Transizione ecologica e mobilità sostenibile

Nella serata del 14 giugno si è tenuto online il primo incontro promosso dal Circolo Legambiente Angelo Vassallo di Como per discutere del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza (Pnrr) e della sua componente ecologica. Un incontro nel quale si è parlato di transizione ecologica, mobilità sostenibile e programmi di attuazione per sfruttare al meglio i fondi dell’Unione Europea e migliorare il territorio e la vita dei cittadini partendo dalle realtà locali.

Dopo i saluti iniziali di Enzo Tiso, presidente del circolo di Legambiente Angelo Vassallo di Como, la serata ha visto gli interventi di Chiara Braga (parlamentare pd), Barbara Meggetto e Mauro Guerra, moderati da Chiara Bedetti.

Cos’è la transizione ecologica? In quanto tempo pensiamo di compierla? Quale l’obiettivo e quale il percorso? Come si coordina questo tipo di piano, con il PNRR e la programmazione dei fondi strutturali 2021-2027?

Queste le domande poste da Chiara Bedetti a Chiara Braga, parte della commissione Ambiente, Territorio e Lavori Pubblici della Camera dei Deputati. La transizione ecologica può essere definita come il futuro dell’Europa e dell’Italia, dice Braga, pensando alla discussione pre-pandemia dove il primo atto della Commissione Europea è stato quello di promuovere la neutralità climatica in un momento dove gli Stati Uniti di Trump e la Cina hanno rallentato o si sono disimpegnati rispetto ai criteri dell’accordo di Parigi. Secondo la deputata, l’Europa ha assunto un ruolo di guida e di leadership, proponendo il Green Deal europeo. Braga ricorda l’importanza del NextGenerationEU (o Piano per la Ripresa dell’Europa), che prevede l’assunzione di debito comune per sostenere la ripresa economica dei Paesi Membri, nell’ottica di dar seguito agli obiettivi del Green Deal europeo da attuare attraverso i vari programmi nazionali degli Stati. Almeno il 37% delle risorse versate a ciascuno Stato devono essere legate agli obiettivi della riduzione delle emissioni (per arrivare all’obiettivo emissioni 0 nel 2050, la neutralità climatica) e altri obiettivi legati al contrasto al climate change, come la riduzione delle emissioni del 55% entro il 2030. Questo seguendo un percorso di cambiamento nell’economia verso un modello di sviluppo che si dia come obiettivo primario la riduzione delle emissioni ma anche l’efficienza nell’uso delle risorse per un sistema sostenibile.

Rilevanti in questo senso sono le missioni 2 (appunto relativa a rivoluzione verde e transizione ecologica) e 3 (dedicata alle infrastrutture per una mobilità sostenibile) del Pnrr
Una quota importante delle risorse ha una finalità esplicita diretta verso la transizione e tutto il piano deve essere coerente con sostenibilità e neutralità climatica. Quindi, nessun intervento finanziato attraverso le risorse inserite nel PNRR deve arrecare danno all’ecosistema, come afferma Braga. Economia circolare e agricoltura sostenibile, efficienza energetica e riqualificazione del patrimonio edilizio, adeguata gestione delle risorse idriche. Questi i punti fondamentali. Ma una delle sfide è anche aumentare la messa a terra di investimenti verso impianti di produzione di energie rinnovabili. Fondamentale sviluppare la produzione di rinnovabili rivolte anche a comuni medio piccoli e centri urbani per sostenere le economie locali, tutelare il territorio riducendo le emissioni inquinanti (creando green communities e investimenti verdi in funzione della prevenzione del rischio idrogeologico) e ridurre i divari territoriali.
Mentre sul versante della mobilità (missione 3 del PNRR): elettrificare le tratte che possono migliorare i collegamenti e avere impatto positivo, piste ciclabili, riqualificazione urbana e di recupero dell’esistente anche coinvolgendo il terzo settore. Si parla anche del tema della rigenerazione urbana, che in ottica europea tende a voler mettere insieme l’idea della riqualificazione degli edifici con la creazione dei legami sociali e di comunità. Come vengono riqualificati gli spazi determina la qualità dell’incontro della cittadinanza in questi. Determina una crescita sociale: opportunità di lavoro, condivisione, istruzione, socialità.

Barbara Meggetto, presidente di Legambiente Lombardia, presente durante la stesura del documento di proposte di Legambiente al governo Conte II che ha segnalato le cose indispensabili dell’associazione e le cose che non andrebbero fatte, ha quindi seguito da vicino l’iter della prima stesura del Piano. Legambiente ha prodotto un documento rivolto alla modifica del precedente Piano, che dava indirizzi non conformi alle necessità del Paese: digitalizzazione, istruzione, mobilità sostenibile, salute, economia circolare. Temi di un documento corposo volto anche alla necessità di accelerare su riduzione emissioni.
Legambiente Lombardia ha inoltre scritto recentemente un documento a commento del Piano presentato in Europa, con critiche e proposte per modificarlo e per agire correttamente nella fase operativa. Il tema è sempre la necessità di conciliare economia ed ecologia, benessere e uguaglianza. Questo perché anche in relazione a questo Piano, come Legambiente si aspettavano qualcosa di più ambizioso. Nonostante a volte l’accelerazione verso la Rivoluzione rischi di indebolire i controlli che danno tutela maggiore, e questa è un’insidia che deve essere evitata, è necessario un cambio di passo.
Il compito di Legambiente è quindi anche quello di vigilare che i fondi vadano nella direzione giusta e non prendano vie non consone, quello di promuovere progetti sostenibili e disincentivare quelli non sostenibili e negativi, così come descritto dalle loro proposte per il Pnrr molto dettagliate presentate a gennaio 2021.

L’ultimo di questi interventi, quello del presidente di Anci Lombardia Mauro Guerra, è stato relativo al ruolo dei territori, un po’ con lo scopo di togliersi l’impressione che il PNRR sia qualcosa di calato dall’alto a volte e quindi chiedendosi come fare a delineare la direzione da seguire dal punto di vista locale, dai vari enti fondamentali per l’attuazione concreta. Da presidente Anci, Guerra afferma che occorre segnare una direzione forte e raccogliere le opportunità derivate da questa crisi. Importate è seguire le linee di indirizzo delle direttive europee che indicano una possibilità di svolta in cui un ruolo fondamentale deve essere svolto dai territori e dalle comunità locali, anche seguendo la programmazione europea 2021-2027 oltre al PNRR.
Guerra mette in guardia sul non usare i fondi per l’elenco della spesa, nella consapevolezza che deficit progettuale e tempi stretti non stanno facilmente assieme. Serve quindi una forte progettualità, anche locale, in tempi rapidi e che garantisca un buon grado di interlocuzione e partecipazione. Buone e mirate scelte a livello nazionale e sovranazionale che vadano poi a confluire dentro azioni reali locali. Dotare quindi le autonomie locali di competenze e capacità per cogliere al meglio il passaggio tra idee e attuazione. «Una straordinaria occasione per rivoluzionare le tematiche dello sviluppo sostenibile territoriale e innovare e cambiare il sistema di pubblica amministrazione locale». Finché la partita è tagliare controllo e non costruire capacità di programmazione, dice Guerra, è difficile fare progressi. Oggi il sistema di controllo non è efficiente, perché non accompagna gli enti ma giudica singoli atti, senza guardare il complesso delle cose. Dal punto di vista della mobilità, ci sono strade che non sono solo elementi di passaggio e gli interventi possono cambiare assetto, cogliendo l’occasione per organizzare la viabilità del territorio in modo più umano e sostenibile. È necessario quindi un ragionamento sulle infrastrutture con l’idea di contrasto alle disuguaglianze in modo sostenibile e intelligente.

A chiosa dell’incontro si è anche discusso della necessità di costruire una governance più efficiente rispetto al passato per poter gestire al meglio le risorse Europee. Due elementi importanti sono emersi: la semplificazione, che però non può tradire lo spirito del piano che è la salvaguardia valori fondamentali come ambiente e paesaggio, e la riforma della Pubblica Amministrazione attraverso una maggiore inclusione femminile e giovanile. Tutte le risorse che verranno messe a disposizione tramite bando dovranno altresì premiare chi è attento all’occupazione giovanile e alle pari opportunità, per rafforzare la macchina pubblica e inserire nuove competenze.
Seppure sia difficile avere una visione lungimirante, che vada a costruire prospettive solide e di lungo periodo nella società, è proprio quella che serve per poter incidere poi a livello concreto attraverso i diversi passaggi, dalla dimensione macro a quella micro.
Questi i propositi finali, a chiusura di un primo incontro stimolante che, molto probabilmente, avrà un seguito volto a entrare più nel dettaglio nei temi e nei progetti concreti, riguardo soprattutto la transizione ecologica e la mobilità sostenibile. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

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