Don Lorenzo Milani: l’esilio di Barbiana

«Sarei stata ad ascoltarla ancora per ore», così ha concluso una partecipante all’incontro a Lurago d’Erba il 12 ottobre Don Lorenzo Milani: l’esilio di Barbiana, presentazione del libro di Michele Gesualdi nell’ambito della  rassegna storico/culturale La storia siamo noi, a cura della locale Biblioteca e Amministrazione comunale.

Dopo il saluto dell’assessore alla cultura Giovanni Molteni nella sala consiliare,  Christian Gambarelli  (segretario Fim-Cisl Milano) di provenienza luraghese è stato chiamato a dialogare con  Sandra Gesualdi, la figlia di Michele Gesualdi, uno dei primi sei “ragazzi” per i quali don Milani organizzò nella canonica di Barbiana la scuola post elementare nel lontano 1956. Presente il pubblico in buon numero, almeno 40 cittadini fra cui il sindaco e il parroco don Carlo.

Da alcuni anni Sandra viaggia per l’Italia con l’onere e l’onore (come dice lei stessa) di dar voce al padre (attualmente malato e impossibilitato all’uso della parola) per raccontare la sua esperienza, la sua opera di ricerca e tutela della documentazione riguardante don Milani e la sua scuola.

All’inizio della serata è stata proposto il filmato amatoriale della durata di pochi minuti  La parola fa uguale: Barbiana e la sua scuola,  girato da un professore che si recava lassù nel periodo estivo. Tale filmato curato e divulgato dalla Fondazione Don Lorenzo Milani e montato proprio da Sandra Gesualdi, mostra i volti dei ragazzi e del Priore negli anni ‘50 e ‘60, il loro essere  al centro, la scuola di pittura, di disegno, di lettura, la scuola nel bosco e la scuola di lavoro (immagini di ragazzi che piallano il legno e intagliano).

Durante la visione si indugia sui volti felici dei ragazzi vestiti in canotta e pantoloni corti, su don Milani che dialoga con loro, colpisce l’assenza della cattedra, fa sorridere la spontaneità dei gesti (merenda pane burro e marmellata) e alla fine rattrista la visione di don Milani seduto sulla sua sdraio nell’ultimo periodo quando era già malato.

Sono stati messi in rilievo dapprima le note biografiche di  Michele Gesualdi, che dopo i cinque anni scuola post-elementare fu mandato dal Priore in Germania per un anno. Michele successivamente inizia la sua esperienza sindacale, fonda a Sesto Fiorentino una scuola popolare per lavoratori privi del diploma sull’esempio di Barbiana e  negli anni novanta viene eletto presidente della Provincia di Firenze fino al 2004. Impegnato in politica per servizio e non per carriera, allo scadere del mandato torna sui suoi monti del Mugello ed insieme ad altri ex allievi costituisce la Fondazione Don Lorenzo Milani di cui è presidente.

Michele Gesualdi ha scritto questo libro – dichiara la figlia – per mettere dopo decenni la figura di Don Milani sul giusto binario senza celebrarlo e per dargli il giusto peso; nel sottotitolo L’esilio di Barbiana traspare anche la necessità di dare una risposta a coloro che si chiedono come mai un prete di tale grandezza sia stato esiliato.

Sandra inizia dunque nel corso della serata a delineare la figura di don Milani descrivendone le origini; un giovane uomo che proveniva da una famiglia  borghese  dotata di enorme ricchezza economica e culturale. Lorenzo che  riceve un’educazione laica (madre di educazione ebrea e padre di famiglia cattolica ma entrambi agnostici) è formato da precettori di alto livello culturale; da giovane frequenta l’Accademia delle Belle Arti di Milano e si interessa alla pittura. A 20 anni compare  però il turbamento, la sua vita gli appare vuota, lascia tutto ed entra in Seminario a Firenze rifiutando il suo mondo privilegiato.

Sandra utilizza parola “convertito” perché don Lorenzo Milani sarà un prete vero, un  radicale che legge il Vangelo e crede che verità e giustizia siano da applicare alla lettera.

Dopo il seminario il primo incarico è a Calenzano al fianco di un vecchio parroco, don Pugi che ne intuisce subito la straordinarietà. Qui don Milani incontra la realtà operaia e contadina della società reale, lui che  fino a quel momento aveva vissuto nel privilegio. Grazie alla sua grande capacità di leggere la situazione in cui si trova intuisce che il popolo non ha gli strumenti culturali per capire il Vangelo che legge alla S.Messa della Domenica;  fonda dunque una scuola popolare, apre la porta della Canonica, va a cercare gli operai e i contadini affinchè frequentino la sua scuola dopo il lavoro.

Quel giovane prete  e la sua scuola diventano ostili al mondo tradizionale cattolico, tutto il suo agire, come si legge nel libro di Michele Gesualdi, è guardato con occhio critico e anche la sua apertura verso i poveri è letta come uno schieramento di classe che non si addice ad un parroco.

Pertanto nel 1954 viene esiliato a Barbiana, un paese di 127 abitanti che non si trovava nemmeno sulla carta geografica. Quando arriva lassù il 7 dicembre del 1954 non c’è nessuno ad aspettarlo, non c’era la strada, l’acqua potabile e nemmeno la corrente. Si legge infatti nelle prime lettere un forte sentimento di sconforto e di isolamento, don Milani è aiutato solo dalle due donne che lo seguono fin lì, l’Eda e la Giulia, madre e figlia che accudivano la canonica di Calenzano.

A Barbiana  don Milani si rende conto che lo strumento che ha per incarnare il Vangelo è una scuola.

E Sandra racconta di come don Milani  vada  a cercare i ragazzi destinati ad essere chiusi in quel mondo di mezzadri, casa per casa, toccando la povertà a mani nude. I contadini i primi tempi sono timidi e sospettosi, ma poi mandano i figli alla canonica del prete e lì i ragazzi sono accolti.

Via via intorno a Barbiana si crea una comunità, la canonica diventa Agorà, luogo di incontro e snodo sociale in cui ognuno si prende cura dell’altro. Il motto scritto in rosso sul muro della casa ancora oggi visibile, è infatti il famoso “I care”. In quel luogo i figli della società contadina montanara si appropriano della Parola intesa come un processo di alfabetizzazione culturale che apre le porte al mondo. Don Milani scrive “…quando avete buttato nel mondo d’oggi un ragazzo senza istruzione avete buttato in cielo un passerotto senza ali” (La parola fa eguali). Don Milani insegna il diritto di realizzare se stessi, di essere cittadini capaci di coscienza critica. A Barbiana don Milani si fa povero fra i poveri, rinuncia per sempre ai beni della sua famiglia diventando un educatore esigente, capace di “tirar fuori” competenze ed eccellenze da ogni ragazzo.

Nel corso della serata Sandra Gesualdi racconta il rapporto intimo del padre con il Priore, Michele infatti insieme ad Agostino, Aldo, Carlo, Giancarlo e Silvano è stato uno dei primi sei “ragazzi” della scuola post-elementare. Michele e i suoi fratelli orfani di padre hanno vissuto proprio con don Milani nella canonica e la figlia descrive  alcuni aneddoti  personali che testimoniano il contatto anche paterno di Michele con il Priore.

Sandra conclude la serata con la considerazione che il segreto di questa piccola rivoluzione partita da un paese sconosciuto del Mugello  è l’amore profondo che don Milani aveva per quello che faceva e per i suoi ragazzi. Il sindaco Federico Bassani nel ringraziare ospiti e partecipanti  sottolinea l’insegnamento di don Milani per cui ognuno di noi può fare qualcosa qui e adesso per l’altro.

E mi vengono in mente le parole che scorrevano all’inizio del filmato uno dei tanti insegnamento di don Milani «Il fine giusto è dedicarsi al prossimo. E in questo secolo come vuole amare se non con la politica o con la scuola? Siamo sovrani. Non è più tempo delle elemosine, ma delle scelte». [Marialuisa Piatti per ecoinformazioni]

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