Primo Maggio/ Alla Henkel per il lavoro

È un Primo Maggio diverso quello del 2021, diverso da quelli tradizionali, con il corteo o il concerto, anche a Como, e diverso anche da quello dell’anno scorso, senza nulla in piazza, e solo con iniziative on-line. Quest’anno, per quanto contingentato, il Primo Maggio in piazza è sceso, e si è ritrovato a Lomazzo, per difendere lavoratrici e lavoratori della Henkel, che devono fronteggiare la minacciata chiusura della fabbrica.

Nel tratto di strada con lo stabilimento Henkel da una parte e i binari della ferrovia dell’altra, oltre centocinquanta persone hanno raccolto l’invito dei sindacati Cgil-Cisl-Uil e hanno ascoltato i numerosi interventi che hanno voluto dare una panoramica generale della situazione, certo non rassicurante, del mondo del lavoro in Italia: l’effetto della pandemia va ben oltre il drammatico impatto della crisi sanitaria, con il carico di morti e di dolore, con il disastro organizzativo cui solo nelle ultime settimane si comincia a porre rimedio… a tutto ciò si aggiungono i nefasti effetti di politiche industriali miopi quando non sconsiderate, con la riduzione dei diritti e l’aumento dello sfruttamento. Sul palco, quindi, si susseguono le diverse voci testimoni di questa complicata galassia di problemi: dalla Henkel, dalla scuola, dall’edilizia, dalle residenze per anziani, dalle strade incessantemente percorse dai riders, si evidenzia che il lavoro è il contenuto fondamentale della vita di tutti e tutte, e – reciprocamente – che il lavoro è centrale per trovare le ricette in grado di rimettere in piedi la società italiana nel suo complesso. Da queste considerazioni nasce lo slogan generale di questo Primo Maggio: “L’Italia si cura con il lavoro”. D’altro canto, le stesse considerazioni generano anche un ringraziamento sincero di tutta “la piazza” ai lavoratori e alle lavoratrici della Henkel, che con la loro lotta contribuiscono a portare in evidenza questo complesso di problemi.

Provano a fare la sintesi i tre interventi “generali”, nelle parole di Salvatore Monteduro, segretario generale della Uil del Lario, di Paolo Ronchi, segretario generale Femca Cisl della Lombardia, e di Alessandro Pagano, segretario generale della Cgil Lombardia. Al centro stanno la dignità del lavoro, la ricostruzione della coesione sociale e la messa in opera di una vera e propria rete di protezione sociale: uscire dalla pandemia comporta non solo riavvicinare la sanità ai bisogni della cittadinanza, ma anche rendere operativo fino in fondo il ruolo che la Costituzione attribuisce al lavoro.

Non manca nemmeno, grazie all’intervento di Marco Rigamonti dell’Anpi, un richiamo all’impegno antifascista, continuamente necessario per impedire la riproposizione delle ideologie del passato.

L’appuntamento non è certo al Primo Maggio dell’anno prossimo: le necessità di questa fase critica incalzano, e il mondo del lavoro lo sa benissimo, a Lomazzo come in tutta Italia.

[Fabio Cani, ecoinformazioni]

Alcuni momenti della manifestazione del Primo Maggio a Lomazzo.

Marco RIgamonti.
Salvatore Monteduro.
Roberta Capone.
Alessandro Pagano.
La deputata Chiara Braga alla manifestazione di Lomazzo.

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