Il 9 novembre con la prima udienza vera è partito il processo ai 13 membri del Veneto Fronte Skinheads. Un presidio di fronte all’ex chiesa di S. Francesco ha visto la partecipazione di diverse associazioni, partiti e sindacati e l’intervento di Saverio Ferrari, fondatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre.

Finalmente è partito il processo ai 13 membri del Veneto Fronte Skinheads, gruppo (che si autodefinisce associazione culturle) di stampo neo-fascista che nel 2017 fece irruzione al Chiostrino Artificio durante una riunione della rete Como senza frontiere.

La prima udienza, rimandata per tre volte per motivi spesso difficili da comprendere, si è regolarmente tenuta la mattina del 9 novembre al tribunale di Como.

A seguito del riconoscimento delle parti lese e della costituzione delle parti civili, il giudice Emanuele Quadraccia ha rimandato per l’esame degli atti al 14 dicembre alle ore 15,00, dove sarà presa la decisione se concedere il rito abbreviato agli imputati e in che termini. L’appuntamento successivo sarà poi per il 2 febbraio dove probabilmente si arriverà a una sentenza.

Fuori dalle porte del tribunale si è tenuto un presidio con la partecipazione di diverse sigle associative, partitiche e sindacali (Rifondazione Comunista, Giovani Comunisti, Sinistra Italiana, Anpi, Arci, Cgil, Luminanda e non solo) che si sono costituite parte civile, lamentando l’immobilismo del comune e rimarcando i valori della democrazia e dell’antifascismo.

Sono intervenuti per rimarcare l’importanza del processo e dello scioglimento di tutte quelle realtà che si richiamano ai principi fascisti, tra gli altri, Fabio Cani (Como senza frontiere), Fabrizio Baggi (Rifondazione Comunista), Antonio Proietto (Anpi), Umberto Colombo (Cgil Como), Celeste Grossi (Sinistra Italiana) e Vittorio Savini (Giovani Comunisti).

Saverio Ferrari, fondatore dell’Osservatorio democratico sulle nuove destre, ha ribadito l’importanza di conoscere la matrice delle azioni di questi gruppi (oggi ancora attivi come si è visto in più parti d’Italia, da Roma a Cremona alla stessa Como), ripercorrendo inoltre le diverse formazioni che negli anni si sono rifatte a valori fascisti. Di queste formazioni molto sono state sciolte, sia attraverso decisioni governative che giudiziarie, a conferma del fatto che se c’è la volontà è possibile arrestare le derive antidemocratiche.

Ha raggiunto il presidio al termine dell’udienza anche Gianpaolo Rosso (presidente Arci Como e parte della rete Como senza frontiere), una delle parti lese nel processo, che insieme all’avvocato Gianluca Giovinazzo ha comunicato gli aggiornamenti su quanto deciso dal giudice e con cauto ottimismo dato appuntamento per il 14 dicembre e ipotizzato che a febbraio ci possa essre la sentenza. [Daniele Molteni, ecoinformazioni]

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