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Yusupha e Salifu/ Il loro sorriso innocente condanna Salvini, Alessandra Locatelli, il razzismo e l’ignoranza

[Questo articolo è pubblicato anche in inglese per favorirne la lettura nella comunità migrante]Molte volte, percorrendo le vie di Como, cerco di immaginarmi cosa deve essere per un uomo nero camminare per le stesse strade. Cosa si prova? Mi chiedo che tipo di vibrazioni un uomo nero percepisca dai passanti. Ostilità? Indifferenza? Timore? Qualche sguardo di compassione tra i molti? Se io fossi un uomo nero che deve camminare per le strade di Como, lo farei possibilmente in compagnia di un altro uomo nero. Il numero ti da’ sicurezza esprime solidarietà, amicizia in un mondo ogni giorno più ostile. Dopotutto sei un uomo nero in un mondo pensato su misura per l’uomo bianco. E, nel mondo di Salvini e dei suoi simili, nessuno è più bianco degli Italiani bianchi, che recentemente si sono riscoperti tutti uguali e fratelli. Tutti sono inclusi. Tutti insieme… ora. Perfino i ‘terroni’, fino a ieri disprezzati. Ma solamente se hai del puro sangue italiano che ti scorre nelle vene. Bada bene … sangue bianco. Non esistono Italiani neri. E solamente se hai un’identità cristiana. Cristiana di nome e non di fatto. Solamente se hai un grande senso di superiorità culturale e di privilegio tipicamente europei.

E spesso cerco di immaginarmi cosa passa per la testa di Salvini. Ma lui crede veramente alle follie che esprime? È sincero il suo continuo incolpare, senza alcun rimorso, i migranti neri per tutti i mali che stanno affliggendo la società italiana? Il confronto costante e l’equivalenza tra il problema della (in)sicurezza e l’immigrazione? O forse è il potere che gli ha dato alla testa? O è forse preda della onnipotente illusione della sua stessa grandezza, ora che si è innalzato fino ad essere il leader ‘di fatto’ in Italia nell’anno del Signore 2018? Il 6 di giugno 2018 venne qui a Como, accolto da cori adulanti «Capitano, mio Capitano» dalla folla adorante, per dare ‘baci e abbracci’ ai due poveri autisti di autobus – vittime di una folle e spietata aggressione – e promise che avrebbe accompagnato Yusupha Ceesay personalmente all’aereo che lo avrebbe riportato in Gambia. Credeva veramente alla sua stessa esagerazione? Dopo aver spremuto politicamente questa vicenda fino all’ultima goccia (fu il vero caso politico del momento), come si sente ora che Yusupha Ceesay e Salifu Camara, i due gambiani condannati in primo grado a Como, con una sentenza di quasi due anni di detenzione, sono stati assolti in appello? Assolti per non aver commesso il fatto. Come si sente? Farà sentire la propria voce adesso? Userà ancora questa vicenda come alimento per nutrire d’odio il suo insaziabile popolo? Oppure se ne starà zitto zitto, sperando che il riconoscimento dell’innocenza dei due uomini da parte della Corte di Appello passi inosservato? In fondo in fondo, questi due ‘clandestini’ hanno già assolto al loro compito. Utili, allora, alla sua macchina propagandistica e alla sua personale ascesa al potere. Ora possono pure finire nel dimenticatoio.

E i feroci commentatori sulle pagine locali di Facebook. Come si sentono ora? Ora che è chiaro che il processo di primo grado a Como fu nulla più di una farsa. Che i diritti umani degli uomini accusati furono calpestati? In udienza non fu garantita una traduzione adeguata agli imputati in chiara difficoltà con la lingua italiana, si glissò deliberatamente su testimonianze chiave (che dimostravano, senza ombra di dubbio, che i due uomini non potevano essere neppure vicino al luogo dove si era consumata l’aggressione), e la polizia seguì procedure quantomeno dubbie nell’identificare i colpevoli. La lista è senza fine. Mi chiedo come si sentano oggi persone che scrissero: «Spero che gettino via la chiave. Dovrebbero marcire in prigione nel loro Paese». «Bravo Salvini, continua così».«Non in prigione ma fuori dall’Italia, a casa loro. Fanno la bella vita qui nelle prigioni Italiane – vitto e alloggio, qualche soldo, luce, gas, niente affitto da pagare… a casa loro!».

E queste sarebbero le stesse persone che alla sera arruffano i capelli dei loro bambini con affetto, gli rimboccano le coperte e gli sussurrano un dolcissimo ‘sogni d’oro’ amore mio? Sono le stesse persone? Come è possibile? E i commentatori che stanno reagendo con rabbia a questa assoluzione, e insistono che gli innocenti ‘devono essere colpevoli’ e dovrebbero, nonostante la prova schiacciante del contrario, bruciare all’inferno, come si sentono?

Come si sentono il sindaco e la vicesindaca, ora che Yusupha e Salifu sono finalmente stati dichiarati innocenti? In un’intervista con La Provincia, il giorno dopo il verdetto di colpevolezza, espresso dal locale Tribunale in Primo grado, la vicesindaca esultò «Meno male, sono molto contenta che la giustizia abbia fatto il suo percorso» e continuò parlando della necessità di continuare ad infliggere punizioni esemplari come deterrente efficace e della sua speranza che tutti gli immigrati clandestini sarebbero stati rimpatriati il più presto possibile. [La Provincia, 22 luglio 2018].

Come si sente ora? Ora che giustizia è stata realmente fatta? Salifu Camara e Yusupha Ceesay avranno le pubbliche scuse per essere stati diffamati e gettati in prigione per un crimine che non avevano commesso? Ammetteranno i potenti di turno che essere un uomo nero che indossa una maglietta gialla mentre siede su una panchina in un parco può essere da molti giudicata una prova sufficiente per essere considerato colpevole di un reato penale?

Grazie agli avvocati difensori che hanno perseverato, a dispetto della pubblica opinione ostile in modo schiacciante. Grazie alla ‘ Bella Como’. Quando sentì questo appellativo per la prima volta, non avevo idea a cosa si riferisse. Avevo già sentito parlare della ‘Como che conta’ – e tutto quello che ne sapevo era che non ne facevo parte. Mi immaginavo, dal nome, che la ‘ Bella Como’ fosse formata da bella gente che si incontrava in enoteche eleganti e che si sorrideva vicendevolmente, con complicità, alludendo all’assoluta bellezza delle proprie vite. Mi sbagliavo. Faccio il mea culpa. La ‘ Bella Como’ è un onda formata da persone di diverse estrazioni sociali, con credo e opinioni differenti, che si ritrovano per dire «Io non ci sto» con la retorica xenofobica di Salvini e i suoi. Si rimboccano le maniche e lavorano duro per migliorare le vite dei destinati ‘ultimi’. Migliorarle appena un po’. Lavorano in silenzio perché ‘la beneficenza si fa e non si dice’ e qualche volta, si mettono le mani in tasca, dedicano il loro tempo e le loro energie per fare del bene. I buonisti. Grazie ai buonisti. La ‘ Bella Como’ fa bene a celebrare questa rara vittoria. È una goccia di speranza in un mare di follia.

E mi chiedo come Yusupha e Salifu si sentano ora. Sollievo? Discolpati sperano in un futuro dove gli sia consentito di fare qualcosa in più del solo cercare di sopravvivere, forse addirittura un futuro dove possano finalmente incominciare a vivere? Ave Yusupha e Salifu. I vostri sorrisi sono la vittoria più grande.  [Amanda Cooney per ecoinformazioni]

Sulla vicenda leggi anche l’articolo di Amanda Cloney scritto all’indomani del processo di primo grado.
English version
Yusupha e Salifu
I often wonder what it’s like to be a black man walking down the streets of Como. How does it feel? I wonder what kind of vibes a black man gets from passer-bys. Hostility? Indifference? Fear? Sympathy from the few but not the many? If I were a black man walking down the streets of Como, I would walk in the company of a fellow black man. There is safety in numbers. Solidarity, companionship in an increasingly hostile world. You are, after all, a black man in a white man’s world. And in Salvini & co’s world no-one is whiter than the recent everybody’s-elevated-to-equal-brother-status than the white Italian. All are welcome. All together now. Even the hitherto despised terroni. Just as long as you have that pure Italian blood coursing through your veins. White blood mind you. No such thing as a black Italian.  And just as long as you have a Christian Identity. Christian in name if not in nature and deed. Just as long as you have a huge sense of European cultural superiority and entitlement.
And I often wonder what goes on in Salvini’s head. Does he truly believe the madness he comes out with? The constant, remorseless scapegoating of the black migrant for all of Italian society’s ills? The relentless juxtapositioning and equivalence of (in)security and migration? Or has the power gone to his head? Is he caught up in the omnipotent delusions of his own grandeur now that he is elevated to de facto leadership status in Italy in the year of our Lord 2018?
On the 6th June 2018 he came here to Como to adulating cries of ‘Capitano, mio capitano!’ from the adoring crowds, to give baci ed abbracci to the two unfortunate bus drivers – victims of a callous, frenzied attack –  and promised he would accompany Yusupha Ceesay in person back on the plane to Gambia. Did he truly believe his own hype? And after making huge political mileage out of this case (il vero caso politico del momento), how does he feel now that Yusupha Ceesay and Salifu Camara, the two Gambians sentenced to a prison sentence of almost two years, have been acquitted? Assolti. How does he feel? Will he speak up now and use this as propaganda fodder to feed the insatiable popolo? Or will he stay quiet and hope the Court of Appeal’s recognition of the men’s innocence will pass unnoticed? After all, these two ‘clandestini’ have already served their purpose. Useful for the propaganda machine and Salvini’s personal rise to power. Possono essere assegnato al dimenticatoi now.

And the ferocious commenters on local fb. How do they feel now that it is clear that the previous trial in Como was a farce? That the accused men’s basic human rights had been trampled on? No effective interpreting had been provided, there was a wilful glossing over of key witness accounts (which clearly demonstrated the men were nowhere near the scene of the crime), and dubious police procedures were used to identify the culprits. The list is endless. I wonder how commenters who wrote the following comments feel now:

“I hope they throw away the key. They should rot in prison in their own country’

‘Well done, Salvini. Carry on like this.’

‘Not in prison but out of Italy, a casa loro. They’re living the high life in our Italian prisons – bed and board, wages, lights, gas, no rent to pay …. a casa loro! “

Are they the same people who lovingly ruffle their children’s hair at night, tuck them in and wish them a loving ‘sogni d’oro’, amore mio?’ Are they one and the same person? How is that possible? And the commenters who react with fury at this acquittal, and insist the acquitted are guilty and should rot in hell in spite of all the undeniable evidence to the contrary, how do they feel?
How do the local mayor and deputy mayor feel now that Yusupha and Salifu have been proven innocent? In an interview with La Provincia the day after the guilty verdict in the local court, the deputy major exhulted:
‘Meno male, sono molto contenta che la giustizia abbia fatto il suo percorso’ (‘Thank Goodness. I am so happy that justice has been done’), and went on to talk of the need for further exemplary punishments as an effective deterrent, and her hopes that all illegal immigrants would be deported as soon as possible. (La Provincia 22 July 2018).
How does she feel now that justice really has been done? Will Salifu Camara and Yusupha receive a public apology for having been villified and thrown in prison for a crime they did not commit? Will the current powers-that-be admit that being a black man in a yellow t-shirt sitting on a park bench is considered evidence enough for many of being guilty as charged of a criminal offence?
Many but not all. All hail to the defence lawyers who perservered in the face of overwhelmingly hostile public opinion. All hail to ‘la Como Bella’. When I first heard this appellative, I had no idea who was being referred to. I had heard of La Como Che Conta – and all I knew about them was that I wasn’t a part of them. I immagined from the name that la Como Bella was full of beautiful people who hung out in expensive wine bars, and smiled beautifully and complictly at each other in recognition of the sheer beauty of their lives. I was wrong. Faccio una mea culpa. La Como Bella is a groundswell movement of individuals from all walks of life, with different beliefs and opinions who have come together to say ‘Io non ci sto’ with the xenophobic rhetoric of Salvini & co. Si imboccano le maniche and work hard to make the lives of the designated ‘ultimi’ better. Just a little better. They work in silence because ‘la benificenza si fa e non si dice’ and at times, they dig deep into their own pockets and into their time and reserves of energy to do some good. The do-gooders. All hail the do-gooders. La Como bella does well to celebrate this rare victory. It is a flicker of hope in a sea of madness.
And I wonder how Yusupha and Salifu feel right now. Relief? Vindication? Hopeful for a future where they are allowed to do more than just survive, and maybe one where they can finally start living?

All hail Yusupha and Salifu. Your smiles are the best victory. [Amanda Cooney for  ecoinformazioni]

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Questa voce è stata pubblicata il 1 Dic 2018 da in Antirazzismo, diritti con tag , , .

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