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Tre anni senza Lucia

Sono trascorsi  tre anni da quando Lucia Cassina è scomparsa. La segreteria della Cgil Funzione Pubblica di Como preparò un ricordo speciale per il congresso di metà ottobre 2018. Durante una delle due giornate, a sorpresa, si è spenta la luce nella sala ed una ragazza ha iniziato a leggere/recitare il testo che segue. Solo a metà del tempo è apparsa una grande foto di Lucia sullo schermo. È stato un momento molto toccante. Pino Gallo sua amico e collega ci ha chiesto di pubblicarlo. Rileggerlo ora è un modo di ricordarla.

«Sia che la pensi come me o contro non dirò mai che sei uno stronzo. Basta che mi rispetti. Io sono stata ultima penultima terzultima e non puoi dimenticarlo mai.

Gli ideali in cui crediamo, aderiamo, nascono con noi dalla nostra singolare/collettiva esperienza e ce li tramandiamo. Per questo dobbiamo stare attenti; perché possiamo proiettare su di loro tante cose nostre. Quando ero ragazza delle medie superiori si diceva il comunismo italiano, il sindacalismo italiano, la sinistra italiana, il cattolicesimo progressista e che cosa c’era dentro? La voglia di essere liberi emancipati rispettati; solidarietà non dovevi essere “un automa a servizio” quando lavoravi. Non eri solo braccia eri anche mente, donna persona. Lo statuto dei lavoratori ha portato la dignità e un poco di democrazia nelle fabbriche: avevi e devi avere una dignità anche se sei più in basso del medico, del dirigente, del comandante, del capo. E si respirava il clima della Resistenza. Gli antidoti contro il totalitarismo di chi usava la violenza per conculcare le idee, di chi voleva una società gerarchizzata e ferma, mai progressista. Il diverso non doveva esistere. Allora c’era la strategia della tensione. Quante morti per spaventare e fermare il cambiamento. Quanti connubi tra parti dello Stato, terroristi, servizi segreti e mafiosi.

Il fascismo ha una pesantezza, una violenza implicita, una volontà di soppressione/aggressione/prevaricazione degli altri. Come si può flirtare con questo manipolo di ignoranti anoressici affettivi, violenti fisici e morali che entrano in luoghi dove non sono invitati, violano il domicilio di una riunione di persone che pensano agli ultimi e leggere dei proclami vuoti, sloganizzati, senza neppure volerli discutere pensando di avere la verità incontestabile solo da diffondere. Io quella sera non c’ero ma in astratto c’ero. Quello che è successo, quella violenza è fascismo originale. No non è una bravata e le istituzioni devono prendere le distanze, altro che dire che sono solo dei ragazzotti. Dire vergogna non è solo di sinistra. No, gridare vergogna è costituzionale. A loro e a chi rappresenta i comuni le regioni lo stato e tace, le parole di Pasolini, a tutti loro il perché siamo la funzione pubblica e il sindacato

Anime belle del cazzo, per cosa altro moriranno i due Kennedy, se non per un’istituzione/ e per cos’altro se non per un’istituzione moriranno tanti piccoli sublimi vietcong. Poiché le istituzioni sono commoventi e gli uomini in altro che in esse non sanno riconoscersi. Sono esse che li rendono umilmente fratelli. C’è qualcosa di così misterioso nelle istituzioni – unica forma di vita e semplice modello per l’umanità che il mistero di un singolo in confronto è nulla”.

Le istituzioni son davvero commoventi e misteriose perché in esse la realtà umana si impegna a rendere possibile una vita insieme, una comunità fraterna… usare il potere per rendere più giusta e generativa la vita insieme.” (M. Recalcati)

Ah ah ah adesso sono venuti a trovarci anche i poveri e si fanno vedere dormono all’aperto, nel portico della chiesa sconsacrata di San Francesco, non hanno valori come i nostri. Si vuole arrivare ad avere i poveri intorno ai muri con i quali si difendono le città. Tutti via, tutti fuori. Creiamo baraccopoli fuori dalle città. Perché prendere l’esempio di San Paolo o Rio de Janeiro? Perché non pensare che si incontrino tutti i diseredati della provincia sulla piana di Lazzago? Via dagli occhi ma ci sono. Abbiamo già i campi rom con le loro regole interne. Cos’è libertà cos’è condizionamento?

Philippe Malinge della CFDT Interco 44 di Nantes raccontava che faceva il mediatore culturale e sociale per cercare di inserire le persone con il lavoro, la casa, i servizi essenziali, strappando alla miseria, alla violenza, più persone possibili. Utopia? Sì, finché non ci sono i soldi per la cura e l’inclusione. Quanto è falso dire aiutiamoli a casa loro quando poi gli assetti internazionali economici prevedono che non gli si dia nulla se non sfruttare le loro risorse. Quanta povertà portano le guerre? (2001 relazione al congresso) “dobbiamo tornare al principio, inteso come vera e propria origine di tutti noi, che la persona umana è uguale, ha lo stesso e deve avere lo stesso valore dappertutto. E il rumore della morte deve venirci a trovare da tutti i punti del globo. Molte troppe sono le responsabilità degli stati occidentali, i famosi G8, insieme al FMI e al WTO che hanno ampliato la forbice tra Nord e sud del mondo, con la concentrazione della ricchezza e del potere in nuclei sempre più ridotti della società o con il resto del mondo sempre più affamato, sfruttato schiavizzato in un ambiente devastato.

A Verona passa la mozione contro la legge sull’aborto con il voto della capogruppo del PD. A Torino hanno aperto una casa di piacere abitata non da prostitute ma da bambole di gomma. Si fa sesso con una cosa a forma di donna. Si può fare ciò che si vuole senza obiezioni, senza resistenze, senza sentimenti, senza figuracce. La donna è oggetto; altro dall’autodeterminazione. Se la donna è un corpo oggetto non può decidere lei l’amore, la passione, la nascita. Scrivevo (nel 2005) “si sta rimettendo in discussione la donna in quanto tale, con leggi e modelli proposti da stampa e televisione che legittimano le donne solo se collegate alla famiglia o alla maternità; a questo proposito sta uscendo un forte attacco alla legge 194 sull’aborto.” Scrive lo psicoterapeuta e filosofo (Galimberti) “la nostra cultura ha anticipato di molto l’esercizio della sessualità, in un’età che precede la capacità psichica di comprendere l’atto che si compie. Quando la sessualità diventa un gesto senza risonanza psichica, la strada dell’autonomia da tutto ciò che mette in gioco la persona è spalancata. … e non sono pochi gli uomini che hanno letteralmente paura della sessualità femminile perché è accompagnata dallo sguardo, da una sua parola da un suo profumo da una sua emozione che impegnano/coinvolgono il partner.” Così i rapporti veri devono essere controllati dal maschio meglio ancora se gerarchizzati tanto che il maschio ha potere di vita e di morte sulla donna.

Io invoco l’educazione sessuale nelle scuole, io invoco protezione ed opportunità.

Tra le tante cose avevo proposto il ticket lavanderia per tutte le donne che lavoravano in comune per scardinare i ruoli, per regalare tempo sempre mancante.

Quand’ero ragazza adolescente a volte mi vergognavo di me di come ero fatta di essere grassottella e passavo ore sul letto sotto un lenzuolo: mi nascondevo. Il corpo come ci rappresentiamo, vorremmo essere o ci dicono di essere, ti procura dolore, non sei all’altezza di come dovresti …  ma, forse dietro questo c’è anche il pensiero di non essere amata come gli altri figli, di non avere qualcosa che gli altri hanno. La scuola mi ha sostenuto, mi ricordo i leader della scuola dei comitati di base e quelli provinciali. Lì il principio di uguaglianza si mi ha aiutato: anche i diversi avevano titolo ad essere ad esserci.

Io amavo la scuola, leggevo tantissimo, ogni libro è uno specchio di relatività, di uguaglianza e di differenza. Finita la scuola volevo andare all’università ma non ci sono mai riuscita, mi sarebbe piaciuto quando facevo le trattative parlare con tutti quei dottori e quelle dottoresse che si credevano superiori. Quello che a loro mancava era proprio l’umanesimo. Dentro nelle assemblee anche l’ultimo della categoria A o del secondo livello aveva gli stessi diritti e dovevo farglielo sapere e farglielo riconoscere. La cultura è qualcosa che nessuno ti può portare via.

Mi sono sposata subito e il dubbio quando diventi grande è che lo hai fatto perché volevi uscire di casa e ti innamori di chi non dovresti come se l’amore cieco portasse da qualche parte. No no no: amate ma con gli occhi aperti guardate, capite cosa vi piace e perché. Scoprite cosa nell’altro colma i vostri difetti, attenua le vostre paure, le vostre manie di perfezione, quanto vi servono quelle parole che dicono sei l’unica.

Il matrimonio è finito male, quasi subito. Poi se ne è andato mio padre e sono rimasta ancora più sola. I miei tre figli bellissimi li ho mantenuti io e fatti studiare. Non è stata facile neppure la loro adolescenza. Ogni tanto andavo nella casetta sul lago, facevo le vacanze lì quasi sempre. Le mie automobili duravano decenni. Quel periodo è stato difficile, facevo più lavori compresi i maglioni, facevo il pre scuola, l’assistenza alla mensa ed il doposcuola. E’ stato lì che ho incontrato il sindacato, la CGIL. Se ritenevo una questione giusta la seguivo con tutto l’impegno possibile e volevo risultati. La CGIL era fatta da me che stavo sul luogo di lavoro e dal segretario generale quello che finiva sui giornali. Tutto l’apparato in mezzo non è conosciuto eppure è importantissimo, impegna risorse, lavora ma a volte è autoreferenziale. I congressi sono importanti, strutturano i poteri dentro l’organizzazione e da lì la linea politica sia quella nazionale che quella sovra. Scrivevo nel 2005 “tutto ciò in un’Europa che si occupa solo di economia e non di diritti e che non riesce ad essere autonoma e autorevole. … le ultime scelte stanno facendo arretrare paurosamente il modello di stato sociale che era uscito dopo la seconda guerra mondiale: uno stato sociale nel quale i diritti del singolo si coniugano con quelli della collettività in un’ottica di solidarietà ed uguaglianza effettiva. Nel nostro piccolo è perciò di vitale importanza che vengano mantenuti vivi i rapporti con i sindacati esteri, la CFDT INTERCO di Nantes, i VER.DI di Saarbrucken, l’SSP- VPOD del Canton Ticino”.

Nella prospettiva internazionale la CGIL deve battersi a difesa del servizio pubblico, mettendolo al centro come motore di crescita e intervenendo costantemente sull’organizzazione e migliorarlo, contrastando privatizzazioni ed esternalizzazioni. Il principio di sussidiarietà è fallito perché ha portato il privato anche commerciale a essere il primo attore nei servizi socio-sanitari – assistenziali”. Leggete il libro “Salute spa la sanità svenduta alle assicurazioni” per avere oggi chiaro come si fa strame dell’art. 32 della Costituzione sul diritto alla salute.

La Cgil è con tutte le contraddizioni e gli sbagli fatti o da fare, un grande sindacato. Naturalmente sta a tutti noi agire perché migliori sempre poiché non solo “un altro mondo è possibile” ma “un altro modo è necessario” da subito.”

Nel 2014 a cavallo dell’estate dopo qualche visita fuorviante e alcuni mesi che non stavo troppo bene, mi sono guardata nello specchietto retrovisore dell’auto e mi sono vista gli occhi che non mi piacevano, ne ho parlato con Giuseppe e lui mi ha indirizzato per un ricovero. Hanno scoperto quello che c’era e così ho iniziato a vivere a percentuale. Prima non ci pensi, è tutto intatto il futuro, tu ci sei e vai avanti, magari vuoi diventare nonna. Dopo, invece, i punti mancanti al 100 sono preponderanti, invadenti. Sei sconfortata e cerchi di capire, vuoi fare tutte le cose di prima. Non sono stata sola, nessuno in CGIL ha contato il comporto che ho superato, le amiche i compagni mi sono stati vicini ed io ho preso anche un cane che volevo da sempre e l’ho chiamato Cake. Abbiamo ancora fatto tante cose insieme con la Funzione Pubblica e il Confederale, quando la cura mi lasciava libera e uscivo a trovare i punti fermi. Graziano mi ha procurato un consulto con un luminare svizzero, le amiche mi accompagnavano alle visite e così i miei figli e le mie sorelle. La psicologa è stata una grande. Un giorno mi ha telefonato la Camusso ed io ero felice: voleva sapere come stavo e farmi gli auguri di una miracolosa guarigione.

Il 20 gennaio 2016 ero disperata ed ho scritto una mail, il pensiero è andato ai miei figli per non angosciarli più di quanto non lo fossero già. Mi sono piaciute le parole di risposta.

(Ciao P., ti scrivo perchè so che sei molto impegnato e perchè fa molto freddo per uscire oltre alle passeggiate obbligatorie con Cake. Oltretutto rischierei di mettermi a piangere pubblicamente. Sono veramente disperata perchè temo stavolta di non farcela e che quanto riscontratomi costituisca l’anticamera alla morte. Domani ne parlo con Federigi per vedere se ci possa essere una sorta di preparazione, ma temo che non ci sia niente da fare. Fortunatamente i miei figli sono lontani e posso prepararmi alla loro telefonata quotidiana, più o meno alla stessa ora, e non angosciarli più di quanto non lo siano. Grazie e un abbraccio Lucia)

Carisssimissimisssima Lucy No, non hai e non sai come reagirai a questa nuova chemio. Le cure che hai subito non sono state vane. La paura è il contraltare della rassegnazione. Meglio la paura della rassegnazione. Come puoi non avere paura? Come puoi fare senza di Lei? Meglio lei della rassegnazione. Che cos’è la paura di morire? È la sua vicinanza, l’aumentare delle probabilità nel tempo e nello spazio che qui è corporeo, ti invade fisicamente, si installa».

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Questa voce è stata pubblicata il 28 Febbraio 2019 da in Persone con tag .

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