Mario Landriscina

Lettera aperta al sindaco di Como

La Prossima Como scrive a Landriscina una lettera aperta. «Egregio Sindaco, non è nel nostro stile fare polemiche, meno che mai in questo difficile periodo. Abbiamo sempre manifestato pubblicamente le nostre idee, magari non condivise, ma le riteniamo importanti per la costruzione della “città per l’uomo”.

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State a casa!

Non c’è alcuna correlazione tra l’incremento del numero dei positivi registrati il 9 aprile e il fatto che tante, troppe persone sono in strada oggi anche a Como. Inoltre i dati sul numero dei positivi sono ormai universalmente ritenuti privi di senso essendo del tutto variabile, casuale e bizzarra la scelta delle persone con la quale vengono fatti i tamponi. In alcuni casi oggetto di indagini della magistratura. Il giusto appello a stare a casa del sindaco di Como evidenzia un fatto grave le cui conseguenze avranno effetti negativi tra giorni: a Como le persone in strada sono troppe, sempre di più e ciò è pericolosissimo.

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Covid-19/ Landriscina: «Misure sanitarie anche per senzatetto»

La situazione delle persone senza fissa durante l’epidemia di Covid-19 appare un problema troppo spesso lasciato in secondo piano, con multe insensate nei confronti di chi non ha una casa in cui poter passare il periodo di isolamento necessario a contrastare la crisi in corso. La giunta Landriscina corre temporaneamente ai ripari cercando di trovare una soluzioni abitative alternative per prevenire eventuali contagi o per necessità di quarantena obbligatoria. E’ doveroso chiedersi allora se, ad emergenza finita, le soluzioni individuate rimarranno attive come strumento di assistenza dei senza dimora oppure se questa categoria tornerà ad essere solo uno scomodo problema per il decoro urbano.

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Landriscina: «Restiamo a casa»

Non sappiamo se dobbiamo agli sciagurati e per certi versi criminali appelli di #comonosiferma il fatto che una parte piccola, ma virulenta della popolazione, continua a infrangere la legge per dare una testimonianza di somma reiterata idiozia non rispettando le norme vitali prescritte. Certamente il problema c’è visto che il sindaco Mario Landriscina deve nuovamente fare appello perché tutti stiano a casa. Nel seguito il testo.

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Appello del sindaco di Como alla città

«Il momento è grave, la situazione di emergenza che stiamo vivendo è senza precedenti e siamo chiamati a modificare i nostri stili di vita. In queste ore dobbiamo renderci conto della nostra precarietà, delle nostre debolezze e dello smarrimento che proviamo nell’affrontare un nemico difficile, ma non impossibile, da sconfiggere.

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Scioperi antifascisti del marzo 1944: la memoria al tempo del virus

Si è svolta “in forma privata” la cerimonia di commemorazione delle vittime degli scioperi antifascisti del 6 marzo del 1944, che anche a Como costituirono un momento fondamentale per la lotta contro l’oppressione del regime fascista e nazista.

Quest’anno, a causa delle doverose cautele imposte dalla situazione dell’epidemia Covid-19, la cerimonia di ricordo dei deportati della Tintoria Comense e della Tintoria Castagna, morti nei campi di concentramento nazisti ha visto la partecipazione del solo sindaco di Como, Mario Landriscina, in rappresentanza di tutte le autorità, e di pochi familiari delle vittime. Ridotta nella partecipazione, la cerimonia non è stata sminuita nel significato.

La memoria non può e non deve essere sospesa, così come la consapevolezza che quelle ideologie di oppressione e negazione dell’umanità non sono del tutto tramontate. Dagli scioperi di marzo alla Liberazione d’aprile passò più di un anno, e altri settantacinque ne sono trascorsi da allora: l’impegno antifascista non è ancora terminato.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Posata la prima pietra d’inciampo a Como

È stata posata a Como, nella mattinata del 20 febbraio 2020, la prima pietra d’inciampo in città. È dedicata ad Aldo Raffaello Pacifici, deportato prima al campo di concentramento italiano di Fossoli, poi ad Auschwitz e lì ucciso il giorno stesso del suo arrivo, il 6 agosto 1944.

Per la posa, in via Brogeda 11, si è svolta una breve cerimonia, con la presenza del sindaco di Como, Mario Landriscina, e del nipote della persona ricordata, Aldo Pacifici.

Le “pietre d’inciampo” sono il frutto di un progetto artistico di memoria di Gunter Demnig, il quale ha cominciato questo processo di commemorazione e di ricordo “non retorico” a Colonia nel 1992; il nome “pietre d’inciampo” (in tedesco stolpersteine) si richiama a una citazione della lettera ai Romani dell’apostolo Paolo: «Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso» (9, 33). Da allora, questa iniziativa, che idealmente vorrebbe arrivare a ricordare tutti i milioni di deportati e sterminati dai regimi nazifascisti, ha conosciuto un crescente successo: oggi in Europa le pietre d’inciampo posate sono quasi ottantamila, in Italia sono circa un migliaio, a Milano più di 80.

Ciononostante, a Como il progetto originale è ancora di incerta comprensione: forse per questo il Comune di Como ha pensato bene di collocare la pietra d’inciampo in posizione defilata, quasi nascosta, contro il muro sul marciapiede a lato dell’ingresso, quando invece le pietre vanno collocate in posizione centrale, davanti all’abitazione da cui i deportati sono stati strappati (è appena il caso di ricordare che all’inizio del progetto, a Colonia, vi furono roventi polemiche da parte di alcuni proprietari di case – evidentemente di famiglia diversa da quella dei deportati – che non volevano il loro marciapiede “deturpato” da un ricordo così drammatico). A Como, sembra quasi che il Comune voglia dire: ricordiamo sì, ma non troppo; “inciampiamo”, ma anche no; se la gente non vede e non si fa domande, che problema c’è?

Spiace che un’iniziativa importante sia stata così sottovalutata.

Spiace anche perché la collocazione della pietra d’inciampo dedicata ad Aldo Raffaello Pacifici è molto significativa per più di una ragione: non solo per la vicenda personale di Pacifici, funzionario di quello Stato che poi lo rinnegò, ma anche perché vicina a quella frontiera italo-elvetica che Pacifici con i fratelli cercò di varcare e da cui invece fu respinto (non a Chiasso, però, ma nella zona di Porto Ceresio); una vicenda che naturalmente evoca (e lo ha fatto esplicitamente il nipote Aldo Pacifici in occasione della Giornata della Memoria 2020) le più recenti drammatiche vicende di quei migranti che per superare le frontiere mettono a rischio la propria vita.

L’iniziativa della pietra d’inciampo a Como è nata dalla proposta del consigliere di minoranza Vittorio Nessi ed è stata accolta dal Consiglio Comunale di Como (ma bisogna anche ricordare che la proposta era stata avanzata a Como, fin dal 2015, in un convegno organizzato dall’ANPI con la partecipazione di Adachiara Zevi, che del progetto è stata la prima promotrice in Italia; proposta poi reiterata in modo ufficiale alla celebrazione pubblica della Giornata della Memoria del 2018 nell’intervento dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”). Un’iniziativa che speriamo possa continuare con la posa di altre pietre, per rafforzare la memoria e per migliorarne la comprensione, presso la cittadinanza e presso chi ha la responsabilità del suo governo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Fridays for future al sindaco di Como: «Consulta per l’ambiente irrinunciabile per la città»

Il tempo è scaduto, dicono al gruppo comasco di Fridays for future. E a voler vedere, neppure di poco. Perché se per frenare i cambiamenti climatici abbiamo davanti a noi solo dieci anni, figurarsi se si possono buttare via sei mesi solo per avere una dichiarazione di emergenza climatica (negata dal Comune di Como), alla quale si era peraltro rinunciato in favore dell’istituzione di una consulta sull’Ambiente. Negata anche quella.

Così questa mattina (lunedi 24 novembre) gli attivisti si sono decisi a inviare una mail al sindaco di Como, Mario Landriscina. Rispettosa e cordiale, ma al retrogusto di ultimatum. «Il nostro confronto prosegue ormai da diversi mesi – scrivono -. Così come noi apprezziamo la disponibilità al dialogo che lei e la sua giunta avete mostrato, vorremmo sottolineare, a riprova della nostro desiderio di stabilire un rapporto costruttivo e volto all’azione, come noi abbiamo rispettato pazientemente i tempi dettati prima dall’assessore Galli e poi da Lei, e soprattutto come abbiamo accettato di proseguire la contrattazione senza la Dichiarazione di emergenza climatica, che ritenevamo inizialmente pregiudiziale».

La trattativa con il movimento ispirato da Greta Thunberg era infatti iniziata nel lontano giugno scorso, quando Fff Como ha presentato al Comune un’istanza di «dichiarazione di emergenza climatica e ambientale» (Deca) collegata a una serie di misure ecosostenibili da introdurre in città. La richiesta di Deca era stata inviata anche a tutti i comuni della provincia, tre dei quali (Limido comasco, Casnate con Bernate e Bregnano) avevano successivamente aderito.

Ma a Como la strada era subito apparsa in salita. Il sindaco, insieme agli assessori Marco Galli e Adriano Caldara, aveva inizialmente gelato la delegazione in visita, composta da giovani attivisti, con dichiarazioni lunari («Io non faccio politica») e soprattutto negando l’esistenza di un’emergenza climatica ormai riconosciuta dalla quasi totalità degli scienziati. Ciò nonostante, si dichiarava disponibile a collaborare e a «valutare» una parte delle loro richieste.

Dopo un breve disorientamento, il Movimento aveva deciso di tralasciare le questioni di principio, concentrandosi sull’ottenimento di risultati concreti e andando pragmaticamente a vedere le carte alla giunta. «Se la Deca non si può avere, perché non istituire almeno una consulta sull’Ambiente, utile a instaurare un rapporto costruttivo con tutta la cittadinanza?», avevano chiesto da Fff durante un nuovo incontro. «Vi faremo sapere», era stata la risposta-camomilla del Comune.

Dopo altre settimane di sedazione, da parte dell’Amministrazione l’ipotesi di consulta è stata garbatamente fatta smaterializzare, sostituita dall’offerta di un ipotetico coinvolgimento nella commissione consiliare 2, che si occupa di Ambiente ed Ecologia. «Potrete essere più utili qui», aveva suggerito Caldara il mese scorso (il sindaco era assente) con i suoi toni flautati. Peccato che, trattandosi di un organismo interno, composto da soli consiglieri comunali, l’eventuale partecipazione degli attivisti sarebbe limitata al ruolo testimoniale di semplici uditori. Altro che coinvolgimento attivo.

Che fare? Il Movimento sembra deciso a non farsi depistare ulteriormente. E insiste: «Proprio in questa chiave propositiva e aperta alla cittadinanza e ai soggetti competenti, e per la possibilità di assumere una frequenza adeguata, la Consulta ci sembra lo strumento migliore per favorire una presa di coscienza e un’azione condivisa in campo ambientale – insiste Fff -. La Commissione 2, invece, viene convocata per iniziativa del proprio presidente; la partecipazione – secondo quanto riportato dall’assessore Galli nello scorso incontro – è subordinata a un invito, e, soprattutto, costituisce un’articolazione del consiglio comunale: essa non corrisponde quindi al luogo di confronto di cui la cittadinanza comasca ha bisogno. Inoltre, non è nel nostro interesse sostituirci all’Amministrazione, né agli organi comunali: semplicemente chiediamo che vengano adottate sul territorio le necessarie misure in materia ambientale, secondo le competenze dell’Amministrazione, perché la Scienza ci dice che non c’è più tempo da perdere».

Insomma: o il Comune “molla” la consulta, oppure il «confronto costruttivo» è destinato a interrompersi, e non certo per volontà degli attivisti, che con la mail in questione tengono a chiarire che ulteriori differimenti & dissolvenze non saranno affatto graditi: «Se la Sua volontà, come ci ha manifestato il 16 Ottobre, è di agire nel concreto per la città – prosegue il testo del messaggio – Le chiediamo ancora di dare la possibilità a tante associazioni e cittadini di aiutarLa in questo percorso, e istituire quindi la consulta per l’Ambiente. Nel caso in cui questa strada non fosse percorribile, non riterremo più proficuo un rapporto che, al netto di rinunce e compromessi, non fornisce alcuno strumento alla cittadinanza per essere coinvolta nella transizione ecologica. (…) Attendiamo la Sua risposta al più presto, nella speranza che il quarto Sciopero mondiale per il clima di venerdì 29 Novembre sia l’inizio di un nuovo capitolo nella storia del contrasto della crisi climatica a Como, che veda un eguale impegno da parte della sua Giunta, dei movimenti, delle associazioni e di tutta la cittadinanza. Certi di una sua risposta chiara e netta entro giovedì, le porgiamo cordiali saluti».

Più chiaro di così. Ora c’è da chiedersi quale sarà la mossa successiva del Comune (se ne avrà una), il quale si vede piovere questa inaspettata impuntatura proprio alla vigilia di un nuovo sciopero generale. E memore del migliaio di studenti che in occasione del precedente non avevano gradito l’improvvida chiusura del portone su corso Vittorio Emanuele e avevano occupato il “cortile buono” del Palazzo passando dall’entrata principale. Allora la Digos, prontamente chiamata alla difesa del castrum, si era limitata al ruolo di paziente intermediario, superata dall’agguerrita assessora alla Sicurezza, Elena Negretti, che con livore strappava il cellulare dalle mani di un giornalista e impediva agli organizzatori della manifestazione di salire a parlare con gli assesssori presenti. Ma tutto questo lo abbiamo già visto. Quale potrebbe essere il livello successivo? Forse la militarizzazione di tutta l’area prospiciente al Comune?

Anche perché forse Landriscina & Co ignorano che alla lotta di Fridays for future si stanno accodando numerose altre realtà, non soltanto studentesche, e che quel passaggio della mail nel quale si citano «tante associazioni e cittadini pronti ad aiutarli in questo percorso» non è buttato lì proprio a caso.

Da qualche mese è infatti attiva “Como per il clima“, una rete provinciale composta da decine tra associazioni, gruppi informali e singoli cittadini, nata per tutelare l’ambiente locale, ma con un occhio anche alle cause esterne che concorrono a insidiarlo, come appunto i cambiamenti climatici. Non è quindi escluso che, se decideranno di chiudere fuori dal portone – metaforicamente o meno – le istanze di Deca e di consulta per l’Ambiente, queste possano rientrare, amplificate, dalla finestra. [Fabio Germinario, ecoinformazioni]

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