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Un caffè in piazza contro la mafia

Sabato 23 marzo, alle  16, cittadini e cittadine di Cantù si sono bevuti un caffè in piazza Garibaldi, come segno di ferma opposizione alle attività mafiose che hanno colpito recentemente la cittadina. Numerosi i partecipanti, insieme ai rappresentanti delle associazioni antimafia, di Confcommercio e Confesercenti, del Centro Studi Sociali contro le mafie San Francesco, di Cisl, di Libera, di Confartigianato e della Comunità pastorale San  Vincenzo. On line sul canale di ecoinformazioni il video di Martina Toppi.

 

Sabato è stata una giornata di sole a Cantù, in provincia di Como, città colpita recentemente da una serie di episodi di violenza mafiosa, tutti ruotanti intorno a Piazza Garibaldi. La stessa piazza dove ieri i cittadini si sono riuniti per manifestare la loro protesta a gran voce. Sole e luce su fatti rimasti per troppo tempo all’ombra della paura.

Non solo i cittadini erano presenti, ma anche diverse autorità civili, tra cui una trentina di sindaci e l’Assessore regionale alla Sicurezza, Riccardo De Corato. Cantù si è stretta intorno alla propria piazza, dove negli ultimi mesi si sono avvicendati episodi di pestaggi e risse di stampo ‘ndranghetista, volti a ottenere il controllo sulla gestione della “sicurezza” della movida canturina. Tra le parti lese gestori di bar e proprietari locali affacciati sulla piazza, insieme, ovviamente, ai loro clienti. Una manifestazione che fino all’ultimo ha vacillato sul filo dell’annullamento -l’iniziativa era stata bocciata dalla Giunta per la legalità voluta dal Comune – ma che alla fine ha visto la luce e si è fatta sentire.

Tra i partecipanti si scorgono perlopiù volti già avvezzi all’attività anti mafia locale, segno che la città ha bisogno di scosse forti per aprire gli occhi e capire che il problema è reale e che è dovere di ogni cittadino che voglia chiamarsi tale prendere voce in capitolo. Sabato qualcuno ha preso eccome la voce, riportando in vita parole di grandi uomini e donne che hanno avuto la forza di opporsi alla rete intricata della malavita. Giovanni Falcone, Paolo Borsellino, don Pino Puglisi, tra i nomi richiamati alla memoria dei presenti, in un succedersi di interventi volti a ricordare che è possibile e doveroso lottare contro la mafia.

Tra gli interventi che hanno maggiormente scosso il pubblico presente, è spiccato quello di Carmine Forcella, ex maresciallo, che dopo un breve richiamo alle parole di Giovanni Falcone (Cose di Cosa Nostra), ha raccontato la propria storia, segnata profondamente dalla malavita, al punto da essere spinto sotto minaccia ad abbandonare il proprio incarico.  «Voglio qui riportare quello che ha dichiarato il pentito Belnome, capo locale di Giussano: Non batterete mai la ‘ndragheta, perché ci fate affari insieme. È sconsolante certo, ma per uno che ha fatto il mio lavoro e che col suo reparto di Cantù in otto anni e mezzo ha arrestato 758 persone e che conosce perfettamente le dinamiche ‘ndranghetiste è impossibile non constatare la verità di questa frase».

IMG_5679.JPGBisogna puntare, secondo l’ex maresciallo, a un più diffuso affrancamento economico, per far sì che siano sempre meno le vittime invischiate in un giro di malaffare che “non è nulla di serio” e dove “tutto è interesse proprio. […] Si è tutti amici e nemici. Tutto è finalizzato al guadagno, ad accumulare soldi”, secondo le parole di un boss calabrese, che Carmine Forcella ha citato a titolo d’esempio. La sua è una posizione condivisa anche dall’assessore regionale alla Sicurezza. «Serve e ci si sta attivando per ottenere – dice De Corato ai microfoni – un’opera di aiuto maggiore alle imprese sane che si trovano a subire azioni di strozzinaggio».

IMG_5681E’ innegabile tuttavia l’importanza fondamentale della denuncia. Un appello questo, che emerge forte e chiaro dall’intera manifestazione, volta soprattutto a generare consapevolezza e a sollevare indignazione. D’altra parte, queste sono le due uniche armi con le quali una cittadina può ergersi a difesa della legalità e del proprio quieto vivere. Cantù ha ancora una quantità indescrivibile di passi da affrontare, prima di potersi dire salva, a partire soprattutto dal tentativo di accrescere sempre più la partecipazione attiva della cittadinanza ad avvenimenti come quello di sabato. A partire proprio dal coraggio di denunciare e di dare voce a quelle tante situazioni reali che da troppo tempo germinano nel buio della paura e dell’omertosità. L’amore per la propria città e il desiderio di trasformarla in un posto migliore è già vivo nei tanti che ieri si sono fatti avanti e sono usciti di casa, per testimoniare il proprio NO all’illegalità. «Questa manifestazione è qualcosa di commovente: sono 20 anni che girano soldi mafiosi nel tessuto brianzolo e soprattutto canturino. E’ arrivato il momento di reagire». Sentire frasi come questa che serpeggiano tra i manifestanti è una boccata di ossigeno, fa capire che non manca chi ha deciso di aprire i propri occhi e la propria bocca e di comunicare ad altri l’importanza di un impegno attivo.[Martina Toppi, ecoinformazioni]

 

Informazioni su MartinaToppi

Alla ricerca disperata di qualcosa da raccontare, lo trovo sempre nel posto meno sospetto. Aspirante giornalista (se fosse il New York Times non piangerei nemmeno troppo), correntemente provo a scrivere poesie e studio lettere antiche all’UniMi, sogno di scrivere un libro che stia sugli scaffali. Mi trovate anche su @LaCasadellaPoesiadiComo a gestire #LeApidell’Invisibile e su @Ecoinformazioni a raccontare cosa accade per Como o a parlare di scrittura su #Taraxacum. “I chose the road less traveled by/ and that has made all the difference.” R. Frost

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Questa voce è stata pubblicata il 24 Marzo 2019 da in antimafia, Cantù con tag , .

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