Mario Landriscina

25 aprile 2021/ Liberazione/ Prima parte

Abbiamo cominciato questa “3 giorni” dedicata al 25 Aprile “dal fondo”, dall’attualità, mettendo la testa nel groviglio di problemi, ancora ben lungi dall’essere risulti, determinati dalla presenza dei gruppi neofascisti e neonazisti che, purtroppo, ancora si richiamano a quelle ideologie che l’impegno democratico avrebbe dovuto cancellare definitivamente. Lo abbiamo fatto per rendere chiaro che quel percorso di conquista della Libertà e della Democrazia, che ha nel 25 Aprile un momento centrale e fondante, non è ancora concluso. Che l’impegno non può affievolirsi.

(altro…)

Lettera aperta al sindaco di Como

La Prossima Como scrive a Landriscina una lettera aperta. «Egregio Sindaco, non è nel nostro stile fare polemiche, meno che mai in questo difficile periodo. Abbiamo sempre manifestato pubblicamente le nostre idee, magari non condivise, ma le riteniamo importanti per la costruzione della “città per l’uomo”.

(altro…)

State a casa!

Non c’è alcuna correlazione tra l’incremento del numero dei positivi registrati il 9 aprile e il fatto che tante, troppe persone sono in strada oggi anche a Como. Inoltre i dati sul numero dei positivi sono ormai universalmente ritenuti privi di senso essendo del tutto variabile, casuale e bizzarra la scelta delle persone con la quale vengono fatti i tamponi. In alcuni casi oggetto di indagini della magistratura. Il giusto appello a stare a casa del sindaco di Como evidenzia un fatto grave le cui conseguenze avranno effetti negativi tra giorni: a Como le persone in strada sono troppe, sempre di più e ciò è pericolosissimo.

(altro…)

Covid-19/ Landriscina: «Misure sanitarie anche per senzatetto»

La situazione delle persone senza fissa durante l’epidemia di Covid-19 appare un problema troppo spesso lasciato in secondo piano, con multe insensate nei confronti di chi non ha una casa in cui poter passare il periodo di isolamento necessario a contrastare la crisi in corso. La giunta Landriscina corre temporaneamente ai ripari cercando di trovare una soluzioni abitative alternative per prevenire eventuali contagi o per necessità di quarantena obbligatoria. E’ doveroso chiedersi allora se, ad emergenza finita, le soluzioni individuate rimarranno attive come strumento di assistenza dei senza dimora oppure se questa categoria tornerà ad essere solo uno scomodo problema per il decoro urbano.

(altro…)

Landriscina: «Restiamo a casa»

Non sappiamo se dobbiamo agli sciagurati e per certi versi criminali appelli di #comonosiferma il fatto che una parte piccola, ma virulenta della popolazione, continua a infrangere la legge per dare una testimonianza di somma reiterata idiozia non rispettando le norme vitali prescritte. Certamente il problema c’è visto che il sindaco Mario Landriscina deve nuovamente fare appello perché tutti stiano a casa. Nel seguito il testo.

(altro…)

Appello del sindaco di Como alla città

«Il momento è grave, la situazione di emergenza che stiamo vivendo è senza precedenti e siamo chiamati a modificare i nostri stili di vita. In queste ore dobbiamo renderci conto della nostra precarietà, delle nostre debolezze e dello smarrimento che proviamo nell’affrontare un nemico difficile, ma non impossibile, da sconfiggere.

(altro…)

Scioperi antifascisti del marzo 1944: la memoria al tempo del virus

Si è svolta “in forma privata” la cerimonia di commemorazione delle vittime degli scioperi antifascisti del 6 marzo del 1944, che anche a Como costituirono un momento fondamentale per la lotta contro l’oppressione del regime fascista e nazista.

Quest’anno, a causa delle doverose cautele imposte dalla situazione dell’epidemia Covid-19, la cerimonia di ricordo dei deportati della Tintoria Comense e della Tintoria Castagna, morti nei campi di concentramento nazisti ha visto la partecipazione del solo sindaco di Como, Mario Landriscina, in rappresentanza di tutte le autorità, e di pochi familiari delle vittime. Ridotta nella partecipazione, la cerimonia non è stata sminuita nel significato.

La memoria non può e non deve essere sospesa, così come la consapevolezza che quelle ideologie di oppressione e negazione dell’umanità non sono del tutto tramontate. Dagli scioperi di marzo alla Liberazione d’aprile passò più di un anno, e altri settantacinque ne sono trascorsi da allora: l’impegno antifascista non è ancora terminato.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Posata la prima pietra d’inciampo a Como

È stata posata a Como, nella mattinata del 20 febbraio 2020, la prima pietra d’inciampo in città. È dedicata ad Aldo Raffaello Pacifici, deportato prima al campo di concentramento italiano di Fossoli, poi ad Auschwitz e lì ucciso il giorno stesso del suo arrivo, il 6 agosto 1944.

Per la posa, in via Brogeda 11, si è svolta una breve cerimonia, con la presenza del sindaco di Como, Mario Landriscina, e del nipote della persona ricordata, Aldo Pacifici.

Le “pietre d’inciampo” sono il frutto di un progetto artistico di memoria di Gunter Demnig, il quale ha cominciato questo processo di commemorazione e di ricordo “non retorico” a Colonia nel 1992; il nome “pietre d’inciampo” (in tedesco stolpersteine) si richiama a una citazione della lettera ai Romani dell’apostolo Paolo: «Ecco, io metto in Sion un sasso d’inciampo e una pietra di scandalo; ma chi crede in lui non sarà deluso» (9, 33). Da allora, questa iniziativa, che idealmente vorrebbe arrivare a ricordare tutti i milioni di deportati e sterminati dai regimi nazifascisti, ha conosciuto un crescente successo: oggi in Europa le pietre d’inciampo posate sono quasi ottantamila, in Italia sono circa un migliaio, a Milano più di 80.

Ciononostante, a Como il progetto originale è ancora di incerta comprensione: forse per questo il Comune di Como ha pensato bene di collocare la pietra d’inciampo in posizione defilata, quasi nascosta, contro il muro sul marciapiede a lato dell’ingresso, quando invece le pietre vanno collocate in posizione centrale, davanti all’abitazione da cui i deportati sono stati strappati (è appena il caso di ricordare che all’inizio del progetto, a Colonia, vi furono roventi polemiche da parte di alcuni proprietari di case – evidentemente di famiglia diversa da quella dei deportati – che non volevano il loro marciapiede “deturpato” da un ricordo così drammatico). A Como, sembra quasi che il Comune voglia dire: ricordiamo sì, ma non troppo; “inciampiamo”, ma anche no; se la gente non vede e non si fa domande, che problema c’è?

Spiace che un’iniziativa importante sia stata così sottovalutata.

Spiace anche perché la collocazione della pietra d’inciampo dedicata ad Aldo Raffaello Pacifici è molto significativa per più di una ragione: non solo per la vicenda personale di Pacifici, funzionario di quello Stato che poi lo rinnegò, ma anche perché vicina a quella frontiera italo-elvetica che Pacifici con i fratelli cercò di varcare e da cui invece fu respinto (non a Chiasso, però, ma nella zona di Porto Ceresio); una vicenda che naturalmente evoca (e lo ha fatto esplicitamente il nipote Aldo Pacifici in occasione della Giornata della Memoria 2020) le più recenti drammatiche vicende di quei migranti che per superare le frontiere mettono a rischio la propria vita.

L’iniziativa della pietra d’inciampo a Como è nata dalla proposta del consigliere di minoranza Vittorio Nessi ed è stata accolta dal Consiglio Comunale di Como (ma bisogna anche ricordare che la proposta era stata avanzata a Como, fin dal 2015, in un convegno organizzato dall’ANPI con la partecipazione di Adachiara Zevi, che del progetto è stata la prima promotrice in Italia; proposta poi reiterata in modo ufficiale alla celebrazione pubblica della Giornata della Memoria del 2018 nell’intervento dell’Istituto di Storia Contemporanea “Pier Amato Perretta”). Un’iniziativa che speriamo possa continuare con la posa di altre pietre, per rafforzare la memoria e per migliorarne la comprensione, presso la cittadinanza e presso chi ha la responsabilità del suo governo.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: