Giorno: 27 Aprile 2017

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Una Liberazione intensa quella del 2017. Per noi di ecoinformazioni particolarmente impegnativa per assicurare eco e memoria a tantissimi appuntamenti istituzionali e non. Tutti importanti per noi e tutti partecipati. Certo non abbiamo visto folle oceaniche, ma neppure abbiamo assistito e riti senili di reduci. Al contrario grazie all’impegno dell’Anpi e di tanti altri pensiamo si possa parlare per il 2017 di un 25 aprile significativo e capace di riconoscere valore agli ideali di libertà per i quali tanti furono uccisi.  (altro…)

Connessioni controcorrente/ Una giornata di teatro civile: gran finale in musica con Gianba e Angelo dei Sulutumana, Alfredo Scogna e i Modena City Ramblers

La fase finale della terza Giornata di teatro civile al Circolo Arci Xanadù si è aperta alle 21 ed è stata dedicata alla musica.

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Prima l’esibizione di Alfredo Scogna e di Gian Battista Galli dei Sulutumana, a cui si è poi aggiunto Angelo “Pitch”, fratello di quest’ultimo e altro componente del gruppo. I tre musicisti sono stati affiancati anche da Pino Adduci, che ha letto un monologo dedicato a Anas al-Basha, il giovane clown morto sotto i bombardamenti lo scorso 29 novembre ad Aleppo, dove con la sua associazione فسحة أمل  – Space of Hope [ uno spazio per la speranza] divertiva i bambini per distrarli dalla guerra in corso. Scogna e i fratelli Galli hanno portato sul palcoscenico diversi brani, il primo firmato da Scogna, gli altri dai Sulutumana (il cui sodalizio artistico con Teatrogruppo Popolare prosegue da anni, non da ultimo in occasione del debutto dello spettacolo Sconfinati destini lo scorso 9 aprile).

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Infine i Modena City Ramblers, il camaleontico gruppo emiliano caposaldo del folk-rock italiano, che hanno intrattenuto la sala ormai piena (e scatenata) del circolo Arci Xanadù con successi d’annata, cover e qualche brano più recente. Pezzi sia di produzione propria, sia attinti dal repertorio tradizionale italiano, regionale e partigiano, in linea con la festa della Liberazione del giorno precedente e con la memoria storica del nostro paese, che non si esaurisce nei festeggiamenti del 25 aprile. [Alida Franchi, ecoinformazioni].

Guarda le foto di Alida Franchi (foto della serata in fondo)

Già on line sul canale di ecoinformazioni i video della serata.

Connessioni controcorrente / Una giornata di teatro civile / “Immigrazione, teatro, scuola”

Dalle 18.30 di mercoledì 26 aprile, la Giornata di teatro civile promossa da Teatrogruppo popolare, Arci Xanadù e Arci ecoinformazioni è proseguita con un dibattito tra l’immigrazione, la scuola e il teatro. Proprio migrazione, accoglienza e inclusione sono infatti le tematiche caratterizzanti di questa iniziativa, giunta quest’anno alla sua terza edizione. Il dibattito è stato introdotto e moderato da Pino Adduci, regista della compagnia teatrale e autore degli spettacoli proposti nel corso della giornata; hanno partecipato (in ordine d’intervento) Olivia Molteni Piro (Kibaré Onlus), Letizia Torelli (Fata Morgana), Anna Ostinelli (Ic Borgovico), Betti Bordoli (Scuola primaria di Argegno), Alessandro Delcaro (Scuola diritti umani del Coordinamento comasco per la pace).

In apertura, Adduci ha sottolineato l’importanza della realtà scolastica come veicolo di accoglienza e di inclusione. Quando si considera l’immigrazione come questione di (in)sicurezza politica e sociale, si tende in effetti a dimenticare la dimensione quotidiana del fenomeno, fatta di piccole e grandi incomprensioni, difficoltà e fraintendimenti. L’intervento del teatro, più in generale dell’arte, intende proprio colmare queste lacune offrendo a tutti e a tutte un linguaggio universale che, a parte risolvere le difficoltà iniziali, può avviare un percorso di formazione condivisa. Da qui il coinvolgimento della “pluriclasse” multietnica della scuola primaria di Argegno – sedici alunni, tre continenti, diverse nazionalità – nella messa in scena del più italiano dei racconti, quello di Pinocchio, portato sul palcoscenico del circolo Arci Xanadù in mattinata (qui gli articoli e le foto ; i video di Dounia Arrafi e Luca Bedetti sono online sul canale Youtube di ecoinformazioni ).

Che la creazione e l’espressione artistica possano creare un’armonia di arrivo (e di partenza) lo conferma il secondo spettacolo rappresentato mercoledì, Sconfinati Destini. Storie di vite in cammino, che ha debuttato lo scorso 9 aprile sul palco del Teatro sociale. A parte l’indubbio, giustamente apprezzatissimo valore artistico, il punto di forza di Sconfinati destini sta nell’avere dato, o restituito, la possibilità di esprimersi in modo forte e chiaro agli otto giovani richiedenti asilo che hanno preso parte alla rappresentazione.
E quale luogo migliore per raccontare la propria storia del palco più bello della città di Como, quello di un teatro che si chiama “Sociale”, quindi “di tutti”? ha osservato Piro, alla cui Onlus, Kibaré – attiva su diversi progetti di cooperazione allo sviluppo in Burkina Faso – sono stati devoluti i fondi raccolti al debutto dello spettacolo.
Che un’associazione attiva nello sviluppo in loco – in linea con la dottrina dell’ “aiutiamoli a casa loro” di padana memoria, se vogliamo – si sia attivata dall’estate scorsa nel percorso di accoglienza spontanea e trasversale che ha portato all'”assemblaggio” della Bella Como. Una definizione che tuttavia non convince Piro, poiché gli oltre quattrocento soggetti coinvolti, pur generosi e disposti ad accantonare le reciproche divergenze, non hanno fatto nulla più di quanto fosse giusto e doveroso fare.
Lo stesso scetticismo di Piro si estende al concetto di “integrazione”, un termine associato al modello assimilativo di convivenza interetnica: se noi vi ospitiamo, voi accettate e adottate i nostri valori, senza se e senza ma. Piro preferisce far riferimento all'”interazione”, in cui ognuno può sì mostrarsi ricettivo verso il proprio interlocutore, ma senza per questo rinunciare alla propria specifica identità.
Imporre forzatamente un modello culturale “altro” può portare a gravi distorsioni e crisi individuali e sociali, specie se entrano in gioco lunghe e complicate trafile burocratiche che marginalizzano ulteriormente migranti e richiedenti asilo, vittimizzandoli o rendendoli invisibili agli occhi della legge, della politica e della società. Se alcuni centri di accoglienza mostrano attenzione verso le specifiche necessità della persona, questa situazione non si verifica sempre, e soprattutto non si verifica nelle strutture “ghettizzanti” che impediscono interazioni simmetriche tra i migranti e la comunità locale. Qui entra in gioco il contributo di Refugees Welcome, rete di accoglienza nata a Berlino nel 2014 e recentemente introdotto anche a Como, in cui richiedenti asilo con permesso di soggiorno possono essere ospitati da famiglie del posto, mettendo in moto un modello di accoglienza diffusa.

Dimmi se cerchi bellezza / anche quando tutto sembra, sembra soffocarti l’anima, recita Dimmi, una delle canzoni più note dei Sulutumana. Letizia Torelli di Fata Morgana è di questo parere, nel portare l’esperienza della propria associazione: su iniziativa della Rete per la grave marginalià, Fata Morgana e Luminanda hanno infatti offerto a tutte e tutti un laboratorio di teatro al chiostrino di Sant’Eufemia (piazzolo Terragni, 4), sede di Artificio. Il percorso teatrale si basa in questo caso su una delle massime celebrazioni cinematografiche degli “invisibili”: Miracolo a Milano, pellicola neorealista firmata da Vittorio de Sica. In tali situazioni, l’arte non è però fine a se stessa: essa serve innanzitutto a creare “relazioni a catena” tra i soggetti coinvolti, soddisfando il bisogno di bellezza, armonia e comprensione che è connaturato in ognuno. Scattando fotografie nel corso dei laboratori, Torelli ha registrato un progressivo percorso di crescita e di avvicinamento, che accomuna questa iniziativa al progetto I canti della seta, proposto in questi mesi alla città da Virgilio Sieni, noto e acclamato coreografo.

Anna Ostinelli, responsabile dell’integrazione degli alunni stranieri nell’Istituto comprensivo Borgovico di Como, ha ricordato che la realtà dell’integrazione in sede scolastica è assai più complessa di quanto si pensi “dall’esterno”. Anziché considerare gli e le studenti stranieri come “immigrati”, sarebbe forse più utile ribaltare la prospettiva e vederli come e-migranti, ciascuno con la propria cultura d’origine, il proprio vissuto e le proprie aspirazioni. Ci sono degli aspetti comuni, o delle tendenze – l’80% delle e degli alunni stranieri in Italia si orienta verso una formazione di tipo professionale, perché si sentono più motivati – sia pure per necessità –  ad acquisire competenze pratiche che non a perseguire una carriera accademica. Ciò non significa però che vadano accantonate le specificità individuali, né sottovalutare gli ostacoli di tipo burocratico, legale e psicologico di cui cadono vittima i giovani stranieri e i migranti di seconda generazione, che spesso soffrono della propria posizione intermedia tra la cultura familiare e quella del paese in cui sono nati e cresciuti. Il lancio della “pluriclasse” multietnica di Argegno asseconda questa volontà di valorizzare la diversità delle e degli alunni, ma tale progetto sottintende un altro, amaro aspetto della multiculturalità contemporanea, osserva Betti Bordoli, docente della classe: quello di genitori che, temendo la “ghettizzazione” della scuola come effetto di una diffusa presenza straniera, iscrivono i figli in altri istituti. Sembra una profezia che si autoavvera: e in effetti, nonostante l’esito positivo dell’esperimento condotto per due anni con Teatrogruppo Popolare (che ha effettivamente creato una maggior coesione tra i piccoli partecipanti), la scuola primaria di Argegno si avvia alla chiusura. Bordoli ha peraltro confermato le difficoltà nella gestione di una micro-comunità interetnica già evidenziate da Ostinelli, ricordando che il razzismo non è un’esclusiva euro-occidentale e che non sempre la scuola è avvertita come priorità dagli alunni e dalle loro famiglie, nonostante il suo importante ruolo nel processo di inclusione (specie quando essa non è percepita come un ambiente sereno!).
Quest’ultimo aspetto è stato portato alla luce anche da Alessandro Delcaro, educatore della Scuola per i Diritti Umani, progetto del Coordinamento Comasco per la Pace che dal 2005 è aperto alle classi quarte di diversi istituti superiori di Como e provincia. La dimensione migratoria – si è visto anche a Como – coinvolge soprattutto persone di giovane età, sia che arrivino da soli sia che seguano le famiglie. All’esperienza del trasferimento e dello shock culturale, si sommano difficoltà di ordine psicologico e “socio-economico” che possono portare a considerare la formazione scolastica come una vera e propria perdita di tempo, tutt’al più come l’opportunità per acquisire i rudimenti della lingua locale, quanto basta per mettersi a lavorare ed acquisire uno status indipendente. Questa esigenza si fa ancora più acuta quando, con il conseguimento della maggior età, i giovani migranti devono abbandonare le (già poche) strutture di accoglienza per minorenni non accompagnati e cercare sistemazione in proprio.
L’alta frequenza di abbandoni scolastici da parte di studenti (non solo) stranieri è un dato, che è però direttamente connesso alle limitate possibilità di inserimento armonioso e funzionale nella società italiana.

Le difficoltà integrative che si incontrano a livello locale in sede scolastica non sono certamente un’esclusiva italiana e tantomeno di Como. Dall’incontro di mercoledì pomeriggio emergono però chiaramente alcuni spunti di riflessione: la necessità di un maggior coinvolgimento diretto e costante della comunità ospitante nell’interazione con i nuovi arrivati, siano essi in transito o in arrivo; il bisogno di valorizzare l’esperienza e i bisogni dell’individuo lavorando sugli elementi comuni, o costruendone con l’aiuto dell’arte, la presa d’atto che l’inclusione è “il percorso” prima ancora che “il traguardo”, e che come tale va affrontata in modo organico, mettendo in relazione ogni soggetto coinvolto, sia da parte di chi è accolto, sia da parte di chi accoglie. [Alida Franchi, ecoinformazioni].

Guarda il video di Luca Bedetti

Mostre/ Persone interne, figure intorno

C’è ancora qualche giorno per visitare allo Spazio Ratti di Como (ex chiesa di San Francesco) la mostra dello scultore milanese Francesco Diluca, che presenta le sue ultime opere ideate proprio per l’esposizione comasca.

La visita è un’occasione non solo per apprezzare il lavoro dello scultore, ma anche per comprendere come si possa valorizzare uno spazio come quello dell’ex San Francesco, di cui negli anni abbiamo imparato a riconoscere le valenze ma anche le molte criticità. L’articolazione della mostra nasce infatti, secondo le stesse parole dell’autore, da un rapporto diretto con l’edificio e, con tutta evidenza, con la sua prevalente caratteristica di volume unitario e profondo. Le molte figure sono infatti disposte in una sequenza centrale, variamente collocate all’interno di una grande superficie di sale, e possono essere apprezzate sia con una visione diretta (in profondità) che con sguardi trasversali, fino alla grande figura collocata nell’abside, di consistenza diversa dalle altre ed evidente culmine del percorso.

Le sculture presentano persone, uomini e donne, ridotte alla loro estrema sintesi di “struttura interna”, al tempo stesso sistema vascolare e intrecci di connessioni nervose o di rami o radici. Porzioni di questi corpi, di volta in volta allusivi a seno, ventre, cervello, occhi eccetera, cuore sono animati da elementi splendenti sul fondo scuro dei filamenti che compongono le figure. Il percorso attorno a questa installazione centrale permette di apprezzare le trasparenze, le connessioni e le contraddizioni tra questi corpi, gente immobile e al tempo stesso variabile. Saliti i gradini del presbiterio, al centro di uno spazio che l’architettura indica come privilegiato, una figura di segno diverso, dove il volume non è solo alluso ma costruito, per quanto non finito né definito.

Il titolo della mostra – Germina – rimanda evidentemente alla natura come struttura profonda dell’umanità, ma le gemme – appunto – sono vive e producono ogni volta qualcosa di non predeterminato. Forse, per completare il percorso, queste opere, questi simboli delle persone che siamo e che diventiamo, bisognerebbe poterle toccare…

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

 

Francesco Diluca

Germina

a cura di Davide Caroli

Como, Spazio Ratti – ex chiesa di San Francesco. largo Spallino

Fino al 1° maggio

Orari: martedì-venerdì 15-19; sabato, domenica e festivi: 10-20

Ingresso libero

Informazioni: http://www.francescodiluca.com

 

Terroni uniti a Pontida


Sono più di 3000 i terroni del nord e del sud Italia, antirazzisti e antifascisti, che sabato 22 aprile hanno pacificamente invaso Pontida per gridare il proprio no alle politiche populiste di Salvini e della Lega Nord e ad ogni tipo di discriminazione.

Nella Giornata dell’orgoglio antirazzista, migrante e meridionale, realtà di tutta Italia si sono radunate nel prato di proprietà delle Ferrovie dello Stato per un lungo concerto, durante il quale si sono alternati diversi gruppi e cantanti portatori di un unico messaggio: la vera Italia non è quella leghista, non è quella voluta da Salvini, bensì quella che accetta la diversità e non discrimina in base alla provenienza o alla condizione economica.

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28 e 29 aprile/Ancora nessuna risposta sul Drop in/ La Como solidale per l’Accoglienza vera

Lo avevano detto nella precedente assemblea e lo hanno riconfermato nell’incontro della Como solidale del 21 aprile: non è possibile lasciare che la disponibilità offerta dalla Bella Como per trasformare la struttura comunale inutilizzata dell’ex Drop in un luogo di accoglienza urgentemente necessario per chi è costretto a dormire in strada non abbia risposta da parte del Comune. Per sostenerla è stato deciso un presidio di 24 ore dalle 8 alla 20 venerdì 28 e sabato 29 aprile in via Virginio Bertinelli avanti a Palazzo Cernezzi. Se infatti sono in strada persone che non trovano un’accoglienza vera la Bella Como, che già nell’estate scorsa ha saputo offrire anche insieme a Firdaus e ad altre organizzazioni svizzere solidarietà e accoglienza, sarà in strada tutto il tempo necessario per avere risposte dalle istituzioni. Il documento, che riportiamo integralmente, non lascia dubbi sulla volontà della Como solidale di collaborare con il Comune e neppure sul fatto che sia richiesta con forza una risposta concreta e in grado di affrontare il problema prima che «malfattori politici, criminali e razzisti» strumentalizzino la sofferenza di tante persone. Leggi nel seguito il testo già sottoscritto da Como senza frontiere, Gruppo volontari Sant’Eusebio, Migranti e sanità, Osservatorio giuridico per i diritti dei migranti.
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