Oltre la notte, testimoni del nostro tempo/ Cecilia Strada

Sabato 30 ottobre nellla terza giornata della decima edizione del Premio Morrione per il giornalismo investigativo al circolo dei Lettori in via Bogino a Torino, Marino Sinibaldi, presidente del centro per il libro e la lettura, ha dialogato con Cecilia strada, filantropa e saggista italiana, ex presidente dell’ong Emergency, responsabile della comunicazione di Resq – People Saving People.

Il premio Roberto Morrione è un riconoscimento attribuito a iniziative ritenute di particolare rilievo culturale, scientifico, artistico, sportivo o sociale. Un’occasione per dare spazio a coloro che quotidianamente spendono il loro impegno per rendere l’informazione un mezzo sicuro e trasparente, come Cecilia Strada, responsabile comunicazione di Resq – People Saving People, e il giornalista di Avvenire Nello Scavo. A dare il via all’incontro è stata la breve storia della nave della ong italiana, Resq, nata a dicembre del 2019 per salvaguardare la vita e i diritti di chi si trova in pericolo nel Mediterraneo, e inaugurata il 19 luglio dell’anno successivo. Affronta la sua prima missione il 7 agosto per salvare la vita a 85 persone in zona SAR libica. Cecilia, e tutto l’equipaggio di ResQ, dedicano il salvataggio a Gino Strada, medico, filantropo e attivista, che dal 1994 ha curato migliaia di persone nelle emergenze in tutto il mondo, e venuto a mancare il 13 agosto, proprio mentre la figlia era impegnata a dirigere la missione nel Mediterraneo.  

Cecilia ha scritto sui social dalla nave: “Amici come avrete visto il mio papà non c’è più. Non posso rispondere ai vostri tanti messaggi che vedo arrivare, perchè sono in mezzo al mare e abbiamo fatto un salvataggio. Non ero con lui, ma di tutti i posti dove avrei potuto essere… beh ero qui con la ResQ – People saving people a salvare vite. È quello che mi hanno insegnato mio padre e mia madre. Vi abbraccio tutti, forte, vi sono vicina, e ci sentiamo quando possiamo”, era felice di essere dove si trovava, certa di essere nel posto giusto. E’ stato un momento che, come dice, le avrebbe senz’altro invidiato anche il padre. Quella volta, come tutte le altre, ha provato una senzazione unica, che gli altri definiscono la retorica dell'”angelo umanitario”, ma che lei descrive come l’immensa soddisfazione che si prova quando gli effetti del tuo impegno diventano realtà. Quelle giornate in mezzo al mare avevano fatto sentire Cecilia proprio così, fiera e felice di far parte della nave, in mezzo al resto dell’equipaggio, mentre portava in salvo 85 vite. Ammette addirittura di aver provato quasi un senso di fastidio quando gli amici, preoccupati per la ragazza, l’hanno sommersa di messaggi via whatsapp, invitandola a fuggire da dove si trovava e lasciarsi tutto alle spalle. Oggi Cecilia Strada si ritrova ad affrontare la sfida della comunicazione, che oggi finisce sempre di più ad affondare le sue radici nella superficialità delle fake news. Lei insiste sul pericolo e la facilità con cui una grande fetta della popolazione cade in inutili stereotipi e basa le sue teorie su notizie imprecise e limitate. Raccontare la verità, così come recepirla, richiede tempo e tanto impegno, una fake news è senza dubbio più immediata e comoda. Però questo non costituisce per lei un ostacolo, perchè la sua lotta nell’intento di raccontare la realtà delle cose sono vivi più che mai. A fianco di Cecilia doveva sedere Nello Scavo, ma il pubblico si è dovuto accontentare di un messaggio inviato a uno degli organizzatori dell’evento, mentre il giornalista si trovava nel “bel” mezzo di una foresta sulla rotta dei Balcani. Siamo di fronte a delle vere “condizioni estreme”, le definisce la sostenitrice dei diritti umani, quelle vissute continuamente da chi si dedica a soccorrere vite umane, in mare, così come sulla terraferma. [Mara Cacciatori, ecoinformazioni]

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