Il futuro è un ghiacciaio che si scioglie

La triplice crisi che stiamo vivendo (ambientale, sanitaria ed economica) mette in serio pericolo il futuro di tantissimi giovani. Non solo le restrizioni antipandemiche stanno negando loro socialità ed istruzione, ma il loro intero piano di vita rischia di essere all’insegna di una situazione lavorativa precaria, in un pianeta allo stremo sul piano ecologico.
È dunque in cerca di sicurezze che oltre cinquanta persone hanno manifestato in piazza Cavour, a Como, per lo sciopero globale per il clima indetto da Fridays for future e rilanciato da Unione degli studenti nel pomeriggio di venerdì 19 marzo.

Due dei principali movimenti politici giovanili hanno condiviso dunque la piazza in un presidio statico, nel rispetto delle norme anti-covid, incentrato sull’ennesimo appello ad un’azione politica ed istituzionale che preservi le sorti del pianeta e delle generazioni che lo vivranno.
A simboleggiare la precarietà della condizione in cui il pianeta e il futuro dei e delle giovani versano, i manifestanti hanno allestito una forca sotto la quale è stato posto un blocco di ghiaccio: quando questo si fosse liquefatto, la persona su di esso sarebbe rimasta simbolicamente impiccata. È questo, nell’allegoria inscenata dagli organizzatori del presidio, il destino della Terra sotto l’effetto del riscaldamento globale; bisogna agire subito per scongiurare questo scenario.

Il contrasto alla crisi climatica, però, non passa solo dall’intervento dall’alto, dai centri di potere. Ognuno, nel proprio piccolo, può agire per contrastare l’approssimarsi della fine, nel rispetto del pianeta e di chi lo abiterà dopo di sé.
Il rispetto dell’ambiente a livello individuale è la base sulla quale costruire richieste strutturali che mettano in discussione la mobilità, la produzione energetica e un sistema che pare privilegiare il profitto rispetto alla tutela dell’ambiente.

Ripensare la società in cui viviamo in ottica ecologica non è, ovviamente, automatico.
Le istituzioni di socializzazione hanno un ruolo primario nel fornire chiavi di lettura della realtà e, data la situazione attuale, non possono esimersi dal narrare la crisi che stiamo vivendo e dal fornire ai e alle giovani adeguati mezzi per arginarla.
Le istanze di Uds sono emerse chiaramente nella richiesta di una scuola che offra una formazione ambientalista. Con questa espressione non si deve intendere l’educazione alla raccolta differenziata o a non buttare le cartacce per terra (queste sono basi che andrebbero acquisite in famiglia), quanto piuttosto una spiegazione dei delicati equilibri in cui siamo inseriti come esseri umani e sulla loro fragilità.
Le generazioni del domani devono saper tutelare il mondo in cui vivranno, ma ciò potrebbe non bastare: bisognerà riparare agli errori di ieri e di oggi, commessi da chi ha visto la Terra come una fonte inesauribile e l’ha di fatto portata al limite.

Una domanda che sorgerebbe a questo punto spontanea è: cosa si può fare, ora, se la crisi sembra inarrestabile?
Sicuramente, non cadere nell’inganno del greenwashing, la pratica per cui sempre più grandi aziende strizzano l’occhio a modi di produzione apparentemente ecologici che, in realtà, non fanno che nascondere il problema rendendo implicito lo sfruttamento delle risorse.
D’altro canto, invece, è necessario un intervento sulla rete di trasporti che renda più sostenibile la mobilità. Questo dovrebbe partire dalle giunte locali fino a diventare una prassi condivisa a livello globale; ci sono paesi già molto avanti in questo senso, li si può prendere come modelli.

La situazione ambientale del pianeta Terra è gravissima e in ballo c’è il futuro dell’umanità e di tutte le specie animali e vegetali con cui conviviamo. L’antropocene ha messo sotto scacco il mondo, connotandosi per una serie di pratiche e politiche volte al consumo e allo sfruttamento sfrenato.
La pandemia da covid è solo uno dei sintomi che, nell’ultimo ventennio, dovrebbero o avrebbero dovuto far capire all’umanità che la soglia era superata, ma non ci sono stati rallentamenti.
Ora, riprendendo la forca del presidio, l’umanità è presa al cappio ed è in bilico su un minuscolo blocco di ghiaccio che si scioglie sempre più in fretta.
O si agisce cambiando il sistema in cui viviamo, o per l’umanità rischiano di suonare campane a morto. [Pietro Caresana, ecoinformazioni; foto di Fabio Cani e Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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