Giorno: 21 Febbraio 2015

Cristiani e Palestina: una riflessione a Villa Guardia

palestina-COPSi è concluso giovedì 19 febbraio 2015 a Villa Guardia il ciclo Palestina: Beati i costruttori di Pace, organizzato dall’associazione missionaria Vita del Mondo e dal Coordinamento comasco per la Pace in collaborazione con il Comune di Villa Guardia.

Il quarto incontro è stato dedicato ai cristiani in Palestina.

Dopo una testimonianza video di Abuna Raed parroco di Ramallah, che ha tracciato con precisione i contorni del problema, mettendo l’accento soprattutto sull’occupazione israeliana della westbank e sulla durezza del trattamento di Gaza, dal palco sono intervenuti il francescano Francesco Ielpo, commissario della custodia di terra Santa per la Lombardia, Norberto Julini di Pax Christi e Roberto Durini, presidente del Gruppo Turistico Rebbiese, coordinati da don Giovanni Illia, responsabile diocesano dei Pellegrinaggi in Palestina. In tutti i racconti, i ragionamenti, le valutazioni è emersa con assoluta evidenza la drammaticità e l’insostenibilità della situazione della Palestina; sono stati evidenziati e smontati i luoghi comuni che identificano gli arabi tout-court con i musulmani e questi ovviamente con i terroristi; sono stati considerati gli elementi di complessità che fanno del Medio Oriente uno dei comprensori geopolitici fondamentali.

Eppure, nonostante la lucidità dell’analisi, nonostante la consapevolezza che il comportamento dello stato d’Israele è contrario al diritto internazionale, oltre che a quello umanitario, il discorso fatica a farsi politico. Non si capisce perché un certo mondo cattolico, che pure mostra di avere ben compreso non solo l’attualità ma anche le ragioni storiche della situazione palestinese, non riesce a farsi promotore di un radicale mutamento dell’atteggiamento “ufficiale” italiano nei confronti di Israele, che, unitamente a analoghe scelte da parte degli altri stati europei, potrebbe avere qualche effetto sui governanti israeliani.

Anche di fronte a un’esplicita domanda in questa direzione, la risposta è un generico appello al “volersi bene”.

Per il momento, la conoscenza della Palestina è destinata a restare teorica.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Consulta degli stranieri: la lunga strada della laicità

ConsultaStranieri-01

Sullo sfondo del dibattito sulla “paura dell’altro”, organizzato dalla Consulta degli stranieri del Comune di Como nel salone della Biblioteca Comunale di Como nella serata del 20 febbraio 2015, si agitano ovviamente i fantasmi dei recenti atti terroristici di Parigi e Copenhagen. L’“altro” è quindi evidentemente di matrice islamica, ed è un “altro” che nella semplificazione mediatica di questi giorni non solo mette in discussione ma vuole distruggere alla base i valori fondanti della società occidentale.

Per risalire la china di questi stereotipi, la scelta di Mulaika Eniello, coordinatrice dell’educazione Co.re.is (comunità religiosa islamica), è quella di mostrare che esiste un islam diverso, che nelle sue parole non è nemmeno necessario definire “moderato” perché è l’unico ammissibile, che è rivolto al dialogo con le altre religioni monoteiste, che si batte – anche a livello dottrinale – contro il fondamentalismo dei diversi jiadisti. La scelta di Marika Livio, etnopiscologa attiva da moltissimi anni nella cura e nella difesa delle persone migranti, è quella di mettere in evidenza i nostri luoghi comuni, quei piccoli, ma micidiali automatismi che, sia pur a volte dettati da buona volontà impediscono un rapporto autenticamente paritario tra persone di provenienze e di culture diverse.

Altri interventi, di rappresentanti di diverse comunità e gruppi, mettono avanti gli sforzi e gli esiti di convivenza civile, di incontro e comprensione.

Ma come dato di partenza c’è sempre, al centro, l’appartenenza religiosa ovvero che sia proprio quello il motivo per avvicinarsi, in una interpretazione “autentica” della disponibilità al dialogo che dovrebbe (il condizionale è difficile da evitare) essere alla base di ogni fede.

È difficile spostare il discorso da questo asse portante. Ci prova il presidente della Consulta e assessore alle Politiche sociali Bruno Magatti, il quale chiede di provare ad “abbassare” questa continua insistenza sull’appartenenza religiosa, per provare a immaginare quell’“altrove”, quella “nuova città” di nuove relazioni paritarie come un luogo di laicità, in cui si sta per quello che si è e non per quello in cui si crede, in cui le differenze sono valorizzate per quello che sono e non semplicemente perché devono essere “compatite” come credenze altre…

Gli interventi concordano: l’educatrice del Co.re.is sottolinea che a suo avviso l’Islam ha tutto da guadagnare da uno stato laico, e dal pubblico due esponenti della comunità senegalese raccontano che nel loro paese la convivenza è possibile proprio per la disponibilità di cristiani e musulmani.

La strada per la comprensione laica è ancora piuttosto lunga.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

L’arte della partecipazione: seconda puntata

È durato due giorni, venerdì 20 e sabato 21 febbraio 2015, il confronto su Arte e partecipazione, organizzato da Artificio in occasione dell’inaugurazione della sede nel cosiddetto “chiostrino di S. Eufemia”, messo a disposizione dall’amministrazione comunale di Como.

Dopo la prima mattina di interventi, ho provato a comporre un brevissimo dizionarietto creativo della “partecipazione”, mettendo i miei pochi commenti in corsivo.

Partecipazione [definizione ufficiale del relatore principale]: il coinvolgimento attivo dei beneficiari del progetto

Partecipazione [da un progetto americano, l’originale è in inglese]: un progetto in quattro fasi: scenari – sviluppo – progetto – destino

Partecipazione [definizione economicista]: è un sito di crowdfunding, ma l’85% dei progetti culturali non raggiunge l’obiettivo

Partecipazione [definizione commerciale]: è avere la gente che fa la coda per ascoltare la presentazione di un libro

Partecipazione [definizione 2015]: è pensare al futuro, oltre Expo

Partecipazione [definizione sintetica]: libertà – politica – partecipazione

Partecipazione [definizione imprenditoriale]: è un bando Cariplo, ma meglio ancora un bando europeo

Partecipazione [definizione storico-artistica]: è una pratica che si sviluppa a partire dagli anni Settanta [!]

Partecipazione [definizione spettacolare]: è teatro, è cinema, è musica, è sfilata, è …

 

Dopo la seconda mattinata ho aggiunto qualche altra definizione:

Partecipazione [definizione vicesindacale]: è un frac colorato [ma sarà poi un frac?]

Partecipazione [definizione politically correct]: è prendersi le responsabilità

Partecipazione [definizione minimale]: è fare nulla

Partecipazione [definizione quasi minimale]: è la consapevolezza che non è necessario fare

Partecipazione [definizione psicologista]: è uno state of mind (come dicono gli inglesi) [il commento precedente è dell’autore, non mio]

Partecipazione [definizione ideale]: non è un feticcio, è un’occasione

Partecipazione [definizione giovanile]: è il ricambio generazionale

Partecipazione [definizione teatrale]: è passare col cappello dopo lo spettacolo

Partecipazione [definizione teatrale seconda]: è far scegliere i lavori alla gente del paese

 

Dopo la prima mattina avevo inserito di mio la citazione di Giorgio Gaber, ma nella seconda mattina la frase (definita “la più ovvia, la più scontata”) è stata ufficialmente inserita nel novero delle possibili definizioni

Partecipazione [definizione cantautorale]: libertà è partecipazione

 

Che dire dopo tutte queste parole? A scanso di equivoci, il cronista – cioè io – è costretto ad ammettere di avere maturato qualche opinione:

1) se è vero che “partecipazione” è un concetto complesso, che comprende molte cose, non ha molto senso mettere tutto in un calderone per tirarci fuori un frullato indistinto;

2) se è vero che il racconto delle proprie esperienze (delle proprie “pratiche”, tutte ovviamente “buone”) è importante per comunicare con gli altri, l’autocelebrazione è un rischio troppo poco avvertito e i limiti di tempo raramente rispettati;

3) se è vero che tutte le esperienze sono importanti, alcune (per lo meno nel racconto che se ne fa) sono più divertenti e interessanti di altre (la costruzione del Bounty è stata la mia preferita);

4) se è vero che nel faccia a faccia con un pubblico che ascolta la provocazione a volte serve a tener desta l’attenzione, bisognerebbe avere sempre la coscienza di quanto sia necessaria la delicatezza nel maneggiare alcune questioni (certe parole a vanvera sulla “libertà” avrei preferito non sentirle).

Il percorso di Artificio – “startup triennale”, come si è autodefinita – è più o meno a metà… altre occasioni di incontro non mancheranno.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Un momento dell’incontro di venerdì 20 febbraio

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Nando Dalla Chiesa a Cantù col Pd contro le mafie

dallachiesaLa Ndrangheta è tra noi, bisogna prenderne atto e saperla osservare, con metodo scientifico, indagandone le reali condizioni, i reali obiettivi, senza farci influenzare da mitografie, rappresentazioni illusorie, facili sottovalutazioni. Questo il messaggio che Nando Dalla Chiesa ha lasciato ai canturini che gremivano il Salone dei convegni per l’incontro E io dico no!, organizzato dal Partito democratico di Cantù venerdì 20 febbraio.

Il professore di Sociologia della criminalità organizzata è stato introdotto dal segretario cittadino del partito democratico di Cantù, Filippo Di Gregorio, che non ha dimenticato si spiegare come questo incontro si svolgesse nell’ambito di una più vasta iniziativa di promozione delle legalità in un contesto sociale fortemente segnato da paura e da fenomeni  di presenza preoccupante delle locali mafiose: Desio, Cermenate, Mariano Comense, Seregno, Giussano, Fino Mornasco sono alcuni dei comuni nei quali la magistratura ha operato con iniziative giudiziarie anche pesanti, per sgominare la presenza mafiosa in Brianza: sembrerebbe quasi che Cantù sia come circondata dal fenomeno mafioso. A questa domanda, Dalla Chiesa ha risposto spiegando che fa parte proprio della strategia di occupazione del territorio geografico ricercata dalla Ndrangheta l’infiltrazione soprattutto in piccoli comuni, quei comuni in cui, per intenderci, manca un minimo di presidio istituzionale come la caserma dei Carabinieri. Da quei comuni parte la strategia di infiltrazione in una società culturalmente inadatta a reagire a tale pericolo.

Per tale ragione è fondamentale diffondere una cultura della legalità e della resistenza alla presenza di queste reti di relazioni criminali. La Ndrangheta si propone come rete di relazioni, ha affermato Dalla Chiesa, a tale rete relazionale occorre rispondere con una rete dell’antimafia. La zona grigia, cui accennavano tanti lettori del fenomeno mafioso negli anni passati, sta riducendosi, a detta del professore milanese, e questo è di per sé un fattore positivo, in quanto è proprio in quella zona grigia che traevano alimento i fenomeni di penetrazione delle organizzazioni criminali.

Secondo Nando Dalla Chiesa è però indispensabile che il fenomeno delle bande criminali legate alla Ndrangheta in Brianza sia conosciuto per quello che è, senza sopravvalutazioni e sottovalutazioni. È indispensabile che si sappia che a capo di tali organizzazioni non troviamo manager e colletti bianchi, come una letteratura romantica di tale fenomeno vorrebbe dare a intendere, e che le decisioni anche capitali riguardanti il traffico di armi, droga e delle operazioni edilizie non avvengono nei luoghi appartati e lontani degli attici dei grattacieli delle cittadelle finanziarie. Le locali di Ndrangheta sono rette da un personale criminale violento e ignorante, che si riunisce nei bar, negli ospedali, che agisce dal piano terra, perché dal piano terra controlli il territorio, non dall’undicesimo piano di un grattacielo. Semmai, a questo personale criminale potrà giungere un aiuto, spesso interessato e solerte, da parte di quanti sono esterni  alle affiliazioni mafiose: professionisti, imprenditori, amministratori locali. E proprio tale soccorso rappresenta la vera forza della mafia e del suo potere di distorsione del mercato, della legalità e della politica locale.

Occorre quindi vigilanza, coraggio nel denunciare le presenze aberranti e distorcenti del mercato economico e politico, cautela per quanti, svolgendo attività politica, sappiano quali mani stanno stringendo durante un comizio elettorale.

Tra il pubblico, sono intervenuti diversi presenti, tra i quali la Dirigente scolastica del Liceo Fermi di Cantù, Erminia Colombo, e un’esponente del direttivo del Circolo del Pd di Fino Mornasco, Monia Rivelli, che ha rammentato gli sforzi del Pd finese nell’arginare una presenza incombente sul Comune di quel paese e ampiamente dimostrata dalla magistratura inquirente in Lombardia.

Non è infatti passato sotto silenzio il fatto che la maggioranza che governa il Comune di Cantù avesse stretto un’alleanza con la maggioranza che amministra Fino Mornasco, per partecipare alle elezioni amministrative di secondo grado della Provincia di Como. Anzi, il sindaco di Fino ne sarebbe stato il candidato presidente, se solo fossero riusciti a raccogliere le firme per presentare tale candidatura. Un fatto che ha sicuramente creato imbarazzo nella maggioranza civica canturina, quando sono emerse le intercettazioni della magistratura dalle quali si dimostrava una contiguità tra pregiudicati legati alle organizzazioni della Ndrangheta e amministratori della maggioranza civica finese. [Filippo Di Gregorio per ecoinformazioni]

Video/ Luciana Castellina alla Feltrinelli con l’Arci

castellinacelesteOrmai è una consuetudine della libreria comasca, ma vedere la Feltrinelli piena con moltissime persone in piedi per Luciana Castellina fa ben sperare sulla possibilità che la sinistra, le sinistre, trovino luoghi e opportunità per il necessario dibattito sul senso della politica e sulle speranze di futuro indispensabili a superare la barbarie politica attuale. Con la presentazione di Giovanni Magatti (la Feltrinelli) e l’introduzione di Celeste Grossi (Arci) si è svolto l’incontro con Luciana Castellina venerdì 20 febbraio a Como per presentare il libro Guardati dalla mia fame scritto con Milena Agus. Il testo racconta un efferato delitto nella Puglia del dopoguerra, terra di passaggio dove si incontrano reduci, transfughi, tedeschi e alleati, un linciaggio compiuto in occasione di un comizio di Giuseppe Di Vittorio, politico e sindacalista. L’iniziativa è organizzata dall’Arci di Como e da la Feltrinelli in collaborazione con Arci book Lombardia. 

Presto on line tutti gli altri video dell’iniziativa sul canale di ecoinformazioni.

Planisfero tattile/ studenti Setificio

IMG_20150221_102650576_HDRIl giorno 21 febbraio, in coincidenza con la Giornata mondiale della difesa dell’identità linguistica, promossa dall’Unesco, ricorre l’ottava giornata nazionale del Braille, codice di letto- scrittura ideato da Louis Braille, figura di spicco della prima metà dell’800, poiché egli ha permesso alle persone non vedenti l’accesso ad una cultura che fino a quel momento era ad essi preclusa. La sezione di Como dell’Unione Ciechi e Ipovedenti ha scelto di celebrare questa giornata puntando sulla creativitá, proprio quella che ha fatto di Braille un inventore. Infatti, i protagonisti della mattinata sono stati gli studenti della classe 4° dell’istituto Paolo Carcano (Setificio) di Como che hanno presentato il “planisfero tattile”, vere e proprie carte geografiche sensoriali, che permettono alle mani di cogliere confini e peculiarità del territorio. I ragazzi hanno potuto affrontare questa ricerca durante le ore di lezione di disegno grafico, un’esperienza – a detta loro- nuova perché non puramente estetica e tridimensionale. Sorprende che l’esigenza di tale progetto non sia nata su un bisogno specifico, ma sull’onda dell’entusiasmo di due professoresse: Patrizia Bosoni e Daniela Lanzi, che hanno voluto dare la possibilità ai loro studenti di mettersi in gioco, utilizzando competenze tecniche e una nuova sensibilitá, acquisita attraverso l’incontro con specialisti e persone non vedenti. Le insegnanti hanno potuto seguire un corso promosso dall’Unione nel 2013, con tema: il libro tattile didattico, tenuto da Elena Zorzit. Questo circolo virtuoso della conoscenza ha permesso il passaggio dall’idea al prodotto finale. Le persone presenti hanno colto l’alto valore culturale e hanno dimostrato riconoscenza verso i ragazzi, auspicando che tale prezioso lavoro non rimanga chiuso in un cassetto, ma venga invece condiviso e diffuso come buona pratica dell’educare. Durante questa occasione il planisfero è stato donato all’UICI ed ora è disponibile per il prestito. [Barbara Rizzi, ecoinformazioni]

L’arte della partecipazione

Continua nella giornata di sabato 21 febbraio 2015, la due giorni di dibattito Arte e partecipazione, organizzata da Artificio in occasione dell’inaugurazione della sede nel cosiddetto “chiostrino di S. Eufemia”, messo a disposizione dall’amministrazione comunale di Como.

Dalla prima mattina di interventi, proviamo a comporre un brevissimo dizionarietto creativo di “partecipazione”. I pochi commenti del cronista sono in corsivo.

 

Partecipazione [definizione ufficiale del relatore principale]: il coinvolgimento attivo dei beneficiari del progetto

Partecipazione [da un progetto americano, l’originale è in inglese]: un progetto in quattro fasi: scenari – sviluppo – progetto – destino

Partecipazione [definizione economicista]: è un sito di crowdfunding, ma l’85% dei progetti culturali non raggiunge l’obiettivo

Partecipazione [definizione commerciale]: è avere la gente che fa la coda per ascoltare la presentazione di un libro

Partecipazione [definizione 2015]: è pensare al futuro, oltre Expo

Partecipazione [definizione sintetica]: libertà – politica – partecipazione

Partecipazione [definizione imprenditoriale]: è un bando Cariplo, ma meglio ancora un bando europeo

Partecipazione [definizione storico-artistica]: è una pratica che si sviluppa a partire dagli anni Settanta [!]

Partecipazione [definizione spettacolare]: è teatro, è cinema, è musica, è sfilata, è …

Partecipazione [definizione cantautorale]: libertà è partecipazione [Giorgio Gaber, questa l’ho aggiunta io]

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

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