Sdrive – in /Quattro motivi più uno

sdriveLunedì 6 luglio alle 21.30 inizia all’Open di Villa Geno la rassegna di cinema all’aperto Sdrive-in, con la proiezione di Animal House; il primo di quattro lunedì in cui il grande schermo mette piede fuori dalle sale, sommandosi ai mercoledì e ai giovedì in piazza Martinelli.

I posti sono tutti occupati, ma perché non cercare in streaming uno dei quattro titoli cult e scomodarsi tanto? O perché rivedere un film già conosciuto? Perché sfido chiunque a chiudersi in casa con il caldo sahariano che ci sta facendo assaporare quest’estate, e l’aria che soffia dal lago è meglio di qualsiasi ventilatore. Perché vedere tante persone sulle sdraio vicino a te guardare un film e ridere è una sensazione di relax contagiosa, quindi penso: «davvero quel guidatore nervoso che mi suona se non gli cedo il passo sa sdraiarsi innocuo sulla schiena come me?». Perché il cinema all’aperto ha un fascino senza tempo, come i film americani che mostrano assembramenti di macchine nel secolo scorso riunirsi a vedere una pellicola, ma con un audio e un immagine oggi di ottima qualità. Perché Animal House, Paura e delirio a Las Vegas, I guerrieri della notte e Il grande Lebowsky sono si film leggeri, ma dei modelli nel loro genere, scimmiottati da altri film che proprio non riescono a far ridere.sdrive3

Animal House ormai è stato proiettato, però ci sono altri tre lunedì dove si ha la possibilità di esserci. Per chi non fosse ancora convinto di provare a sbirciare che aria tira all’Open, c’è un ultimo motivo: anche un imprevisto diventa un valore aggiunto. Giusto prima della fine del film, quando la confraternita più pazza di studenti del college sta per prendersi la decisiva rivincita con lo scherzo del secolo, il proiettore si ferma per alcuni minuti a causa di un calo di elettricità. Ma la fretta sembra davvero scivolare sulle sdraio, e non ghermisce nessuno. Solo un’occasione per scambiare due parole con il vicino senza disturbare, guardare il cielo e vedere le luci dell’altra sponda specchiarsi nel lago, tremanti come i sorrisi del finale del film poco successivo. [Stefano Zanella, ecoinformazioni – foto Marisa Bacchin]

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