Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 347.3674825, ecoinformazionicomo@gmail.com

“Quando guidavano le stelle”/ Gli studenti del Volta con Alessandro Vanoli

2018-04-19 10.35.24 1.jpgHa riempito la Grand’aula del Liceo classico-scientifico “Alessandro Volta” di Como l’incontro  – organizzato dalle docenti Domitilla Iervolino e Domitilla Leali – con lo scrittore e storico Alessandro Vanoli, autore del libro Quando guidavano le stelle. Viaggio sentimentale nel Mediterraneo (ed. Il Mulino, 2015). Sulla base della lettura di quest’opera, gli studenti della classe II Sb, in occasione di una visita d’istruzione a Genova, hanno effettuato delle videointerviste a varie persone, chiamate a esprimere la propria percezione del mare e, più precisamente, del Mediterraneo, cosa che anche il pubblico in sala è stato invitato a fare seguendo la nuova pagina Facebook aperta dagli stessi studenti, intitolata Il Mediterraneo. Ponte di parole.
Era inevitabile: le risposte rilasciate dagli intervistati riflettono, del mare davanti a loro, visioni ben diverse. Naturale che chi ha passato la vita nell’entroterra lo percepisca in altro modo da chi c’è nato e cresciuto davanti, o ancora da chi lo ha attraversato una o più volte, per lavoro, turismo o per cercare di imprimere un cambiamento alla propria vita (e gli studenti del Volta, bisogna dire, sono stati abili nel coprire una casistica assai vasta). Un aspetto particolarmente interessante riguarda, in senso più lato, anche “noi” che ci affacciamo su un più piccolo specchio d’acqua, e si basa sulla dicotomia unione/divisione; a loro volta, entrambi questi concetti comportano ciascuno un’ampia gamma di sfumature di significato. Istintivamente, secondo il nostro personale vissuto, tendiamo a far prevalere l’uno sull’altro, a un’analisi più attenta, suffragata dallo studio delle lingue e della storia (tutta la storia, dall’antichità all’attualità), il Mediterraneo si pone come una sintesi “hegeliana” di questa e di altre antinomie.

13724105_10209761932464547_8717199044734703016_o.jpg

L’incontro è stato aperto dai saluti di Angelo Valtorta e dei tre studenti di II SB Luigi Torres, Benedikt Fritzke e Anna Rossoni che hanno introdotto il video delle loro interviste (realizzato in collaborazione con il videomaker Andrea Fumagalli, che ha dato agli studenti le indicazioni per le riprese e ha poi curato la fase di post-produzione). Alla visione è seguita un’intervista a Vanoli che è stata condotta dallo studente Francesco Sgromo e che ha tratteggiato il rapporto tra l’autore e il mar Mediterraneo e l’opera che ne è risultata. Bolognese di nascita, Vanoli si è avvicinato al mare come molti altri bambini e ragazzi dell’entroterra, sulle spiagge della Romagna, ma la vita lo ha portato a viaggiare – non soltanto tra Europa, Medio Oriente e Nordafrica – e a intraprendere studi storici specializzati nell’area culturale euro-mediterranea, soprattutto islamica ed ebraica. Una scelta compiuta, spiega l’autore, parafrasando Braudel, in nome di un profondo amore per il mare, dimensione solo apparentemente “altra” per chi è cresciuto nell’entroterra.

È proprio attraverso il Mediterraneo che ci è giunta buona parte del nostro patrimonio culturale, di italiani e perfino di europei. Un’educazione di tipo eurocentrico si mostra però spesso parziale e dunque “miope” nel valorizzare quest’importantissimo, imprescindibile patrimonio culturale “esogeno”, proveniente da luoghi e popolazioni reiteratamente problematizzate come “altre”, “distanti”, “contaminanti” nel momento in cui attecchiscono nella “nostra” realtà di appartenenza: Arabi, Turchi, Ebrei, africani neri, secondo la fase storica.  Si direbbe quasi che l’uomo europeo moderno, così facilmente interconnesso al mondo dalla tecnologia delle comunicazioni e dei trasporti, preferisca pensare al Mediterraneo come muraglia, piuttosto che come “infrastruttura” o come crogiolo.

227963_1043097757201_816_n

Abituati ad analizzare, a dividere la conoscenza in categorie sempre più minuziose (e spesso arbitrarie), perdiamo di vista la dimensione olistica della conoscenza, la naturale continuità dell’esperienza umana nel tempo e nello spazio. Paradossalmente, l’estrema facilità con cui ci spostiamo da una parte all’alta del mondo ci fa dimenticare un aspetto fondamentale, e cioè che la navigazione marittima degli antichi non procedeva certo in mare aperto, ma piuttosto lungo le coste: sarebbe stato impensabile lasciare le imbarcazioni in balia di condizioni metereologiche avverse, o dei pirati. Così fiorirono sempre più basi portuali lungo le coste mediterranee, così andò formandosi un patrimonio culturale comune eppure sempre un po’ più ricco, un po’ più complesso, segnato dallo scambio di merci, pratiche, relazioni verbali e fisiche, e anche di esseri umani: mercanti, soldati, prigionieri, schiavi, e vale la pena di notare come perfino situazioni divisorie come la guerra siano servite come veicolo di incontri e transculturazione.

1924164_1068217945190_719_n

La funzione di medium di un mare racchiuso tra tre continenti – che forse sono due, e forse perfino uno solo – sembra dunque prevalere, fatalmente, sulla sua valenza divisiva e conflittuale, come prova l’inarrestabile processo di sincretismo culturale, religioso e linguistico che si sviluppa di porto in porto, tuttora testimoniabile, al netto delle pretese nazionalistiche di tale o tal altro governo, un po’ ovunque lungo le sponde del Mediterraneo (Vanoli porta l’esempio del mercato palermitano di Ballarò, la cui esistenza è già attestata dalla storiografia araba) e dall’evoluzione dei codici linguistici che condensano termini greci, romani, semitici, turchi, persiani, come dimostrato dal comune etimo di parole come divano e dogana, dallo sviluppo di una sorta di “lingua franca” marinaresca o dalle sonorità affini delle tradizioni musicali, sensibilmente specifici rispetto alla tradizione europea continentale così come ai ritmi  dell’Africa subsahariana. Queste commistioni ci sono spesso istintivamente familiari proprio perché sono radicate nella nostre eredità culturale, anche se qualche volta le reinterpretiamo con un po’ di goffaggine e un po’ di presunzione.

13719561_10209762155950134_7606038237811041170_o

La storia e la “globalizzazione” procedono senza sosta, a ondate. L’esperienza quotidiana ci dimostra che la mobilità umana è, con buona pace della politica, inarrestabile, e questo è vero in senso tangibile e ideologico: non è pensabile eradicare dal Mediterraneo i processi migratori (in senso non politico, ma proprio antropologico) che vi si sono sempre verificati, né è fattibile, per definizione, “blindare” lingue, culture e popoli per preservarli gli uni dagli altri. La cultura e in fondo l’umanità avanzano per contaminazione; viceversa, gli sforzi di epurazione sono più spesso forieri di distruzione che di progresso. Tra eurocentrismo e un generico “terzomondismo”, rischiamo di dimenticarci di quanto della nostra identità – individuale e collettiva – sia arrivato da lontano, di come noi stessi non siamo altro che il prodotto dell’incontro di esperienze diverse e, in una certa misura, imprevedibili. La tradizione educativa europea non sbaglia nell’insistere sulle specificità occidentali, ma nel disconoscere la complessità, l’ampiezza e il continuo rinnovo delle nostre radici.

Da quando Vanoli ha intrapreso un percorso di studio e ricerca sul Mediterraneo, lo ha visto, per sua stessa ammissione, molto cambiato, e non sempre in positivo. Nei primi anni Novanta veniva percepito come una grande opportunità; oggi la scommessa resta, ma la posta in gioco si è alzata, il rischio si è alzato. Bisognerà allora mettersi d’impegno a trovare un comun denominatore sul quale reinvestire sul futuro del Mare nostrum. «E questo – conclude Vanoli, rivolgendosi al pubblico – sarà un problema vostro». [Alida Franchi, ecoinformazioni] [Foto Alida Franchi, ecoinformazioni]

12248202_10207869495554807_7280180235197094812_o (1).jpg

Informazione

Questa voce è stata pubblicata il 21 aprile 2018 da in Cultura, Presentazione di libri, Scuola, storia con tag , , .

Arci ecoinformazioni

Circolo Arci ecoinformazioni via Lissi 6 22100 Como, tel. 327.4395884, ecoinformazionicomo@ gmail.com, www.ecoinformazioni.it. Registrazione Tribunale di Como n. 15/95 del 19.07.95. Direzione: Fabio Cani, Jlenia Luraschi, Andrea Rosso, Gianpaolo Rosso (responsabile). Proprietà della testata Associazione ecoinformazioni - Arci. Consiglio direttivo: Fabio Cani (presidente), Gianpaolo Rosso (vicepresidente), Jlenia Luraschi (tesoriera), Michele Donegana, Marisa Bacchin.

Benzoni gioielli Benzonibijoux

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: