L’arte della partecipazione: seconda puntata
È durato due giorni, venerdì 20 e sabato 21 febbraio 2015, il confronto su Arte e partecipazione, organizzato da Artificio in occasione dell’inaugurazione della sede nel cosiddetto “chiostrino di S. Eufemia”, messo a disposizione dall’amministrazione comunale di Como.
Dopo la prima mattina di interventi, ho provato a comporre un brevissimo dizionarietto creativo della “partecipazione”, mettendo i miei pochi commenti in corsivo.
Partecipazione [definizione ufficiale del relatore principale]: il coinvolgimento attivo dei beneficiari del progetto
Partecipazione [da un progetto americano, l’originale è in inglese]: un progetto in quattro fasi: scenari – sviluppo – progetto – destino
Partecipazione [definizione economicista]: è un sito di crowdfunding, ma l’85% dei progetti culturali non raggiunge l’obiettivo
Partecipazione [definizione commerciale]: è avere la gente che fa la coda per ascoltare la presentazione di un libro
Partecipazione [definizione 2015]: è pensare al futuro, oltre Expo
Partecipazione [definizione sintetica]: libertà – politica – partecipazione
Partecipazione [definizione imprenditoriale]: è un bando Cariplo, ma meglio ancora un bando europeo
Partecipazione [definizione storico-artistica]: è una pratica che si sviluppa a partire dagli anni Settanta [!]
Partecipazione [definizione spettacolare]: è teatro, è cinema, è musica, è sfilata, è …
Dopo la seconda mattinata ho aggiunto qualche altra definizione:
Partecipazione [definizione vicesindacale]: è un frac colorato [ma sarà poi un frac?]
Partecipazione [definizione politically correct]: è prendersi le responsabilità
Partecipazione [definizione minimale]: è fare nulla
Partecipazione [definizione quasi minimale]: è la consapevolezza che non è necessario fare
Partecipazione [definizione psicologista]: è uno state of mind (come dicono gli inglesi) [il commento precedente è dell’autore, non mio]
Partecipazione [definizione ideale]: non è un feticcio, è un’occasione
Partecipazione [definizione giovanile]: è il ricambio generazionale
Partecipazione [definizione teatrale]: è passare col cappello dopo lo spettacolo
Partecipazione [definizione teatrale seconda]: è far scegliere i lavori alla gente del paese
Dopo la prima mattina avevo inserito di mio la citazione di Giorgio Gaber, ma nella seconda mattina la frase (definita “la più ovvia, la più scontata”) è stata ufficialmente inserita nel novero delle possibili definizioni
Partecipazione [definizione cantautorale]: libertà è partecipazione
Che dire dopo tutte queste parole? A scanso di equivoci, il cronista – cioè io – è costretto ad ammettere di avere maturato qualche opinione:
1) se è vero che “partecipazione” è un concetto complesso, che comprende molte cose, non ha molto senso mettere tutto in un calderone per tirarci fuori un frullato indistinto;
2) se è vero che il racconto delle proprie esperienze (delle proprie “pratiche”, tutte ovviamente “buone”) è importante per comunicare con gli altri, l’autocelebrazione è un rischio troppo poco avvertito e i limiti di tempo raramente rispettati;
3) se è vero che tutte le esperienze sono importanti, alcune (per lo meno nel racconto che se ne fa) sono più divertenti e interessanti di altre (la costruzione del Bounty è stata la mia preferita);
4) se è vero che nel faccia a faccia con un pubblico che ascolta la provocazione a volte serve a tener desta l’attenzione, bisognerebbe avere sempre la coscienza di quanto sia necessaria la delicatezza nel maneggiare alcune questioni (certe parole a vanvera sulla “libertà” avrei preferito non sentirle).
Il percorso di Artificio – “startup triennale”, come si è autodefinita – è più o meno a metà… altre occasioni di incontro non mancheranno.
[Fabio Cani, ecoinformazioni]
Un momento dell’incontro di venerdì 20 febbraio


