16 e 17 ottobre/ Terezín a Como

Terezín 17/10 è un progetto che prende il nome dal ghetto nazista di Terezín dove furono deportati dal 1941 al 1944 migliaia di musicisti, artisti, poeti. Un ghetto che, paradossalmente, divenne una fabbrica d’arte dove si tennero centinaia di concerti, decine di opere liriche, spettacoli teatrali, di cabaret, mostre. Una produzione culturale ricca, originale, frutto delle migliaia di artisti boemi, moravi, moldavi, austriaci che la macchina nazista aveva concentrato in un unico luogo. A loro venne concessa una inusitata e surreale libertà di pensiero e di azione. Era però un meccanismo a tempo che conteneva una scadenza precisa. Quella del 17 ottobre del 1944 quando oltre un migliaio di artisti di Terezín vennero passati, tutti insieme, per le camere a gas di Birkenau.

Il progetto Terezin 17/10 vuole ricordare questi artisti, ma non vuole essere una replica della Giornata della Memoria. Vorrebbe essere anzitutto un’occasione di riflessione più ampia sul rapporto tra arte, libertà di espressione e i tanti totalitarismi, le innumerevoli situazioni in cui chi fa musica, teatro, letteratura, poesia viene perseguitato per le proprie idee e per la propria creatività. Il progetto coinvolge quest’anno 6 città: Adria, Bologna, Como, Gorizia, Milano, Novara,

Como, i concerti del 16 e 17 ottobre saranno dedicati al Porrajmos, lo sterminio delle popolazioni romanì (Rom, Sinti, Manush, Kalé). Sabato 16 ottobre alle ore 18.00, presso l’Auditorium della Biblioteca di Como, si terrà il concerto “Io l’amavo come l’uva nera” nel quale si esibiranno la celebre cantante Camilla Barbarito, accompagnata dal fisarmonicista ucraino Konstantin Vornicu. Saranno eseguiti brani della tradizione popolare Rom tra cui alcuni canti composti durante la detenzione nei campi di sterminio. Domenica 17 ottobre alle ore 17.30 presso Villa del Grumello a Como si terrà, in forma di incontro concerto, Lo Swing di Django nel tempo del Porrajmos durante il quale si esibiranno il narratore Fabio Lossani, i chitarristi Flavio Minardo e Claudio Pietrucci, e il contrabbassista Alberto Guareschi. Lo scopo del concerto è di raccontare la vita del musicista manouche Jean Reinhardt meglio noto come Django che, durante il nazismo, fu perseguitato per le sue origini gitane e per la sua arte sospettata di essere musica degenerata, troppo swing e carnale.

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