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All’Asilo Sant’Elia nel ricordo dei Giusti comaschi

Mercoledì 6 marzo all’Asilo Sant’Elia si è svolto l’incontro conclusivo di un progetto didattico dell’IC Como Centro Città per commemorare le persone che, durante il secondo conflitto mondiale, riuscirono a salvare decine di perseguitati.

Nella mattinata di mercoledì, all’interno della Scuola d’Infanzia di Giuseppe Terragni, i bambini del plesso hanno potuto conoscere la storia di alcune valorose personalità della storia comasca. La data scelta non è un caso: il 6 marzo è infatti la “Giornata dei Giusti”, istituita al fine di commemorare coloro che hanno deciso di opporsi a crimini contro l’umanità e totalitarismi. Tra questi “Giusti” vi sono i comaschi Luisa Colombo Andreani, Ginevra Bedetti Masciadri ed i signori Galetti. Per questo le docenti dell’Istituto Comprensivo Como Centro Città, su invito dell’associazione Iubilantes, con l’aiuto dell’associazione Gariwo e dell’Istituto di Storia Contemporanea Perretta hanno deciso di raccontare a bambini e ragazzi le azioni di queste persone. Più precisamente all’Asilo Sant’Elia l’idea è di ricordare Luisa, poiché visse nello stesso quartiere, costruendo un piccolo Giardino dei Giusti nel cortile della scuola. I giovani studenti potranno quindi appendere dei cd, sui quali scrivere i propri pensieri, a un albero del cortile. Il Giardino dei Giusti è un’iniziativa di Gariwo che, dal 1962, ricorda in tutto il mondo i coraggiosi che si sono battuti per i diritti umani: in Italia sono più di 90.

Ambra Garancini, presidente di “Rete dei Cammini” e membro di “Iubilantes”, ha presentato l’incontro e gli ospiti. Ha introdotto la mattinata invece Valentina Grohovaz, dirigente dell’IC Como Centro Città, affermando l’importanza della figura di Luisa Andreani, utile soprattutto ad una riflessione riguardo l’appannamento dei valori di oggi. Successivamente ha preso la parola la storica Rosaria Marchesi dell’Istituto Perretta, raccontando ai bambini dell’asilo ed ai ragazzi della scuola media le vicende di Luisa Colombo. Nel 1943 infatti un folto gruppo di ebrei, braccati dalla polizia, tentarono di attraversare il confine che separa Italia e Svizzera, ma vennero arrestati e rinchiusi in prigioni di fortuna. Una di queste era uno stabile in via De Cristoforis e Luisa, che abitava nello stesso quartiere e lavorava come crocerossina, riuscì ad entrare nella prigione per portare vestiti e conforto agli ebrei rinchiusi. La ragazza, al tempo ventitreenne, conobbe l’avvocato Orsenigo ed assieme a lui (e a Ginevra Bedetti) riuscirono a fare fuggire 4 prigionieri. La storia dei signori Galetti è simile: i coniugi lagliesi aiutarono una famiglia ebrea vicina di casa, la famiglia Vitali, a scappare in Svizzera, risalendo la montagna assieme a molti altri perseguitati. Anna e Salvatore Galetti tutelarono anche villa Oleandra, magione della famiglia ebrea, mentre questi erano fuggiti; per queste azioni nel 2005 le sorelle Vitali richiesero al Museo di Yad Vashem, a Gerusalemme, il riconoscimento di Giusto fra le Nazioni. Quelli raccontati da Rosaria Marchesi sono frammenti di vita di alcuni coraggiosi comaschi, che possono insegnare ancora tanto a coloro che saranno gli adulti di domani. [Luca Spallino per ecoinformazioni]

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