Un medico anestesista rianimatore di Emergency a Kabul: sostenere chi aiuta popolazioni in difficoltà

Accade che anche le tragedie smettano di essere “di moda” e il circo mediatico (anche quello spesso a esso sottoposto dei social) dimentichi e abbandoni persone, territori continenti.  Ma per quelle persone, per quei territori, per quei continenti continua l’azione degli attivisti internazionali come i volontari di Emergency. Si tratta di azioni concrete vitali, eccellenze italiane di umanità e professionalità, esempi che fanno risaltare l’evidenza della necessità di un “aiutiamoli a casa loro” di senso opposto al blaterare violento e razzista che è governo in Italia. Un testimonianza per ricordarsi che sostenere Emergency e le ong che si occupano di limitare i danni che le politiche coloniali, neocoloniali, imperialiste e rapaci dei paesi ricchi sempre più animano determinando morte, regimi autoritari, povertà, devastazioni ambientali, fuga da territori che sono stati depredati e oppressi per interessi privati di gruppi di potere privi di scrupoli e umanità.

«Sono un medico anestesista-rianimatore, ho 32 anni, e da 2 collaboro con Emergency, prima presso il Salam Centre for Cardiac Surgery e, negli ultimi mesi, al centro di Chirurgia di Guerra di Kabul, Afghanistan. Benché scomparsa dai radar di un’informazione sempre più parziale e incompleta, la guerra continua a mietere vittime in tutto l’Afghanistan, e a Kabul in particolare, con particolare predilezione per i civili, e soprattutto per i civili più indifesi: giovani, bambini, donne. I numeri, in termini di ricoveri, e di conseguenza di vittime, mostrano anzi un trend in preoccupante aumento, ancor più inquietante se si prendono in considerazione in prospettiva i costi psicologici e sociali di generazioni intere così martoriate e traumatizzate. In un momento storico così complesso, ribadire sotto qualunque forma il proprio sostegno a chi fornisce supporto di elevata qualità a popolazioni in difficoltà, costruendo al contempo un’autentica cultura di pace, non può che rappresentare, per istituzioni e comuni cittadini, un impegno sociale e politico necessario». [Michele Collareta per ecoinformazioni]

 

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