1 giugno/ Albiolo/ Trame identitarie

Sabato 1 giugno si inaugura, al Centro Civico del Comune di Albiolo, Trame identitarie, la mostra finale del progetto, curato da Aura D’Arrigo, di Terapeutica Artistica. Nel progetto si è lavorato con le donne richiedenti asilo della Cooperativa Intesa Sociale di Bizzarone utilizzando tecniche artistiche di vario tipo per stimolare la creazione di un luogo relazionale positivo e legando la tradizione comasca del tessile alla loro. Il progetto è patrocinato dal Comune di Albiolo che ha fornito gli spazi dove si sono svolte le’attività di laboratorio. La mostra finale comprende tutti i lavori fatti nell’arco di 4 mesi e in particolare ci sarà l’esposizione dell’Opera Condivisa, una rete di juta lunga dodici metri tessuta a telaio.

«Quando ho scelto il mio percorso di studi volevo intraprendere una
strada che potesse aiutarmi a vedere le cose e le persone con chiarezza così da non essere vittima di pregiudizi e sincera nelle mie emozioni e l’ho trovata grazie all’arte e, più precisamente, nella Terapeutica Artistica. Questa strada mi ha portato verso questo progetto finale dedicato e
pensato per queste donne coraggiose che lasciano la loro casa per cercare delle opportunità migliori o per scappare da situazioni estreme in cui non hanno la possibilità di scegliere per se stesse o di vivere dignitosamente; per me è necessario pensare che un processo di integrazione reale possa essere possibile e il punto di partenza è quello di creare una relazione paritaria con queste persone che sono magari diverse da noi per colore della pelle e tradizioni ma che, fondamentalmente, vivono i nostri stessi dubbi e problematiche con l’unica differenza che noi abbiamo i mezzi per poter cambiare la nostra vita e loro no. Questo progetto utilizza l’esperienza
della tessitura di segni come metafora della capacità e del diritto di ogni essere umano di creare la propria strada e vivere la propria esistenza così come desidera e io ne farò parte non come spettatrice indifferente ma come partecipante attiva che attraverso la relazione con l’altro darà un nome alla propria strada». [Aura D’Arrigo]

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