagli eccessi che l’immaginario collettivo attribuisce alle rock star, Mistaken for a strangers restituisce la fotografia di un gruppo che ha patito delusioni e sconfitte («A New York abbiamo suonato davanti a nessuno. Sono tornato a casa e ho pianto tutta notta», confida Matt al fratello) e ha saputo superarle inserendo questi elementi all’interno della propria musica.
Nel finale, Matt, consapevole del suo successo, si nasconde continuamente durante un live e poi si confonde tra la folla, urlando in mezzo a tutti Terrible Love. Il fratello, smessi i panni del film maker, lo rincorre come farebbe un qualsiasi roadie. «Una volta, quando era a New York – spiega Tom alle telecamere – Matt mi chiama per raccontarmi un incubo.  Era notte, a un certo punto dalla strada compare un mostro intenzionato a ucciderlo. A un certo punto, compaio io , armato di ascia, e faccio a pezzi la creatura malefica. Questo per me ha significato tanto, voleva dire che mio fratello ha bisogno di me».
Il premio nobel Michael Moore ha scritto: «É una delle cose più belle mai viste su una band». Il film è un ibrido tra un documentario musicale su una band e una specie di ritratto del regista.  È un viaggio personale durato otto mesi, introspettivo e davvero emozionante.
E, sullo sfondo, la musica stupenda di quel gruppo meraviglioso che sono i The National [Andrea Quadroni, ecoinformazioni]

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