Culturattiva/ 18 aprile/ Domenica mattina

Si è concluso con una «Liturgia laica delle parole» il week-end organizzato da Artisti e Maestranze Attivi Como per sensibilizzare la città sulle gravi condizioni del mondo dello spettacolo, della cultura e della scuola dopo quasi un anno e mezzo di chiusure e confinamenti determinati dalla pandemia covid-19. Anche l’iniziativa di domenica mattina (come già quelle di sabato mattina e pomeriggio) si è svolta in piazza Verdi, avendo come scenografia il pronao del Teatro Sociale.

Dato il titolo dell'”evento”, dalle parole conviene partire. “Liturgia” è parola di origine greca, che sta a significare il «servizio di utilità pubblica imposto dallo stato ai cittadini più facoltosi» (dizionario Treccani) e nelle cui radici etimologiche sono contenuti sia il concetto di “spazio pubblico” (ancora più precisamente: “del popolo”) che quello di “opera”. Il teatro, lo spettacolo – e prima ancora il discorso pubblico – sono “liturgici” per eccellenza. Forse, quindi, non c’è bisogno di ispirarsi al modello religioso (a cui la “liturgia” approda per il tramite della traduzione greca “dei Settanta” del testo biblico, come calco dell’ebraico “servizio del Tempio”) per allestire una vera e propria liturgia, che è “laica” per eccellenza. Ma forse, quindi, il fatto che sottolinearne la laicità sia comunque necessario, la dice lunga sui nostri retaggi “culturali” (e politici), su cui forse sarebbe il caso di riflettere, proprio nel momento in cui – come è stato fatto in questo giorno e mezzo nella piazza tra Teatro e Cattedrale – si prova a sondare il rapporto fondativo tra cultura e spettacolo da una parte e comunità e società dall’altra. Del resto, si è di domenica (“dies dominica”, ovvero “del signore” – un po’ quello ultraterreno e un po’ quelli terreni che comandano) e quindi l’allusione alla Messa di precetto si comprende facilmente…

Ciò detto, la liturgia ha messo in fila le parole (accompagnate da musiche) di Wynton Marsalis, Alda Merini, Italo Calvino, Joseph L. Mankiewicz, per finire con un piccolo colpo di genio: le “intercessioni”.

Per le attrici, i danzatori, le registe, i drammaturghi, le scenografe, i costumisti, le sarte e le maestranze tutte – Stiamo aspettando Godot;

Per i musicisti, le cantanti, i direttori d’orchestra, le compositrici, gli autori – Stiamo aspettando Godot;

(…)

Per gli spettatori, le spettatrici e il pubblico tutto – Stiamo aspettando Godot.

Come sa chiunque abbia un minimo di consuetudine con il teatro del Novecento, chi sia Godot non è dato sapere, né se arriverà mai, e nemmeno se abbia un senso aspettarlo.

E questo è il dramma (la commedia? la tragedia? la farsa?) del mondo dello spettacolo e della cultura di questi tempi.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcune immagini della “liturgia” di domenica 18 aprile.

La registrazione della “Liturgia laica delle parole” è disponibile sulla pagina facebook di Artisti e Maestranze Attivi Como

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