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Hanno arrestato Riace, Riace è viva

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La storia di Riace, villaggio arrampicato sulle montagne dell’estremo sud calabrese, è legata a doppio filo alle migrazioni. Praticamente abbandonata dai suoi antichi abitanti, in cerca di riscatto da povertà, isolamento e malavita, la località ha rivisto la luce grazie a un’applicazione illuminata ed efficiente del modello Sprar, quello che il Comune di Como- fra i molti altri – ha bocciato quasi un anno fa, segnando un’inversione di rotta rispetto agli ultimi mesi dell’amministrazione Lucini. Realizzato nel 2016 da Catherine Catella e Shu Aiello, il documentario “Un paese di Calabria” (91′), proiettato allo Spazio Gloria la sera di venerdì 19 ottobre, mostra una comunità forse variegata per composizione etnica e generazionale, ma essenzialmente armoniosa. Un’esperienza che potrebbe proporsi come modello per il paese, se solo quest’ultimo si mostrasse ricettivo, piuttosto che reazionario, rispetto alle trasformazioni di larga scala da cui si trova, oggi, investito.
In questa epoca, purtroppo, un’ Italia alla Riace appare, se non proprio irraggiungibile, perlomeno remota, soprattutto dalle ultime settimane, con l’arresto ed esilio del sindaco, Domenico Lucano e l’ordine di smantellare ogni sistema e progetto di accoglienza della cittadina, allontanandone i destinatari, entro 60 giorni dall’emanazione della deliberazione (9 ottobre). Questi e molti altri provvedimenti governativi chiamano a una resistenza ancora più strenua, condivisa e attiva. Gianpaolo Rosso, presidente dell’Arci provinciale di Como, esorta a intensificare ulteriormente l’impegno in questo senso, a dispetto, e anzi in ragione di, un clima decisamente avverso rispetto a ogni azione o dichiarazione di “buonismo”; clima che nella sola Como si è palesato nell’attacco a soggetti come Don Giusto Della Valle, l’Arci, e i soggetti riuniti nella rete Como senza frontiere, tra gli altri, senza contare provvedimenti e dichiarazioni istituzionali non proprio accomodanti.

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Riace non si arresta. Tale frase non è da intendersi soltanto in senso prescrittivo, ma anche come constatazione. Né l’interruzione del suo modello di accoglienza, né ogni altra mostra di protervia o quantomeno di chiusura da parte del Viminale hanno infatti frenato l’intervento di chi crea e sostiene attivamente una società inclusiva. Chi ha conosciuto e vissuto l’esperienza del “paese di Calabria”, come hanno fatto la scorsa estate Nicolas Aiazzi e Abramo Francescato (rete Como senza frontiere, comitato Welcoming Europe di Como) tra gli altri, ha ben impresso in mente il suo funzionamento e il suo significato, condiviso venerdì sera a uno Spazio Gloria decisamente gremito (guarda anche il racconto all’Oratorio di Rebbio, pubblicato da ecoinformazioni lo scorso 1 settembre). La Riace raccontata da Abramo e Nicolas (che là hanno incontrato Mimmo Lucano e Padre Alex Zanotelli) potrà apparire oggi singolare, nelle sue dinamiche e nelle sue vicende; di sicuro non è inimitabile, a patto di accettare una gerarchia di valori che antepone l’esercizio di giustizia, dignità e solidarietà all’obbedienza delle leggi. Anche nel diritto, del resto, esiste un sistema di priorità, di cui non può non tener conto chiunque rivendichi un’accoglienza perfettamente “a norma”.

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Certo la replica di un modello di accoglienza diffusa che raccolga l’eredità di quello di Riace non può rimanere separato da una serie di interventi collaterali. La prima considerazione si ricollega a quanto detto pocanzi:  privilegiare la giustizia alla mera giurisprudenza significa anche fare pressione affinché leggi inadeguate (perché anacronistiche, incomplete, mal interpretate o proprio volutamente cattive) vengano cambiate. Ecco perché durante la serata al circolo Arci Xanadù è stato possibile raccogliere nuove adesione alla campagna Welcoming Europe, già presentata  nel corso della XV fiera L’Isola che c’è. La seconda considerazione è stata espressa da Giacomo Licata, segretario della Cgil di Como. La Camera del lavoro è infatti impegnata in questi stessi giorni un ciclo di congressi che interessano le sue diverse categorie.  «La sfida – commenta Licata – è quella di far capire alle nostre iscritte e ai nostri iscritti che non esiste aut aut tra “accogliere i migranti” e “assistere lavoratrici e lavoratori italiani”: un compito difficile, da cui una realtà grande e complessa come la Cgil non può né intende sottrarsi». Come tante altre realtà, la Cgil è consapevole di veicolare una verità percepita come scomoda e dunque troppo spesso negata, ma l’alta posta in gioco – che tale “falsa alternativa” inasprisca ancor di più le ostilità verso e tra i soggetti più svantaggiati – esige che tale rischio debba essere corso, e anche con maggior insistenza, uscendo dalla “bolla” di chi, con diversi approcci e intensità, è già “dalla nostra parte”.

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Un messaggio ancor più dirompente arriva da Don Giusto Della Valle, che rilancia il bisogno di un’accoglienza ancora superiore rispetto a quella già dimostrata dalla cittadinanza comasca, che pur presente, numerosa e organizzata sembra aver disperso parte delle sue energie rispetto al 2016. Urge allora invertire di segno tale tendenza, in una congiuntura forse meno inaspettata, ma oggi ancora più critica, per il clima politico, per la marginalità dilagante, e anche per l’incombere della stagione fredda. [Alida Franchi, ecoinformazioni]

Guarda i video degli interventi diffusi in diretta da ecoinformazioni di: Nicolas Aiazzi e Abramo Francescato, Giacomo LicataDon Giusto Della Valle.

 

 

Un commento su “Hanno arrestato Riace, Riace è viva

  1. ecoinformazioni
    20 ottobre 2018

    L’ha ribloggato su comosenzafrontiere.

I commenti sono chiusi.

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Questa voce è stata pubblicata il 20 ottobre 2018 da in Antirazzismo, diritti, film, immigrazione con tag , , , , , .

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