Una lista che si allunga e un’altra ancora tutta da urlare

Si è svolta anche a Como la commemorazione delle vittime delle mafie, innocenti perché mai affiliate o corresponsabili di crimini. Molte persone hanno collaborato, alcune classi, gli scout, esponenti dell’associazionismo, del sindacato, rappresentanti delle istituzioni e personalità politiche. Come di consueto, è stata una cerimonia toccante con la lettura di centinaia di nomi di vittime, resa ancora più potente dai foglietti colorati che sulle mura del Broletto sintetizzavano la storia di alcune di loro.

A Como però, diversamente che a Padova, è mancato un discorso politico, la denuncia che sarebbe stata ovviamente non ecumenica e intollerabile per alcuni dei presenti, ma avrebbe potuto rendere manifesta la consapevolezza che Libera ha (anche a Como) che la mafia è alimentata, foraggiata, protetta e persino talora usata dalla cattiva politica, quella che per anni ha sostenuto che a Nord la piovra non avrebbe mai sviluppato la sua violenza e i suoi affari, quella che costringe una parte della popolazione povera a essere serbatoio della malavita organizzata, quella che si regge sul voto di scambio, quella che lucra su affari illeciti che disastrano il territorio, avvelenano acqua, suolo, aria.

Senza conflitto non c’è rivoluzione e quella nonviolenta dell’onestà contro le mafie, patrimonio di Libera e di tante tanti presenti il 23 marzo, prima davanti al Monumento alla Resistenza europea poi in piazza Duomo, richiede che siano manifesti gli elenchi non solo delle vittime, ma anche dei carnefici, dei loro protettori e mandanti. Perché le vittime camminino ancora sulle nostre gambe e perché chi lotta contro le mafie trovi il sostegno del popolo dei giusti. [Gianpaolo Rosso, ecoinformazioni]

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