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Dove bisogna stare/ Storie di (stra)ordinaria accoglienza

Nella serata di giovedì 28 febbraio allo Spazio Gloria di Como è stato proiettato il documentario Dove bisogna stare [Daniele Gaglianone, Stefano Collizzolli, ZaLab, cooprodotto da Medici senza frontiere, un’ora e quaranta]. A seguire un breve commento del film con Stefano Collizzolli, regista, Georgia Borderi, una delle protagoniste della pellicola e Manuela Serrentino (Csf). In un’epoca che ha messo l’Italia al centro della scena europea come crocevia migratorio, quattro donne si sono ritrovate di fronte una realtà cruda e ingiusta, e hanno deciso di tentare di migliorarla: il film ne narra la storia.

Georgia a Como dall’estate 2016, Lorena a Pordenone, Jessica a Cosenza ed Elena tra Bussoleno, Bardonecchia e Oulx hanno incrociato vite migranti bloccate al confine o in transito verso il nord, e la loro vita è cambiata.
Nonostante l’apparente impotenza rispetto a un fenomeno globale come l’immigrazione, le quattro protagoniste si sono gettate anima e corpo nell’impresa di tentare di migliorare la vita delle persone che hanno incontrato, e lo hanno fatto ognuna a modo proprio, ciascuna ricorrendo alle risorse sociali del territorio e alle proprie competenze e possibilità.

Jessica, membro di un collettivo di estrema sinistra e residente in una casa occupata, ha iniziato ad ospitare migranti negli spazi abitativi gestiti dall’assemblea di cui fa parte. Il suo impegno di ospitalità non è però diretto ai migranti in quanto stranieri, bensì perché sono esseri umani in difficoltà e meritano aiuto.

Dal film: Lorena, psicoterapeuta in pensione

Lorena è una psicoterapeuta in pensione. Indomita di fronte all’età e disinteressata agli agi della vecchiaia, ha assistito dei migranti accampati in un parcheggio coperto di Pordenone e, da quando sono stati sgomberati, continua a sorvegliare sulla loro vita da accampati nell’entroterra boschivo dell’Isonzo.

Elena è un’attivista No Tav che ha scelto di impegnarsi anche nelle vicende di confine nel gelo di Bardonecchia. Ha ospitato a lungo un migrante francofono diretto in Francia e reso incapace di camminare per via di un congelamento ai piedi occorsogli nel tentativo di superare una prima volta il confine.

Infine Georgia, protagonista del sistema di accoglienza non istituzionale di Como. Sotto l’egida di don Giusto, a Rebbio, si occupa dall’estate 2016 di assistere i migranti nel loro tentativo di superare il confine verso Svizzera, Francia e Germania.

Il documentario mostra le difficoltà organizzative che ciascuna deve affrontare, il dolore di dover affrontare accuse da parte dei conoscenti che “le hanno viste con un nero”, ma soprattutto la convinzione di essere nel giusto, di essere dalla parte del bene.
Georgia e Jessica con il proprio spirito di iniziativa, Elena e Lorena con un’empatia prettamente materna; tutte e quattro hanno contribuito a lenire il dolore inenarrabile delle persone che il confine ha fatto conoscere loro.
Se Lorena vede nelle proprie visite all’accampamento pakistano un modo di ridare dignità al vissuto dei migranti, Georgia racconta di aver compreso cosa significhi essere liberi di poter prendere un treno per un’altro paese senza temere cacce all’uomo, identificazioni e respingimenti.
Elena non dubita di aver vissuto, con il suo ospite migrante, un’esperienza che non esiterebbe a ripetere se fosse necessario, mentre Jessica ha rafforzato il proprio legame con la realtà della lotta e degli spazi occupati.

Dal film: Jessica, memebro di un collettivo cosentino

Insomma, la crescita dall’aiuto, l’imparare insegnando e, soprattutto, il cambiamento interiore e la consapevolezza che anche i civilizzatissimi bianchi hanno un confine da superare e rispetto a cui schierarsi, una linea invisibile ma eticamente imprescindibile. Da una parte ci sono razzismo, ignoranza, paura dell’altro e malvagità, dall’altra l’accoglienza, la solidarietà, la condivisione dell’essere umani. Ed è da questo secondo lato che bisogna stare, come insegnano le storie di Georgia, Lorena, Elena e Jessica. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]



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Questa voce è stata pubblicata il 1 Marzo 2019 da in film, immigrazione, Solidarietà con tag , , .

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