Vorrei gridare, accusare, condannare. Ma don Roberto non vorrebbe

Vorrei gridare, accusare, condannare!!! Però non mi sembra giusto farlo. Lui don Roberto Malgesini non vorrebbe, non l’avrebbe fatto; si sarebbe comportato come sempre accettando, mai subendo, cercando sempre di trovare soluzioni possibili e alternative. Questo nonostante tutto quello che gli è stato fatto contro dall’Amministrazione comunale e da una parte della Chiesa locale che non sempre condivideva quello che faceva. Gli hanno segato le panchine a San Rocco, lo hanno multato, gli hanno fatto togliere i servizi, lo hanno fatto spostare più volte per le colazioni: dalle colonne del Liceo, da San Francesco, dalle scalinate delle Caserme.

Ma lui ha continuato a proporre le sue scelte, vivendo quotidianamente e testimoniando con il suo comportamento il Vangelo. Ho letto questa estate di don Tonino Bello e della sua Chiesa del “grembiule”, il grembiule che ha usato Gesù per asciugare i piedi agli apostoli durante l’ultima cena… Don Roberto è stato l’espressione viva di questa Chiesa, la Chiesa dei poveri. Ha medicato i piedi di molti, dava la colazione a tutti quelli che la chiedevano, girava la città alla ricerca dei più umili e poveri. Quando arrivava in Carcere, il suo viso dolce emanava luce, la luce della solidarietà. Perché ricordiamoci: …avevo fame, sete, ero malato e carcerato… se avete fatto questo agli altri, è come se l’aveste fatto a me… La Chiesa del grembiule, la Chiesa dei poveri.

Un anno dopo il suo sacrificio, la sua morte drammatica, cosa è cambiato a Como? Ci sono ancora persone che dormono per strada, non c’è un centro diurno aperto, ci sono tante difficoltà di relazione e accompagnamento, c’è una situazione sociale generale drammatica. C’è una nuova bella mensa e c’è sempre quel gruppo (diverse donne) che continua l’opera di don Roberto attorno a San Rocco e per la città. È per questo che il 15 settembre di ogni mese continua ad interpellarmi, ad interpellarci. E pensare che la nostra città potrebbe essere un esempio di accoglienza: città di frontiera, città anche ricca, città messaggera di Pace, onori ma anche oneri da rispettare.

Per questo vorrei gridare, accusare, condannare, ma lui non l’avrebbe fatto. Penso che rifletterò, condividerò, pregherò, pensando alla sua persona, ai suoi insegnamenti, alle sue azioni pratiche. Quel giorno di settembre, il 15, resterà nel mio cuore, nella mia testa, come altri giorni di questo mese che fanno parte della mia memoria sociale e civica: l’8 settembre del 1943, il tutti a casa, l’11 settembre 1973 del golpe in Cile contro Allende, quello del 2001 della distruzione delle Torri gemelle a N.Y. Quindici settembre 2020, l’assassinio di don Roberto Malgesini. È già passato un anno. [Luigi Nessi, ecoinformazioni]

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