Fascismi di ieri e oggi/ E alla fine c’è il Cpr

Il 24 e il 25 aprile, a Milano sono state organizzate diverse iniziative che riflettono sul valore dell’antifascismo e sulla sua attualità. Non viene solo celebrato il settantaseiesimo anniversario della Liberazione: sabato 24 ci sono stati due presidi, uno contro l’apertura della libreria fascista Altaforte a Cernusco sul Naviglio e uno contro i Cpr, i lager italiani di oggi, in Via Corelli a Milano.

Il secondo dei due presidi ha raccolto almeno 200 persone, tanto che è stato necessario chiudere la via al traffico per garantire il distanziamento sociale anti-covid.
Il movimento No Cpr è nato a Milano quando è stata annunciata l’apertura di un centro di detenzione per persone migranti in via Corelli. La lotta contro questa scelta liberticida si è protratta da fine 2018; in questo periodo di Memoria è giusto ricordare che esistono ancora forme di fascismo e di detenzione di esseri umani.
I Cpr sono luoghi di violazione dei diritti fondamentali e di prigionia: i migranti vengono infatti maltrattati e reclusi prima che, senza alcuna procedura legale degna di questo nome, si decida la loro sorte (che nella stragrande maggioranza dei casi comporta il rimpatrio).

Il presidio si è aperto con un’azione che, attraverso una sorta di mini-recita teatrale (E alla fine c’è il Cpr), ha rappresentato tutta l’iniquità del sistema di accoglienza della fortezza-Europa. Le persone migranti vengono espulse quasi sempre senza appello e, se ciò non accade, sono inserite in un sistema precario per cui solo finché lavorano sono considerabili cittadini legittimi. In attesa del verdetto, il Cpr è il non-luogo in cui vengono rinchiusi.
Chi solidarizza e si rende complice di queste persone viene criminalizzato, multato e arrestato.
Tutto ciò, questa disumanizzazione sistematica, è frutto di una volontà congiunta delle istituzioni italiane e dell’Unione Europea stessa, barricate nella difesa degli interessi di pochi ai danni della collettività.


I Cpr sono luoghi non solo di reclusione, ma anche di morte.
Nei vari hotspot e nelle baraccopoli di container in cui nel corso degli anni in tutta Italia sono state detenute migliaia di persone migranti non sono mancate le violenze ed i suicidi. Decessi evitabili, causati dall’insopportabile condizione in cui i e le migranti erano e sono costretti.
Circondati da personale inadeguato e forze armate spesso razziste e violente, sono tantissimi i casi di violazione della dignità umana nei confronti degli internati e le situazioni in cui si è preferita la beffa all’assistenza.
I nomi sono tanti, ricordare le vittime dei lager dell’immigrazione è un dovere, ma non basta: serve un ripensamento immediato del sistema di accoglienza ed è necessario riconoscere l’umanità di questi individui; respingere non è la soluzione, i nuovi lager non sono accettabili.

Il percorso di riflessione e lotta antifascista milanese culminerà domenica 25 aprile: alle 15 si terrà una biciclettata antifascista a Palestro, a cui seguiranno testimonianze di resistenza e lotta ai fascismi. [Pietro Caresana, ecoinformazioni]

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